Missione impossibile, rendimento positivo sulla liquidità

come impiegare la liquidità sul conto corrente?

La gestione della liquidità sembra essere diventata improvvisamente centrale nelle strategie di istituti finanziari, imprese e piccoli correntisti. Ognuno di questi attori ha ovviamente una sua prospettiva e un suo interesse, ma quella di far “rendere” la liquidità è diventata per tutti quanti una missione da realizzare con ogni mezzo.

Dovrei pure pagare per portare i soldi in banca, questa la frase più gettonata che scatena la ricerca di conti correnti a costo zero e prodottini sicuri in grado di generare un pò di rendimento positivo sui soldi risparmiati.

Un privato cittadino con un livello di ricchezza medio difficilmente dispone di un saldo di conto corrente con oltre 100 mila euro per periodi prolungati di tempo. Questo gli permette di avere a disposizione uno strumento dove depositare il denaro tutto sommato privo di rischi (i depositi sono garantiti dal fondo interbancario di tutela dei depositi fino a 100 mila euro per depositante e per banca) e mediamente con costi molto contenuti.

Per imprese e banche il cash diventa invece un onere aggiuntivo da gestire in quantità sicuramente differenti che necessitano trattamenti diversi.

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Liquidità esagerata = inflazione assicurata ?


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Qualche settimana fa Bloomberg ha pubblicato un interessante articolo nel quale veniva dibattuto il tema inflazione ed il rischio di perdite inattese che questa potrebbe generare nei portafogli degli investitori. Ovviamente l’articolo fa riferimento ad un qualcosa di assolutamente impensabile ad oggi, ma è un dato di fatto che tutti i comportamenti di banche centrali e Governi vanno in questa direzione.

In questo articolo sul nostro blog abbiamo citato un recente studio che mostra come la tendenza dei tassi di interesse reali al declino parte da lontano e quindi non stiamo vivendo una fase eccezionale. Però la FED ha messo sul mercato 3 trilioni di $ di liquidità, i tassi sono a zero ed il deficit federale americano nel 2020 sfiorerà i 3,7 trilioni di Dollari (il triplo di quelli stanziati nel 2009). Non noccioline e possibile benzina sul fuoco (ora spento) dell’inflazione futura.

Il Covid – 19 ha distrutto le catene tradizionali di fornitura mettendo in discussione l’architettura del commercio globale basata sull’import a basso costo dai paesi emergenti. Tanto cash, prodotti e servizi non più importabili come prima, perché l’inflazione non dovrebbe ripartire? Mistero. Continua a leggere

Un rischio sottovalutato, l’illiquidità di uno strumento finanziario

Il fattore liquidità è da sempre un elemento cruciale per il successo di un piano di investimento. Un fattore però molto spesso sottovalutato dall’investitore medio.

Tendenzialmente ricordiamo solo periodi particolarmente critici per le asset class di investimento più tradizionali (vedi il caso del 2008), momenti in cui i book azionari ed obbligazionari vivono momenti della giornata “deserti” in cui l’incrocio tra denaro e lettera risulta problematico. In realtà questo elemento è sempre presente in misura più o meno intensa.

Dipende per l’appunto dalle caratteristiche degli strumenti utilizzati, ma anche dai momenti di mercato e dalle politiche monetarie.

Quando le banche centrali inondano il mercato con la liquidità gli spread di qualsiasi natura si restringono ed anche investimenti particolarmente illiquidi suscitano l’interesse degli investitori comprimendo il premio per il rischio.

Il premio per l’illiquidità è un elemento anch’esso trascurato ma determinante nella definizione del rendimento atteso di un investimento. Continua a leggere

E se lo shutdown capitasse anche a noi?

shutdown

La maggior parte di coloro che leggono questo blog avrà probabilmente letto o sentito che negli Stati Uniti è in corso lo shutdown. I servizi televisivi mostrano con insistenza dipendenti federali senza stipendio che cominciano a chiedersi come pagheranno la bolletta a fine mese, la mensa della scuola, o la rata del mutuo.

In realtà lo shutdown può capitare in qualsiasi momento della vita a ciascuno di noi. Stipendi che non vengono pagati dal datore di lavoro in difficoltà economiche, crisi economiche che mandano in pezzi le attività di artigiani e professionisti, pensioni che non vengono più pagate perchè il debito italiano entra in default. Ipotesi che diventano realtà quando le viviamo sulla nostra pelle o se coinvolgono amici vicini o lontani (vedi il caso Grecia).

Come per i cittadini americani, se arriviamo a questo evento impreparati il dramma è di quelli da far tremare i polsi. Imprecare e dare la colpa agli altri non solo serve a poco, ma molto spesso è sbagliato poichè una bella fetta di responsabilità è annidata nei nostri comportamenti “finanziari”. Vediamo perchè. Continua a leggere

Gli Dei sono tornati e per loro Cash is the King

Riprendendo una parte del titolo di uno dei migliori libri della storia finanziaria (è il primo della nostra personale lista di libri consigliati), gli Dei sono tornati e come spesso succede nei momenti in cui sorgono le difficoltà, l’uno copre l’altro in una view che sa tanto di copia e incolla.

In questo finale di 2018 ha cominciato Goldman Sachs, ha proseguito JpMorgan, ha chiuso (per ora) Bank of America .

Quindi a quanto pare il consiglio per tutti quanti noi poveri umani investitori è quello di andare sul cash (in italiano liquidità). Grazie mille ragazzi, peccato che il mercato azionario si è già preso una bella imbarcata (con le borse mondiali ex Us ormai in bear market) e quello obbligazionario ha dimostrato una buona capacità di decorrelazione in questa ultima parte dell’anno riguadagnando terreno.

Ma cosa dicevano i nostri amici divini l’anno scorso?

Ok ricominciamo il giro. Continua a leggere

Liberi di scegliere

Ben Carlson ha pubblicato sul suo blog  un articolo molto pragmatico su quello che un investitore può fare dopo aver letto, riletto, sentito, risentito che i mercati azionari sono cari. Non vi tedierò ancora con il CAPE di Shiller ormai sopra a quota 30 per la borsa americana.

Prendendo spunto dallo scritto di Ben ed aggiungendo qualche considerazione del vostro autore, senza girarci troppo attorno con supercazzole varie, quando avete paura di essere alla viglia di un ribasso sui mercati azionari avrete la possibilità di scegliere tra:

  • Mettervi in liquidità. Soluzione condivisile, attualmente a rendimento negativo e con la concreta possibilità che il timing non risulti corretto perdendovi per strada altri 20-30-40% di rialzo dell’azionario.
  • Spostare il capitale tutto sui bond. Soluzione con una sua logica di decorrelazione con le azioni. Se l’uno scende, l’altro solitamente sale. Esistono le eccezioni, esistono i rischi riempendosi il portafogli di obbligazioni a rendimento reale in diverse parti del mondo negativo, esistono i rischi di rialzi dei tassi in un contesto di azionario che continua a tirare.
  • Ruotare l’asset allocation sia geograficamente che settorialmente. Scelta condivisibile ed obbligata per chi ha un “home bias” molto forte all’interno del proprio portafogli, scelta rischiosa se fatta in modo netto e mal diversificato.
  • Muovere tatticamente il portafoglio. Per questo servono competenze, fortuna e tanto tempo libero e non sempre il risultato è garantito lato rendimento (lato costi invece sì).
  • Modificare le proprie aspettative (al ribasso scegliendo soluzioni più prudenti) oppure, e questa per me è la soluzione ideale, aumentare il risparmio da dirottare verso l’investimento. La vostra strategia e la vostra asset allocation potranno andare avanti e le vostre aspettative di capitale finale rimarranno le stesse.

Non esistono soluzioni esoteriche per evitare l’inevitabile.

Quando il vento gira ed è contro i vostri investimenti potrete tirare la coperta da una parte scoprendola dall’altra.

Chi promette soluzioni buone per tutte le stagioni vi sta raccontando solo una parte della verità. Realismo e buon senso, sempre.

Investire tutto subito oppure in modo progressivo?

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Tra le incertezze che più frequentemente inquietano gli investitori c’è quella di decidere se investire una somma di denaro disponibile in una botta unica oppure tramite ingressi progressivi. La paura di entrare con tutta la posta è sempre presente. Quando il mercato è in rialzo, perchè non vogliamo fare la figura dei polli che entrano sui massimi. Quando il mercato è in ribasso, perchè vogliamo comprare a prezzi più bassi visto (ed anche qui non vogliamo fare la figura dei polli).

Peccato che spesso e volentieri questa strategia attendista dura moltissimo e si straduce in ingressi un pò confusi. Anzi molto spesso il cash rimane per tantissimo tempo la parte preponderante dell’investimento di fatto sprecando tempo e rendimenti preziosi. Se non avete bisogno di una ruota di scorta per le emergenze restare liquidi è una scelta sempre perdente.

Ma cosa è meglio fare? Una risposta a questo dubbio ha provato a fornirla Vanguard in una breve ricerca pubblicata nei giorni scorsi.

La più grande società di risparmio gestito in stile passivo del mondo ha fatto un esercizio molto semplice. Ha simulato per tre paesi (Stati Uniti, Gran Bretagna ed Australia) cosa sarebbe successo ad un ideale portafoglio di investimento 60% azioni 40% obbligazioni, acquistando in una soluzione unica, oppure in alternativa in modo progressivo nell’arco di 12 mesi. Continua a leggere