Scelte Difficili ci Aspettano

Riprendo ancora la discussione circa l’evoluzione demografica mondiale già trattata qui (il problema europeo non è la Grecia ma la demografia)  e qui e che, almeno secondo il sottoscritto, potrebbe influenzare parecchio le aspettative di qualsiasi investimento nei prossimi anni. L’interessante articolo di Paul Kasriel di Econtrarian  mostra come la curva demografica americana, pur essendo meno drammatica di quella europea, presenta degli elementi strutturali per i prossimi 40/50 anni piuttosto prevedibili e sui quali fare qualche ragionamento, come sempre in questi casi molto in libertà.demo1
Il primo grafico mostra il tasso di crescita annuale (rolling su 10 anni) della popolazione americana in età lavorativa 16-64 anni. Nel 1980, all’epoca del picco dei tassi di interesse americani sulla scadenza decennale, la crescita a 10 anni della popolazione attiva era del 1,8% annuo. Nel 2000 lo stesso tasso di crescita scese al 1,3% mentre nel 2020 è atteso un modestissimo +0,4% che comunque non rappresenterà il minimo visto che il momento peggiore arriverà dieci anni dopo. Come si vede chiaramente in quel momento la demografia attuale (cioè i nati nel 2014 che cominceranno ad entrare nel mondo del lavoro) permetterà la formazione di una gobba favorevole per circa 15 anni, sempre comunque con un tasso di crescita che non andrà oltre lo 0,5%.

Le cattive notizie però devono ancora arrivare secondo Kasriel ed il secondo grafico lo conferma molto bene.

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Guardare solo un lato di una medaglia (la crescita seppur modesta della popolazione attiva) rischierebbe di farci considerare una realtà parziale. Se infatti allarghiamo lo sguardo anche alla restante parte della popolazione (quella passiva e non produttiva fatta di pensionati e bambini) ci rendiamo subito conto come la componente attiva del mondo lavoro dovrà sopportare, come in Europa, una pressione altissima.

Il rapporto tra i cosiddetti Working Age e i Non Working Age ha toccato proprio di recente un picco a 1.9 ed è previsto in caduta verticale a 1.5 al 2040 prima di un piccolo sollievo legato a quella gobba di cui prima e che comunque non farà altro che rallentare la caduta.

Secondo l’economista americano tutto questo avrà un impatto decisivo sul rallentamento strutturale della crescita americana il quale potrà essere contrastato o con età pensionabili più alte, o con una maggior immigrazione, o con un aumento eccezionale della produttività tramite tecnologia sempre più invasiva. Personalmente non so e non posso neanche pensare di fare previsioni a così lungo termine, ma tutte e tre queste soluzioni inevitabilmente si intrecceranno. Alla fine però credo che sarà la terza quella dominante con tutte le conseguenze del caso.

Le innovazioni tecnologiche cambiano e cambieranno strutture sociali, le professionalità (la generazione Y o Millennials farebbe bene a farsi trovare pronta perché il loro momento sta finalmente arrivando), ma anche equilibri economici. Non so se le economie cresceranno di meno o di più e con quale redistribuzione, sinceramente non so neanche se questa curva demografica porterà ad una stagnazione secolare di rendimenti obbligazionari ed inflazione.

Tutto quanto questo antipasto, demografia compresa, sembrerebbe remare per almeno una decade verso un’impostazione dal basso profilo in termini ritorni da investimento. Non facciamoci però spaventare poiché è proprio nelle fosche previsioni che si nascondono anche tante opportunità. Se rendimenti attesi bassi dovranno essere sarà sempre meglio di zero ed anche se la capitalizzazione composta lavorerà con meno intensità rispetto alle decadi passate, l’importante è che sia presente e che sia in grado di permettere al nostro risparmio di raggiungere gli obiettivi. Se poi i rendimenti non ci aiuteranno il piccolo sacrificio di una quota aggiuntiva di risparmio compenserà ciò che il mercato non sarà stato in grado di ritornare.

Leggi anche: Il problema europeo non è la Grecia ma la demografia

Il problema europeo non è la Grecia ma la demografia (parte seconda)

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2 thoughts on “Scelte Difficili ci Aspettano

  1. Mario 29 giugno 2015 / 7:08

    Ciao Archeowealth, interessante serie di articoli!
    Vorrei sapere cosa ne pensi riguardo al debito pubblico di alcuni paesi occidentali (Italia in testa) che sta crescendo sempre di più anche per supportare la popolazione che invecchia sempre di più…
    E’ chiaro che sta crescendo a ritmi insostenibili e non potrà mai essere rimborsato.
    Ciao!

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    • archeowealth 29 giugno 2015 / 23:14

      Ciao Mario, grazie! Il tema mi affascina non c’è dubbio. Penso anche che questa materia influenzi in modo notevole l’andamento per esempio del mercato obbligazionario. Tassi bassi rappresentano le attese di crescita economica degli operatori e quando la crescita demografica latita anche la congiuntura fa lo stesso se la produttività non compensa. Credo che da quest’ultimo lato la robotica e la tecnologia compenseranno la stanchezza demografica ma forse ci vorranno ancora anni e le conseguenze sociali sono tutte da verificare.
      Per quello che riguarda di debiti…beh un debito si ripaga con maggiore virtuosità, con maggiori entrate fiscali, con privatizzazioni, con inflazione, con crescita più vigorosa o con ristrutturazione. Ogni soluzione mi pare aperta ma è abbastanza ovvio che per noi italiani curva demografica e curva del debito sono incompatibili. Ritengo però che se il processo di unificazione europea andrà avanti (anche se con questi politici…mah) si arriverà all’unione fiscale e quindi ai famosi Eurobond. Non so a quali costi e con quali sacrifici, ma anche questo mi sembra un passaggio inevitabile se si vorrà evitare la soluzione da te prospettata.

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