Tanta fatica per avere l’1% in più…

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Supponiamo di avere a disposizione 10 mila Euro e la possibilità di risparmiare 100 Euro al mese per i prossimi 10 anni. Nel 2026 avremo di fatto accantonato 12 mila Euro che si aggiungono ai 10 mila esistenti.

Questi 22 mila Euro potranno seguire varie strade. Se ipotizziamo un rendimento medio annuo composto del 5%, il montante finale che potremo riscattare sarà di 32.137 Euro. Se facciamo lo stesso esercizio con un rendimento atteso del 6% il montante diventerà di 34.674, circa l’8% in più.

Questi numeri a distanza di 20 anni diventano rispettivamente 68.196 Euro per un rendimento annuo del 5% e 78.862 Euro per un rendimento annuo del 6%, il 15% in più.

Più passa il tempo (e più salgono gli importi di denaro investiti), più un risparmiatore è ovviamente ingolosito; ecco allora ecco che qui si infila il mitico alfa, ovvero la capacità del gestore di produrre rendimenti superiori a quello di un benchmark.

Supponiamo di non considerare i costi di un fondo e di prendere in considerazione solo il fatto che la gestione è attiva proprio per cercare di produrre alfa.

Alcuni studi hanno stimato un excess return dei gestori di fondi americani compreso tra il -8% e il +5%. Ovviamente non voglio prendere questi numeri per oro colato, ma che esista una grande variabilità nella possibilità di battere il benchmark da parte dei gestori è fuori di dubbio; noi vogliamo democraticamente sintetizzare quesot alfa medio in circa l’1%. Dobbiamo però trovarlo questo gestore ed ecco che qui comincia un lavoro piuttosto difficile.

Come si evince dal rapporto SPIVA 2015 https://us.spindices.com/resource-center/thought-leadership/research/,   l’82% dei gestori di fondi sottoperforma l’indice S&P500 nell’arco di 10 anni. Quindi dovremo trovare quel 18% di gestori capaci di battere il benchmark per andare a vincere quel punticino di sovra performance in più. Esercizio non facile, ma non finisce qui. Anche ammettendo di trovare il gestore giusto a questo punto sorge un piccolo problema, quello della persistenza della performance. Sempre dal rapporto SPIVA scopriamo che dei 641 fondi azionari americani che a marzo 2014 si trovavano nel primo quartile di performance, solo il 7% era rimasto in testa a marzo 2016.

Quindi, avendo sempre ben chiaro l’obiettivo di ottenere 1 punto in più del benchamrk, dobbiamo scovare nell’arco dei prossimi 10 anni quel 18% di gestori che battono il mercato e di anno in anno essere bravi a spostarci tra gli stessi vista la ridotta probabilità (7%) che lo stesso gestore rimanga in testa due anni dopo.

Per quello che mi riguarda troppa fatica. Così ora vi svelerò il mistero più semplice del mondo per creare da soli quel 1% di denaro in più che vi permetterà di raggiungere prima i vostri obiettivi. E potete anche non rischiarlo quel denaro, mettetelo in un salvadanaio e basta.

Ricordate la differenza a 10 anni tra il montante finale generato con il 5% di rendimento e quello con il 6%? Sono esattamente 2.537 Euro che in teoria un gestore attivo dovrebbe permettervi di ottenere senza sforzi spremendo al meglio il vostro capitale. Peccato che le probabilità non sono proprio dalla loro parte.

La soluzione più ovvia del mondo è semplicemente risparmiare circa 21 Euro al mese in più. In un anno fanno 252 Euro, in 10 anni 2520 Euro.  Una pizza in meno al mese ed il gestore è battuto. Semplice vero?

Leggi anche: Se rinunciassi ad una cena al mese

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2 thoughts on “Tanta fatica per avere l’1% in più…

  1. Lorenzo Smeraldi 1 dicembre 2016 / 10:39

    Io credo che un po’ di consapevolezza rispetto al fatto che una gestione attiva non garantisce un valore aggiunto rispetto ad una gestione passiva, inizia a maturare nel risparmiatore. Ma non è ancora sufficiente questo grado di consapevolezza ed apprezzo che tu proponga questa tematica all’interno del blog. Anche perché, il fatto che non ci sia garanzia di valore aggiunto ha un solo significato: la gestione attiva, rispetto alla gestione passiva, introduce un ulteriore elemento di incertezza oltre quello del rendimento futuro del mercato, cioè la performance del gestore rispetto al benchmark di mercato e questa ulteriore incertezza ha, tra l’altro, un costo superiore in termini di commissioni di gestione …

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