Vedere Cammello Pagare Moneta

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Cullen Roche sul suo blog sembra già allertare gli investitori circa le proposte che i gestori di fondi a gestione attiva (ma forse anche di Etf smart beta) potrebbero presto inviare, tramite la loro offerta di prodotti, alla clientela privata.

Se oggi lo scenario di bassi rendimenti attesi riguarda sia azioni che bond, sarebbe un assurdo dover pagare alte commissioni per avere bassi ritorni reddituali.

Tutta l’industria del risparmio gestito dovrà ridimensionare le proprie pretese sia per il contesto di mercato che per la concorrenza dei prodotti low cost.

Il processo sarà lento ma inevitabile, ma ovviamente ci sarà qualche fondo a gestione attiva che però cercherà di salvare conti, bilancio (e bonus) “imponendo” all’investitore  prodotti complessi e cari. E qui l’investitore dovrà alzare la guardia. Continua a leggere

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Andare Oltre le Vetrine Luccicanti

vetrina

Un buon consiglio che mi sento di dare a chiunque di voi si dovesse trovare di fronte ad una scheda informativa di un prodotto finanziario gestito, fondo o Etf che sia, è quella di leggere sotto una veste diversa la sezione dedicata alle performance degli anni passati.

Su questo ovviamente gli esperti di marketing puntano molto sia per esaltare i risultati positivi magari rispetto ad un benchmark, sia per esaltare la tenuta del prodotto nelle fasi particolarmente negative. L’occhio vuole la sua parte e vedere numeri positivi in doppia cifra fanno propendere per una maggiore considerazione di quel prodotto. Ma attenzione perché state leggendo male il documento.

Intanto non è detto che il vostro investimento risulti avere la stessa cadenza temporale. Se state portando avanti un piano di accumulo da 3 anni, il rendimento a 12 mesi del fondo non sarà ovviamente il vostro visto che voi state facendo entrare il denaro mese dopo mese, mentre la performance annua è basata su un prodotto acquistato in un colpo solo un anno fa. Continua a leggere

Cambia il Menù ma gli ingredienti sono sempre gli stessi

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Leggendo di recente un libro di finanza comportamentale ho trovato tra le fonti questo  articolo . Nella sostanza vengono indicati alcuni trucchetti che usano i ristoratori per cambiare tutto senza cambiare nulla nel menu offerto al cliente. Qualche ritocco estetico ed il fatturato comincia a salire senza aver cambiato un ingrediente.

Gli autori dello studio (i ricercatori della Cornell University) avevano ad esempio notato come semplicemente ridenominando di alcune voci del menu in modo accattivante le vendite aumentavano fino al 28%. Ad esempio un filetto di pesce che sul menù si trasformava in “succulento filetto di pesce italiano” spingeva i clienti a scegliere molto più spesso quel piatto. Gli stessi clienti erano poi disposti a spendere mediamente fino al 12% in più per menù con nomi fantasiosi. Continua a leggere

Dialogo tra Sordi

Un bel rapporto di State Street di qualche tempo fa intitolato il folklore della finanza, metteva giustamente in luce come i due attori principali del processo di investimento, i professionisti degli investimenti e gli investitori, per una serie di motivi parlavano due lingue diverse.

I primi alla ricerca costante di alfa di fatto spendono tempo e risorse in un’attività che non solo è difficilissima da realizzare, ma soprattutto non è così rilevante se guardiamo a quello che realmente interessa ad un cliente, una crescita costante del capitale nel tempo in linea con i suoi obiettivi, obiettivi che con l’alfa hanno veramente poco a che fare.

Dall’altra parte l’investitore privato sa che per raggiungere determinati successi finanziari servono tempo e pazienza, peccato che la voglia del mordi e fuggi e soprattutto l’eccessiva fiducia nelle proprie abilità porta a deviare troppo spesso da questa rotta.

Ecco così che tra i professionisti della finanza si scatena la guerra a chi ottiene un alfa maggiore (quindi la capacità di battere un benchmark con un rendimento anche di un solo cent superiore), battaglia spesso destinato all’insuccesso per matematica, natura e a volte incapacità dei gestori.Soprattutto in pochi si pongono la domanda fondamentale, ma ai nostri clienti interessa veramente sapere che abbiamo battuto un parametro di riferimento verso il quale ci siamo misurati?

La risposta è no o meglio sì. Al cliente interessa sapere che dispone di un cavallo di razza, peccato che correre una corsa su un ippodromo ovale quando la vita è un percorso ad ostacoli serve veramente a poco.

Sono i bisogni, sono gli obiettivi, sono i tempi, sono le tasse, sono gli imprevisti, solo alcuni dei reali benchmark che interessano realmente l’investitore privato.

Probabilmente il processo sarà ancora lungo, ma l’industria finanziaria sempre più influenzata dalla necessità di calibrare i propri prodotti sulle necessità dei singoli clienti, credo punterà in questa direzione.

Arriveranno errori ed eccessi (la bolla speculativa degli psicologi motivatori di finanza è già in corso), ma l’inevitabile obiettivo dell’industria finanziaria deve essere quello del vestito su misura, anche e soprattutto in un mondo sempre più influenzato dai social network e da quei Big Data. Nel mezzo (come sempre) occhio ragazzi a fregature e imbonitori.