By |Categorie: Pensione|Pubblicato il: 14 Ottobre, 2024|

Siamo arrivati finalmente al giorno X. Quello tanto desiderato del ritiro dal mondo del lavoro.

Abbiamo raggiunto l’età pensionabile prevista dalla legge, oppure siamo stati dei bravi risparmiatori (o fortunati e ricchi beneficiari di eredità) e con il capitale finanziario adesso disponibile possiamo permetterci di staccare la spina prima di un tempo altrimenti imposto da altri.

In ogni caso la pensione pubblica avrà comunque un ruolo. Essenziale o marginale.

Essendo una forma di rendita vitalizia unica che ci proteggerà dal rischio longevità integralmente, ovvero il rischio di vivere più a lungo del nostro patrimonio, e dal rischio inflazione (totalmente o parzialmente) il supporto della pensione pubblica deve essere sempre contestualizzato all’interno di una fase di pianificazione finanziaria, soprattutto se si prevede un apporto nullo o modesto da fonti di reddito generate dall’utilizzo del nostro capitale umano.

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Ma sappiamo anche che tempi e quantità della stessa pensione pubblica tenderanno a essere sempre meno concilianti, restringendo la loro portata soprattutto nel momento della vita in cui energie e forze fisic0-mentali ancora ci consentiranno di goderci in pieno questa fase.

E qui entra in gioco, se esiste naturalmente, la stampella privata. O come qualcuno li chiama oggi, i pilastri previdenziali privati.

Il fattore pilastri previdenziali alternativi

Che si tratti di fondi pensione o risparmio privato investito in autonomia, ci sarà un giorno in cui dovremo scegliere come utilizzare e decumulare queste risorse finanziarie per mantenere il tenore di vita a un livello adeguato. Perché contare solamente sulle future pensioni pubbliche è un lusso che in pochi si potranno concedere.

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Potremmo prendere tutto o parte del capitale finanziario accumulato in autonomia, consegnarlo a un’assicurazione e in cambio ottenere una rendita vitalizia in grado di contrastare il rischio longevità. La cattiva notizia è che purtroppo non verrebbe coperto il rischio di perdita di potere d’acquisto, essendo la rata periodica di rendita non adeguata all’inflazione.

Rimane poi l’effetto psicologico di dover rinunciare al capitale per sempre senza avere la possibilità di consegnarlo ai nostri eredi, in una sorta di scommessa con l’assicuratore che sarà vincente solo se lasceremo questo mondo solo dopo aver raggiunto una certa età, solitamente poco sopra l’aspettativa di vita media odierna di un uomo o donna che sia.

Considerando anche i costi particolarmente elevati di queste rendite assicurative, poco appetibili oltre tutto in un ambiente di bassi tassi di interesse, ecco che entra in gioco prepotentemente la gestione privata del capitale risparmiato durante la fase del ritiro.

La strategia del cosiddetto decumulo del capitale.

Strategia indubbiamente più complessa e che richiede un livello di competenza, esperienza e capacità di pianificazione superiore rispetto alla tradizionale strategia del piano di accumulo durante la vita lavorativa.

Superiore perché non basta dire “i mercati salgono sempre nel lungo periodo” per ottenere il risultato atteso.

I fattori cruciali nel disegnare una strategia di decumulo di successo

Premesso che questa affermazione ha un peso differente se fatta a 30 anni dalla pensione oppure a 5 anni dalla stessa o dal ritiro dal lavoro in stile FIRE per l’inevitabile volatilità che si porta dietro un investimento azionario (ma anche obbligazionario di un certo tipo,  il 2022 insegna), durante la fase del decumulo altri elementi sono determinanti nel definire la probabilità di successo di una strategia di prelievo del capitale.

  • entrate e uscite familiari stimate
  • l’ambiente di mercato nel quale si sviluppa il piano (inflazione e rendimenti in primis)
  • la lunghezza del periodo di prelievo
  • l’asset allocation di portafoglio

Come per l’inflazione, e in parte per le spese future, il numero di anni di vita e i rendimenti di mercato non sono certi nel loro sviluppo.

Per questo chi crea un piano finanziario deve necessariamente fare delle ipotesi.

Inevitabilmente dobbiamo ipotizzare

Ipotizzare l’aspettativa media di vita più qualche anno per attenuare il rischio di longevità.

Ipotizzare l’inflazione basandosi su quella storica media.

Ipotizzare i tassi di crescita attesi (e conseguente volatilità) del capitale.

In questo ultimo caso specifico basandoci sui dati storici del passato (sconsigliato e il 2022 insegna il perché per la componente obbligazionaria, il 2000 per quella azionaria), oppure su rendimenti attesi estrapolati da teorie più o meno vincenti nell’avere le risposte che cerchiamo, ma che cercano comunque di tenere conto delle valutazioni attuali dei mercati finanziari.

Esercizio, quello di delineare dei rendimenti attesi, relativamente semplice da portare avanti sulle obbligazioni (il rendimento atteso di un bond è un buon punto di partenza per conoscere il punto di arrivo), più complicato sulle azioni.

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Non è questo l’articolo giusto per entrare nel dettaglio dei tanti metodi di stima dei rendimenti che la ricerca ci ha messo a disposizione negli anni, ma storia e aspettative entrano spesso in gioco nelle simulazioni più utilizzate dai pianificatori finanziari di mezzo mondo, ovvero le simulazioni cosiddette Monte Carlo.

Cosa sono le simulazioni Monte Carlo

Per simulazione Monte Carlo si intende una metodologia di analisi che permette di generare migliaia di scenari alternativi e definire un quadro di riferimento all’interno del quale lavorare con determinati intervalli di confidenza.

Le simulazioni Monte Carlo hanno pregi e difetti ed esistono numerose variazioni sul tema. L’utilizzo ad esempio di rendimenti storici oppure attesi è una di queste, ma non l’unica.

Senza entrare nella complessità del metodo che credo interessi a pochi lettori, basta sapere che le simulazioni statistiche hanno l’obiettivo dichiarato non  di centrare il risultato esatto finale, ma di comprendere quale soluzione è in grado di massimizzare la probabilità di successo.

Un utile strumento (non il solo) per capire quante probabilità ci sono che l’evento più negativo, ovvero esaurire il capitale prima del tempo nello specifico caso della strategia di decumulo, si realizzi sulla base di una serie di dati di input (compresa l’asset allocation) dati in pasto alla macchina.

Questa percentuale di successo nella simulazione va da 0% a 100% e, per ovvie regole di prudenza, è preferibile che venga mantenuta su un livello elevato per ridurre al minimo le possibilità di fallimento della strategia.

Ovviamente più alte sono le probabilità di successo e più bassi risultano i tassi di prelievo massimi del capitale a parità di tempo. Questo è l’approccio conservativo che preferiamo seguire anche noi quando cominciamo a dare forma ai piani finanziari che ci vengono richiesti dai clienti.

Ogni consulente ha ovviamente le sue logiche e metodologie per costruire una simulazione Monte Carlo, ma l’obiettivo finale è sempre quello. Comprendere quanto capitale sarà prelevabile in futuro senza incappare nel rischio di esaurirlo prima del tempo, oppure per lasciare una certa quantità di denaro a eredi/beneficiari vari.

Alta probabilità di successo uguale meno margini di spesa

Morningstar, in una sua ricerca del 2023 dal titolo “The State of Retirement Income”, ha dimostrato come i tassi di successo nelle simulazioni influenzano le percentuali di prelievo “safe”, ovvero le più alte percentuali di spesa (o prelievo) che dovrebbero garantire di non esaurire il capitale troppo presto nel periodo di tempo prestabilito, tipicamente la pensione.

Osservando la tabella strutturata per peso azionario decrescente e tassi di successo della simulazione crescenti, si nota immediatamente come la percentuale di prelievo massimo consentita per non esaurire il capitale prima del tempo è decisamente differente tra il 100% di probabilità di centrare l’obiettivo e il 50%.

Se prendiamo ad esempio un peso azionario in portafoglio del 100% su un arco di 30 anni, si passa da un tasso di prelievo “sicuro” del 6,2% a uno di 0,9% nell’ipotesi di simulazione Monte Carlo con 100% di successo.

Se scegliamo 0,9% non correremo rischi di esaurire i soldi prima del tempo. Se scegliamo di spendere il 6,2% del capitale ogni anno, nella metà delle simulazioni il modello ci comunica che falliremo, o meglio che ci godremo la vita giocando a dadi con il destino.

 

Anche utilizzando una probabilità di successo del 85% sono ben 3 i punti percentuali di spesa in più “consentiti” dalla simulazione, ma con il 15% dei risultati che strillano “game over” prima del tempo.

Gli airbag per vivere sereni la fase del decumulo

In queste situazioni un consulente finanziario (oppure un cliente che preferisce fare da solo) dovrebbe come minimo definire a priori un set di percentuali minime di successo della strategia.

Più lontane queste percentuali saranno dalla sicurezza assoluta (il 100%), maggiori dovranno essere gli “airbag” con i quali equipaggiare il veicolo che trasporterà il cliente verso un sereno e confortevole viaggio di ritiro dal mondo del lavoro.

Ma a questo dovranno pensare altre strategie, quelle di prelievo.

Perché quel numero massimo che emerge dalla tabella di Morningstar, ad esempio per un 60% di esposizione azionaria il 3,9% con il 90% di percentuale di successo, contiene appunto un margine di errore. Una variabilità che andrà gestita se non si vorrà compromettere il tenore di vita futuro.

Le strategie di prelievo sono tantissime e ognuna con i suoi pro e i suoi contro.

Dalla regola del 4%, erroneamente interpretata come statica, a quelle con guardrail (massimi e minimi tassi di prelievo), passando per la bucket strategy (creazione di silos di capitale e allocazione dell’investimento separati), fino alla equity glidepath (azionario crescente durante l’età della pensione).

Queste solo solo alcune delle più celebri. In alcuni casi si tratta di strategie semplici, in altri di strategie più complesse da portare avanti in autonomia e di cui avremo modo di parlare in prossimi articoli dedicati a questo tema.

Il messaggio finale però è sempre quello.

Pianificare.

Pianificare consapevoli dei pregi e difetti dei modelli utilizzati, dei margini di errore possibili nelle simulazioni, della flessibilità necessaria per raggiungere certi obiettivi, della necessità di strutturare piani di emergenza per il verificarsi di certe condizioni.

Se fare tutto da soli o in compagnia questo spetta a voi deciderlo.

Buon investimento.

2 commenti

  1. Ale 15 Ottobre 2024 at 05:42 - Reply

    Lo dico sempre e so di essere ” tecnicamente” probabilmente in errore,ma io – ma in generale qualunque vecchietto – non mi ci vedo a giocare con le % di azioni o simili da anzianotto
    Preferirei di gran lunga decidere da lucido un ptf a distribuzione magari con l’aiuto di un esperto e occupaarmi dei nipotini gli anni a seguire
    Non sempre quello che è giusto tecnicamente, è la cosa giusta da fare

    • Lorenzo Biagi 15 Ottobre 2024 at 06:52

      Commento pertinente e infatti non è detto che le azioni in età avanzata sono per tutti, come sempre la propensione al rischio è un fattore molto personale. Compito di ogni consulente è mettere sul piatto le varie alternative e avere anche il coraggio e la correttezza professionale di dire le cose come stanno.
      Ad esempio se il capitale non è sufficiente per raggiungere certi obiettivi con soli bond, cosa fare per mantenere un certo potere d’acquisto anche in futuro con i propri soldi. Oppure di quanto ridimensionarlo per non correre il rischio di bruciare tutto troppo in anticipo.
      Riguardo al godersi la vita con i nipotini e liberare tempo per le nostre passioni, beh è esattamente quel “vivere bene” che accompagna il nome del nostro blog investire con buonsenso. Vivere bene e senza stress finanziari aggiungerei. Grazie. A presto.

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