By |Categorie: Investimento|Pubblicato il: 3 Gennaio, 2022|

Stabilire le aspettative di rendimento di un investimento è un esercizio particolarmente complesso. Le variabili sono tante e non tutte sotto il nostro controllo. Possiamo però cercare di capire se la rotta di navigazione è quella giusta. Con maggior certezza per quello che riguarda le attese di rendimento di un investimento obbligazionario; con qualche approssimazione in più per il mercato azionario.

Nel 2015 su questo blog venne pubblicato un articolo dal titolo “semplici idee per determinare le vostre attese di rendimento.

Il metodo citato in quell’articolo per stimare le attese di rendimento future di un investimento è stato negli anni una delle mie bussole preferite per assolvere a questo compito.

Naturalmente non ho la più pallida idea di dove si posizionerà la borsa americana alla fine del 2022.

L’immagine che riporto qui sotto mostra chiaramente come alla fine del 2020 nessuno degli analisti di Wall Street aveva previsto un rally così poderoso come quello visto nel 2021 sull’indice americano S&P500.

La chiusura di anno a 4766 punti per lo S&P500 è stata avvicinata da JPMorgan, completamente cannata da Bank of America, Citigroup e SocGen distanti un buon 25% dal risultato reale. (Se vi incuriosisce sapere quali sono le previsioni per il 2022 allora vi dico che si vai dai 4400 punti previsti da Morgan Stanley ai 5100 di Goldman Sachs)

Quello che personalmente mi interessa è capire in quale ambiente finanziario vivranno i miei investimenti per i prossimi 10 anni. Sulla base di questi numeri si potranno formulare diverse ipotesi.

Ad esempio qual’è la probabilità di raggiungere gli obiettivi finanziari durante la fase di accumulo del capitale. Oppure come impostare o aggiustare il piano di decumulo se stiamo già vivendo la fase della pensione.

Ogni ragionevole previsione scatenerà altrettanto ragionevoli (o almeno si spera) aggiustamenti nel piano di investimento.

Tornando a quell’articolo del 2015, il metodo di definizione delle aspettative di rendimento citato allora era quello creato da Jack Bogle.

Il metodo che il fondatore di Vanguard ci ha lasciato in eredità, ha rappresentato per il sottoscritto un qualcosa di semplice, solido, basato sulle evidenze storiche che, assieme a qualche altra metodologia non troppo complessa, da sempre mi permette di allungare lo sguardo oltre l’orizzonte cercando di comprendere in quale mare andrò a navigare.

Il metodo Bogle prende spunto dall’idea dell’economista inglese J.M. Keynes. Secondo Keynes la performance di un’azione andava divisa in due componenti. Il valore d’impresa generato dalla crescita del business aziendale (rendimento da dividendo + tasso di crescita degli utili) a cui si sommava la componente più speculativa derivante da una variazione nella psicologia dell’investitore, quello che per Bogle è la variazione del rapporto tra Prezzo e Utili (P/E).

Dividendi, crescita degli utili e componente speculativa. Ciò che un mercato azionario offrirà in futuro sta tutto qui.

Per le obbligazioni è tutto relativamente semplice. Gli studi accademici dimostrano che il rendimento annuo di un’obbligazione governativa a 10 anni di oggi, offre all’investitore una buona stima di quello che sarà il suo rendimento finale alla fine della decade. Esiste un margine di oscillazione in più o in meno legato al fatto che esiste anche nel mondo bond la possibilità di diversificare con un po’ di rischio aggiuntivo. Ad esempio investendo in corporate bond e in obbligazioni dei mercati emergenti.

Dopo 6 anni le previsioni di Bogle posso dire che si sono dimostrate azzeccate solo in parte. Vero che mancano ancora quattro anni nei quali può succedere di tutto prima di tirare un bilancio, ma è evidente come soprattutto l’azionario ha sorpreso in positivo.

Bogle avava stimato che alla fine del 2025 un investitore in obbligazioni avrebbe raccolto rendimenti nominali annui del 3%. Un investitore in azioni si sarebbe posizionato attorno al 6% annuo.

Tirando un primo parziale bilancio a dicembre 2021, il risultato è quello di un rendimento azionario dello S&P500 che viaggia al ritmo del 17% annuo!

Le obbligazioni governative americane hanno offerto un 2,5% annuo che sale molto vicino al 3% previsto da Bogle considerando anche le obbligazioni societarie (4,6% annuo considerando un rating medio investment grade di A).

Ennesima conferma. I rendimenti obbligazionari sono prevedibili da qui a 10 anni. Quelli azionari un po’ meno.

E quello che è successo è stato proprio ciò che lo stesso Bogle indica come quel fenomeno fuori dal nostro controllo nel formulare previsioni future di rendimento degli investimenti. L’esplosione della componente speculativa ha fatto una bella differenza.

Il rapporto tra prezzo e utili che Bogle aveva previsto nel 2015 per definire i risultati della decade successiva, era quello medio storico dei 100 anni della borsa americana, ovvero 17. Nel 2021 il rapporto tra prezzo e utile è salito fino a quota 30 (dato stimato a dicembre 2021). Abbiamo già capito tutto.

Fonte: www.multpl.com

Per oggi mi fermo qui. Abbiamo ripreso dei concetti e visto come certe previsioni formulate sei anni fa si stanno comportando alla prova dei fatti.

Qualche messaggio già si annusa nell’aria. Le borse non potranno viaggiare a questi ritmi nei prossimi 5-10 anni. Un ritorno verso la media è inevitabile, ci sarà.

Ma questo significherà non guadagnare nulla da un investimento azionario da qui ai prossimi 10 anni? Non sono di questa idea, ma come si sa nessuno ha delle certezze in tasca nel mondo degli investimenti.

Quello che è certo è che per gli investitori obbligazionari le prospettive dei prossimi anni sono alquanto plumbee, a meno che l’esperienza giapponese non decida di mettere radici nel mondo sviluppato per una buona decade ancora. Cosa non improbabile, ma rischiosa per chi punterà le sue fiches sul reddito fisso.

La prossima settimana porterò un pò più avanti il ragionamento condividendo con voi le riflessioni che faccio come di consueto all’inizio di ogni inizio anno. Una ragionevole aspettativa di rendimento per i prossimi 10 anni considerando il punto attuale di partenza.

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5 Commenti

  1. Cristiano 7 Gennaio 2022 at 01:41 - Reply

    Dividendi, crescita degli utili , P/E.
    Ad esempio azionario USA, quali siti offrono questi dati anno per anno?

  2. MisterK 6 Gennaio 2022 at 22:54 - Reply

    Obbligazioni.
    Letto che, per un investimento a cambio coperto, il rendimento è quello della valuta coperta (a parità di rischio, duration etc).
    Ora faccio la domanda.
    Supponiamo che abbia un investimento in Treasury (quindi in USD) con cambio coperto verso l’EUR.
    L’amico Powell si sveglia e riduce gli stimoli, taperizza, alza i tassi etc. Quindi il dollaro tenderà a crescere, i bond USA a scendere di prezzo.
    La simpatica Lagarde continua a dormire: nessuna azione.
    Che fine fa il mio investimento in Treasury Euro hedged?
    Rimangono stabili perché i tassi della valuta EUR non cambiano?
    Oppure crolla tutto?
    Oppure non ci ho capito niente? 🤣🤣🤣
    Grazie!

  3. Sergio Benvenuti 4 Gennaio 2022 at 13:09 - Reply

    Se guardiamo ai P/E ci sono mercati come il FTSE 100, l’ Europa o gli emergenti (Cina in primis) che non risultano cari; sarebbe logico aumentarli di peso a svantaggio di quelli Americani?

    • Enrico 5 Gennaio 2022 at 21:59 - Reply

      Ciao Sergio , ti dico la mia . Indipendentemente da P/È ed ogni altro ratio , oppure presenza leggera o pesante sugli USA , credo sia indispensabile esserci su Europa ( allargata, quindi STOXX 600 ) ed emergenti ( quelli generici , che già comprendono una buona percentuale di Cina ) . Stiamo parlando di mercati che in ottica azionaria pluriennale non puoi non avere , decidi piuttosto che percentuale ritieni più opportuna di ognuno , chiaramente in base alla tua volontà di rischio rispetto a bond e altro teoricamente decorrelato . C’è un’altra cosa da dire : bisogna guardare anche alla diversificazione valutaria , non solo geografica. USA ed Emergenti sono quasi sempre denominati in USD , Europa chiaramente in Euro , bisogna equilibrare anche questo aspetto a mio parere . Ciao.

    • Giovanni 7 Gennaio 2022 at 12:03 - Reply

      Io concorderei con te, la mia rotta la stò già correggendo, non aumenterò più la componente azionaria americana perchè, a parte il P/E, basta mettere a confronto le curve degli indici azionari americani e degli emergenti. E mi sembrano impietosi. Detto chiaramente: non intendo alleggerirmi sulla componente azionaria americana, ma sicuramente acquisterò gli emergenti con una discreta componente Cinese: tipo MSCI Asia oppure msci Em market IMI acc che, tra l’altro, l’ho già in portafoglio da 5 anni. A me dà l’impressione di vedere un grafico americano con una forte risalita dove tutti si sono gettati e che aumentando la bolla speculativa su questa componente. Meglio essere prudenti.

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