
Ci sono momenti nella vita in cui bisogna pensare anche a chi verrà dopo di noi. Non perché accadrà per forza qualcosa di poco piacevole, ma per non rischiare di lasciare in difficoltà le persone a cui teniamo di più. E dopo tanti rinvii imposti dalla quotidianità, posso finalmente dire di essere riuscito a terminare il mio testamento finanziario. Non sto parlando del classico testamento con tanto di atto notarile a certificare le mie volontà terminata l’esistenza terrena (che spero sia il più in là possibile). Intendo invece un documento non formale, troppo spesso ignorato, da consulenti e risparmiatori.
Cosa intendo per testamento finanziario
Il testamento finanziario è un documento esclusivamente privato che non richiede grandi formalismi. Un foglio di carta, un file di word o qualsiasi altro strumento che può essere condiviso va benissimo. Chi gestisce le finanze familiari, il cosiddetto decisore finanziario, ha l’obbligo di redigere e trasmettere alla propria famiglia con questo documento tutte quelle informazioni che altrimenti si disperderebbero per sempre nel momento in cui il “gestore” di casa non sarà più in grado di farlo.
Non c’è solo il caso estremo di morte più o meno precoce, ma anche le situazioni di invalidità causate da traumi che possono azzerare o quasi le abilità cognitive in età giovanile; oppure il deperimento delle capacità cognitive come conseguenza dell’avanzare dell’età, un processo di cui ho già parlato in questo articolo.
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Tutti eventi che possono prendere forma in periodi della vita in cui la gestione del patrimonio finanziario richiede cura e lucidità per supportare il tenore di vita della famiglia.
Ho deciso di mettermi d’impegno nel completare seriamente le mie “memorie finanziarie” dopo aver letto la triste storia di Jonathan Clements, uno dei miei scrittori finanziari preferiti, stimato giornalista al Wall Street Journal e morto per un male incurabile nel 2025 all’età di 62 anni.
Clements è stata una fonte inesauribile di ispirazione nel momento in cui ho deciso di scrivere il mio primo libro e con piacere ricordo una delle citazioni che più mi ha motivato nel portare a termine quel progetto in un momento professionale della mia vita molto particolare.
Se non insegniamo ai nostri figli come si utilizza il denaro, un giorno un broker di Wall Street darà loro delle lezioni che non dimenticheranno mai più.
Consiglio la lettura dei suoi ultimi articoli per comprendere come possono cambiare all’improvviso tanti piani finanziari disegnati con cura, densi di numeri e schemi, ma che poi ad un certo punto possono trovarsi a fare i conti con una realtà inaspettata. Ma la loro lettura è consigliata anche per capire quanto è importante condividere la gestione delle finanze familiari con chi ci sta vicino e che magari si disinteressa della materia perché ci siamo noi a occuparci di tutto.
Un altro dei blogger che seguo da tempo, Sam Dogen (al secolo Financial Samurai), ha scritto un bel post sul perché ognuno di noi dovrebbe scrivere un macabro quanto utilissimo “death file” prima che sia troppo tardi. La semplicità, unità all’informazione diffusa, sono due chiavi decisive per rendere efficace anche il piano finanziario più articolato e minuzioso.
Ma prima di raccontare brevemente come ho creato il mio testamento finanziario, vorrei fare una piccola premessa spiegando chi sono i decisori finanziari.

La figura del “decisore finanziario”
Per decisore finanziario si intende colui o colei che dichiara di essere nei fatti il gestore principale e prevalente delle finanze familiari (per sapere come investono questi decisori finanziari vi rimando a questo articolo).
Come certifica Consob con il suo annuale Rapporto sulle scelte di investimento delle famiglie italiane, i decisori finanziari italiani sono prevalentemente uomini (quasi 8 su 10 secondo l’ultima indagine) e questo è un problema visto che sono anche coloro con aspettativa di vita inferiore all’interno di una famiglia.
Se vogliamo portare il tutto sul lato pratico, alcuni studi hanno evidenziato che le vedove, dopo la perdita del marito, tendono a sopportare un calo più importante di reddito e ricchezza rispetto al vedovo maschio. Il motivo è un misto di più basso livello di educazione finanziaria, ma anche di completa “ignoranza” su come erano state gestite le finanze di famiglia fino a quel momento.
Nelle famiglie, diciamo evolute, le decisioni finanziarie “alte” su quanto risparmiare, sugli obiettivi dell’investimento, sulla scelta di quanto e quale debito fare, vengono condivise. Ma in tante altre famiglie la condivisione non esiste, o se esiste le decisioni strategiche vengono prese dalla stessa persona che poi implementerà e gestirà il tutto a livello operativo. Una concentrazione di conoscenza comoda nell’immediato, ma che potrebbe essere molto pericolosa nel lungo periodo.
Il decisore finanziario non è necessariamente la persona più istruita in termini di educazione finanziaria, ma probabilmente è quella con il maggior reddito da lavoro. In una sorta di “accordo gentile tacito” si sente in diritto di gestire il patrimonio di famiglia di cui è il maggiore contributore.
Ecco spiegato perché la maggior parte dei decisori finanziari sono uomini. Uomini che hanno spesso il difetto di parlare di finanza come al Bar Sport, vivendo l’investimento come una partita di Fantacalcio in perenne sfida con il mercato. E infatti, sempre i maschietti, dimostrano di avere una propensione al rischio “funny market” più elevata rispetto al mondo femminile. Trattano molto spesso l’investimento come una scommessa di breve e fanno fatica trasformarla in progetto di lungo termine muovendo poco le pedine in campo.
Quella giusta dose di divertimento che serve quando investiamo
La scelta di accentrare le decisioni finanziarie su un’unica persona sono logiche per ottimizzare i tempi e gli interessi familiari. Ma vanno benissimo…fin quando va tutto bene. Cerco di spiegarmi meglio.
Perché accentrare le decisioni finanziarie è rischioso
Se la conoscenza del piano finanziario, oppure della filosofia di investimento che ne sta alla base, ma anche solo della banale password di accesso a un file o alla piattaforma del trading online è nella testa di un’unica persona, il rischio di perdere quella conoscenza è altissimo.
Non solo perché da un momento all’altro il nostro decisore può scappare in qualche remoto angolo del mondo e far perdere le proprie tracce, ma anche perché un evento traumatico potrebbe rendere quella stessa persona incapace di trasmettere il sapere al resto della famiglia.
E quando un piano finanziario di lungo periodo è stato curato prevalentemente da un solo componente della famiglia fin nei minimi dettagli visionando ore di video YouTube, leggendo decine di libri, studiando paper accademici con formule complicatissime, creando spreadsheet debordanti di formule al limite del maniacale, ma senza condividere nulla con i propri cari, mi pare abbastanza ovvio che quel piano potrà anche essere il più figo ed efficiente del mondo, ma è inadeguato e pieno di mine pronte ad esplodere alle fondamenta.
Il cercare di dare una continuità operativa all’intera navigazione del transatlantico finanziario della famiglia, non deve essere esercizio esclusivo del periodo che accompagna la vita lavorativa attiva, ma anche e soprattutto del periodo della vecchiaia.
L’uomo, lo abbiamo visto, ha un’aspettativa di vita media inferiore a quella della donna di circa quattro anni; eppure, è colui che spesso conserva le chiavi di accesso alla pianificazione finanziaria dell’intera famiglia. L’uomo è soggetto a una probabilità di declino cognitivo anticipato rispetto alla compagna viste le composizioni anagrafiche medie di una coppia. Se il decisore dimentica dove ha messo le chiavi è un bel casino.
Studi recenti hanno dimostrato che a partire dai 60 anni la perdita di capacità cognitiva delle persone avanza al ritmo del 1-2% all’anno. A 85 anni questa abilità risulta praticamente dimezzata. Una diminuzione che non va di pari passo con la fiducia nelle nostre capacità, stabile per tutto il periodo della vecchiaia.
La perdita di capacità cognitiva in età avanzata è un problema spesso dimenticato nella pianificazione finanziaria, ma i suoi impatti possono essere notevoli nel determinare gli esiti finali. Siccome nel 2050 un italiano su tre avrà più di 65 anni, il fenomeno andrebbe gestito finché si è in tempo.
Mostruosi file di excel costruiti sull’onda di una passione sfrenata per le strategie di decumulo e funzionali all’eterna ricerca del tasso di prelievo perfetto (safe withdrawal rate), sono molto affascinanti, ma la loro sempre più frequente inclusione in tanti contenuti della rete sono anche un sintomo di una bolla comunicativa su alcuni temi di finanza personale che scoppierà alla prossima crisi finanziaria. Siccome non vorrei essere frainteso e cerco di chiarire.
Auto educarsi finanziariamente è una bellissima cosa. Sono oltre 10 anni che scrivo contenuti gratuiti per migliorare il livello di preparazione delle persone. Ci sono ottimi divulgatori in rete che hanno portato questo tema ad un livello ancora superiore. E anche questo è un bene. Ma quando lo fanno in troppi, spesso in maniera improvvisata o incompetente, creando aspettative eccessive sull’efficacia di un foglio di calcolo, di una strategia, di un’asset allocation, l’effetto Dunning Kruger prende il sopravvento creando le premesse per il disastro. E ciò che porta a far fallire tutta questa bella opera di ingegnerizzazione della finanza sono molto semplicemente le emozioni che prima o poi vengono fuori. Giusto che sia così e nessun AI o spreadsheet potrà mai eliminare. Per fortuna.
Quando glidepath, guard rail, laddering, CAPE, safe withdrawal rate, longevity risk e tanti altri inglesismi vari che noi esperti usiamo, cominciano a essere sulla bocca (o nei commenti) di molti frequentatori dei social, mi chiedo due cose: se la maggior parte di queste persone sanno veramente di cosa si sta parlando, e se la loro famiglia, che “subirà” certe decisioni, è consapevole di cosa sta facendo la persona a cui ha delegato tutto. La risposta alle due domande è probabilmente no e no.
Siamo sinceri. Senza creare un documento, condiviso e spiegato in modo semplice ai nostri familiari, tutti questi bellissimi viaggi mentali rischiano di evaporare in un attimo. Non è un dramma, si troveranno altre strategie o prodotti, ma nel frattempo si rischia di mettere seriamente in difficoltà una famiglia che inconsapevolmente stava basando la propria vita finanziaria su qualcosa di cui ne ignorava l’esistenza.
Esistono anche i consulenti finanziari è vero, ma in questo caso serve un patto forte e soprattutto (perdonate la marchetta) l’indipendenza assoluta da qualsiasi conflitto di interesse. Altrimenti il rischio per i meno esperti di mettersi nelle mani del Gatto e la Volpe esiste tutto. E le caratteristiche di costo del fondo riportato nell’immagine qui sotto propinato da un gestore della più importante banca italiana a una persona anziana, è un classico esempio di quello che ho appena scritto.

I costi di un fondo rifilato a persona over 75 dalla più importante banca italiana. Notare il generoso incaprettamento creato con le altrettante generose commissioni di uscita.
Negli ultimi mesi sull’onda, di tutti questi ragionamenti mi sono così messo a scrivere il mio personale testamento finanziario, essendo il sottoscritto (come avrete capito) il decisore finanziario della famiglia.
Non nego che, seppur inconsapevolmente, uno degli obiettivi che mi ha portato a scrivere libri con un linguaggio semplice e non tecnico è stata proprio quello di trasmettere “fisicamente” in cartaceo la filosofia di investimento (e un kit di sopravvivenza finanziario) alla mia famiglia.
Come scrivere il testamento finanziario
Proprio la filosofia accompagna diversi passaggi di un testamento che deve essere snello, semplice, strutturato per punti e soprattutto capace di coniugare l’aspetto pratico a quello filosofico. Quando e se necessario, il documento deve consentire a chi lo legge di andare sulla tastiera di un pc e fare esattamente ciò che deve essere fatto (e che forse non ha mai fatto).
Non esiste una regola universale per scrivere il testamento. Una qualsiasi AI gratuita è sufficiente per creare un modello standard dando qualche istruzione aggiuntiva per personalizzare il tutto.
L’importante è scrivere il testamento con un punto di vista che non è quello dell’esperto, ma di chi non sa nulla o quasi. Non facile per chi è già ad uno stato avanzato di preparazione finanziaria, ma necessario per trasformarlo in un documento efficace.
Personalmente ho deciso di suddividere in blocchi per argomento il testamento. In ogni blocco si trovano spiegazioni sintetiche, ma esaustive, delle varie decisioni prese fino a quel momento arricchite da qualche informazione numerica, di accesso, contrattuali, di tempi, di costi e qualsiasi altro elemento che possa aiutare chi lo leggerà.
Di seguito uno schema di massima su come ho impostato i miei macro blocchi:
- Accessi e sicurezza online
- Contatti di riferimento
- Conto corrente, contratti di utenza e riepilogo dello stato patrimoniale e del conto economico familiare
- ISEE, assegni unici, detrazioni e deduzioni in corso e tutto ciò che riguarda la sfera fiscale della famiglia
- Casa
- Assicurazioni contro i rischi a cose e persone
- Previdenza pubblica e privata
- Investimenti
Negli ultimi due blocchi che coinvolgono sia la fase di accumulo che quella del futuro decumulo, il dettaglio è piuttosto minuzioso e arriva fino alla scelta dello strumento (nel limite del possibile per quelle che sono le mie conoscenze oggi), con la parte introduttiva che descrive per filo e per segno come mantenere il piano di accumulo attuale e come impostare il futuro piano di decumulo durante la pensione.
Il testamento, quando completato, dovrà essere fatto oggetto di condivisione nel formato che preferiamo e con tutte le misure di sicurezza necessarie per mantenerlo nascosto da occhi indiscreti. Ma da qui in avanti spazio alla fantasia.
Lo scopo dell’articolo di oggi non è quello di insegnare alle persone come costruire un testamento finanziario, ma sensibilizzale su un tema spesso trascurato dalla finanza personale.
Se posso permettermi di dare un consiglio, osservare il comportamento di “decisori finanziari” avanti negli anni che stanno vivendo fasi della vita in cui cominciano a perdere alcune capacità cognitive, ma anche le difficoltà dei familiari nel prendere in mano le finanze di casa, può essere di grande aiuto per fare qualche riflessione e impostare uno schema di azione prima che sia troppo tardi.
Un ultimo aspetto importante. Il documento vive con noi. Trasferire informazioni errate o non aggiornate rischia di trasformare in carta straccia un grande lavoro preparatorio e di assoluto buonsenso. Lo scopo di tutto ciò non è “pulirsi la coscienza”, ma creare un processo di grande valore che ricompenserà con serenità e chiarezza di azione un piccolo sforzo di cui sarà beneficiaria tutta la nostra famiglia.
Buon investimento.

Complimenti, articolo molto particolare e originale eppure davvero illuminante. Sicuramente prenderò spunto da indicazioni e suggerimenti. Grazie
Grazie!
TOP!
Bellissimo articolo Lorenzo!
Questo argomento del “Testamento Finanziario” mi sembra, generalmente, poco trattato (forse perché non particolarmente clickbait e carico di appeal?) ma che è di fondamentale importanza all’interno di un nucleo familiare.
In qualità di decisore finanziario anche per conto dei miei cari, mi rendo conto di quanto sia importante condividere e coinvolgere il resto della famiglia in merito alle motivazioni ed alle scelte che hanno portato all’adozione di un piano di navigazione finanziaria.
Rendere finanziariamente educati i nostri figli e compagne/i è un compito da cui non ci possiamo esimere e che, soprattutto, rappresenta una delle massime espressioni di amore nei loro confronti.
Agevolare questo percorso di consapevolezza, oltre ad avere l’effetto di protezione nella gestione del patrimonio dopo la dipartita del decisore finanziario, potrebbe essere anche un elemento per consolidare la fiducia e la responsabilità tra tutti i componenti della famiglia.
Grazie.
Grazie Alessandro, se in questi dieci e passa anni avessi scritto gli articoli che vogliono le persone e non quelli che servono alle persone, credo avrei snaturato la mia missione di divulgatore finanziario. Quindi grazie e mi fa piacere che sia una bella fonte di riflessione.
Complimenti Lorenzo,
bellissimo articolo, pragmatico e stra-utile.
Ne farò tesoro: sono il decisore finanziario della mia famiglia e colui che ha in mano il 99% della gestione. Benché abbia già sostenuto un paio di sessioni di condivisione della situazione finanziaria con i miei familiari, avere un documento scritto è certamente più sensato e prudente.
Grazie per gli spunti e la condivisione,
Stefano
Grazie Stefano mi fa molto piacere!