
Il ritornello è sempre quello. Quando i mercati azionari viaggiano alla grande come negli ultimi tempi, forse è il caso di portare a casa qualcosa. E se Goldman Sachs dice che nei prossimi 10 anni investire in azioni non renderà più del 3% all’anno forse meglio mettere tutto in obbligazioni senza rischiare nulla. Magari rientrando più avanti a tempesta passata.
Questo è il tam tam che radio social regolarmente manda in onda a ogni nuovo massimo storico, per poi rincarare la dose appena il mercato corregge di un 5%. In pratica sulle frequenze dell’orso di borsa non si smette mai di trasmettere. Per la gioia di gufi e media specializzati.
Il nostro povero cervello da investitori ben educati e appena convertiti al compra e tieni, ribilancia quando serve e vendi fra tantissimi anni a obiettivo raggiunto, va in confusione. Intimorito dalle sirene di presunti esperti che raccomandano prudenza, prese di profitto, strategie innovative.
Da quasi 10 anni scrivo su questo blog e da 10 anni ci sono concetti che ripeto sistematicamente ma che mi accorgo faticano a penetrare nel DNA dell’investitore medio. Eppure, ogni giorno la lezioncina va ripetuta se non si vuole disperdere il patrimonio conoscitivo basato sui fatti (evidence based direbbero gli americani) che abbiamo regolarmente distribuito gratis a tutti i nostri lettori in questi anni.
La triste previsione di Goldman
Orbene cominciamo da Goldman Sachs e dal suo ultimo rapporto che naturalmente ha fatto tanto rumore perché pronostica ritorni grami per le borse nei prossimi 10 anni.
Avesse detto il contrario, al buon David Kostin, lo strategist della casa di investimento americana che ha sfregato questa volta la sfera di cristallo, nessuno avrebbe prestato grande attenzione. E infatti c’è un’altra grande casa di investimenti che nella stessa settimana ha pubblicato previsioni ben diverse, ma immagino che nessuno di voi ne ha avuto notizia vero?
Ma cosa ha detto in realtà Goldman Sachs?
Il 18 ottobre gli strategist di Goldman Sachs hanno pubblicato un rapporto dove è stata indicata la percentuale del 3% come rendimento medio annuo atteso nominale per i prossimi 10 anni sulla borsa americana. Appena l’1% in termini reali, quindi al netto dell’inflazione.
Una miseria insomma. Tanto rischio per nulla.
La corsa degli ultimi 2 anni secondo Goldman avrebbe preso a prestito in anticipo parte dei rendimenti futuri, le valutazioni (CAPE) sono troppo elevate per rendere sostenibili tassi di crescita dei mercati come quelli previsti dalle medie storiche, l’indice S&P500 è troppo concentrato su poche società, ci saranno recessioni più frequenti. Insomma, una specie di bollettino di guerra se ci fermiamo solo i primi paragrafi del rapporto. Ma…
Ma poi scopriamo che gli analisti americani prevedono che le cose potrebbero andare peggio. Oppure meglio.
Quel famoso 3% potrebbe diventare infatti -1% all’anno nello scenario peggiore, oppure +7% in quello migliore. E già qui mi verrebbe da dire che siamo già entrarti nella fiera dell’inutilità.
Scommettere sulla bassa probabilità fa rumore
Come ci fa notare Ben Carlson, autore del blog awealthofcommonsense.com, un rendimento annuo del 3% spalmato su 10 anni in quasi un secolo di storia ha occupato il 9% del tempo totale dei ritorni decennali della borsa Usa. Quindi Goldman ci ha detto che le borse realizzeranno qualcosa mai visto nel 91% della loro storia.

Sempre Goldman ci dice poi che le obbligazioni hanno il 72% di battere le azioni su un orizzonte decennale a partire da oggi. E che le stesse azioni hanno una probabilità del 33% di non battere l’inflazione.
Sempre Ben Carlson ci mostra di nuovo cosa racconta la storia reale. I bond hanno battuto l’azionario sull’orizzonte temporale 10 anni nel 17% dei casi. Quindi Goldman ci ha detto di nuovo che accadrà qualcosa di statisticamente infrequente, visto che in oltre l’80% del tempo la storia è stata di tutto altro tipo.

Goldman Sachs esplicita chiaramente che, nemmeno nella migliore delle ipotesi avremo rendimenti annui fino al 2034 in linea con le medie storiche, scommettendo forte su uno scenario decisamente più di coda lato sinistro della famosa curva a campana che scopriamo oggi essere più a gobbe di cammello. E la parola scommettere è quella giusta visto che non abbiamo evidenze scientifiche che questo scenario ha alte probabilità di realizzazione oggettive.

Perché all’investitore medio piace la negatività
Un azzardo? E perché proprio adesso lanciare questo messaggio?
Il rischio di Goldman è assolutamente calcolato. Ha ragione quando dice che le valutazioni dei mercati americani sono storicamente care e che questo potrebbe preludere a rendimenti inferiori nei prossimi anni. Lo abbiamo scritto anche su queste pagine in diverse occasioni.
Ha ragione quando dice che i bond offrono rendimenti competitivi rispetto a quelli attesi dall’azionario nei prossimi anni.
Ma fa tutto questo perché stiamo entrando in zona “outlook”, ovvero il periodo nel quale vengono rilasciate le previsioni per il 2025 delle grandi case di investimento. Rapporti di centinaia di pagine che hanno visibilità solamente quando dicono qualcosa fuori dall’ordinario.
E quale migliore occasione se non oggi, quando in 11 degli ultimi 12 mesi le borse sono salite e con una performance decisamente importante?
Goldman sa benissimo che il suo rapporto avrebbe fatto presa sui media e investitori se fosse stato depositario di una “sparata” fuori dall’ordinario.
I piccoli investitori si spaventeranno ricercando soluzioni alternative (gestioni attive? fondi alternativi? strategie long short?); gli istituzionali senza memoria storica lo analizzeranno minuziosamente. Gli istituzionali con memoria storica si faranno invece una grassa risata.
E sapete perché?
Fact checking ( o come piace dire a me verifica dei fatti)
Perché ricorderanno quello che il 15 novembre 2023 la stessa società e lo stesso strategist avevano previsto per il 2024 sulla borsa americana.
Lo S&P500 a 4700 punti con una performance del 5% (6% con i dividendi). Oggi siamo a 5800 punti, ovvero +38%.
E nemmeno la solita supercazzola del range di previsione (che serve per stare con i piedi in due staffe) si è avvicinata alla realtà visto che la previsione più lasca stava tra -8% e +11%!

Fonte: estratto report Goldman Sachs Research – https://www.goldmansachs.com/insights/goldman-sachs-research/2024-us-equity-outlook-all-you-had-to-do-was-stay
In un mondo razionale questi report meriterebbero scarsa attenzione e invece trovano tantissimo spazio sui media specializzati.
Gli stessi strategist vengono invitati e intervistati come se fossero oracoli.
Proviamo a pensare cosa accadrebbe a un meteorologo che prevede sole e leggera brezza in una giornata che invece si rivela piena di piogge torrenziali e alluvioni.
Ma la cosa ancora più incredibile è il continuo spazio che viene dato a notizie che mirano solo a destabilizzare la nostra calma di investitori di lungo periodo senza portare nessun beneficio a chicchessia.
Nella stessa settimana in cui la previsione di Goldman ha trovato grande risalto, un’altra grande casa d’affari come Jp Morgan ha previsto per le borse americane un ritorno medio annuo nei prossimi 10-15 anni del 6,7%. Il risalto dato a questa indicazione è stato minimo.

Fonte: https://www.wealthprofessional.ca/investments/alternative-investments/goldman-sachs-and-jpmorgan-offer-conflicting-forecasts-for-us-stock-market-returns/387349
Un consiglio di buonsenso
A chi credere quindi? A Goldman o a Jp Morgan?
A nessuno, questo è il consiglio finale dell’articolo.
Le previsioni sono affascinanti. Gli outlook ben documentati e redatti da professionisti molto preparati. Il problema è che non vengono mai verificate a posteriori quanto precise sono state queste previsioni. Ci sono ottimi analisti che non appartengono a grandi case d’affari e che da anni fanno un egregio lavoro. Se sono ancora sul mercato un motivo ci sarà. Ma ci sono anche analisti super blasonati che per una previsione azzeccata vivono di rendita. I migliori in finanza, come sempre, non sono quelli che hanno le certezze in tasca, ma i maggiori tassi di successo nel lungo periodo.
Quando quel ditino invisibile batte tentatore sulle nostre spalle di investitore assetato di guadagni, cerchiamo con un briciolo di razionalità di capire di quanto tempo abbiamo ancora davanti prima di raggiungere i nostri obiettivi. E tirare la monetina sperando di azzeccare un improbabile timing di uscita e di reingresso non è la strategia giusta. Nemmeno cercare di prevedere se le obbligazioni faranno meglio delle azioni lo è.
Quei pochissimi eventi che determinano le sorti dei mercati finanziari
Se le obbligazioni sono funzionali ai nostri obiettivi compriamole.
Se le azioni sono funzionali ai nostri obiettivi compriamole.
Se la liquidità è l’unica forma di investimento che ci fa stare tranquilli a fronte di obiettivi già raggiunti, all in su fondi monetari.
A questo serve un piano di investimento. A sbatterci quotidianamente in faccia la nostra personale mappa di navigazione finanziaria.
Se il traguardo della pensione è a 5 anni di distanza potrebbe essere saggio diminuire il famoso rischio della sequenza dei rendimenti negativa duranti i primi anni di “retirement”. Questa è ovviamente la mia visione e come ripeto spesso, sempre dipendente dalle situazioni personali che potrebbero rendere la scelta anche superflua.
Un “prudente” accantonamento verso lidi più sicuri potrebbe avere senso se fra 3 anni vogliamo acquistare la seconda casa o l’auto dei nostri sogni con una parte dei risparmi.
In questi momenti ben precisi la strategia di gestione del rischio volatilità abbassando la quota di azionario ha una sua logica per evitare di veder compromesso tutto all’ultimo minuto dopo tanti sforzi. Non perché il mercato ha corso tanto e quindi il numero è da tanto tempo ritardatario sulla ruota di Napoli.
Se i tempi non sono così stringenti, cosa faranno i mercati domani dovrebbe interessarci meno di zero. Men che meno cosa avrà da offrirci il mercato azionario nei prossimi 10 anni.
E lo dimostra la storia.
Ho fatto un test.
Facendo partire le lancette dei rendimenti azionari della borsa americana dal 1999 (apice della bolla dotcom) e dal 2008 (crollo della grande crisi finanziaria) ho avuto la prova che è così.
Su orizzonti temporale tra 1 e 15 anni i margini di oscillazione dei rendimenti annui azionari sono stati importanti (e ho preso le ipotesi estreme aggiungendo il 2024).
Ma poi, da un certo momento in avanti, i rendimenti presentano una evidente convergenza verso numeri comuni.

Questa è esattamente la fotografia che porterà le varie Goldman, Jp Morgan e altri ad avere sempre ragione. Non perché ci azzeccheranno sempre, ma perché lo faranno ogni tanto sparando nel mucchio. Delle previsioni cannate nessuno se ne ricorderà più, mentre il “colpaccio” dell’anno prima rimane bello impresso.
Quindi se siete perfettamente consapevoli di quale punto del percorso finanziario personale state vivendo, i ragionamenti su cosa fare domani vengono di conseguenza abbastanza semplici. E state tranquilli. Non vi servirà Goldman Sachs per decidere che azione intraprendere.
Buon investimento.

Nobody Knows Nothing – John Bogle