By |Categorie: Protezione|Pubblicato il: 6 Giugno, 2019|

L’investitore italiano va pazzo, non per i piani ben riusciti come diceva Hannibal Smith nell’A-Team, ma per gli investimenti a capitale garantito. Ancora meglio, per quelle tipologie di prodotto che prevedono la restituzione del capitale magari con un rendimento positivo. Se questo rendimento è basso non importa, l’importante è che sia superiore a zero e non metta a rischio il capitale. Questo è l’identikit perfetto delle cosiddette polizze vita di ramo I che tanto successo hanno avuto negli ultimi tempi. Purtroppo non è tutto oro quello che luccica e se il rischio è zero allora il rendimento è semplicemente molto vicino a zero.

Negli ultimi anni il consistente ribasso dei rendimenti offerti dai titoli di stato, unito alla “storica” avversione verso il rischio azionario dell’investitore italico, ha spinto tanti risparmi verso prodotti assicurativi il cui rendimento è per sua natura generato dall’andamento finanziario di una gestione separata collegata alla polizza vita. Vi rimando a questo link per capire cos’è una gestione separata.

Queste polizze sono indicate soprattutto per chi vuole isolare un certo capitale dalle sorti della propria attività professionale (e non solo). L’impignorabilità e l’insequestrabilità rappresentano un punto di forza che pochi prodotti finanziari possono vantare. Se a questo si aggiunge un rendimento positivo praticamente certo il fine giustifica il mezzo.

Purtroppo però l’industria finanziaria facendo leva proprio sul numerino positivo che ogni anno la gestione separata può offrire come ritorno dall’investimento, ha cercato gli acquirenti delle polizze tra quei  risparmiatori alla ricerca di un’alternativa alla classica obbligazione o deposito bancario.

Nel 2020 il rendimento medio delle gestioni separate alle quali sono indicizzate le polizze assicurative è stato del 2,6% (fonte Ania), un valore che al netto dei costi  (ma non della fiscalità) si va a posizionare al 1,6% medio (fonte Ivass).

Con queste statistiche stiamo generalizzando e naturalmente alcuni prodotti hanno fatto meglio e altri peggio. Ma la domanda è sempre quella.

Davvero queste polizze sono strumenti di investimento in grado di far crescere il capitale nel lungo periodo sfruttando il classico principio della capitalizzazione composta degli interessi?

Ogni momento di tensione sui mercati finanziari è buono per riscoprire questo strumento assicurativo. Se chiedete a qualsiasi investitore quali prodotti preferisce acquistare mentre in borsa fioccano le perdite la risposta è scontata. Quello che non perde nulla. Ma questo non è quello che serve al capitale per crescere nel lungo periodo.

Ogni scelta di investimento va sempe ponderata sulla base della propensione a rischiare che ognuno di noi ha dentro di sè, ma dato un certo orizzonte temporale durante il quale non avremo bisogno di prelevare capitale, gli obiettivi che ci siamo prefissati saranno raggiungibili con i rendimenti netti reali negativi offerti dalle polizze di ramo primo oggi?

Una domanda che quasi mai un consulente finanziario che opera per un intermediario propone al cliente. Vendere la polizza è una soluzione comoda, redditizia e che genera commissioni stabili a lungo. Il venditore non cerca di meglio (ed è anche un motivo che ha spinto le assicurazioni a limitare la produzione di polizze di ramo primo).

Polizze di questo tipo, illiquide solo per il  fatto che richiedono più di un giorno per essere liquidate (il massimo grado di liquidabilità per uno strumento finanziario), quasi mai si conciliano con obiettivi di breve periodo, ma nemmeno con obiettivi di lungo periodo.

Obiettivi di breve no perché naturalmente se capita l’imprevisto oggi, massimo domani o dopodomani, mi servono i soldi. Con le polizze di ramo primo non posso andare in banca la mattina e il giorno dopo avere il denaro accreditato sul conto corrente.

Paesaggio, Mongolia, Mongolia Orientale

Obiettivi di lungo periodo  nemmeno.Esistono forme di investimento decisamente più remunerative e meno costose  in grado di accrescere il nostro capitale battendo con elevata probabilità l’inflazione futura.

L’unico contesto nel quale le polizze vita possono essere considerati strumenti accettabili dall’investitore è quello dove per un orizzonte temporale medio (diciamo 5-10 anni) iil mio obiettivo è conservare il capitale per soddisfare un obiettivo che richiede quella somma ben definita.

Non ci si impoverisce, non ci si arricchisce. Ma come sempre dico gettate sempre uno sguardo su quei fattori che sicuramente avete già chiari all’atto della sottoscrizione del prodotto. Ad esempio i costi.

Non stiamo parlando di prodotti finanziari certo a buon mercato (la sicurezza si paga e anche salata). Se abbiamo detto che nel 2020 il rendimento medio delle gestioni separate è stato del 2,6% sottraendo l’1% di costi che si trattiene l’intermediario, rimane l’1,6%.  Quasi il 40% del rendimento di una gestione separata viene trattenuto senza aumentare il capitale finale. Non è poco ci fermiamo un attimo a riflettere.

Ma non finisce qui. Esistono anche dei rischi legati all’emittente della polizza. Esistono rischi legati ai sottostanti (quindi i titoli) della polizza.

Secondo il Bollettino Statistico Ivass 2016-2020, le gestioni separate contengono al loro interno mediamente un 42% di titoli di stato italiani ai quali si aggiunge un 24% di titoli corporate (una buona parte italiani).

Possiamo dire che il 60% almeno del portafoglio della gestione separata è rischio Italia. Home bias e diversificazione giusto per ricordare.

Ma altri dubbi sorgono anche sulle prospettive dei rendimenti futuri. A parita di costi il rendimento netto costi delle gestioni separate è passato dal 2,2% del 2016 al 1,6% del 2020. Abbastanza prevedibile che questa tendenza proseguirà visti gli attuali tassi di interesse presenti sul mercato. E così gli intermediari potranno aumentare la loro redditività offrendovi allo stesso prezzo la stessa salsa.

I venditori di polizze continuano a presentarci su carta patinate dei rendimenti passati che consideriamo accettabili, ma se i tassi di mercato dovessero risalire al 5% avremmo la stessa acquolina in bocca?

Per come sono strutturati questi prodotti il bel vedere di rendimenti così alti è legato soprattutto a strumenti obbligazionari acquistati in passato quando i tassi di interesse erano bene più alti.

Il problema è che ogni nuovo ingresso nella gestone separata abbassa il rendimento medio del portafoglio visti i tassi di interesse prossimi a zero acquistabili oggi sul mercato.

La reattività è  bassa vista la capienza enorme di queste gestioni separate, ma sarà bassa anche quando i tassi ricominceranno a salire. A quel punto le polizze offriranno rendimenti inevitabilmente inferiori a quelli di mercato.

Altro falso mito da sfatare è quello che vuole le polizze vita  esenti da rischio emittente. Mi dispiace, ma devo svelarvi un segreto. Non è così.

Andate a leggervi un  KIID di polizze di ramo 1 di una compagnia qualunque e troverete frasi di questo tipo:

Qualora la compagnia fosse insolvente, il Cliente potrebbe subire la perdita totale o parziale dell’investimento.

E’ comunque possibile che in conseguenza dell’insolvenza di XXX il contraente/beneficiario possa perdere tutto o una parte del valore dell’investimento. Non c’è alcun sistema di garanzia pubblico o privato che possa compensare in tutto o in parte eventuali perdite.

Già direte voi, ma i tassi non saliranno per tanto tempo ancora, o almeno così ci dicono gli esperti.

Può darsi, finora ho elencato però tutta una serie di fattori che non sono sotto il vostro controllo, così come non lo è quello forse più devastante per prodotti di questo tipo poco flessibili. L’inflazione.

L’inflazione media in Italia dal 1960 ad oggi è stata del 6,3% (minimo -0,6% e massimo 25,2%) , mentre dall’entrata nell’Euro questo valore è fortunatamente precipitato al 1,8% (minimo -0,6% e massimo 4,1%). Un numero che possiamo assumere come stima anche in una simulazione di rendimento reale per il futuro considerando l’obiettivo che ha la BCE nel medio periodo del 2%.

Fonte: Rivaluta.it

Le banche centrali faranno di tutto per mantenere l’inflazione su questi livelli, ma debito elevato combinato a liquidità abbondante potrebbero essere il terreno ideale per il ritorno del mangiatore di soldi che già nel 2021 ha fatto sentire la sua presenza in maniera dirompente.

Faccio un esempio di quello che ho appena detto.

Supponiamo di investire 20 mila Euro in una polizza con rendimento medio da qui ai prossimi 15 anni del 2.5% ed inflazione al 1.8%. Il 2,5% voglio generosamente considerarlo come rendimento netto anche se abbiamo visto che nella realtà non è così.

Il bilancio finale ci racconterebbe di 29.000 € circa di capitale a scadenza.

Non male direte voi. Malissimo dico io.

Questo risultato intanto va depurato dalla fiscalità.

Stimando un 20% medio di tassazione sulla componente di guadagno della polizza scendiamo a 26.900 €. Va bene uguale sono quasi sette mila euro in più.

No, mi dispiace ma non finisce qui.

Ricordiamoci sempre che l’inflazione mangia il potere d’acquisto dei nostri soldi anno dopo anno. Con la stima di 1.8% annuo che abbiamo fatto, il valore del nostro investimento finale dopo 15 anni diventa di 20.583 €. Bel colpo, 583 Eur in 15 anni!!

Basterebbe solo un incremento dell’inflazione media al 2% per far scendere il valore finale del capitale in termini reali sotto i 20 mila Euro.

Questo può essere considerato un affare? Esistono del delle forme di investimento più redditizie?

Ragioniamo sempre prima di acquistare un prodotto finanziario. Cerchiamo di farlo con simulazione semplici come questa. Non servono piano complessi come qualcuno vuole farci credere per comprendere se uno strumento è utile o meno al nostro piano di investimento.

Le polizze rivalutabili di ramo primo, come abbiamo visto, di utilità ne hanno molto poche.

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8 Commenti

  1. lorenzo savoldelli 31 Ottobre 2021 at 17:26 - Reply

    che software è stato utilizzato per la simulazione? Si può trovare online?

    • lorenzo savoldelli 1 Novembre 2021 at 09:14 - Reply

      Grazie mille

  2. Gibbo 27 Dicembre 2020 at 18:05 - Reply

    Le polizze garantite per gli italiani non sono un luogo di guadagno , sono un semplice salvadanaio che poco che dia , da . vero che se si calcola il valore perduto sicuramente hai meno di prima , ma non è quello a cui si guarda . si fa il mucchietto x i tempi duri o per i figli . finito li . I soldi si devono fare creando lavoro , non a quel modo li . e meno male che è così !

  3. Erreffe 7 Giugno 2019 at 22:23 - Reply

    Sono d’accordo (come sempre)

  4. Erreffe 7 Giugno 2019 at 15:01 - Reply

    leggo vari commenti e dico la mia: ci sono prodotti di alcune grandi società che sono buoni, però rispetto a qualche anno fa hanno visto aumentare i costi e abbassare i rendimenti delle varie gestioni separate anche di diversi punti. Ma la vulnerabilità maggiore potrebbe risiedere nella sicurezza: non facccio un confronto tra gs e tds, in teoria le polizze dovrebbero avere le garanzie, le riserve tecniche e tutto il resto, ma se venisse giù tutto (cosa improbabile, ma non impossibile), tipo un haircut 50% o maggiore, non so come ptrebbero mettersi le cose. Lo dico da sottoscrittore di 2 gs con 2 compagnie diverse: i prodotti fino ad ora mi hanno soddisfatto, anche se in misura decrescente da quando avevo sottoscritto e con tutte le garanzie del caso (su una ho addirittura tasso minimo garantito all’1%), non mi sento certo in una botte di ferro. Per diversificare vanno bene, ma non tutto sulle gs.

    • bierlollo 7 Giugno 2019 at 18:19 - Reply

      Il calo dei rendimenti delle GS è fisiologico, non poteva essere altrimenti visto l’andamento dell’obbligazionario. Se prendi una GS di norma la diversificazione è prossima allo zero: non so se tutte le compagnie riuscirebbero a sopportare un haircut del debito italiano.

  5. bierlollo 7 Giugno 2019 at 07:30 - Reply

    Articolo che in vari punti non mi trova d’accordo (oltre a citare un personaggio discutibile come Beppe Scienza). Non viene dato il giusto peso che il cliente può riscattare in qualunque momento senza subire le fluttuazioni di prezzo come in un normale bond. I rendimenti inoltre si adatteranno gradatamente alle nuove condizioni di mercato, quindi se si alzano i tassi le nuove sottoscrizioni porteranno un beneficio alla gestione separata. Nel caso di un bond a tasso fisso avrei invece solo una diminuzione di valore del mio investimento. E se l’aumento dei tassi fosse dovuto a una crisi di mercato e non a un aumento dell’inflazione, neanche gli inflation linked mi proteggerebbero.
    Insomma, stavolta non mi trovo d’accordo.

  6. Marco 6 Giugno 2019 at 08:43 - Reply

    Io sono pienamente soddisfatto di questo strumento, che ho gia riscattato e sottoscritto con altra assicurazione. Difficile trovare uno strumento finanziario che garantisce il capitale e che consolida i guadagni anno dopo anno. Mi può dire quali sono gli strumenti che nel lungo periodo accrescono il capitale e battono l’inflazione con un basso grado di rischio.

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