Azioni vs bond, quando il Periodo fa la Differenza

Ad inizio settembre Morningstar ha pubblicato un interessante articolo che mette a tacere anche coloro che criticano la presunta supremazia dell’azionario sul mercato obbligazionario nel lungo periodo al di fuori dei mercati americani. Anche in questo blog abbiamo spesso fatto riferimento agli Stati Uniti come fonte di informazioni storiche affidabili per fare certi ragionamenti. Gli analisti americani hanno dimostrato però che le conclusioni sulla borsa americana possono essere estese anche per altri 19 paesi in un orizzonte di 110 anni.
Alcuni spunti presi dall’articolo.
Nei 19 mercati analizzati (prevalentemente mercati europei a cui si aggiungono Usa, Canada, Giappone, Australia e Nuova Zelanda) la deviazione standard media annua nel periodo 1900-2009 dell’azionario è stata del 23.4% contro il 12.4% dei bond. La volatilità quindi su base annua dell’azionario è stata doppia di quella dell’obbligazionario, ma facendo la stessa misurazione su un tempo molto più lungo di 20 anni ecco che la volatilità dell’azionario ventennale media (rollando dalla partenza ogni anno in avanti di 20) è stata del 4% contro il 4,5% dell’obbligazionario. Su un orizzonte temporale di 20 anni quindi i bond sono stati più rischiosi delle azioni.

Ancora più interessante l’analisi volta a capire se queste asset class proteggono effettivamente l’investitore dall’inflazione. I risultati sono piuttosto ambigui su scansioni temporali brevi sia per i bond che per le azioni, ma ancora una volta allungando l’orizzonte temporale a 20 e 30 anni abbiamo la sorpresa.

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Il mercato americano in 110 anni di storia (tra l’altro le statistiche sono state appositamente fermate al 2009 per prendere il momento peggiore) non ha mai avuto rendimenti reali negativi a 20 e 30 anni, mentre per l’azionario mondiale, se a 30 anni si conferma il risultato di zero probabilità, a 20 anni esce un modestissimo 2,2%. Ma guardate i bond. A 20 anni avete 4 probabilità su 10 di veder erodere il potere d’acquisto del vostro denaro, ma anche su un orizzonte più lungo di 30 anni avete 3 probabilità su 10 che questo accada.

Andando a scavare nella statistiche si capisce l’importanza della diversificazione. Paesi come Italia e Francia ad esempio hanno mostrato ritorni negativi in termini reali sull’azionario a 30 anni nel 13,6% dei casi, ma anche in questo caso i bond hanno fatto molto peggio con ritorni reali negativi rispettivamente del 79% per l’Italia e del 59% per la Francia. Curiosità, solo la Svizzera perde questa singolare sfida con i ritorni reali ventennali dell’azionario diventati negativi nel 11% dei casi contro il 7,7% dei bond.

La stessa Morningstar previene poi una critica ammettendo che questa analisi è stata fatta sui paesi che 110 anni dopo sono risultati i vincitori economici, gli esiti avrebbero potuto essere certamente diversi prendendo in considerazione paesi soggetti a declino economico nell’ultimo secolo.

L’ultima parte dell’analisi rafforza i concetti espressi in precedenza. Sono stati di fatto cumulati i rendimenti nominali a 10, 20 e 30 anni dei mercati azionari ed obbligazionari tracciando tre risultati. Il mediano (per fornire un’idea di mezzo) ed i peggiori percentili (decimo e singolo) per mostrare anche i casi peggiori registrati dai due asset.

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Anche in questo caso l’azionario esce vincitore nel lungo periodo considerando pure le casistiche peggiori.

Sono solo statistiche ed il prossimo secolo potrebbe ribaltare tutto questo. Nessuno sa come si muoveranno i mercati e non possiamo certamente fare previsioni di lungo periodo. Il buon senso e la storia ci dicono però che andare contro queste statistiche non è solo sciocco, ma rischia di essere pagato a caro prezzo in termini di perdita di potere d’acquisto.

Tutto questo ruota ovviamente attorno all’avvertenza che serve tempo, molto tempo per vedere risultati favorevoli. Grazie all’effetto capitalizzazione composta i vostri risparmi saranno beneficamente influenzati da quella leva che molti gestori vogliono farvi pagare per raggiungere nell’immediato risultati superiori alla media utilizzando derivati, quasi mai con risultati confortanti.

Se volete togliervi la curiosità qui (s&p) potete vedere cosa hanno fatto combinato i gestori nel primo semestre dell’anno.

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