
Consob ogni anno pubblica il rapporto sulle scelte di investimento delle famiglie italiane.
Un corposo documento ricco di statistiche che ci permette di capire quali sono le tipologie di investimento preferite dagli italiani sulla base delle caratteristiche socio demografiche, il livello di educazione finanziaria, la propensione al rischio, come viene interpretato il concetto di orizzonte temporale, ma anche di fare un focus su tematiche specifiche come la sensibilità al tema della sostenibilità, la visione su strumenti finanziari innovativi, le fonti di informazione finanziaria.
Un contenitore dal quale attingere idee e che già l’anno passato mi aveva supportato nella scrittura di questo articolo.
Una premessa è però doverosa visto che non mi pare di averla vista citata in nessuna agenzia di stampa ben più autorevole del sottoscritto.
L’intervista che ha originato tutte queste informazioni ha riguardato un campione di 2011 individui identificati come decisori finanziari della famiglia. Età del campione compresa tra 18 e 75 anni. Età media degli investitori “retail” 51 anni, gli under 35 rappresentano l’8% del campione, gli over 65 il 14%.
Questa breve snocciolata di numeri mi serve per far comprendere che prevalentemente l’indagine è rivolta alla fascia di famiglie tipicamente in fase di accumulo, con una casa di proprietà a disposizione (l’87% degli intervistati) e con patrimonio medio basso, almeno stando alle informazioni disponibili.
Infatti, un elemento che mi lascia abbastanza perplesso circa i risultati dell’indagine è il seguente: il 55% del campione ha una ricchezza finanziaria inferiore ai 50 mila euro. Solo il 12% sopra i 250 mila euro.
Visto che “mediamente” ci troviamo a circa 15 anni e forse più dalla pensione, questi numeri aprirebbero un tema di gap previdenziale molto preoccupante visto che stiamo parlando dei decisori finanziari delle famiglie.
Fatta questa premessa, veniamo alle quattro cose che mi hanno colpito di più di questa indagine (gli altri dati a grandi linee non fanno altro che confermare i risultati emersi dal rapporto 2022 e commentati l’anno passato).
- Il campione di decisori finanziari ha sentito nominare più spesso la parola criptovaluta rispetto alla parola azioni. Gli ETF sono meno conosciuti del crowdfunding. Con buona pace della gestione passiva che secondo alcuni dotati della capacità di leggere il futuro fagociterà e distruggerà i mercati finanziari.

- Quasi la metà del campione investe sui mercati da oltre 10 anni, ma per un terzo l’orizzonte temporale è inferiore a 3 anni, per un altro terzo inferiore a 5 anni. Con buona pace del tempo amico dell’investitore, dei rendimenti attesi di lungo periodo, dei massimi drawdown, time recovery e bla bla bla.

- Gli ETF non sono molto amati dalle decisioni di investimento sotto “advice” (tradotto consulenza non indipendente), dove dominano ovviamente i costosi fondi di investimento; abbiamo scoperto l’acqua calda lo so. I consigli amichevoli del vicino portano diritti ai buoni postali e ai conti deposito. Il fai da te non disdegna l’azionario (da capire quale) e timidamente comincia a fare ciao ciao ai fondi.

- La durata dell’investimento e il rendimento atteso sono i fattori più rilevanti nelle scelte degli investimenti rispetto ai rischi e alla storia dei mercati. Perché il futuro radioso e senza imprevisti è bellissimo.

Quattro concetti chiave come strumenti, orizzonte temporale, consulenza e fattori alla base delle scelte di investimento che purtroppo evidenziano ancora una certa immaturità da parte delle famiglie italiane nell’utilizzare al meglio la potentissima leva dell’investimento sui mercati finanziari dei propri risparmi.
La speranza è che i piccoli segnali di miglioramento, che obiettivamente ho visto nel corso degli anni, trovino maggior spazio nei prossimi rapporti che non esiterò a sintetizzare per i lettori di questo blog prossimo a spegnere le candeline dei suoi primi 10 anni di vita.
Buon investimento.

Illuminante. E io, sciocco. Io che mi chiedo perché i Lifestrategy sono appena sopra 1mld di capitale gestito. 4 su 5 non sanno che esistano gli ETF. Da qui ad un ETF di ETF ce ne corre. Mi chiedo: la Consob potrebbe fare qualche domanda piú divertente. Non so. Conoscete Markoviz? La convessitá dei bond é un dolce pugliese? (Mi scusino i Pugliesi, regione e persone meravigliose). Saluti.
Grazie per la chiarezza e semplicità di esposizione. Se ai risparmiatori/ investitori si offrisse una consulenza semplice d chiara , senza concetti troppo complessi e spesso autoreferenziali,sono convinto che tutto il sistema ne trarrebbe vantaggio. Buonasera
Grazie a te Raffaele. Noi ci proviamo!
Buongiorno, io come piccolo risparmiatore devo ringraziare Bogle di Vanguard, altrimenti avrei continuato a comprare fondi ed arricchire banche e assicurazioni e quelli come black rock che vendevano solo fondi prima di offrire ETF.
Devo ammettere che non è assolutamente semplice il fai da te nell’ investire ma faccio il tifo per quelli come te che pur essendo consulenti, diffondono con obiettività queste informazioni. Bisognerebbe inondare i media per promuovere strumenti come ETF per distribuire in modo più equo la ricchezza.
Con stima
Angelo Pontrandolfo
Grazie per la stima Angelo. Ormai sono 10 anni che scrivo con passione per promuovere un’educazione finanziaria spero utile e obiettiva. Nessun problema se c’è che vuole fare da sè e chi sente il bisogno di consulenza, l’importante alla fine è raggiungere il risultato desiderato riducendo ansia e insicurezze ai minimi termini.