By |Categorie: Pensione|Pubblicato il: 13 Settembre, 2015|

Nei giorni scorsi stavo ragionando sulla mia percentuale di contribuzione ad un fondo pensione privato. Obiettivamente trovo corretto da parte di lavoratori autonomi e dipendenti impostare un ragionamento di lungo periodo su questi strumenti i quali, pur con tutti i loro limiti (portabilità ancora complessa, scarsa flessibilità in uscita solo per citare due esempi) offrono vantaggi fiscali importanti che hanno riflessi di non poco conto sulle performances di lungo periodo del vostro zainetto previdenziale.
Apro e chiudo una parentesi. Il fondo pensione può servire anche come zainetto immobiliare visto che vi permette di attivare un piano di accumulo che per il 75% potrà poi essere utilizzato per eventuali spese di acquisto o ristrutturazione di prima casa propria o dei figli con una tassazione molto favorevole del 23%. Non lo prendo in considerazione ma lo stesso zainetto può essere considerato anche come sanitario poiché vi permetterebbe di far fronte a spese, ovviamente impreviste, legate a problemi di salute gravi che nel corso della vita per sfortuna potreste incontrare. Qui la tassazione è ancora più favorevole e pari al 15%.

Detto ciò non bisogna mai dimenticare che spesso e volentieri i fondi pensione annualmente trattengono delle commissioni di gestione al sottoscrittore, costi che vanno a ridurre il montante finale. Occhio ai costi ma attenzione anche che la tassazione, pur essendo agevolata, alla fine ci sarà.

Il mio ragionamento se aumentare o meno la quota versata è proprio legato alla tassazione che, comunque vada (15% o 23%), sarà differita. Questo vi offre un indubbio vantaggio finanziario legato al fatto che il vostro denaro lavora in capitalizzazione composta a valore pieno di 100. Al contrario, investendo solo il netto percepito in busta paga decurtato del 23%, 27%, 38% o quant’altro, la capitalizzazione composta lavorerà a regime più basso.

Se anche avete una tassazione del 23% il gioco è comunque a vostro vantaggio. Investire 100 euro immediatamente e per 15 anni a rendimento 2%, fra 15 anni vi porterà ad un montante di 21.167 Euro. Se invece investite 100 – 23% di tasse che vi chiede il Fisco (quindi 77 al mese), il vostro montante finale dopo 15 anni sarà di 16.298 Eur, ben 4.869 euro in meno. A questo punto potrete anche estrarre il 75% del valore per esigenze immobiliari ed ecco che il fisco vi chiederà indietro le tasse il cui pagamento è stato semplicemente differito. Attenzione però perché su un imponibile più elevato nel frattempo ha lavorato il 2% di rendimento con un ovvio vantaggio che si rifletterà nel montante finale.

Non voglio convincere nessuno, ma se cominciamo a salire negli scaglioni di aliquota Irpef il vantaggio diventa esponenziale e questo perché la legge non fa differenza di reddito all’atto del riscatto da anticipazione (o semplicemente per raggiunti limiti di età pensionistica). Se avete un reddito lordo superiore ai 28 mila euro ogni euro in più che guadagnate è tassato al 38%, ben 15 punti percentuali in più dell’ipotesi peggiore legata ad un riscatto al 23% dal fondo pensione. Ogni 100 euro messi in un fondo pensione a quel punto capitalizzeranno rendimento partendo da base 100. Se invece deciderete di far accreditare in busta paga i 100 euro nettati dalla tassazione del 38% metterete sul piatto dell’investimento solamente 62 euro. Ovvio che un 2% su 100 è diverso da un 2% su 62 e quando arriverete al momento del riscatto, seppur parziale, oltre al vantaggio di rendimento otterrete anche un indubbio vantaggio fiscale. A fronte del 38% che avreste dovuto pagare il Fisco vi chiederà solo il 23%.

Provate a immaginare cosa potrebbe succedere a questi numeri ragionando su cifre più consistenti o ancora meglio su rendimenti più elevati. Quando vi ho detto che bastano 50 euro  al mese non scherzavo affatto e se poi a quei 50 euro ne aggiungete altri 50 da mettere su un fondo pensione possiamo tranquillamente dire che il vantaggio diventa a leva.

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4 Commenti

  1. Johnnyfer 27 Febbraio 2018 at 00:27 - Reply

    Ciao e grazie per i contenuti che condividi su questo blog, che sto letteralmente divorando.
    Oggi riflettevo proprio su questo argomento, cercando di capire se convenga davvero aderire a un fondo pensione. I vantaggi fiscali ci sono indubbiamente, ma se è vero che questi siano evidenti a parità di rendimento, da rapidi calcoli si nota come 100/mese investiti per 30 anni al 2% portino pressappoco allo stesso montante di (100-23%)/mese investiti per gli stessi 30 anni al 4%, ad esempio in un portafoglio bilanciato. Dal momento che, come giustamente insegni, l’importo versato e l’orizzonte sono gli unici parametri certi, considerati i numerosi vincoli imposti da questi fondi, non sono così sicuro della loro convenienza. Sbaglio qualcosa nel mio ragionamento?

    • Johnnyfer 27 Febbraio 2018 at 19:25 - Reply

      Innanzitutto ti ringrazio per i commenti. Mi approccio da poco a queste tematiche, per cui ho solo da imparare da questi confronti.
      Il delta che ho adottato era dovuto essenzialmente ai costi e all’idea, probabilmente errata, che un fondo pensione, vista la finalità, operi di per sé in modo relativamente prudente.
      Quanto al resto, la simulazione voleva farmi capire quanto vantaggio fiscale mi verrebbe eroso qualora la gestione del fondo comportasse uno scenario come quello che ho evidenziato, magari accorgendomene solo in un secondo momento, e considerato che non avrei modo di agire su quelle stesse voci (costi), né di disinvestire come con un PF di ETF. In questo senso la vicinanza dei risultati mi ha lasciato alquanto perplesso.
      Non ho capito appieno l’ultimo appunto. Dal momento che sono i versamenti stessi a generare il vantaggio fiscale, mi pare di non essere libero di investire quest’ultimo in altri strumenti, in quanto già investiti nel FP. O sbaglio?
      Comunque i dati numerici erano esemplificativi: di fatto sono un “millenial” la cui aliquota marginale IRPEF è 27% e, fortunatamente, la mia capacità di risparmio assai maggiore. Da quì la necessità di comprendere i meccanismi dell’investimento. Sicuramente continuerò ad approfondire l’argomento, credo che la piena consapevolezza debba essere alla base di qualunque decisione.
      Ne approfitto per un’ulteriore domanda (la cui risposta è probabilmente ovvia): dal momento che l’abbattimento dell’IRPEF avviene sia mediante deduzione che detrazione, sarebbe “furbo” ponderare l’eventuale contribuzione al FP nel tentativo di avvicinare a zero l’importo dovuto? Mi spiego meglio. Ipotizziamo un imponibile di €20k (IRPEF dovuta mi pare €4800) e detrazioni in essere (lavoro dipendente, ristrutturazioni ecc.) per €3800 annui. L’IRPEF netta sarebbe pari a €1000. Effettuare versamenti per €5000 comporterebbe un risparmio pari a ulteriori €1350, portando il saldo in negativo e vanificando parte delle detrazioni. La soluzione sarebbe limitare la contribuzione affinché il risparmio non sfori i €1000 (ossia 1000/27% = €3700 circa)?

  2. Pasquale G. 14 Settembre 2015 at 08:54 - Reply

    Grazie mille per la tua disponibilità, davvero un ottimo spunto.

  3. Pasquale g. 13 Settembre 2015 at 09:42 - Reply

    Ciao.
    Parlavi di aver aderito ad un fondo pensionistico privato, è possibile sapere quale? A tuo modo di vedere è il più economico sulla piazza in fatto di commissioni? Te lo chiedo perché da tempo stavo pensando anche io di fare questa scelta ma sono rimasto sempre dubbioso sui costi e sui rendimenti finali

    Grazie

    P.

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