By |Categorie: Investimento|Pubblicato il: 1 Dicembre, 2023|

Oggi andrò un po’ a “braccio” e giù un po’ duro perché non scrivo da qualche tempo e siamo un una fase dell’anno dove cominciano ad arrivare le “previsioni” dei guru finanziari.

Nell’articolo di oggi parlerò quindi di:

  • Le previsioni “non previsioni” delle banche per il 2024
  • Perché esistono ancora oggi i ciarlatani
  • State zitti e aspettate!

Le “previsioni” non previsioni delle banche per il 2024

Partiamo dalle “previsioni” sul valore dell’indice americano S&P500 a fine 2023 da parte degli strateghi azionari delle grandi banche di investimento fatte a fine 2022.

Le previsioni per il 2023: Societe Generale? Ma chi legge SocGen per l’azionario USA? E Credit Suisse? Vabbé…

Innanzitutto, cominciamo da novembre 2022 con le “previsioni” per l’anno ancora in corso, il 2023, di strateghi e analisti finanziari delle varie banche di investimento.

Le “visioni” erano improntate a una discesa del mercato azionario USA nel primo semestre del 2023 per poi riprendere nella seconda metà dell’anno. Per finire l’anno a livelli più bassi (o nell’intorno) della fine del 2022: ovvero 3900 punti (media dell’indagine Bloomberg qui sopra).

Quindi secondo gli strategist si sarebbe dovuti scendere ancora di più nel primo semestre, dopo il -24% del 2022, per poi ritornare ai livelli di fine 2022.

 Questo è il più classico degli errori di finanza comportamentale che anche gli operatori esperti sui mercati continuano a commettere. Il famoso “recency bias”, ovvero avere la tendenza a trasferire nell’immediato futuro ciò che si è appena vissuto.

Il mercato è sceso pesantemente nel 2022? E allora anche nel 2023 si scende e, alla fine, si rimane a pari.

Faccio poi notare il “range” assolutamente randomico delle previsioni delle varie banche con, a oggi, Deutsche e Wells Fargo che ci starebbero “beccando” (non vi dico le previsioni per il 2022 fatte a novembre 2021: oltre 5000 punti conditi da ricchi premi e cotillons – con lo S&P che scese del 24% a 3890 punti appunto).

Dai 3890 punti di fine 2022….Oggi siamo a? Siamo a 4567 punti. Diciamo 4500 per semplicità. Dovevamo scendere da 3839 e finire a 3900, ovvero ci siamo bellamente persi un +17% circa dai livelli previsti un anno fa (senza contare i dividendi che sono saliti anche quest’anno in termini assoluti e hanno aggiunto un altro 1.5% di performance – non sto contando per semplicità l’effetto cambio).

Va bene, l’anno non è ancora finito, ma dubitiamo ci possano essere scossoni particolari che ci porterebbero dai 4500 punti odierni a 3839 punti: ovvero un – 16% da questi livelli.

Quindi, a rigor di logica, seguire questi “guru” avrebbe fatto perdere all’investitore un bel 17% di crescita dello S&P500 per il 2023: per fare che cosa con i propri soldi?

Perché poi se sei così negativo, i soldi da qualche parte li dovrai pur mettere giusto?

Ovviamente se sei negativo, vieni da un anno negativo e mandi messaggi negativi, e cosa fa la gente? Cerca certezza e sicurezze: e la guerra conta poco come abbiamo già scritto qui, perché il conflitto in Medio Oriente non era stato previsto da nessuno e le guerre non hanno impatti sui mercati finanziari (o poco e molto temporaneamente).

E quindi i poveri risparmiatori, alla ricerca di certezze e sicurezza si buttano su BTP Futura, Italia, Valore e  simili. Ma per avere un 4-4.5% lordo annuo per i prossimi 5/6 anni, che cosa si sta lasciando sul tavolo parlando del solo 2023?

In un solo un anno, sullo S&P500 si sono realizzati quasi 3 anni e mezzo di rendimento netto del BTP Futura o che dir si voglia.

Ma poi, qualcuno si ricorda di reinvestire le cedole nello stesso BTP futura? O gli sta bene che dopo 6 anni, i 10.000 euro investiti siano restituiti pari pari a 10.000 euro. E l’inflazione, e la crescita del capitale, cosa ci hai fatto con quelle cedole, le hai lasciate sul conto e si sono perse nel mare magnum del conto corrente? (ma sto divagando).

Le “previsioni” dei guru sono, spesso e volentieri, dipendenti dai prezzi appena registrati. C’è questa tendenza a essere “dietro la curva” (behind the curve), ovvero essere eccessivamente pessimisti dopo un periodo negativo ed eccessivamente positivi dopo una salita del mercato.

Ne conosco tanti di questi analisti, dopo aver lavorato per più di 25 anni sui mercati. Fosse per loro si asterrebbero dal fornire target di prezzo di un indice azionario. Ma il paradosso è che gli viene chiesto dai clienti (e dai loro banker) e quindi abbozzano.  Ovviamente, nessuno che si cosparga il capo di cenere dicendo di aver sbagliato (l’unico, Mike Wilson di Morgan Stanley che però è negativo sempre – perma bear – e quindi sbaglia quasi sempre).

Non perdete tempo a leggere queste previsioni perché ovviamente ora sono un po’ più rosee: essendo lo S&P500 vicino ai massimi di inizio 2022 (4556 punti vs 4789, ovvero solo un -4.9% ma con i dividendi saremmo a solo un -2% dai massimi), si tende a estrapolare il recente movimento nel futuro.

Come sempre: fare previsioni sull’economia (e sui mercati finanziari – aggiungo io) è come rendere scientifico l’oroscopo (cit. J.K. Galbraith, decano degli economisti USA del XX secolo).

Invece. I mercati finanziari non sono prevedibili, fare market timing è impossibile. Scrivi invece un piano per i tuoi desideri personali, traduci questi desideri in obiettivi finanziari numerici e temporali, non confondere la volatilità per il rischio (a meno che non sei prossimo al pensionamento) e rimani aderente al tuo piano fino al suo raggiungimento.

Facile a dirsi, impossibile a farsi se sei da solo/a. Questa è la dura realtà.

Cosa fa un ciarlatano

Passando di palo in frasca (ma non tanto).

Vi consiglio di (ri) vedere questo film che, pensandoci e ripensandoci, è forse il mio preferito in assoluto.

In italiano, “L’uomo che volle farsi re” (“The man who would be king”), un ritratto magistrale del concetto del ciarlatano nell’India di fine ‘800, durante l’impero britannico e con due interpretazioni fantastiche di Michael Caine e Sean Connery.

Michael Caine come reincarnazione del figlio di Alessandro Magno (Sikander)

E’ tratto da un corto racconto di Kipling. Un bellissimo libro se avete la possibilità di scaricarvelo sul Kindle e, se volete vedere il film, è in noleggio su https://www.primevideo.com/. Sono soldi ben spesi, altrimenti ve li restituisco volentieri.

Ebbene, perché parlo di questo film in connessione con le previsioni per il futuro dei nostri amici strateghi/guru azionari?

Vado giù un po’ duro, ma fondamentalmente è come fare un po’ il ciarlatano.

Esagero, ovviamente, perché i report di ricerca di questi professionisti sono accurati e molto lunghi (40/50/60 pagine), ma le previsioni dei livelli di un indice azionario sono assolutamente impossibili da azzeccare anno dopo anno

Sulla “non precisione” di queste previsioni, avevo già scritto due articoli nel pieno della discesa del 2022 che vi consiglio di rileggere:

Una dose di Vitamina C per il nostro corpo. Come e perché si investe?

Cosa abbiamo imparato dopo 1000 giorni di caos sui mercati? – dicembre 2022

Tornando al concetto di previsioni non precise, l’etimologia della parola “ciarlatano” deriva da (fonte Wikipedia):

“È parola italiana fatta derivare dal termine “cerretano”, incrociato con “ciarlare” (…). Inizialmente il titolo di ciarlatano non era denigratorio, indicava appunto il farmacista-terapeuta girovago che, giunto in una nuova piazza, montati banco e scaffalature, si faceva riconoscere decantando pubblicamente le proprie capacità. Nell’uso, viene fatta una sottile differenza tra il ciarlatano e persone che sfruttano in altro modo la buona fede delle loro vittime. Infatti, il ciarlatano è tipicamente un venditore. Egli non cerca di creare una relazione personale con le sue vittime, (ma) di inscenare bufale elaborate impersonando un ruolo. Piuttosto, la persona detta ciarlatano viene accusata di fare uso della pseudoscienza o di qualche altro mezzo falso allo scopo di ingannare le persone e vender loro finte medicine e beni o servizi simili, che non risponderanno a quanto promesso”.

Ovviamente non voglio dare dei ciarlatani a questi professionisti della finanza, ma investire non è così difficile come vogliono farci credere.

C’è tutta una industria, lì fuori, che cerca di farci credere che essere investitori di successo sia al di fuori della mostra portata.

Facendoci pagare un “modico” 2-3% del nostro patrimonio, ci fanno credere di saper prevedere il futuro e di saper investire meglio di noi.

La vera verità è che quel 2-3% (di commissioni di gestione di un fondo o di una gestione patrimoniale) sarebbero meglio spesi per “curare” le nostre emotività (ma basterebbe anche molto meno) e, non per comprare un prodotto che promette chissà quali rendimenti – non è un caso che noi preferiamo farci chiamare coach finanziari invece che consulenti finanziari (ma sto ancora divagando).

Tornando ai nostri amici strateghi, se loro sapessero prevedere il futuro perché dovrebbero venire a dirlo a noi? Gestirebbero i loro denari e sarebbero immensamente ricchi. O no?

E, invece, sapendo di non poter prevedere il futuro, devono convincerci a spendere dei soldi per permettere a loro di guadagnare (e con loro le banche e i loro azionisti).

Se riescono a convincere te e tante altre persone per lungo tempo che ne sanno di più, loro sì che diventeranno ricchi. Ricchissimi anzi direi.

Riguardate le scene iniziali di “The Wolf Of Wall Street” – mai parole furono più vere (sto esagerando, ma non tanto)

La verità è che avere successo nel mondo degli investimenti è relativamente semplice da un punto di vista tecnico (6/7 ETF ben calibrati sul proprio piano di investimento, il giusto orizzonte temporale e via) ma, ovviamente, diventa difficile se non ci si mette d’accordo su questi tre fondamentali aspetti (tra i tanti):

  1. L’unico motivo per cui si investe è per far crescere il proprio capitale (al netto di tasse, costi degli strumenti e potenziali costi di consulenza), a un tasso di crescita che deve essere più alto di quello di inflazione. Solo così si diventa ricchi. Io non conosco, a oggi, nessuno che sia diventato ricco investendo in BTP per le “cedole”.
  2. L’economia del mondo in cui viviamo cresce mediamente a un ritmo più alto del tasso di inflazione. Il mondo diventa sempre più ricco (ricordate  il patrimonio dei nostri genitori e le possibilità che avevano alla nostra età?). Questo trend continuerà.
  3. E’ solo ed esclusivamente attraverso le continue azioni delle grandi aziende quotate del mondo (e non dei governi o di questo o quel partito politico) che il mondo progredisce e, la crescita dei profitti, ne è la diretta conseguenza.

Perciò, se si vuole far crescere il proprio capitale e diventare (più) ricchi, l’unica cosa da fare è diventare soci di queste aziende comprando le loro azioni (e non le loro obbligazioni, che servono per parcheggiare i soldi). E tenerle il più a lungo possibile: chiedete a Warren Buffet.

La buona notizia è che questo processo può essere implementato a un costo molto basso, intorno allo 0.2% di media (ma anche meno), utilizzando gli ETF. Abbiamo dedicato una serie completamente gratuita a questi strumenti finanziari, che potete consultare liberamente nella sezione “Risorse per il tuo benessere finanziario“.

Di tanto in tanto ci saranno delle “interruzioni” nella crescita del mondo, delle grandi aziende in cui investiamo  e quindi del nostro patrimonio investito. È proprio in questi momenti che bisogna stare fermi e attendere che riprenda il naturale corso degli eventi.

Il trend di crescita di lungo termine ricomincerà inaspettatamente e i guadagni saranno sempre mediamente superiori a quell’inflazione che erode la nostra capacità di spesa.

Chiunque cerchi di convincerti del contrario (recessioni, crolli, discese, uscite dal mercato, andiamo difensivi e quant’altro), non è nient’altro che un ciarlatano.

Michael Caine e Sean Connery travestiti da Ciarlatani mentre si dirigono in Kafiristan

State zitti e aspettate

Chiudo con una simpatica statistica che mi è stata inviata da colleghi americani e presa da un report di Fidelity (uno dei più grandi gestori di fondi di investimento USA nonché depositario di centinaia di migliaia di conti titoli e fondi pensione).

Fidelity ha fatto una ricerca tra tutti i suoi clienti che investivano “attivamente”, quindi, in ordine:

  1. Conti titoli dove ci si muove attivamente e da soli
  2. Fondi pensione
  3. Conti titoli seguiti da un consulente Fidelity

Lo scopo della statistica era capire chi avesse, tra il 2003 ed il 2013, performato meglio.

Il risultato?

In 10 anni aveva performato meglio chi:

  1. Fosse deceduto (e quindi non avesse potuto più toccare il conto e il conto non fosse ancora passato in successione)
  2. Chi si fosse dimenticato di avere un conto Fidelity (di solito ragazzi giovani a cui i nonni avevano aperto un conto investimento con pochi dollari investiti nello S&P500 – ma chi è che ha dei nonni così in Italia??).
  3. Poi i fondi pensione che, per definizione, non si toccano fino alla pensione
  4. Indi i conti con consulente
  5. E per ultimi, ça va san dire, quelli che “tradano”

Insomma, sarebbe meglio stare fermi e zitti e aspettare che i mercati facciano la loro strada e, insieme a loro, i nostri investimenti: questa sarebbe la morale di Fidelity.

Il problema è che il mondo ti/ci butta addosso ogni giorno catastrofi, guerre, pandemie, elezioni politiche, fatti di cronaca nera, attacchi terroristici, previsioni dei “guru” che cambiano continuamente.

Essere capaci di rimanere fermi, zitti e muti lasciando che il portafoglio vada per la sua strada, eviterà di dover passare “a miglior vita” per avere successo nei nostri investimenti.

Ma Blaise Pascal, il filosofo francese, disse una volta: “il problema dell’uomo è che non sa stare fermo”.

E per farvi stare fermi, per fortuna, ci siamo noi.

Buon investimento a tutti!

4 Commenti

  1. roberto dones 11 Dicembre 2023 at 12:45 - Reply

    Un articolo equilibrato e ben fatto, complimenti Valerio.

    • Valerio de Stasio 11 Dicembre 2023 at 13:00

      Grazie Roberto, pensavo di essere stato un po’ troppo “tranchant” con il concetto di ciarlatano, ma vedo che è passato il messaggio più profondo dell’articolo. Grazie ancora

  2. Simone 1 Dicembre 2023 at 21:43 - Reply

    Geniale ed illuminante

    • Valerio de Stasio 1 Dicembre 2023 at 22:09

      Troppo buono Simone e grazie!

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