
Dal sito di Google Merchandising: da Google a “baby Google”?
Probabilmente ai più è sfuggita l’importanza della notizia che un giudice antitrust Usa, tale Amin Mehta, ha emesso una sentenza che giudica Alphabet (l’azienda che detiene Google, Chrome, YouTube, Maps, Google ads, Gmail e tanti altri servizi/marchi) di essere un monopolista.
Che Alphabet (userò Google per semplicità andando avanti) sia un monopolista, lo sa anche il bagnino di Cesenatico.
Non penso molti di noi possano immaginare una vita senza il motore di ricerca di Google Gmail o Maps.
È tutto gratis no? E funzionano bene giusto?
Quindi perché rompere questi giocattoli quando a noi, consumatori e utenti, non ci costano nulla e ci aiutano a vivere meglio?
(Nota di costume: l’altra sera, ero con un amico in auto che parlava con la figlia in panico totale mentre era a Rouen, in Francia, a fare l’Erasmus : le erano finiti i Giga e doveva andare ad una festa e, ovviamente senza dati, Google Maps non funzionava….non vi dico il tono della chiamata, tra fine del mondo e una vita distrutta perché non avrebbe raggiunto la festa….chi scrive ha fatto l’Erasmus in Germania nel 1993: non c’erano email, Whatsapp, smartphone, Maps, Uber, Google, Facebook, Instagram, TikTok e chi più ne ha più ne metta. Andavamo in giro in bicicletta – niente Uber o Lyft o taxi che dir si voglia- , ci davamo appuntamento per la sera a fine lezioni universitarie, quindi alla ora convenuta, magari perdendoci un paio di volte in bicicletta nelle bellissime strade medievali di Regensburg , con freddo, pioggia e anche neve, ci trovavamo nell’appartamento o stube convenuti …ed è stato uno degli anni più belli della mia vita e vi consiglio di andare a visitarla, è a 100km a nord di Monaco…ma sto divagando).

Regensburg – alta Baviera – Fonte: travelcircus.de

Le stradine con acciottolato medievale di Regensburg: fonte Travelcircus.de
L’importanza di rompere i monopoli
La “sentenza” del giudice è stata emessa alla fine del primo grado di un processo di antitrust, iniziato dal ministero di giustizia USA (il Department of Justice – DoJ).
Per chi se la fosse persa, la notizia di questa estate è qui.
Il concetto di antitrust è quello che sta alla base delle decisioni di uno stato di rompere i monopoli: quindi di evitare concentrazione (trust) di potere e di abusare della propria posizione dominante.
Da qui partiranno una serie di gradi di giudizio dove Google dovrà difendersi e gli Stati Uniti (il governo federale rappresentato, appunto, dal ministero della giustizia) porterà i suoi argomenti a favore per spezzare il monopolio di Google.
Ci vorranno anni e, forse, Google non verrà spezzettata e tutto ritornerà come prima.
Però su un aspetto importante per i nostri investimenti bisogna riflettere.
Google (il titolo quotato è Alphabet) è uno dei 10 titoli più importanti dell’indice S&P500 e quindi degli ETF che noi usiamo per seguire l’andamento di questo indice.

Se sommiamo le due classi di azioni, A e B, il peso è al 3.53%, quindi è il quinto, subito dopo Amazon.
Che succede ai nostri investimenti se Google/Alphabet viene smembrata?
Crolla tutto? Che succede ad altri potenziali monopoli, tipo Amazon, Apple e forse anche Microsoft e Nvidia? Per non parlare della ex Facebook, ora Meta, che detiene appunto Facebook, Instagram e Whatsapp?
Crolleranno tutti e, quindi, anche i nostri investimenti? Vendiamo tutto e ci mettiamo sotto le coperte?
Niente di tutto ciò, anzi.
Il paradosso di tutta questa storia è che, lo smembramento dei monopoli, è salutare per l’innovazione e, quindi, per la nascita di nuove aziende che possono offrire servizi e prodotti migliori e a prezzi ancora più bassi.
Già oggi sappiamo tutti, anche il bagnino di Cesenatico, che se un servizio/prodotto è gratis, il prodotto siamo noi.
Cioè i nostri dati che vengono rivenduti (in questo caso da Google) alle aziende che poi ci fanno la pubblicità martellante nei nostri feed e quando visitiamo un sito.
Non dico nulla di nuovo giusto?
(Poi mi fanno sorridere quelli che non mettono dati personali in certi siti, o spengono la geo localizzazione dello smartphone o altre amenità di cyber security de ‘noantri – non hanno capito che, non appena mandiamo una mail o consultiamo un sito o navighiamo con una mappa, lo smartphone ci ascolta pure e i nostri dati vengono raccolti comunque – ma sto divagando ancora).
Che poi, a noi stia bene che i servizi di Google rimangano gratis e che raccolgano i nostri dati, è irrilevante alla luce del principio fondamentale della lotta ai monopoli: con questo “abuso” di posizione dominante, chi ci perde è l’innovazione di prodotto o servizio, sono le piccole aziende e le start up che avrebbero dei modelli di servizio migliori e, magari, senza compromettere la nostra privacy.
L’antitrust è una cosa seria in USA, non una barzelletta come da noi (chi si ricorda di questo dibattito durante il ventennio di Berlusconi? Ecco appunto…).
L’importanza della concorrenza
Sempre in quel di Regensburg e durante gli anni di studi di economia in università a Milano, veniva stressato in Macroeconomia 1 proprio il concetto di inefficienza per tutti noi consumatori dell’abuso di posizione dominante.
I monopoli sono un male per il benessere collettivo di un paese e di una società.
Forse anche il bagnino di Cesenatico lo sa …. però…però …aspettate un attimo!
Forse lo sa che il monopolio è una cosa brutta, ma …anche lui fa parte di un sistema monopolista e forse non se ne rende conto??? O, se ne rende conto, ma fa finta di niente?
Penso che le “concessioni” delle spiagge pubbliche ai gestori dei “bagni” rappresentino proprio uno degli esempi lampanti, in questo paese, di monopoli (ci sarebbe anche da approfondire il concetto di “cartello” dei prezzi ma sarà per un’altra volta).
Qualcuno mi sa dire di quanto, in questi anni, i prezzi degli ombrelloni e lettini è salito? E la qualità del servizio?

Fonte: Repubblica Affari & Finanza – ombrelloni e lettini a Paraggi, Liguria
L’ultima volta che sono stato in Liguria, mi ricordo di aver speso (a Spotorno, non alle Maldive!), 50 euro al giorno per un ombrellone e due lettini, stavo attaccato al vicino di ombrellone, sentivo tutte le sue conversazioni e lui le mie, per andare in bagno dovevo fare tutto il giro della spiaggia perché non si passava tra lettini, il gestore del locale era un buzzurro ecc ecc…
L’unico gentile, anche se si sentiva e vestiva come David Hasseloff di Baywatch (ma manca sempre una Pamela Anderson), era il bagnino: ma, consciamente o inconsciamente, fa parte anche lui di un monopolio che ha alzato drammaticamente i prezzi e abbassato altrettanto drammaticamente la qualità del servizio.

David Hasselhoff di Baywatch – Fonte: Yahoo Entertainment – magari ci fossero bagnini del genere in Liguria!
Sorrido quando vedo i vari governi italiani che cercano di trovare “soluzioni” e “proroghe” e “accordi” con i gestori degli stabilimenti balneari italiani alla direttiva europea Bolkenstein, visto che devono aprire ad aste competitive le spiagge italiane e, aprire, in definitiva alla concorrenza.
Non trattengo il respiro perché le lobby e gli interessi intrecciati tra politica ed economia in questo paese sono duri da scalfire; infatti non investiamo i nostri soldi nel mercato azionario italiano (se non indirettamente tramite gli ETF che investono in Europa).
Spezzare un monopolio è cosa buona e giusta
Quindi in conclusione, cosa dobbiamo aspettarci da questa prima sentenza americana passata in sordina?
- Non ci saranno ripercussioni su Google nell’immediato, ma una battaglia legale per anni e anni tra i suoi legali e il dipartimento di Giustizia USA.
- Potrebbe Alphabet “sottoperformare” lo S&P500 e scendere di valore? Certo, ma lo sapremo solo tra qualche anno (perciò usiamo i single stocks solo per il recupero minusvalenze pregresse e nient’altro se possibile)
- È probabile che si arrivi ad un accordo con il dipartimento di Giustizia Usa per la vendita di qualche gioiello di famiglia (YouTube? Deep mind? Gli accordi commerciali con Apple per avere Google Chrome come browser anche sull’iPhone? Chrome?).
- In quel caso, anche se il titolo Alphabet/Google non sarà più lo stesso, gli attuali azionisti godranno della vendita dei gioielli perché “incasseranno”, in quanto azionisti, dei miliardi di $ – in che modo di vedrà, magari con un dividendo straordinario oppure con le azioni delle nuove società scorporate.
- Il nostro ETF vedrà probabilmente scendere di peso Alphabet (perché il suo valore in borsa scenderà), ma quel peso verrà rimpiazzato o dalle nuove baby Google, o da nuove aziende che ne prenderanno il posto.
- E saremo sempre esposti alle migliori aziende usa, quelle più innovative e performanti.
Certo non sarà un processo lineare e neanche senza qualche smottamento (magari vince Trump e si chiude la “causa”).
Ma dobbiamo capire l’importanza fondamentale del concetto di anti -trust nelle economie e nei nostri investimenti: fa parte del processo di crescita del benessere di un paese, non bisogna demonizzarlo, bisogna capirne gli effetti positivi e godere dei miglioramenti di servizio e prezzo, grazie alla nascita di nuove aziende.
(Chi si ricorda della nascita di una azienda innovativa in questo paese negli ultimi 30 anni? Ecco appunto, i titoli azionari più pesanti sul nostro FTSE Mib 30 sono sempre gli stessi da 30 anni: Intesa, Eni, Enel, Unicredit, Generali, una volta era la “Fiat “ oggi Stellantis ecc ecc…direi non esattamente innovative come aziende e infatti il nostro indice azionario non va da nessuna parte da anni – divagazione n.3).
L’innovazione e le baby Google

Per chiudere, riprendo un articolo di uno scrittore che seguo attentamente su Substack, Andrea Feltri con i suoi “appunti” – se non lo conoscete, andate su Substack e iscrivetevi gratuitamente i suoi articoli, sono molto pungenti e “fuori dal coro”.
Andrea giustamente scrive:
“L’argomento principale di Sundar Pichai, l’ad di Google, e dei suoi legali è che i servizi di Google sono dominanti perché sono i migliori. Questo lo riconoscono anche i concorrenti e gli utenti. E non dovrebbe essere compito dei regolatori penalizzare le aziende che vincono la sfida del mercato perché sono più brave delle altre.
Però c’è un punto debole nella difesa di Google, cioè il fatto che ogni anno paga decine di miliardi dollari per assicurarsi che nessun concorrente possa mettere in discussione quella superiorità. Nel 2022, per esempio, Google ha pagato 20 miliardi ad Apple per essere sicuro che Google fosse il motore di ricerca di default nel browser Safari.
Se Google è certo della propria superiorità, perché pagare miliardi ai concorrenti?
Non c’è una risposta diversa da quella dell’accusa: Google paga perché può permetterselo, perché il suo monopolio nella ricerca gli consente di accumulare anche i soldi per pagare la concorrenza e neutralizzare le minacce potenziali.
Ad oggi l’ipotesi che dall’impero di un’unica Google si arrivi a tante “baby Google” pare plausibile, per quanto difficile da immaginare”
Alla fine, ricordiamoci di un paio di cose che, ovviamente, non ricordiamo più.
Il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti, negli ultimi 50 anni ha fatto di più per la concorrenza e per noi consumatori (anche in Italia paradossalmente) di tanti altri:
- Hanno imposto il break up di Standard Oil di Rockefeller negli anni 50 – da cui sono nate tante altre società petrolifere e, anche se fanno un po’ cartello, il prezzo della benzina alla pompa è drammaticamente più basso al litro rispetto a 70 anni fa (chi scrive guida un’auto elettrica e beneficia della liberalizzazione delle società di fornitura elettrica, con il prezzo al KwH che è sceso fino a 0.12 centesimi al kilowattora per i contratti da privato).
- Negli anni 60 hanno imposto la separazione delle divisioni hardware e software di IBM che ha fatto nascere Microsoft.
- Negli anni 80, hanno imposto il break up della allora AT&T, la società di telecomunicazione dominante di allora con la nascita di tante altre società (chi si ricorda il prezzo degli SMS qualche anno fa, quando c’era solo Telecom Italia?)
E, più di recente a fine anni 90/inizio 2000, la causa contro Microsoft, con la separazione del sistema operativo Windows e dei servizi software: si trovò un accordo che evitò lo spezzatino, ma l’accordo aprì l’ambiente chiuso del mondo Windows/Microsoft e chi nacque grazie a quello “spezzatino” di Microsoft? Proprio un’azienda con servizi innovativi, come una start up allora sconosciuta chiamata Google.
Sempre dall’articolo di Andrea Feltri:
“Quando l’antitrust impone di smantellare un impero industriale di sicuro il trauma è forte, e l’arma va usata con parsimonia, perché ci sono molte conseguenze rilevanti. Ma di sicuro si aprono praterie per la concorrenza e l’innovazione”
E io aggiungo, anche per i nostri investimenti perché nasceranno e cresceranno nuove aziende a cui noi saremo esposti, perché diventeremo automaticamente loro azionisti rimanendo investiti nei nostri ETF.
Investite bene per vivere bene!

Google paga ad Apple enormi somme per essere il motore di ricerca predefinito su Safari per consolidare la sua posizione dominante nelle ricerche su dispositivi mobili. Ecco alcuni motivi principali:
1. Accesso al traffico Apple: Apple detiene una quota rilevante del mercato mobile, e gli utenti iOS generano traffico di alta qualità. Essere il motore di ricerca predefinito su iPhone e iPad permette a Google di intercettare questo traffico senza concorrenza diretta.
2. Entrate pubblicitarie: Più ricerche significano più annunci visualizzati. Google monetizza ogni ricerca attraverso la pubblicità mirata, e mantenere un elevato volume di ricerche su dispositivi Apple massimizza le entrate.
3. Prevenzione della concorrenza: Pagando Apple, Google evita che altri motori di ricerca (come Bing o DuckDuckGo) ottengano l’accesso predefinito su Safari, il che potrebbe ridurre la quota di mercato di Google nel lungo termine.
4. Ecosistema e dati di ricerca: Google può raccogliere dati su abitudini di ricerca e tendenze, che sono fondamentali per il miglioramento degli algoritmi, dello sviluppo di nuovi servizi e per offrire pubblicità sempre più mirata.
In pratica, si tratta di un investimento strategico che preserva il dominio di Google nelle ricerche mobili, anche se a costi significativi.