
Quanto potrò prelevare dal mio capitale nel momento in cui andrò in pensione per mantenere un tenore di vita adeguato?
Questa è la domanda che, come consulenti finanziari indipendenti, ci sentiamo spesso fare dai nostri clienti.
E questa è anche la domanda che, come individui risparmiatori, ci poniamo quando l’obiettivo di una pensione vissuta economicamente sereni diventa prioritario.
Siccome la tanto gettonata parola “retirement” significa…pensione, l’articolo di oggi riguarda anche coloro che ambiscono al cosiddetto FIRE.
Sempre per non scadere dei soliti inglesismi che nulla di nuovo si portano dietro quanto a significato, per FIRE si intende tutto ciò che sta dietro quel movimento nato in America e che predica il “Financial Independence, Retire Early“, tradotto da Wikipedia come indipendenza finanziaria, pensione anticipata. Pensione appunto.
Il tasso di prelievo sicuro del 2025 secondo Morningstar
Morningstar pubblica ogni anno un rapporto molto interessante nel quale viene indicato quello che dovrebbe essere il tasso di prelievo sicuro per chi va in pensione anticipata o meno al momento della pubblicazione. Tasso di prelievo può essere associato a quanto posso spendere del mio capitale privato ogni anno durante la pensione.
Ovviamente si tratta di una delle tante previsioni sul tema, non l’unica. Ma offre interessanti spunti di riflessione.
Il risultato, come vedremo tra poco, non è esente da critiche. Le diverse strategie che potrebbero essere utilizzate per migliorare il livello di spesa annuale durante il retirement (e per spesa si intendono i soldi che preleviamo ogni anno dal nostri conto titoli, facile da dire difficile psicologicamente da fare) sono molto interessanti e richiederanno un approfondimento a parte.
Ho trovato utile un intervento di Rob Berger proprio su questo rapporto di Morningstar. Un intervento dal quale attingerò a piene mani visto che dice cose molto sensate al quale aggiungerò alcune mie considerazioni.
Il tasso di prelievo sicuro del capitale risparmiato (per sicuro si intende che i soldi non si esauriranno prima del tempo, ovvero la morte nostra o di chi ci accompagna) è stato indicato da Morningstar per i pensionati 2025 all’età di 65 anni in 3,7%.
Secondo gli analisti americani, se oggi disponiamo di 500k di capitale possiamo prelevare 18.500€ ogni anno per finanziare il nostro tenore di vita con un rischio minimo di esaurire il capitale prima di 30 anni. Ovviamente più l’età è avanzata e più questa percentuale può essere alta, mentre con un’età più contenuta una maggior prudenza nel tasso di prelievo potrebbe (ma non è detto) essere opportuna.
Tanto? poco? Non è questo il punto.
Questa percentuale presa a sé stante è poco significativa e, come vedremo, non esente da critiche.
Entriamo nel dettaglio della ricerca.
Previsioni vs storia
Il concetto di Safe Withdrawal Rate o tasso di prelievo sicuro se lo spieghiamo all’italiana (che da adesso in avanti ahimè chiamerò SWR perché so bene che se usassi TPS nessuno mi capirebbe) nasce con W.Bengen e la sua regola del 4%.
Bengen indicò nel 4% il tasso di prelievo del capitale che, su un arco di 30 anni e osservando i dati del passato (e sottolineo passato e solo americano), avrebbe garantito il non esaurimento dei soldi prima del tempo. Il tutto con l’accorgimento però di investire con una percentuale di azioni americane comprese tra il 50% e il 75%.
Bengen non fece previsioni come fa invece Morningstar. Prende solamente atto di quello che è successo.
E se la storia è certa, ma non necessariamente indicativa del futuro che ci aspetta, le previsioni sono dense di aleatorietà senza fornirci nemmeno loro certezze.
Nel rapporto di Morningstar le previsioni sono state elaborate basandosi su rendimenti attesi (mensili) di vari portafogli composti da percentuali variabili di azioni e obbligazioni globali (fattore positivo della ricerca). Metodologia che mi sento di condividere, ma bisogna essere consapevoli dei limiti e tenerne conto nel momento in cui ci troveremo di fronte al risultato finale. Un risultato che andrebbe sempre contestualizzato e non utilizzato come unica fonte di pianificazione per il futuro.
Con le borse sui massimi e i rendimenti dei bond stabili dopo il rialzo del 2023, il SWR 2025 non poteva che scendere dal 4% del 2024.
La causa di questo ridimensionamento sono le minori aspettative di rendimento futuro incorporate nelle attuali quotazioni azionarie. Ma su questo ci ritorniamo a breve.
L’analisi ha adottato una metodologia di stima dei risultati futuri basata su simulazioni Montecarlo a rendimenti attesi (e non storici che come vedremo dopo sono decisamente differenti nell’esito finale), ovvero una specie di estrazione randomica dei rendimenti nel periodo analizzato che crea migliaia di “sentieri” lunghi 30 anni. L’obiettivo minimo è quello di raggiungere un tasso di successo del 90%.
Cosa si intende per tasso di successo al 90%? In pratica il SWR viene ridotto fino a quando meno del 10% delle simulazioni risulteranno fallimentari, quindi termineranno tutti i soldi prima del tempo.
Anche in questo caso il 90% è un numero accettato a livello accademico e che condivido (anche noi come società di consulenza indipendente nelle regole di processo che governano le simulazioni di pianificazione che facciamo per i nostri clienti siamo abbastanza rigorosi nel “ricercare” questa percentuale), ma che preso singolarmente e senza contestualizzarlo non ha molto valore.
La percentuale di SWR non è quindi stabile ma, come mostra chiaramente il grafico, cambia ogni anno al variare degli ingredienti (l’asset allocation) e del loro prezzo.

Fonte: Morningstar – The State of Retirement Income: 2024
E così scopriamo che durante la crisi del 29, con un 100% azionario e prelevando meno del 2,5% del capitale, ci saremmo salvati dall’esaurimento anticipato del capitale.
Addirittura solo 3 anni dopo potevamo permetterci di prelevare oltre il 17% del capitale ogni dodici mesi senza finire a secco.
Qui sono rimasto perplesso (come Rob Berger). Soprattutto perché gli studi di Bengen e del suo 4% ci hanno sempre raccontato che la crisi del 1929 non era stato un problema nonostante quotazioni elevate (e quindi rendimenti attesi bassi). Eppure, questa simulazione dice che il 4% non sarebbe stato sostenibile.
Tutte le simulazioni hanno dei limiti
State cominciando a capire quali sono i limiti di queste (utili) simulazioni e anche dei numeri che escono fuori?
Chi possedeva azioni nel 1929 subì in pochi anni una potata di valore di quasi il 90%. Scenario estremo siamo d’accordo, ma che non possiamo nemmeno escludere che torni ad accadere nei prossimi anni (facendo i debiti scongiuri).
Perciò è vero che chi cominciò a prelevare nel 1932 aveva un SWR molto elevato, ma la base di calcolo era altrettanto più bassa.
E questo vale anche per chi nel 2024 ha cominciato con tasso di prelievo del 4%, più alto rispetto al 3,7% del pensionato 2025. Un minore SWR oggi, ma un capitale più alto del suo predecessore di ieri.
Tassi di prelievo bassi sono la conseguenza di una crescita di valore degli asset negli anni precedenti e viceversa.
Prese singolarmente e messe a confronto queste percentual ci dicono quindi veramente poco.
Poche azioni per arrivare al SWR
Altro aspetto singolare che spiazza molte teorie consolidate è da cosa viene originato, secondo Morningstar, il SWR del 3,7%.
L’obiettivo viene raggiunto con una percentuale di azionario compresa tra il 20% e il 50%.
Di nuovo. Bengen aveva dimostrato con la sua teoria del 4% che in passato era stato necessario possedere azioni in percentuali comprese tra il 50% e il 75% per essere sicuri di non finire i soldi prima del tempo.
Nelle simulazioni della ricerca di Morningstar il SWR di un portafoglio 70% azionario è più basso (3,5%). La percentuale di prelievo sicura di un 100% azionario, sempre su 30 anni, scala addirittura al 3,1%. Paradossalmente un portafoglio 100% bond ha un SWR più alto (3,4%) di un 100% azionario.
Confusi vero? Tutto quello che pensavate di sapere sull’asset allocation di portafoglio è da buttare nel cestino?
No, è che di nuovo le percentuali non esprimono tutte le informazioni che ci servono per arrivare a una sintesi.
E una di queste informazioni è, ad esempio, il capitale residuo al termine dei 30 anni. La stessa Morningstar con un grafico svela l’arcano.
La percentuale di prelievo sicuro è solo un lato della medaglia
Abbiamo visto che con percentuali di azionario crescente e con le valutazioni stimate, avremo tassi di spesa progressivamente più bassi per non incorrere nel rischio di esaurire il capitale prima del tempo. Seguendo quella regola però mediamente il periodo terminerà con molti più soldi disponibili per gli eredi (oppure per aumentare ad un certo punto la spesa se necessario).
Ecco perché la strategia di prelievo fisso tipo 4% è così limitante e perché bisogno comprendere a fondo quali sono i nostri obiettivi.

Fonte: Morningstar – The State of Retirement Income: 2024
Ma non è il solo punto che crea perplessità.
Rob Berger richiama ad esempio una ricerca di Wade Pfau del 2010 dove l’autore cercò di capire quale fosse il SWR per diversi paesi in giro per il mondo, oltre naturalmente agli Stati Uniti. In quella ricerca c’è un passaggio importante dove viene mostrato un grafico.
Dal 1900 al 2008 quale sarebbe stata l’asset allocation ideale per raggiungere il tasso di prelievo sicuro più alto negli Stati Uniti?

Fonte: Wade Pfau – An International Perspective on Safe Withdrawal Rates from Retirement Savings: The Demise of the 4 Percent Rule?
Guardando con attenzione la figura scopriamo che nella maggior parte del tempo un po’ di obbligazioni ci sono quasi sempre, ma l’azionario (quello rosso) obiettivamente domina.
Sono solo tre i blocchi da 30 anni dove la percentuale di azioni è inferiore al 50% come indica Morningstar nella sua ricerca. Periodo sempre che si rifà alla Grande Depressione del 1929.
Immaginando il futuro tutto è impossibile, ma certamente sulla base dei dati storici possiamo dire che è improbabile che quello immaginato nella ricerca di Morningstar possa essere lo scenario da usare come base di lavoro media.
E che l’ipotesi sia particolarmente conservativa lo conferma la stessa Morningstar quando ci dimostra che, ripetendo la stessa simulazione Montecarlo, e dando in pasto alla macchina rendimenti storici al posto di quelli attesi, si ottiene un SWR del 5,5% per un portafoglio 50% azioni e 50% obbligazioni e 5,7% per un 60/40.
Una bella differenza tra il poter spendere ogni anno 55 mila euro ogni milione di euro rispetto ai 37 mila (sempre sono al lordo delle tasse, un dato che spesso viene dimenticato).
La verità è sempre un inevitabile compromesso non esente da sorprese
Probabilmente la verità sta nel mezzo e forse mediare diverse simulazioni potrebbe essere una prima soluzione per rimuovere un pò dell’inevitabile incertezza che ci accompagnerà trovandoci di fronte a diversi scenari.
A quel punto chiediamoci quanto pensiamo di poter essere flessibili in termini di spesa familiare durante la pensione.
Difficile da prevedere e difficile forse anche da mettere in pratica quando saremo protagonisti in quel momento, concordo. Ma proviamo anche solo a immaginarci al posto dei nostri genitori o nonni, con il nostro carattere e la nostra visione e stile di vita.
L’esercizio risulterà utile per cercare di tarare meglio un ideale SWR, sia a livello tecnico di simulazione, che di obiettivo finale che si potrà raggiungere nel tempo.
E infatti tutta la seconda parte della ricerca conferma che accettando dei compromessi (siamo pur sempre nell’alveo delle probabilità e non delle certezze) e adottando strategie di spesa flessibile, si possono affinare sensibilmente i livelli di prelievo “consentiti” con naturale miglioramento del potenziale tenore di vita.
Questa è la sintesi di una ricerca che ho trovato molto interessante soprattutto perché mi ha spinto a riflettere come utente direttamente interessato in un prossimo futuro, ma anche come pianificatore finanziario.
Per me uno stimolo ad affinare i processi di pianificazione contestualizzandoli nella realtà italiana e integrandoli con alcune preziose e spesso sottovalutate informazioni come quelle della previdenza pubblica e integrativa.
Numeri che, quando inseriti in queste simulazioni cambiano, e non di poco, tutta la prospettiva e ovviamente il risultato finale. Quasi sempre in meglio.
Buon investimento.

Buongiorno Lorenzo , molto interessante il tuo scritto . Tema da me già ampiamente discusso con Valerio , quindi già monitorato con Voi … e ci sono nuovi spunti su cui ragionare dopo questa lettura ! Grazie buon lavoro, pietro
Grazie Pietro, mi fa piacere il tuo commento. Questi articoli servono proprio a ispirare riflessioni nel lettore, ma anche per noi a cercare eventuali margini di miglioramento nel processo di consulenza. A presto!
Grazie!
Molto molto interessante, ma quanto potrebbe essere invece il Pwr (cioè arrivando a zero) di un 6040 o 603010gold per 40y? molte grazie
Grazie, mi fa piacere. Ovviamente la risponda è dipende. Da quale rendimento assumiamo come ipotesi, da quale inflazione media assumiamo come ipotesi, dalla sequenza di rendimento e inflazione e da qualche altro fattore che rendono naturalmente un numero singolo poco significativo. Utilizzando il cagr storico di curvo.eu per un 6040 https://curvo.eu/backtest/it/portafoglio/60-40-portfolio–NoIgbADA9ALBAEAFA9gJwC4DNkBsCWyIANMKAJICiEEAQjADICsAmgJwAcAzMRAHRgBdEiHoBVCJwDs7dgEY5nWT14wBaoA#evoluzione e inflazione media al 3%, partendo con base 1 milione di euro l’esaurimento del capitale arriva dopo circa 40 anni con circa 57k di partenza aggiustato annualmente per l’inflazione. Tutto al lordo di spese e fiscalità naturalmente. Ma ripeto questo numero è una pura indicazione di massima.