
Jensen Huang – CEO di …? con la sua classica giacca di pelle nera
Qualche settimana fa, un cliente mi ha chiesto di vendere parte del portafoglio, ben equilibrato, diversificato e comunque investito al 100% in azionario, perché voleva comprare il titolo che hanno tutti sulla bocca oggi. Precisamente, qualche giorno prima dello stock split del 7 Giugno (lo stock split è la riduzione del prezzo di un’azione per agevolare l’acquisto: se il prezzo di un titolo è di 1000$ e avviene uno stock split 10:1, chi deteneva un’azione del titolo, ne riceverà 10 ad un prezzo di $100….10 azioni a $100 = $1000, quindi non cambia nulla).
Fatto sta che di questa storia dello stock split ne parlassero anche il prestinaio (per chi non è di Milano, cerchi su Google), il macellaio e il tassista – con tutto il rispetto per queste tre categorie professionali.
Ovviamente mi sono rifiutato, sia perché non ha senso smontare un portafoglio costruito e pensato per raggiungere i suoi obiettivi, sia perché ne voleva liquidare quasi la metà (!), sia perché, quando ne parlano anche il prestinaio, il macellaio e il tassista, vuol dire che è molto probabile si tratti di una bolla speculativa.
Ovviamente sto parlando di Nvidia. Penso che non ci sia bisogno di spiegare chi sia e cosa faccia Nvidia.

Il logo, ormai iconico, di Nvidia
Apro e chiudo una parentesi. Il cliente si è fatto prestare una quota importante di liquidità dalla sua banca e si è comprato Nvidia: ad oggi, come si dice in inglese “the jury is still out”, cioè il titolo dallo stock split sta facendo esattamente come lo S&P 500…..magari avrà ragione lui tra un “paio di anni” come mi ha detto, per fortuna lo ha fatto in autonomia, senza la mia raccomandazione e supervisione….chi vivrà vedrà.

Nvidia dal 7 Giugno linea blu scura con lo S&P500 linea blu chiara
Ma iniziamo con una foto abbastanza emblematica: il CEO di Nvidia, Jensen Huang, all’uscita da un incontro alla fiera dei PC Computex di Taiwan che firma autografi (Huang è di cittadinanza americana ma di origine taiwanese).

Fonte: Vnet-express
Bolle speculative Tech – 25 anni dopo?
Già che ci sia qualcuno che desideri l’autografo di un CEO di un’azienda tech, assolutamente sconosciuta ai più un paio di anni fa (ma forse anche solo un anno fa), mi fa pensare.
Ma poi che questo firmi l’autografo sul reggiseno di una fan, mi fa pensare ancora più intensamente.
Ovviamente il motivo è che il titolo Nvidia ha reso ricche molte persone e la gente è entusiasta dell’artefice di questa ricchezza: chi scrive ha pure comprato personalmente Nvidia anni fa e quindi non dovrei lamentarmi (questo post non è assolutamente un invito a comprare Nvidia, come vedrete poi nel prosieguo dell’articolo).
Anzi, non mi lamento proprio e, infatti, ho venduto a più riprese nel corso degli anni, perché Nvidia continuava a salire vertiginosamente e arrivava ad avere un peso nel mio portafoglio che era diventato “insostenibile”.

5 anni di NVIDIA: +2.936% – cosa significa? 1000 euro investiti nel 2019 oggi “sarebbero” 29.360 euro
Che cosa significhi “insostenibile” è un qualcosa di abbastanza soggettivo: diciamo che personalmente un singolo titolo azionario non dovrebbe pesare più del 3-4% (per chi ha lo “stomaco”, può andare anche al 5-6%). Noi Nvidia la usiamo occasionalmente nei portafogli dei clienti ,ma solo per il recupero delle minusvalenze e solo per il periodo necessario al loro recupero; una volta recuperate, vendiamo, non paghiamo il capital gain del 26% e reinvestiamo il lordo nel portafoglio in ETF.
Non bisognerebbe avere più del 5% max di un solo titolo perché i singoli titoli azionari:
- Hanno una volatilità di 5 o 6 volte superiore a un ETF: Nvidia, in un giorno, o chi per lei, se riporta male una trimestrale, intesa come sotto le “attese” del mercato, può scendere anche del 20% in un solo giorno – chiedere a Nike come esempio.
- Sappiamo di non sapere se Nvidia o chi per lei continuerà a salire in maniera lineare in futuro, anche se è ovviamente spinta dall’entusiasmo per l’artificial intelligence (i suoi chip grafici, creati per il mondo dei videogames inizialmente, sono diventati “per caso” i chip fondamentali per i calcoli dei modelli di linguaggio di Chat Gpt e di tutte le future applicazioni di AI).
- Non può rimanere una sola azienda al comando di un settore così profittevole: entreranno altre aziende e la sua redditività inizierà a scendere.
Vi invito a rivedere questa tabella che ci fa vedere chi era il titolo più importante dello S&P500 nel corso dei decenni:

Chi si ricorda più di IBM? Per non parlare di AT&T (la nostrana Telecom: e stendiamo anche su questa un velo pietoso) e di General Electric, il titolo che avevano tutti, ma proprio tutti in portafoglio negli anni ’80 e ’90 e i primi anni 2000?
Ecco General Electric negli ultimi 25 anni:

- Nessuno si ricorda che Nvidia, durante la correzione dei mercati del 2022, è arrivata a perdere il 62% nel momento peggiore del 2022 e ha chiuso a -52%, praticamente si è dimezzata

Nvidia nel 2022: -51%, lo S&P “solo” -19.6%
Quando un investitore ha bisogno di liquidità in un periodo come il 2022 e Nvidia pesa per oltre il 10% del portafoglio (o anche del 40/50% come nel caso di questo cliente), il portafoglio di investimento viene giù come una balena di cemento.
- Chiudo con una notazione che ho sperimentato nella mia vita di consulente da oltre 20 anni: nessuno, dico nessuno, che riesce a stare fermo e investito per oltre diciamo due/tre anni, su un titolo come Nvidia dopo che ha “fatto” un +60/70 o anche 100%. Bisogna vendere, tutto, prendere profitto, perché non si sa mai. In sintesi, quelle performance del 2.930% in 5 anni penso che poche persone le abbiano viste.
La stessa situazione l’ho rivissuta nel 2022. Ho dovuto faticare per non far vendere dopo un -50% perché la natura umana non vuole vedere titoli “in rosso”. Li vuole rimuovere e basta, spazzati sotto il tappeto, magari creando minusvalenze e dimenticandosene (e lasciando per strada un vantaggio fiscale che questo nostro stato ti offre la possibilità di recuperare in 4 anni).
Sempre bello ragionare ex-post, siamo tutti bravi e intelligenti, compriamo i titoli sulla cresta dell’onda perché “hanno futuro”, “sono la chiave dell’AI”, “fanno uno stock split (?!)” (che come ho spiegato sopra non ha nessun impatto sulla redditività dell’azienda: i titoli si muovono se e solo se l’azienda produce utili sempre in crescita – rileggersi questo mio articolo al riguardo: “perché i mercati e le azioni salgono”).
Ma poi ragioniamo guardando solo lo specchietto retrovisore delle performance passate e non se quel titolo abbia senso nel nostro piano di investimento e “Perché” stiamo investendo (con la “P” maiuscola, ovvero non stiamo speculando ma dobbiamo investire).

La fan di Nvidia con l’“autografo”

Taiwan innamorata del CEO di Nvidia
Il bull market ti fa sembrare intelligente
C’è questo “meme” che fa il giro tra noi consulenti indipendenti:

Quando i mercati salgono e c’è un mercato “toro” (il bull market appunto), pensiamo di essere super intelligenti comprando i titoli sulla cresta dell’onda. Quando, appunto, è “solo” un acquisto fatto sulle ali dell’entusiasmo, perché ne parlano tutti, perché si è letto qualche articolo positivo.
Ma non ho mai visto nessuno saper gestire le proprie emozioni quando il bull market finisce e inizia una correzione.
Perché una correzione arriverà sicuramente anche se poi, ricordiamoci sempre, una correzione è solo temporanea. Ma nella sua seppur “temporaneità”, chi investe non si rende conto che è “solo” una correzione e butta via il portafoglio equilibrato e diversificato costruito pazientemente nel tempo. Con anche i titoli comprati ai massimi come Nvidia appunto.
Investire con l’astrologia e i tarocchi
Non so se sia un altro di quei segnali che indicano che siamo in una piccola bolla o, come la chiamano gli americani un “air pocket” (una sacca d’aria, senza gravità che prima o poi…), ma ho letto anche della Generazione Z, ovvero i nati tra il 1997 e il 2002, ovvero i 12 e 27enni di oggi) che si danno al mondo degli investimenti prendendo spunto da cartomanti, meditazione e tarocchi.
Questo uno dei tanti articoli letti anche sul Wall Street Journal:

Fonte: Wall Street Journal
Anche qui, il bull market sta facendo i suoi proseliti: si leggono le carte, si compra Nvidia (perché anche il/la cartomante ha letto un articolo su Nvidia e te la fa comparire nella lettura delle carte), compri, il titolo sale e pensi di essere intelligente.
Morale: è possibile che il cliente possa avere ragione e che tra un paio di anni Nvidia sia salita molto di più dello S&P500, ma il rischio che questo non avvenga è, a mio avviso, molto più alto. Questo titolo ce l’hanno ormai tutti in portafoglio, la sua salita futura è basata sul fatto che Nvidia continui a battere le stime di crescita e salga in linea esponenziale, che non ci siano concorrenti che entrino sul mercato, che la spese delle grandi aziende sull’artificial intelligence continui anche lei in maniera esponenziale.
Troppi se e troppi ma. Alla fine il successo come investitore è quello di rimanere aderenti al proprio piano di investimento e non reagire alle sollecitazioni dei mercati (“compra Nvidia perché fa lo stock split!”).
Dico sempre le stesse cose, ma vedo che è necessario continuare a ripeterle perché la natura umana non sa stare ferma.
Investire non deve essere “eccitante”, è come vedere l’erba crescere, non c’è niente di male nel veder crescere il proprio portafoglio ad un tasso medio annuo composto dell’8-9% eppure….
…eppure la natura umana non ce la può fare e deve sempre trovare qualche diversivo o qualche scappatoia per diventare ricco o ricca in fretta.
Non ci sono tarocchi, meditazione o autografi sul reggiseno del CEO di Nvidia che tengano: investire è una maratona e non uno sprint.
E il reggiseno autografato sono sicuro che sarà venduto all’asta o su eBay tra qualche anno, quando Nvidia non sarà più la “regina” del mercato.
Investite bene per stare bene!
