
Ci siamo forse tutti già dimenticati che, all’alba del famoso “Liberation Day” di Trump il 2 Aprile, lo S&P500 era già in discesa dai massimi del 19 di Febbraio del 10% (sempre calcolando il tutto in $ americani).

La causa era da ricercare nella discesa repentina delle magnifiche 7: le solite note, Apple, Microsoft, Tesla ecc ecc.
I media, ci hanno poi informato, il 2 Aprile, che quel -10% era stata la quinta discesa più veloce degli ultimi 75 anni.
Poi è arrivato il 2 Aprile.
Il Panico che è avvenuto dal 2 Aprile fino al lunedì 7 Aprile, con un giorno in cui lo S&P500 è sceso di un bel -9%, per quanto mi riguarda rientrerà negli annali della follia umana.

Il panico da fine del mondo del 2-7 Aprile
Dai massimi del 19 di Febbraio al 7 di Aprile, lo S&P 500 è quindi sceso di oltre il 20%. Praticamente in un mese e mezzo ci siamo trovati in un mercato “orso” senza avere neanche il tempo di poterlo metabolizzare per bene.
Praticamente un vero e proprio attacco di panico, “secondo” solo alle discese repentine del COVID di Febbraio/Marzo 2020, Lehman nel 2008 e il Black Monday del 1987.
Dico io: ma si potrà?
È ovviamente una domanda retorica la mia nel senso che, pur sapendo che la natura umana corre sempre a pensare al peggio di fronte ad un certo tipo di notizie, la reazione al “liberation day” di Trump mi ha confermato ancora una volta che gli “investitori” (grandi e piccoli) non hanno imparato nulla dal passato. Paura e avidità.
Poi non ci sarà sfuggito il fatto che questa discesa repentina è stata recuperata nelle successive 6 settimane: ecco il senso del titolo di questo articolo, ovvero da tragedia greca a commedia di mezza estate (per chi è amante di Woody Allen, avrà notato che è una citazione, pur avendo tolto il “sexy”).

Il recupero della “tragedia”
Da notare che non sto commentando il fatto che abbiamo recuperato (sempre in $, non in Euro ovviamente) i livelli del giorno prima del Liberation Day e che siamo marginalmente in positivo da inizio anno sullo S&P 500 (sto scrivendo questo articolo il 1° giugno, quando uscirà magari saremo tornati in rosso da inizio anno o saremo ancora più su, non è importante).
SHAKESPEARE
Come direbbe Shakespeare “tanto rumore per nulla”.
Non c’è però bisogno di scomodare il grande drammaturgo inglese per fare il commento centrale di questo articolo: perché, ovviamente, non sono qui per commentare eventi passati dello S&P500. E nemmeno per dire “ve l’avevo detto” che era solo volatilità e non la fine del mondo.
No. Sono qui per dire che la tragedia greca che ci siamo auto-inflitti per causa di Trump troverà davvero la sua fine quando lo S&P tornerà a fare nuovi massimi.
Perché tornerà a fare nuovi massimi e chi ha venduto durante il panico (e ne conosco un paio di queste persone) o chi si è rifiutato di comprare ed è ancora in cash, avrà bellamente cristallizzato una perdita oppure, se era in profitto, avrà pagato inutilmente il 26% di capital gain allo Stato Italiano.
E noi, che abbiamo comprato le azioni che questi vendevano in panico, ci troviamo con un capitale aumentato grazie all’idiozia di certi “investitori”. Scusate per l’idiozia ma non riesco a trovare altro termine.
I famosi mercati “orso” sono quegli episodi, nella vita di un investitore, in cui le azioni delle grandi aziende americane ritornano nelle mani delle persone pazienti (La versione ufficiale in inglese è “bear makets are in essence episodes during which common stocks are returned to their rightful owners”). Ma sto divagando.
L’IDIOZIA DELLA NATURA UMANA
Il punto di questo scritto è che la natura umana non si ricorda come si sono comportati i mercati nei momenti di panico come il 2000-02, 2007-09, 2011, 2018, 2020 e 2022.
Mi viene da pensare che la memoria del pesce rosso non è solo ad appannaggio del pesce rosso.
Il panico del “Liberation Day” è il settimo negli ultimi 25 anni.
Eppure, la gente non si ricorda di come sono andate a finire le cose. Niente, nulla, zero.
E, secondo punto, i milioni di parole, video, podcast, scritti, articoli e quant’altro dal 2 Aprile ad oggi. Parole completamente inutili e tempo perso per chi si è messo a leggere ed ascoltare.
Chi scrive ha dovuto naturalmente sorbirsi questo diluvio di “commenti”: per fortuna o per bravura o per esperienza, sappiamo distinguere ciò che è veramente importante da ciò che è solo rumore di fondo.
Ma abbiamo perso tanto tempo a leggere idiozie e a parlare con i clienti impauriti perché leggevano, ovviamente, articoli dai caratteri cubitali spaventosi.

Tempo ed energia buttati al vento, fondamentalmente.
NESSUNO SA NULLA
Su un aspetto però posso dire di aver mantenuto fede al mio ruolo di persona che la gente vorrebbe accanto quando deve prendere decisioni finanziarie importanti per la sua vita.
Non mi sono fatto risucchiare in sterili dibattiti con clienti e non clienti su dove pensassi che il mercato sarebbe andato di lì a 1, 2 o 5 giorni: come dico sempre, se lo sapessi, non starei a parlare al telefono con queste persone.
Sono eventi imprevedibili e, come tali, è impossibile prevederne anche il timing della fine. Sappiamo che le conseguenze sui mercati finiranno ma non conosciamo il quando.
E sappiamo che finiranno sempre nello stesso modo, ovvero che i mercati sanno separare l’acqua dal miglio: ovvero sanno che solo gli utili delle aziende, in cui noi investiamo, sono i motori della crescita dei mercati.
Guarda caso, poi, le aziende americane tra Aprile e Maggio hanno iniziato a riportare gli utili del primo trimestre 2025 e tutti avevano il terrore che avrebbero rivisto al ribasso le stime di crescita per il 2025. Le famose “revisioni al ribasso” che il mercato aveva, appunto, già scontato con i cali del 10% prima e di un altro 10% dopo il liberation day.
E, invece, le aziende USA, essendo l’ultimo bastione di razionalità in questo mondo, ci hanno detto due cose:
- Se ci sarà recessione a causa dei dazi, allora questi saranno i numeri per il 2025 (ribassati ma non di molto)
- Se non ci sarà recessione ed una revisione dei dazi, allora teniamo i numeri per il 2025 (qualche azienda addirittura ha rivisto al rialzo i propri).

Gli utili delle aziende USA sono previsti ancora in salita nel 2025 (nonostante i dazi) e nel 2026: ecco perché i mercati “recuperano”
Le aziende non stanno con le mani in mano quando arrivano eventi importanti per i loro modelli di business: creano piani di contingenza per rimanere sempre redditizie e i mercati se ne accorgono e le “ricomprano”.
C’è sempre questa discrasia tra investire in “borsa” e diventare soci delle grandi aziende americane e crescere insieme a loro. Ci si dimentica del secondo aspetto e poi ci si creano delle teorie in testa che il mercato è “sopravvalutato” o “sbagliato”.
ARCOBALENO?
Tutto ciò non vuol dire che non ci sarà altra volatilità in futuro, anzi. La volatilità è la nostra compagna di viaggio.
Siamo andati da un mercato iper-concentrato e “caro” nelle magnifiche 7 a inizio anno a un mercato…. iper-concentrato e “caro” nelle magnifiche 7.
L’ironia di questo commento è che il panico dei dazi di Trump non aveva niente a che fare con l’iper concentrazione e le valutazioni del mercato: è stato creato da un uomo solo ma la reazione dei mercati è stata quella classica delle persone che non ragionano e agiscono d’impulso.
Perché il trauma del “Liberation day” è stato un interessante studio della psicologia delle masse:
- La velocità con la quale la massa è andata dall’iper euforia post elezione di Trump (una nuova “golden age” per l’America) al panico totale del -9% in un giorno ad aprile
- La velocità con la quale il terrore è sparito nel momento in cui Trump ha fatto delle deroghe sulle tariffe (e quante ne ha fatte! Hanno coniato anche un termine per Trump, “TACO – Trump always chickens out”, ovvero Trump se la fa sempre sotto)
Quando l’isteria collettiva prende il sopravvento, i fatti e i numeri cessano di avere la loro funzione.
Ma dobbiamo sempre riportarci ai fatti e alla storia: ma di quali fatti stiamo parlando???
Dei fatti che ci interessano e che DEVONO essere scritti in un piano, con la chiara indicazione di quanta volatilità aspettarsi in futuro.
Senza un piano non ha senso neanche avere un portafoglio ed investire: altrimenti si va a fari spenti nella notte e si fanno errori su errori.
E chiudo con un intervento che ho fatto in uno dei podcast più ascoltati in Italia (e non solo nella categoria della finanza personale, proprio in assoluto in Italia): The Bull con Riccardo Spada.
Mi ha aiutato anche lui a reiterare certi concetti e metterli in fila sul perché sia assolutamente necessario avere sempre un piano condiviso con il cliente, con numeri e fatti messi nero su bianco.
Altrimenti il processo di investimento diventa randomico e non si raggiunge nessun obiettivo.
Vi auguro un buon ascolto e vi consiglio di iscrivervi al podcast, se già non lo avete già fatto:
Come funziona la consulenza del “Goal based investing” @ The Bull.
Investite bene per vivere bene!

Stavo accumulando un po’ di azionario mondiale con cadenza bimestrale, ricordo perdite a doppia cifra ma è stato il momento giusto per comprare nuovamente. Adesso il titolo è tornato positivo.