Grafici della settimana

Siccome spesso si tende a guardare solo la Borsa americana ed i suoi massimi storici a ripetizione, sarebbe ogni tanto opportuno volgere lo sguardo altrove cercando di essere obiettivi e convincersi che ci sono mercati ancora lontani dai massimi del 2007.

In sequenza vi presento i grafici di Msci EMU (borse europee), Msci EAFE (resto del mondo esclusi USA) e Msci Emergenti. La volontà è quella di dimostrare come da 10 anni sta andando avanti una fase di smaltimento da eccessi e di tutto si può parlare ma certamente non di mercati cari.

Questo non è garanzia ovviamente di rialzi futuri (il Giappone dimostra che si può andare avanti con questi sali scendi per decenni), ma quando guardate un grafico azionario ricordate sempre che ogni anno le società da voi controllate tramite fondi o Etf staccano dividendi. Questi dividendi direttamente o indirettamente alimentano la vostra ricchezza. Portate avanti questo esercizio per n anni e senza fare nulla avrete un reddito più o meno costante che aumentare la vostra ricchezza.

L’ultimo grafico riguarda invece il tanto bistrattato mercato obbligazionario. Parliamo di indice BBG Global Aggregate in Euro. Cari cittadini di Eurolandia, siete sicuri  che proprio quelli che tutti dipingono come l’anno nero dei bond, non stia in realtà regalando una eccellente finestra di ingresso? E se anche non sarà così, ricordiamoci sempre che portafogli composti da obbligazioni governative e corporate investment grade staccano cedole periodiche che vanno anch’esse ad incrementare la vostra ricchezza. Lasciate passare il tempo, portate pazienza ed anche in questo caso il vostro capitale aumenterà infischiandosene del rialzo dei tassi che nel lungo periodo diventa di fatto un’opportunità.

Buon investimento!

Msci EMU
Msci EAFE
Msci EMERGING
BBG Global Aggregate Bond Eur
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Rendimento chiama Rendimento

yield

Prezioso articolo di Michael Batnick sul blog The Irrilevant Investor che va ad arricchire il filone dedicato a quella che Einstein definì l’ottava meraviglia del mondo, ovvero la capitalizzazione composta degli interessi. Ho ricevuto diverse osservazioni in passato sui numeri che vengono utilizzati per creare un’affascinante curva che sale in modo sempre più parabolico verso l’alto con il passare del tempo.

C’è chi dice che è impossibile simulare ad esempio un 6% di rendimento in ogni annata per i prossimi 30 anni. C’è chi dice che certi livelli di rendimento sono troppo elevati alla luce delle valutazioni attuali e sostanzialmente impossibili da raggiungere. Tutto giusto e discutubile, ma qui noi non vogliamo promettere per non mantenere, vogliamo spiegare per capire progettando il futuro con buon senso.

Il grafico riportato sul sito dell’advisor americano mostra l’andamento dell’Etf replicante dello S&P500 in versione total return affiancato dal solo indice di prezzo S&P500. La differenza, dopo 24 anni è notevole, 284%. Ma se i dividendi incassati rappresentano il 46% di questa cifra, da dove arriva il rimanente 238%? Continua a leggere

Con i piedi per terra

feet

Oggi poche parole, ma un paio di grafici che definirei molto consistenti.

Il primo è relativo ai bond ed alla probabilità di rendimento che saranno capaci di offrire da qui a 10 anni.

I rendimenti di oggi offrono una ragionevole, per non dire elevata, probabilità di indicare all’investitore di quale sarà il ritorno totale del suo investimento fra 10 anni.

Il grafico ha un’ampiezza storica piuttosto lunga (1871-2015) e quindi ci sono pochi dubbi circa il fatto che l’acquirente di obbligazioni di oggi sa già in anticipo quale sarà probabilmente il suo rendimento totale annuo all’esaurimento della prossima decade.

bondIl secondo grafico invece ci fa passare al lato azionario.

Dal 1881 al 2015 il rendimento annuo di un indice azionario americano (9%) è stato generato per la metà da dividendi, per quasi il 20% da crescita degli utili, per quasi il 30% da inflazione e per appena il 3% da espansione di multipli di prezzo.

azio Continua a leggere

Grafico della Settimana: Spdr US Aristocrats

Continuano i post che mirano a mettere in evidenza gli andamenti grafici più interessanti ed originali di asset finanziari assolutamente replicabili da ogni investitore tramite fondi/ETF/ETC/Azioni/Obbligazioni/Valute.

La speranza è che questi spunti possano essere di aiuto nelle scelte di investimento presenti e future.

I grafici, per volontà dell’autore, non saranno commentati proprio perchè verranno selezionati solo quelli che “parlano da soli”.

Questa settimana presentiamo l’ETF Spdr Us Aristocrats, un prodotto che investe in società americane che da 20 anni aumentano costantemente i dividendi a favore dei propri azionisti. Qui trovate una spiegazione della filosofia che contraddistingue questi prodotti focalizzati sul dividendo.  Il canale rialzista rimane immacolato. Forse è opportuno attendere l’interessamento della parte bassa dello stesso per caricare la molla.

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Buona idea per pensionati in cerca di rendita

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Nei giorni scorsi nel post “La strategia del Dividendo” abbiamo cercato di spiegare le principali strategie legate appunto al dividendo ed applicabili nel mondo dell’azionario. La nostra preferenza era andata alla strategia legata alla crescita sistematica del dividendo, questo a discapito della semplice presenza del dividendo o del rapporto dividendo/prezzo più elevato.

In tal senso proprio a inizio dicembre una bella analisi di S&P Dow Jones Index  è andata a confermare molte delle idee che già avevamo formulato in quella sede.

Interessante la prima tabella che mostra come in un ambiente volatile le società appartenenti al paniere Aristocrats tendono a mostrare una decisa tendenza a sovraperformare, sia l’indice generale che quello High Dividend costituito dalle società a maggiore rendimento da dividendo in rapporto al prezzo. La cosa interessante è che storicamente, anche in regimi di bassa volatilità, queste società sono capaci di creare una performance superiore all’indice generale.

div1 Continua a leggere

La strategia del dividendo

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Seppur in crescita, i rendimenti offerti dai mercati obbligazionari rimangono modesti in ogni parte del mondo ed il dividendo da azione può esercitare sempre un certo fascino. Ovviamente gli investitori scoprono che le azioni offrono “cedole” variabili solo quando non hanno alternative, ma il dividendo rappresenta una fetta consistente se non maggioritaria del ritorno generato da un investimento azionario.

Dal data base di Robert Shiller scopriamo infatti che dal 1881 al 2015 il 50% del rendimento nominale (al lordo di inflazione) delle azioni americane è arrivato dai dividendi. La percentuale sale al 70% in termini reali ovvero depurati dall’inflazione.

Come sapete sono un amante della capitalizzazione composta ed il pensare che ogni anno le mie azioni crescono di numero per effetto del semplice reinvestimento del dividendo è un qualcosa che mi rende soddisfatto. La mia partecipazione ad una società aumenta reinvestendo gli utili che la stessa mi retrocede.

Esistono tre principali tipi di strategie legate all’utilizzo dei dividendi azionari al fine di generare reddito.

  1. investire in società che pagano semplicemente un dividendo evitando quelle che non lo pagano. La strategia è quella del Dividendo Pagato.
  2. investire in società che aumentano nel tempo i loro dividendi evitando quelle che li tagliano o li azzerano. La strategia è quella del Dividendo Crescente.
  3. investire in società che pagano alti dividendi rapportati al prezzo di mercato. La strategia è quella del Dividendo High Yield.

Ogni strategia ha i suoi pro e i suoi contro, ma solo alla fine vi dirò qual’è la mia preferita. Continua a leggere

Se Proprio vi Piacciono le Commodity…

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Ottima analisi da parte della società americana GMO che conferma ciò che in altre occasioni anche noi di Investire con Buon Senso avevamo già scritto sul blog. Se veramente credete nelle commodity comprate azioni e non replicanti più o meno efficienti della materia prima.

Se come abbiamo già visto qui e qui gli Etc che replicano l’andamento delle commodity perdono efficienza con il passare dei mesi, investire nell’azionario settoriale offre una serie di vantaggi non solo legati al dividendo incassato (assente con l’investimento in materie prime), ma anche a parametri di ottimizzazione del portafoglio di investimento. Vediamo nel dettaglio qualche spunto che GMO offre nella sua ricerca. Continua a leggere

Che bella palestra il 2000!

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Il Nasdaq Composite ha di recente superato i mitici massimi storici del 2000. Valutazioni folli fecero deflagrare una delle più importanti bolle speculative dell’ultimo secolo (quella della new economy) bolla completamente riassorbita 16 anni dopo. Da quel 10 marzo del 2000 il per un indice come il Nasdaq Composite è stato pressochè nullo.

Il Nasdaq però non è nato a marzo 2000 e non è certamente rappresentativo di tutta la borsa americana.

Considerare un’azione come un’obbligazione a lunga scadenza almeno in termini di orizzonte temporale è fondamentale. Se guardiamo al ritorno del Nasdaq Composite a distanza di 10 anni scopriamo che siamo al 9,4% composto annuo, a 20 anni scendiamo al 7,9% (qui c’è lo zampino della bolla internet appunto), a 30 anni torniamo guarda caso al 9,4% annuo.

Ovviamente questo non significa che le performance del passato si ripetono, ma nel lungo periodo tendono ad essere positive e ad appiattirsi verso livelli similari.

Un secondo punto su cui battiamo sempre è la rappresentatività di un indice. Continua a leggere

Semplici Idee per Determinare le Vostre Attese di Rendimento

John Bogle , il fondatore di una delle più importanti case di gestione al mondo (Vanguard) nonché l’autore di una delle pietre miliari dell’editoria finanziaria (The Little Book of Common Sense Investing: The Only Way to Guarantee Your Fair Share of Stock Market Returns) ha di recente formulato la sua aspettativa di rendimento per i prossimi dieci anni sia del mercato azionario che del mercato obbligazionario. Ma di questo ne abbiamo già parlato; quello che però trovo interessante è il modo in cui Bogle ha creato queste stime di lungo periodo.
Nelle previsioni appaiono infatti due numeri. Il 3% è il rendimento atteso nominale per i bond, il 6% quello per l’azionario. Continua a leggere