Go Global

Eccoci tornati dopo un periodo di vacanze nel “Grande Nord” europeo.

La mente preogressivamente si è liberata dalle tossine “finanziarie” accumulate durante l’anno ed ora è bella pronta a ripartire. Passare un periodo di tempo cercando di limitare al massimo l’interesse per i mercati finanziari (impossibile azzerarlo, deformazione professionale e internet che ti insegue) è un esercizio utilissimo per ridare alla mente quella giusta dose di elasticità e curiosità. Allora, pronti via. Il prima articolo di settembre ci mette subito davanti la necessità di rendere meno “domestico” il portafoglio di investimento. Scelta necessaria per alzare le prospettive di rendimento riducendo il rischio.

In una interessante ricerca, il “quant” americano Meb Faber ha sbattuto sulla faccia degli investitori americani una realtà che si fatica a voler accettare quando hai la borsa più forte del mondo e stai guadagnando un sacco di soldi dalle obbligazioni. Faber ha fatto un ragionamento semplice. Mediamente un 4% è il rendimento atteso sull’azionario USA (basandosi su vari criteri di valutazione come il CAPE di Shiller) per la prossima decade e 1,6% il rendimento atteso sui bond. Fate un classico 60/40,  togliete costi e fiscalità e mixate il peso azioni/bond a vostro piacimento, ma rimarrebbe ben poco. E allora che si fa?

Beh qui un po’ di fortuna  ce l’abbiamo perché Faber dice “Go Global” e tra il global ci sono anche gli investimenti in Europa esenti da un rischio aggiuntivo che è quello del cambio.

Un classico 60/40 su titoli americani dal 1926 al 2015 reso mediamente l’8,5%. L’inflazione ha eroso quasi 3 punti, ma si tratta in termini reali di oltre il  5% all’anno, risultato irripetibile per la prossima decade, almeno  sui parametri di valutazione attuali di borse e bond.

Quindi non bisogna più investire in America? Assolutamente no. Qui hanno sede più della metà delle capitalizzazioni mondiali e da qui parte tutto. Potrebbero esserci borse non americane che andranno meglio o che andranno peggio non raggiungendo nemmeno il 4% annuo. Bisogna diversificare, solito messaggio trito e ritrito.

Tranquilli non siete i soli a soffrire della sindrome da “home bias”. Come ha dimostrato Vanguard in una sua ricerca i risultati sono sconsolanti anche in altre regioni economiche finanziariamente ben più sviluppate di quella italiana.

E tranquilli questo non è un vizio solo dei piccoli investitori ma anche degli istituzionali come vediamo dal grafico successivo.

meb

Faber ha così elaborato il ritorno medio di un investimento 60/40 global ed ha trovato come, a fronte di un rendimento leggermente più basso (7,4%), la rischiosità del portafoglio e la massima perdita si sono abbassati (il tutto ovviamente visto da chi ha un rischio cambio basato sul Dollaro).

Il mercato vive di cicli e non necessariamente i mercati ex USA cominceranno a sovraperformare Wall Street domani. Certamente però non costa nulla diversificare su aree più convenienti che possano permetterci di alzare le aspettative di rendimento abbassando la volatilità come indica la storia.

Una piccola rinuncia di rendimento per un evidente vantaggio di maggiore protezione del nostro capitale.

Ma attenzione, gli investimenti non si limitano ad azioni internazionali ed obbligazioni statali, ci sono diversi rivoli che permettono di abbassare ulteriormente le correlazioni (o come si dice in gergo aumentare il beneficio della diversificazione).

Ad esempio gli asset reali (Oro, REIT, Inflation Linked, Commodities, ecc…). Faber, autore del libro Global Value: How to Spot Bubbles, Avoid Market Crashes, and Earn Big Returns in the Stock Market  ha creato così  il Global Portfolio dimostrando come, sulla base di dati di oltre 40 anni,  a parità di rendimento i rischi si abbassano.

Il massimo della vita con un asset allocation facilmente replicabile da ciascuno di noi e fruibile tramite l’ebook Global Asset Allocation: A Survey of the World’s Top Asset Allocation Strategies (English Edition) dove troverete le asset allocation più gettonate negli Stati Uniti dagli investitori che non vogliono gestire in modo troppo complesso i propri soldi.

A volte i consigli più semplici sono anche quelli più efficaci e invece troppo spesso si vede la finanza come un qualcosa di complicato. Ricordate che semplicità uguale risparmio di costi inutili, quindi maggiori utili e più tempo da dedicare alle proprie passioni.

Leggi anche: Portafoglio 60/40, cosa possiamo aspettarci per il futuro

 

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