By |Categorie: Educazione finanziaria|Pubblicato il: 29 Aprile, 2024|

Il tasso di interesse è quel numero percentuale applicato a un debito o a un credito che prima o poi ogni persona incontra sulla propria strada “finanziaria”.

In teoria si può decidere di vivere una vita intera ignorandone il significato, ma per il benessere dei nostri soldi questa è decisamente una pessima scelta.

Anche perché, come vedremo tra poco, l’industria finanziaria sembra aver rispolverato quella che nel mondo degli investimenti era considerata una “reliquia barbarica”. Ovviamente il tutto fatto in modo non certo friendly dal punto di vista educativo. Ma questo lo vedremo tra poco.

L’interesse composto è poco conosciuto tra le nuove generazioni

I test internazionali che misurano il grado di conoscenza e cultura finanziaria degli studenti italiani evidenziano che il termine economico-finanziario più conosciuto dai nostri ragazzi è “stipendio”, quello meno conosciuto è “interesse composto”.

Se guardiamo la cosa dal lato del debitore il primo è fondamentale per ripagare il secondo.

Se guardiamo la cosa dal lato del creditore il primo è fondamentale per accendere la fiamma del secondo.

Se guardiamo la cosa sia lato sia del debitore che del creditore, l’interesse composto può eclissare nel male o nel bene il valore dello stipendio. O perché lo rende insufficiente per eccesso di debito, o perché lo rende insignificante per eccesso di credito.

La differenza tra una vita da debitore e una vita di rendita parte proprio dalla comprensione di questo concetto di base che abbiamo già ampiamente illustrato nell’articolo L’interesse composto spiegato partendo dalle basi.

Quando del denaro ci viene dato in prestito (oppure siamo noi a prestarlo) ci viene anche richiesta (o chiediamo in cambio) una remunerazione monetaria per il servizio.

La remunerazione solitamente viene misurata con un tasso di interesse che poi, con un semplice calcolo, si trasforma in valore monetario.

Come si calcola l’interesse semplice

La frase latina per annum affiancata ad un numero percentuale è diventata comunemente l’interesse del X% per anno.

Ma come si determina quel numerino chiamato interesse fisso su un dato capitale iniziale?

La formula da utilizzare è quella dell’interesse semplice, l’antenato di quell’ottava meraviglia del mondo che si chiama interesse composto. 

La formuletta matematica che dovrebbero insegnare in ogni scuola primaria italiana (ma anche secondaria a giudicare dai risultati dei test) è la seguente.

I = C*R*T

dove I sta per interesse, C per capitale iniziale, R per tasso di interesse applicato e T per tempo di durata del prestito.

L’interesse è chiamato semplice in quanto si differenzia da altre forme di interesse più complesse come ad esempio quello composto.

Ma torniamo alla nostra formula.

Per calcolare l’interesse non dovremo fare altro che moltiplicare i tre fattori a nostra disposizione: C, R e T.

Un esempio poco piacevole

Se per acquistare l’auto nuova Luca ha contratto un prestito da 10.000€ al tasso di interesse semplice del 5% per una durata di 2 anni, quanto dovrà pagare Luca al concessionario come interessi?

I = 10000*5%*2

La percentuale 5% significa anche 5 parti di 100 ovvero 5 diviso 100.

Se eseguiamo il calcolo 5/100 il risultato è 0,05. Abbiamo così convertito una percentuale in decimali.

La nostra formula diventa quindi:

I = 10000*0,05*2 = 1000

Gli interessi che Luca andrà a pagare in 2 anni saranno quindi pari a 1.000€ (500€ per anno).

E se la scadenza fosse di soli 7 mesi?

Il nostro tasso di interesse annuo del 5% verrà applicato solamente per 7 mesi su 12.

La frazione di tempo viene perciò rappresentata da un numero inferiore a 1 dato dal rapporto tra 7 e 12 (0,583).

I = 10000*0,05*(7/12)= 10000*0,05*0,583= 291,66

In 7 mesi l’interesse che Luca dovrà pagare risulterà di 291,66€

Quello che abbiamo visto è il lato meno piacevole dell’interesse semplice. Aria completamente diversa si respira quando siamo dei creditori.

Un esempio molto piacevole

Un esempio classico è quello di Marco che ha acquistato 10.000€ di un titolo di stato italiano (BTP) a un tasso di interesse fisso del 4% con scadenza 5 anni.

In questo caso gli interessi semplici che Marco incasserà in 5 anni sono rappresentati da:

I = 10000*0,04*5= 2000€

Come accade molto spesso a un investitore che acquista una singola obbligazione, gli interessi percepiti ogni sei mesi sul conto corrente (il BTP paga cedole ogni sei mesi solitamente) non verranno subito reinvestiti, oppure addirittura verranno spesi.

Durante la comune pratica dell’investimento si teorizza quindi l’interesse composto, ma comportamenti errati ci portano a incassare solo l’interesse semplice.

Marco non beneficerà quindi dei frutti dell’interesse composto e per ora ci basta sapere che reinvestendo ogni volta gli interessi incassati il risultato finale sarebbe stato di 2.189€ al posto di 2.000€.

Unicredit e l’obbligazione OneCoupon

Quando decidiamo di acquistare un’obbligazione saggiamente andiamo a spulciare nelle pagine dei prospetti dell’emittente oppure della banca o del broker (se l’obbligazione è già quotata) per scoprire il rendimento a scadenza. Che di norma è composto.

Ma una delle più importanti banche italiane, Unicredit nello specifico, con la sua obbligazione recentemente emessa denominata One Coupon 4,6%, ha deciso di ribaltare il tavolo cambiando i paradigmi (corretti) dell’investitore medio.

Nessun trucco, nessun inganno, solo un colpo di genio del marketing che va ad aggiungersi alla lunga lista dei giochetti di prestigio della finanza per dare la forma di A a qualcosa che si chiama B. Per chi volesse approfondire il tema consiglio l’articolo “Quando finanza e illusionismo diventano un tutt’uno”.

Unicredit nella sua campagna di raccolta del risparmio presso privati, ha emesso a inizio marzo 2024 un’obbligazione denominata One Coupon con tasso fisso del 4,6% e scadenza 2037. Fin qui tutto normale. Le cedole non verranno pagate però con frequenza trimestrale, semestrale o annuale, ma tutte in un colpo alla scadenza.

Questo significa che assumendo 10 mila euro di investimento, alla scadenza l’investitore incasserà, oltre al capitale nominale,  5.980 euro di interessi.

Quello che una volta si chiamava zero coupon, ovvero un’obbligazione emessa sotto la pari che pagava tutti gli interessi alla scadenza sotto forma di differenza tra valore di rimborso e prezzo di emissione, oggi ha preso il nome (secondo la versione di Unicredit) di One Coupon.

Attenzione però, perché analizzando meglio quei 5.980 € apertamente dichiarati nel prospetto di Unicredit troveremo la chiave che ci porterà a scoprire il trucco. Ci siete già arrivati? Non ancora? Ok nessun problema, ci arriveremo insieme.

L’emittente, ovvero Unicredit in questo caso, con questo tipo di obbligazione incassa subito i 10 mila euro che può reinvestire a suo piacimento sui mercati finanziari probabilmente a rendimenti decisamente superiori al 4,6% offerto al risparmiatore. Ma anche questo fa parte della normale attività di un istituto bancario che deve creare un adeguato margine di interesse positivo attraverso l’attività di raccolta e impiego.

L’orizzonte temporale di 13 anni permette del resto questa licenza di “rischio”. Per le banche questa voce di bilancio si chiama appunto raccolta.

Se l’obbligazione fosse stata emessa sotto forma di un classico zero coupon il risparmiatore avrebbe “prestato” a Unicredit circa 560 euro per avere un rendimento a scadenza del 4,6% su questo capitale e la banca avrebbe ottenuto un finanziamento decisamente più contenuto dal mercato, salvo che il risparmiatore non avesse ovviamente deciso di mettere sul piatto una maggiore quantità di soldini. Un meccanismo solitamente non così frequente con gli zero coupon, titoli dove “psicologicamente” l’investitore retail tende a guardare il valore nominale finale e non il reale valore investito all’atto dell’acquisto per fare i suoi ragionamenti.

Unicredit ha giustificato questa nuova struttura obbligazionaria come un’opportunità per gli investitori di prendere un posizionamento sui tassi di interesse a lunga scadenza, comprendendo bene dal movimento del prezzo i benefici o meno di questa scelta di natura tattica.

Questo accade perché l’obbligazione viene quotata al corso secco e quindi chi deciderà di venderla prima della scadenza incasserà il rateo di cedola maturato.

Ma perché Borsa Italiana ci dice che il rendimento dell’obbligazione non è del 4,6%, bensì del 3,67%?

Fonte: Borsa Italiana dati al 27.3.2024

La spiegazione di Unicredit ovviamente è puro marketing, confermando ancora una volta l’abilità del prestigiatore finanziario di cui ho già decantato le “lodi” nell’articolo anticipato poco fa.

In caso di zero coupon con rendimento a scadenza del 4.6% il risparmiatore avrebbe pagato 55,7 l’obbligazione in emissione per avere un rendimento annuo composto del 4,6% dopo 13 anni. Ovvero il valore di rimborso di 100.

Nel caso invece dell’obbligazione One Coupon di Unicredit pagando in partenza 100 l’obbligazione, per ricevere in cambio a scadenza 59,8 (lordo tasse ovviamente) di interessi, il rendimento annuo composto risulta del 3,67%.

Questo è il valore che andrebbe confrontato con gli altri investimenti obbligazionari e non certo il 4,6% sbandierato dalle brochure.

Ma se così fosse stato. come si sarebbe potuto collocare sul mercato un’obbligazione con rendimento netto composto del 2,86% quando un BTP rendeva in quel momento il 3,2% netto tasse? Non si sarebbe collocata appunto, e la bravura dell’illusionista sta esattamente nel far credere allo spettatore, nel pieno rispetto della legge, qualcosa che nella realtà non esiste.

La differenza tra l’interessa semplice (quello applicato sul bond Unicredit) e composto (quello applicato su uno zero coupon collocato con un rendimento a scadenza del 4,6% oppure su qualsiasi altra obbligazione quotata sul mercato) sta tutta qui.

Non c’è truffa e non c’è inganno ma quella cedola del 4,6% è il classico specchietto per le allodole.

Il valore che vi spetterebbe di diritto se il rendimento annuo composto fosse effettivamente del 4,6% è illustrato di seguito.

Sotto questa luce il desiderio dell’investitore di separare il prezzo del bond dalla cedola, operazione poco comprensibile su uno zero coupon secondo Unicredit, appare la classica supercazzola per mascherare un bond che rendeva all’emissione meno di un titolo di Stato e che probabilmente sconterà in futuro una maggiore illiquidità (quindi pochi volumi in fase di scambio che si traducono in maggiori differenze tra prezzi di acquisto e vendita sul mercato).

Ed ecco perché mi sono sentito in dovere di rispolverare dai miei archivi l’ormai dimenticato interesse semplice.

Per chi volesse andare ancora più a fondo sul tema consiglio il video del Prof. Coletti dedicato proprio a questa obbligazione.

Che non sarà l’ultima, ci potete scommettere, e soprattutto non sarà l’unica adesso che la fantasia degli emittenti (non solo Unicredit naturalmente) è stata ridestata dopo anni di letargo a tassi zero.

Un calcolatore online per i più pigri

Naturalmente il calcolatore online è lo strumento più utile per comprendere meglio il funzionamento dell’interesse semplice nella vita di tutti i giorni.

In questa sezione delle risorse utili per il benessere finanziario del nostro blog ne trovate uno semplice e personalizzabile creato dalla Banca d’Italia dove è possibile calcolare in autonomia gli interessi semplici di debiti e crediti.

Basta avere a disposizione i dati di capitale, tempo e tasso di interesse e il calcolatore sarà in grado di fornire anche un confronto tra gli interessi calcolati con il metodo semplice e quello composto.

Fonte:https://economiapertutti.bancaditalia.it/calcolatori/calcolatore-dell-interesse/

Il bello dell’educazione finanziaria è anche questo. Comprendere certi meccanismi apparentemente complicati, applicarli alla vita di tutti i giorni evitando le tante trappole che si trovano disseminate lungo il nostro percorso di risparmiatori e investitori.

E quando i trucchi dei maghi vengono scoperti la soddisfazione è tanta.

Buon investimento.

Un  video in italiano molto breve che spiega la differenza tra interesse semplice e composto

 

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