
L’investitore fai da te non batte il mercato.
Ma se per questo molto frequentemente non lo batte nemmeno il gestore di un fondo di investimento nel lungo periodo.
Questo dimostrano le evidenze statistiche ormai da anni eppure sia l’uno che l’altro comportamento continuano a trovare terreno fertile.
Se il problema della gestione attiva non sta nella competenza di chi la conduce, professionisti con elevati livelli di preparazione alle spalle, bensì soprattutto nei costi e nella inefficienza legata a eccessiva movimentazione e scarsa diversificazione di una gestione patrimoniale, per l’investitore medio la questione si fa più complessa.
Entrano in gioco bias comportamentali che potrebbero far sembrare bello anche ciò che è brutto. A quel punto riuscire a dimostrare che la strada è stata sbagliata non è semplice.
Quanto perde l’investitore medio rispetto al mercato
La società americana Dalbar redige ogni anno un rapporto dove vengono analizzate le performance dell’investitore medio in fondi di investimento sulla base del suo attivismo.
Sulla base dei flussi in ingresso e uscita Dalbar misura quelle che sono state le performance effettivamente raccolte dagli investitori e le mette a confronto con i mercati di riferimento: S&P500 per l’azionario e Bloomberg Aggregate Bond per l’obbligazionario.
La profondità storica dell’analisi ci permette anche di capire se i gap di performance dell’investitore medio sono fatti isolati oppure persistenti nel tempo.
Se prendiamo il mondo azionario, il ricco raccolto della borsa americana nel 2023 (+26,2%) è stato catturato solo in parte (20,8%) dall’investitore medio. Un gap del 5,5% che fa impallidire le sottoperformance dei gestori attivi che emergono dai report SPIVA.
Nel comparto obbligazionario a un guadagno 2023 dell’indice del 5,5% si è contrapposto un guadagno dell’investitore medio del 2,9%, inferiore all’inflazione dell’anno (3,3%).
Comunque la si giri una tendenza che va avanti da decenni evidenziando come il fai da te che tenta di deviare dalla traiettoria di un indice di mercato, rischia spesso di essere un detrattore di performance.

Fonte: Dalbar 2024 QAIB Report
Che fine fanno le scommesse degli investitori fai da te?
Sempre Dalbar nel suo 2024 QAIB Report ha pubblicato un indice che di nome fa Guess Right Ratio.
Gli attori protagonisti sono sempre gli investitori privati in fondi di investimento. Attraverso l’analisi dei flussi in entrata e uscita rapportati all’andamento buy and hold dell’indice S&P500, viene generata una percentuale di successo della scelta del singolo investitore di anticipare il mercato nel suo futuro movimento. Uscendo prima del ribasso o entrando prima del rialzo.
Il risultato del 2023 del GRR? 42%. Nel 2022? 50%.

Fonte: Dalbar 2024 QAIB Report
L’asticella del 50% è stata superata 12 volte negli ultimi 20 anni, ma frenate gli entusiasmi: le perdite prodotte dagli errori sono state superiori ai guadagni delle “mosconate” vincenti.
Uno degli aspetti che più drena performance al fai da te è legato al comportamento che tiene l’investitore di fronte ai movimenti di mercato.
Cercando di anticiparli (come abbiamo visto senza produrre risultati concreti ma costi certi), oppure reagendo in maniera emotiva alla volatilità.
La disarmante impossibilità di saper prevedere il meglio e il peggio
Vanguard ci dice in un suo recente report che i giorni peggiori dell’ultimo mezzo secolo di borsa USA spesso sono nati in annate positive e i migliori giorni in annate negative.

Avevamo anche noi già affrontato il tema in questo blog, ma di nuovo Dalbar ci aiuta a rafforzare il concetto.
Negli ultimi 50 anni nel 73% dei casi un mercato che ha chiuso l’anno in negativo chiuderà quello successivo in positivo. E nel 64% dei casi quella positività si trasmetterà in un rialzo superiore al 20%.
Difficile che l’investitore uscito timoroso durante un mercato orso, il giorno dopo rientri cogliendo questa fase rialzista nella sua totalità.
Molto più probabile che rimanga ai margini in attesa di nuovi ribassi che potrebbero anche non arrivare mai se l’ancoraggio è fissato nel punto di uscita precedente.
E qui, credo, arriva il senso di un consulente finanziario.
Che non farà mai meglio del mercato, togliamoci dalla testa questo concetto, ma dovrà essere capace di tenere a bada l’emotività del proprio cliente sia nei momenti euforici che deprimenti ricordandogli sistematicamente il piano di azione stilato insieme per convergere verso certi obiettivi.
Ribilanciando in modo sistematico e ordinato quando serve, gestendo i flussi in entrata e uscita quando serve, spostando le pedine solo quando l’obiettivo comincia a essere in vista e se necessario. Ovviamente il consulente non deve mettersi a fare il piccolo chimico commettendo lo stesso errore del cliente. Ricercare la scorciatoia attraverso improbabili alchimie finanziarie.
Quella che alcuni interpretano come inazione, in realtà a posteriori spesso si dimostra una scelta vincente come dimostrano i dati appena visti.
Perché non agire, non premere il bottone del buy o del sell, richiede comunque coraggio in certe fasi di mercato, un coraggio che come singoli investitori privati potremmo non avere e che solo un supporto esperto può aiutarci a trovare giustificando o meno l’opportunità di certe scelte. Anche se siamo investitori ben educati finanziariamente parlando.
Le scimmie di Malkiel hanno quindi ancora molto da insegnarci.
Tentare di fare da soli può regalare esaltazione, ma anche depressione. Risparmio di costi, ma anche paurosi gap di rendimento rispetto al mercato. Autostima da guru, ma anche impegno di tempo sottratto ad aspetti forse più piacevoli della vita.
Come sempre ognuno poi deciderà quale strada prendere. I risultati non depongono però a favore dell’iniziativa solitaria a quanto pare.
Buon investimento.

Piuttosto che pagare una banca o un consulente che mi spreme di costi e comunque sottoperforma il mercato come potrei farei io,preferisco guadagnare meno ma fare da solo.
ovviamente ci saranno delle eccezioni, ma sono rarissime.
Non esistono solo le banche o le reti finanziarie in Italia e non tutti gli investitori sono così preparati, competenti, con la mente adatta a pianificare e con il sangue freddo per riuscire ad avvicinare (battere mai) i risultati del “mercato”.
A tutti coloro che hanno consapevolezza di questo (e aggiungo io capitali che non sono solo qualche migliaio di euro) le strade che si presentano davanti sono due.
Studiare tanto e farsi tanta esperienza (e questo ha un costo), oppure avvalersi dei consigli di qualcuno privo di qualsiasi conflitto di interesse che sì, è vero farà pagare un prezzo, ma probabilmente quel prezzo sarà decisamente più basso delle opportunità che il novello (a suo dire) esperto della finanza avrà perso per strada a causa di errori di strategia, di pianificazione e soprattutto comportamentali.