Pagare per perdere soldi (la vera storia dei fondi obbligazionari di oggi)

Post non molto lungo quello di oggi ma che credo possa servire come spunto di riflessione a chi ancora oggi sta pagando fior di quattrini per investire i propri soldi in strumenti che non offriranno rendimenti in modo matematicamente certo nei prossimi 5-10 anni.

Come investire i propri soldi in questo momento di mercato non è semplice soprattutto per chi ha una propensione al rischio bassa.

La BCE riaprirà il QE forse tagliando ancora i tassi in un contesto che si fa sempre più delicato con un’inflazione attesa in Europa che non supera lo 0,5%, in Italia come in Germania.

Non sto a ripetermi sull’importanza del controllo dei costi su ogni tipo di investimento ma su quelli obbligazionari ancora di più.

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Nel 2018 la Consob ha pubblicato uno studio dal titolo “Il costo dei fondi comuni in Italia”. Il grafico sotto riporta in forma tabellare i costi dei fondi comuni di diritto italiano per tipologia. Anche andando su quelli esteri i risultati non sarebbero diversi.

A questo punto prendiamo il rendimento medio offerto oggi dal mercato sui bond governativi dell’area Euro più il rendimento dei bond corporate investment grade. Rispettivamente siamo su livelli che oscillano mediamente tra 0.50% e 0.70%.

Questo è il punto di partenza.

Prendiamo il costo medio dei fondi obbligazionari e lo sottraiamo dal rendimento medio a scadenza dell’indice prescelto.

Qualcuno potrà obiettare che questo rendimento non è stabile nel corso del tempo.

Corretto, ma diversi studi scientifici dimostrano che il rendimento total return offerto ad esempio da un titolo di stato free risk decennale (come Treasury o Bund) fra 10 anni sarà più o meno pari al rendimento di partenza al lordo di eventuali rischi di default (questo vale soprattutto per le obbligazioni corporate).

Appurato che il rendimento nominale di questo investimento sarà negativo (e siamo buoni non conteggiamo eventuali default e imposta di bollo dello 0.2%), dobbiamo completare il lavoro trasformando lo stesso rendimento in termini reali.

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Tolta quindi l’inflazione attesa in Italia per i prossimi 5 anni (0.4%) il risultato sarà ancora più negativo.

Questo rosso ripetetelo per ogni anno e nel frattempo incrociate le dita confidando che i tassi improvvisamente (difficile) comincino a salire.

Il rischio duration è rappresentato qui a fianco. Senza la precisione certosina di misurarla in modo perfetto, ogni rialzo di 1% nei tassi si tradurrebbe in una perdita compresa tra il 6% e l’8%.

Qualcuno alzerà il ditino dicendo che le scadenze dei fondi saranno compensate con bond di nuova emissione a tasso più alto. Vero, ma nel frattempo il prezzo del fondo scenderà per l’effetto congiunto duration + commissioni e con valori di partenza di rendimento così bassi serviranno parecchi anni per consentire al portafoglio rinnovato di produrre benefici effetti.

Attenzione poi perché l’ipotesi di tassi in rialzo che dovrebbe dare sollievo con l’acquisto di obbligazioni a rendimenti più elevati non tiene conto di una probabile inflazione più alta.

Quindi il beneficio di una cosa verrebbe annullato dal maleficio dell’altra.

Quindi in definitiva Archeowealth ha ancora senso comprare obbligazionario europeo?

Uno scenario in cui gli strumenti obbligazionari di questo tipo potrebbero avere ancora senso dal punto di vista finanziario è quello della deflazione o dell’inflazione zero. A quel punto il rendimento reale potrebbe addirittura salire ma questo a due condizioni.

La prima. I mercati si stanno sbagliando nelle attuali attese di inflazione.

La seconda. Se utilizzate strumenti a replica passiva con costi bassissimi, possibilmente inferiori a 10 punti base, potrete sperare di spuntare un rendimento bassissimo e di proteggere il capitale. Non è garantito, ma si può sperare.

Con costi più alti dei prodotti, la risposta è sì, investire in questo momento su fondi obbligazionari europei è poco sensato.La gestione attiva è una pura illusione e questo non lo diciamo noi ma i numerosi studi usciti sul tema negli ultimi anni.

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In termini nominali e reali il vostro capitale calerà nei prossimi anni in modo pressochè certo.

Lo stesso (cioè la discesa del capitale) non si potrà dire per chi applicherà tariffe (commissioni) superiori ai benefici (rendimento) potenzialmente offerti dal mercato.

2 risposte a "Pagare per perdere soldi (la vera storia dei fondi obbligazionari di oggi)"

  1. Stalflare 18 luglio 2019 / 7:54

    Io sarò strano, ma non ho mai capito perchè investire in un fondo obbligazionario quando si può comprare direttamente il sottostante a costi mostruosamente inferiori e mantenendo la vera e propria “potenza” di un’obbligazione: il rendimento assicurato a scadenza.
    Con tutti questi ETF, ETC, fondi chiusi e aperti hanno di fatto reso le obbligazioni come le azioni, snaturandole. E non è una questione di portafoglio “allargato”, perchè se compro un’obbligazione oggi è chiaro che non penso che il sottostante vada in default prima della scadenza, quindi l’idea di dividere il rischio prendendo un paniere ha poco senso (mentre ha molto senso per le azioni).
    Se voglio tradare le obbligazioni allora va anche bene, ma se sono un investitore “medio” le obbligazioni le aggiungo per il carattere difensivo che hanno.

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    • archeowealth 19 luglio 2019 / 21:39

      Diciamo che il tuo ragionamento fila per un bond di cui sei sicuro della solvibilità. Treasury, Bund e poco altro. In tutti gli altri casi la diversificazione di emittenti riduce il rischio. Diciamo che anche la diversificazione di scadenze può avere senso per reinvestire le cedole a tassi di mercato e mantenere invariata la duration. Poi scegli tu quando ridurla. Le cedole sono un altro elemento da considerare. Quando la incassi o l’importo è molto elevato oppure lo parcheggi (e disperdi il cash). In questo modo il rendimento a scadenza che leggi sui giornali non è corretto perché si basa sul reivestimento delle cedole. Tieni poi conto che reinvestire cedole basse ha dei costi elevati per un privato. Infine hai l’efficienza fiscale di reinvestire dentro un etf e non pagare tax allo stacco.
      Detto questo una strategia laddering sai bene che per me funziona molto bene per chi ha capitali elevati e decide di costruire una rendita pensionistica. Diciamo che l’attuale momento storico rende però complicato estrarre cedole consistenti se non alzando il rischio.

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