By |Categorie: Investimento|Pubblicato il: 11 Marzo, 2024|

Lavorare nel mondo della finanza offre al professionista di turno il privilegio di vivere un alternarsi di momenti esaltanti e deprimenti.

Soprattutto chi ha direttamente a che fare con le diverse fasi che accompagnano la vita di uno o più prodotti finanziari, gioco forza deve imparare a convivere con emozioni che coinvolgono sempre e comunque il denaro. E quando di mezzo ci sono i soldi la volatilità delle emozioni è sempre garantita.

Vivendo il sottoscritto in questo mondo ormai da un quarto di secolo, posso però dire senza ombra di dubbio che anche la finanza sa regalare scampoli di spettacolo e divertimento indipendentemente dall’andamento dei mercati finanziari.

Basta sapere dove guardare e scoprire trucchi e segreti che avrebbero fatto alzare le mani anche al grande Harry Houdini.

Nell’articolo di oggi ho così deciso di raggruppare tre “illusioni” che il mondo finanziario sa regalare ogni giorno ai suoi spettatori. Ce ne sono centinaia di migliaia sparse là fuori, ma credo che nemmeno l’intelligenza artificiale riuscirebbe a mappare questi prodigi. Prendete quindi il post di oggi come un assaggio.

Disclaimer:  tutte le “magie” che troverete in questo articolo sono rigorosamente tratte da storie vere.

Cominciamo.

Magia numero 1

La prima vittima di un abile prestigiatore della finanza è un nostro cliente che, ovviamente inconsapevole, ci ha chiesto lumi nei mesi scorsi su un fondo collocato da una notissima rete di consulenza finanziaria.

E così mi metto sotto a leggere le prime righe del KID e so già che dovrò emettere una trista sentenza .

Il prodotto finanziario in oggetto, oltre a chiedere il classico fiorino di ingresso, pretende una modestissima commissione del 3,6% per gestire i soldini portati con l’ardente desiderio di farli crescere nel lungo periodo dal nostro inconsapevole cliente.

Già correre con uno zaino di 20 kg sulle spalle è complicato, ma se poi un braccio viene legato dietro la schiena e una gamba subisce una ingessatura, il percorso verso la meta si fa decisamente arduo.

Non contento il distributore del prodotto comunica al cliente che “Il periodo minimo di detenzione raccomandato è 9 anni“.

Ok facciamo due conti e state ben attenti ai trucchetti dei nostri amici.

Pago 3.609€ (+ fiorino per ingresso e poi capirete perché è giusto pagarlo) e per 9 anni non potrò rivedere i miei 10 mila eurini.

Anzi potrebbero diventare 12 anni visto che nelle pieghe del regolamento la proroga è consentita.

Rendimento atteso non pervenuto, ma si sa il private equity, categoria alla quale appartiene questo fondo, è quasi sempre una miniera d’oro. Quasi appunto e comunque sarebbe sempre bene avere piena consapevolezza in che cosa si sta investendo.

Quindi 10.000 eurini di partenza diventano 6.391 sicuri alla fine del percorso al netto dei costi ipotizzando un capitale immutato. Un affare insomma.

Qualcuno si è accorto della prima magia? No?

Essendo un fondo chiuso e privo di una quotazione reale, è altamente probabile che il calcolo della commissione verrà fatto sui 10k di partenza per tutto il periodo. Se la revisione del valore della quota verrà fatta dal gestore stesso sulla base di ipotesi (visto che il fondo non è vendibile) potreste trovarvi a pagare anche di più.

Ma i 6.391 eurini finali, nella speranza spesso vana di moltiplicare pane e pesci, subiscono nel durante una svalutazione da inflazione del 2% ogni anno. Quindi, in realtà, nel 2034 (se va bene) il valore reale del mio capitale investito iniziale sarà di poco superiore a 5.000€, sempre in assenza di rendimento positivo o negativo. E via con la seconda magia.

Solo con un rendimento al netto delle tasse di poco superiore al 5% (mica poco) avremo ancora il privilegio di aver mantenuto (e non accresciuto) il potere d’acquisto dei 10k iniziali dopo 10 anni vissuti speranzosi e in rigoroso silenzio radio.

Terza magia e ora capisco perché bisognava pagare il biglietto all’ingresso.

Lezione numero 1:

Pretendere sempre l’invio del KID del prodotto da acquistare, andare alla voce costi e scartare immediatamente tutto ciò che ha spese correnti (più spese accessori e derivati) superiori al 1%. Leggere di che tipo di fondo stiamo parlando e ogni quanto tempo viene aggiornato il suo prezzo. Se il fondo è chiuso e la quotazione non è giornaliera tendenzialmente cominciamo ad alzarci dalla sedia, pur rimanendo possibilisti. Ultima possibilità. Andiamo nella sezione dedicata alla vendita del prodotto. Se questa risulta impedita per diversi anni è il momento di fare ciao ciao con la manina con due eccezioni. O rientriamo nella categoria di quelli che in gergo si chiamano investitori istituzionali (e non credo altrimenti non leggereste questo blog), oppure siamo collezionisti di prodotti finanziari ai quali piace provare il brivido dell’illiquidità.

 

Magia numero 2

Il secondo numero di prestigio ci porta adesso verso un fondo collocato da una delle reti di consulenza italiane di maggior successo.
Il nome del fondo, alle solite, è roboante e non manca mai una spruzzatina di Selection nella descrizione.

Dopo aver visitato il mondo fatato dei fondi di private equity, entriamo nell’affascinante e mai estinto universo dei fondi di fondi.

Il mio sincero applauso va prima di tutto a quei consulenti che riescono a convincere il cliente a comprare prodotti come quello che sto per svelare.
La magia infatti sfida (e sconfigge) le leggi della fisica. Allacciamo le cinture e partiamo.

Il fondo (di fondi iper super selezionati sulla base di algoritmi segreti che prevedono i migliori gestori dell’universo con qualche anno di anticipo) appartiene alla categoria dei bilanciati moderati.
Due paroline fatte apposta per trasmettere subito tranquillità al cliente.
Lo stile è ovviamente attivo, ma attenzione.
Il gestore si ritiene talmente bravo da prendersi una libertà. Andare a leva. Questo, tradotto in parole molto povere significa poter amplificare i guadagni, ma anche le perdite.
Dubito che il cliente sia consapevole di tutto ciò, ma considerando che la gestione attiva è provato non essere capace di battere il mercato nel lungo periodo, abbiamo già la risposta sull’utilità della cosa.
Il benchmark indica come verrà più o meno investito il fondo: 40% in azioni mondiali e 60% di obbligazioni mondiali a cambio coperto.
Infine le spese correnti del fondo. Il 2,5% ogni anno (che diventa 2,52% per essere pignoli considerando le spese di negoziazione).
Ok, abbiamo tutti gli elementi per capire dove sta il trucco.


Partiamo dalla componente obbligazionaria del portafoglio.

Siccome l’investimento è in obbligazioni a cambio coperto (quindi con costi di hedging non indifferenti), possiamo tranquillamente dire che il rendimento atteso lordo è quello di un Bund a 10 anni (2,3% per anno). Ma siccome qualche rischio il gestore se lo prenderà (BTP, corporate bond, emergenti e altro) arrotondiamo generosamente al 3,5%. Quindi il 60% di obbligazioni del fondo, al netto dei costi, contribuisce a spanne con un rendimento atteso pari a circa lo 0,5% ogni anno.

Andiamo adesso sul 40% di azioni. Stimando un 7% di rendimento atteso e sottraendo i costi del 2,5%, terminiamo con una plus non garantita (i costi invece sì) del 4,5%; il contributo complessivo di questa fettina di torta diventa sempre a spanne di circa 2%.

Messe insieme le due cose (2%+0,5%) otteniamo un eccellente 2,5% di rendimento atteso. Come un tranquillo e noioso Bund tedesco.

Non ho considerato imposte di bollo e tasse sul capital gain, ma il bravo ed educato investitore sa bene che bisogna considerare l’inflazione.

Stimando un’inflazione media del 2,5% il trucco viene rivelato al mondo. Questo fondo ha un rendimento atteso reale di zero.

Un nuovo applauso e standing ovation perché qui il gioco di illusioni è veramente notevole.

Lezione numero 2:

Se il KID è sempre il documento fondamentale da leggere, quando il costo supera il famoso 1% e viene giustificato dalla capacità del gestore di battere i mercati, pretendiamo per lo stesso fondo statistiche di almeno 10 anni indietro. Ogni backtest che verrà restituito basato probabilmente su indici ricostruiti sulla base delle presunte mosse che avrebbe adottato un gestore che magari frequentava ancora il liceo a quel tempo, potrà essere utile per farsi una grassa risata e aiutare con il passaparola a prevenire in futuro la diffusione tra la popolazione di questi virus finanziari.

Magia numero 3

L’ultimo BTP Valore emesso dal Ministero del Tesoro, nel suo percorso di avvicinamento al collocamento è stato accompagnato da uno spot promozionale che ha scatenato gli ardori dei moderni paladini dell’educazione finanziaria. Spot obiettivamente non bellissimo, poco realistico (pensiamo solo a quanto capitale andrebbe investito per pagarsi una crociera con la prima cedola), ma efficace quanto a risultati ottenuti.

Lo spot è stato azzeccato indubbiamente per target di clientela (le crociere piacciono molto ai pensionati italiani) e perché ha fatto parlare di sé per giorni. A esperti (o presunti tali) del mondo finanziario e finfluencers.

I numeri record che sono arrivati a fine collocamento hanno fatto gridare al MEF (e all’agenzia di comunicazione) “obiettivo raggiunto”. Emuli di quel Batistuta che, in un Barcellona – Fiorentina del 1997, portando l’indice alle labbra zittì il Camp Nou, anche i funzionari del ministero non disdegnano ancora oggi scende di teatrale esultanza nei corridoi di Via Venti Settembre a Roma.

Tutto sommato perché prendersela per il basso livello di educazione finanziaria trasmesso da questo messaggio promozionale? Quanto è stato fatto dallo Stato italiano negli ultimi anni per migliorare il livello di conoscenze non solo dei giovani, ma di tutti i risparmiatori pensionati compresi. Poco, molto poco.

Questo spot non è il primo e non sarà nemmeno l’ultimo. Mi pare abbastanza ingenuo aspettarsi pubblicità progresso da uno dei paesi più indebitati al mondo assetato di risparmi privati, con un sistema pensionistico palesemente iniquo verso le giovani generazioni e che neanche si pone il problema di quanto efficace possa essere l’educazione finanziaria trasmessa da chi i prodotti li costruisce e li vende. Ma almeno suvvia una risata (anche se un pò amara) ce la possiamo permettere.

I grandi maghi però eseguono trucchi apparentemente impossibili perché riescono a distrarre l’attenzione dello spettatore con grande maestria.

E così, durante tutto il mese di febbraio, molti consulenti finanziari venditori di prodotti (gli ex promotori tanto per intenderci) si sono affrettati a criticare il MEF, la diseducazione finanziaria, la necessità di riflettere sui veri valori della consulenza e blablabla.

Tutto giusto, ma attenzione. Quando troppo fumo gira intorno all’arrosto le antenne del povero risparmiatore devono alzarsi ben dritte.

I consulenti finanziari “non autonomi” lavorano per banche che quel BTP lo hanno collocato incassando anche qualche generosa retrocessione dal MEF sulla base del venduto. Dubito che agli ordini di scuderia provenienti dall’alto molti di loro abbiano gridato a squarciagola disubbidisco, anche perché piazzare un BTP a un risparmiatore nel 2024 è come calciare un rigore a porta vuota.

Ma se anche qualche strenuo difensore della vera consulenza per obiettivi esiste sicuramente tra chi vende prodotti finanziari, c’è un altro punto interessante della vicenda.

Un titolo di Stato costa quasi nulla a chi lo compra ed è dotato di un accessorio non irrilevante, un rendimento nominale positivo del 3 e rotti percento per X anni che non possiamo definire certo al 100%, ma quasi.

Tutte le riflessioni su diversificazione, investimenti globali, rischio rendimento, sono giustissime e opportune.

Ma se i lamenti sullo spot che si ergono vigorosi arrivano da novelli paladini dell’educazione finanziaria che nel loro catalogo offrono, ad esempio, unit linked  dai rendimenti futuri incerti e con costi come quelli che riporto qui sotto, forse un umile e rispettoso silenzio sarebbe d’obbligo.

Dopo essere stato scoraggiato all’acquisto del BTP Valore il nostro amico risparmiatore legge (con fatica) il KID della unit di turno e assapora subito il gusto del 3 virgola qualcosa. Wow facciamo festa e prepariamo i bagagli per il giro del mondo in classe business?

Ma….ma…accidenti quel 3 e passa percento sono costi (sempre garantiti eh state tranquilli), non cedole attive che entrano periodicamente nel conto corrente.

E la terza magia è compiuta.

Il messaggio diventa che il BTP Valore è una schifezza (ma solo se non si lavora per qualche banca collocatrice) e questi prodotti pseudo finanziari con una costosa sottoveste assicurativa sono pozioni magiche.

Vero, lo sono per chi le vende, predicando magari bene sul BTP Valore, ma razzolando male vendendo ciofeche ben peggiori.

Lezione numero 3:

I consigli educativi di chi lavora per un venditore di prodotti finanziari a volte sono buoni, altre interessati. E questo, mi dispiace, ma rende l’essere prevenuti fin da subito un atteggiamento non sbagliato da parte del risparmiatore. L’onere della prova tocca al venditore. E comprendo i tanti bravi professionisti costretti a fare acrobazie ogni giorno tra ideali, budget e premi di produttività.

Non è un mestiere facile anche per questo, e lo so bene, ma l’educazione finanziaria che ora sembra essere al centro di tutte le attenzioni del mondo (e chiediamoci sempre perché qualcuno improvvisamente ha deciso di avere così a cuore il nostro intelletto dopo averlo ignorato per decenni) non credo proprio possa essere delegata a chi non può raccontare la verità fino in fondo.

Buon investimento e naturalmente, buona crociera!

 

2 Commenti

  1. Stefano 17 Marzo 2024 at 17:47 - Reply

    Articolo come sempre molto interessante ed esaustivo.
    Personalmente sono anni che mi scervello nel cercare di difendere gli investimenti della mia famiglia dalle grinfie rapaci del risparmio gestito bancario…ma con risultati piuttosto modesti.
    Molto semplicemente, se si applica il criterio delle Spese Correnti massime dell1%, come sopra indicato, credo che sia praticamente impossibile trovare alcun fondo di investimento in Classe Retail, anche facendo ricerca tramite i noti portali dedicati (Morningstar, Quantalys, Fida); si salva forse qualche remoto fondo obbligazionario, sicuramente snobbato dalle reti commerciali delle banche.
    Una dei concetti che in effetti non sono mai riuscito a chiarirmi è quale siano le Spese Correnti massime che si possono ragionevolmente accettare per le varie Asset-Class di fondi di una Asset Allocation da cassettista…quale potrebbe essere un criterio ragionevole? Non ricordo se su questo blog l’argomento sia mai stato trattato in maniera estesa e dettagliata.

    Grazie come sempre per gli ottimi articoli.

    • Lorenzo Biagi 17 Marzo 2024 at 18:41

      Grazie Stefano per i complimenti. Diciamo che non esiste un limite massimo e minimo. Mi verrebbe da dire che più educazione finanziaria e consapevolezza acquisisci più puoi spingerti in basso. Ovviamente il pavimento è il costo di un ETF, diciamo 0,2%-0,3%. Esistono però persone che non possono o non vogliono investire per i fatti loro e a questo punto sorge la necessità di una consulenza. Io dico indipendente (pardon in Italia la lobby bancaria ci ha imposto di chiamarci autonomi), ma ognuno può fare le scelte che vuole. Partendo però (e qui non si discute) dai prodotto a costo zero o quasi. Il costo di una consulenza indipendente è variabile ma oltre l’1% (purtroppo + iva in Italia) difficilmente può andare. Tutto il resto sono costi non necessari anche perché il presunto vantaggio competitivo della gestione attiva che dovrebbe giustificare i costi maggiori come dimostrato ampiamente non esiste.
      Tieni poi conto che anche coloro che pensano di poter fare da soli spesso sono preda di tanti bias comportamentali che possono distruggere anche ottimi piani a basso costo. E cosa dire della fase pensionistica, delle strategie di gestione e decumulo del capitale da affiancare alla pensione, della perdita di capacità cognitive, ecc… Insomma direi che la base inferiore e quella superiore in buona parte te l’ho accennata. Grazie e a presto.

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