By |Categorie: Educazione finanziaria, Investimento, Risparmio|Pubblicato il: 20 Marzo, 2023|

Il fallimento di Silicon Valley Bank riporta la mente degli investitori a ottobre 2008, data del fallimento di Lehman Brothers.  Per fortuna le lancette del mercato azionario sono ben lontane da quei livelli drammatici, ma c’è un’altra tipologia di investimento finanziario che è tornato nel territorio frequentato a quei tempi. Sto parlando di uno degli investimenti più sicuri del mondo.

Il porto sicuro degli investitori europei

Le obbligazioni tedesche con scadenza 2 anni sono ritornate sul luogo del delitto quanto a rendimenti offerti all’investitore che non vuole assolutamente rischiare nulla. Va un pochino meglio in Italia dove il BTP nostrano offre un tasso di interesse superiore al 3%, anche questo livello non tanto distante da quello di 15 anni fa (3,5%).

L’inflazione italiana negli anni 2007-2008 viaggiava tra il 3,5% e il 4% annuo, garantendo così al possessore di obbligazioni un rendimento reale teoricamente nullo.

Siamo ancora oggi in quello che si definisce un regime di alta inflazione, avendo superato il 10% nella variazione annuale dei prezzi al consumo. Quello che sappiamo acquistando oggi un’obbligazione e confrontandola con l’inflazione corrente è che non viene garantito nessun ritorno reale positivo, tutt’altro. Abbiamo però di fronte un’opzione che rende decisamente di più di quello che offre un conto corrente e pure delle tanto decantate gestioni separate oggi sotto la lente degli investitori dopo il velo di rischio sollevato dal caso Eurovita.

Può essere considerato il fondo di investimento o l’ETF monetario uno strumento sicuro nel quale parcheggiare liquidità e denaro oggi sparso tra prodotti inefficienti e costose polizze vita?

Fonti: BCE e rapporto mensile ABI febbraio 2023

La risposta è dipende.

In questo articolo cerchiamo di chiarire alcuni aspetti fondamentali di che cosa rappresenta per un investitore l’investimento in un prodotto monetario.

La definizione di fondo monetario

Partiamo da che cosa si intende per fondo monetario e perché questo strumento è un tassello importante della politica di banche centrali come la BCE

Secondo la definizione di Borsa Italiana un fondo monetario è un fondo che investe in strumenti finanziari di debito e in liquidità. Pertanto, il loro ambito di investimento è quello degli strumenti come i titoli di stato italiani ed esteri e le obbligazioni con vita residua inferiori a 1 anno.

Il fondo monetario è parte integrante dei cosiddetti aggregati monetari, ovvero quelle grandezze che esprimono quanta “moneta” è presente in un certo sistema economico.

Gli aggregati monetari sono di quattro tipi. Si parte da M0 (o base monetaria) che comprende la moneta avente corso legale come banconote e metalliche. Fino ad arrivare a M3 che comprende tutte le altre attività finanziarie che sono formalmente considerate riserve di valore. Tra queste i pronti contro termine, le obbligazioni e titoli di stato con scadenza entro 2 anni e, appunto, i fondi monetari. Assieme all’inflazione, M3 è il secondo obiettivo diretto di politica monetaria sotto il controllo della BCE.

Un gestore di un fondo monetario investe solitamente in certificati di deposito, obbligazioni a breve scadenza, altri strumenti del mercato monetario in grado di garantire un elevato livello di liquidità e sicurezza. Quella sicurezza che solitamente cerca chi investe in questo tipo di prodotti. Ma sicurezza non significa stabilità di rendimento.

Tipicamente i fondi monetari sono divisi in due tipologie, money market e money market – short term.

Utilizzo la definizione di Morningstar per spiegare la differenza tra i due.

I money market tendono a limitare la durata media ponderata del portafoglio entro i 60 giorni e la vita media ponderata a un anno o meno. Investono in strumenti del mercato monetario di alta qualità, compresi quelli strutturati, depositi con una vita residua inferiore o uguale a due anni, oltre a emissioni sovrane che abbiano almeno un rating investment grade.

I money market short term investono in titoli con una durata media ponderata di 60 giorni e una vita media ponderata entro i 120 giorni. Hanno in portafoglio strumenti del mercato monetario di alta qualità e depositi con una vita residua inferiore o uguale a 397 giorni.

I rendimenti dei fondi monetari

Con i tassi ufficiali BCE sopra al 3% i fondi monetari tornano ad acquisire una dignità perduta nell’era ormai tramontata del Quantitative Easing. I tempi dei rendimenti negativi che si andavano a sommare ai costi di fondi e ETF “mangiando” giorno dopo giorno il rendimento dell’investimento più tranquillo e sicuro, sembrano ormai un lontano ricordo.

Il “cucchiaio” dell’ETF Xtrackers EUR Overnight Rate Swap Total Return sintetizza croce e delizia di questo strumento.

Perdente praticamente sempre in regime di tassi negativi, da qualche mese vincente grazie al combinato tassi in rialzo e capitalizzazione composta degli interessi che lentamente comincia il suo sporco lavoro.

Questo ETF assieme, ad esempio, ad uno dei più capitalizzati sul mercato italiano Lyxor EURO Overnight Return, è praticamente insensibile all’oscillazione dei tassi di interesse sul mercato, adeguando ogni giorno la sua remunerazione a quelli che sono i rendimenti del tasso di interesse risk free dell’Eurozona la cui sigla è €STR +8,5 punti base (il rendimento finale è l’ex tasso di interesse chiamato EONIA che da gennaio 2022 non viene più pubblicato).

Il tasso euro short term rate (€STR) misura il costo ad un giorno a cui scambiano denaro le banche europee. Sul sito della BCE giornalmente viene comunicato all’investitore a quale tasso lordo verrà remunerato il suo capitale. Le gestioni separate, tanto per fare un confronto, questo numero lo pubblicano solo una volta all’anno e la metodologia di formazione non è facilmente spiegabile.

Quanto costa un fondo monetario e cosa contiene

Calcolare il rendimento dell’investimento (variabile) è semplice. Il tasso fissato dalla BCE (ad esempio 2,40%) andrà decurtato del costo di gestione dello strumento (ad esempio 0,10%), dallo spread denaro lettera dell’ETF al momento della transazione (ad esempio 0,05%) e dai costi di negoziazione applicati dall’intermediario (ad esempio 0,2%). Il risultato è il rendimento del fondo al lordo della fiscalità.

In pratica è come se l’ETF avesse in pancia ogni giorno titoli che scadono il giorno successivo. Esistono però altri strumenti che investono in titoli di stato o corporate con alto merito di credito e con scadenze residue che possono anche arrivare ai 12 mesi. In questi casi un minimo rischio di oscillazione nei prezzi esiste e di conseguenza viene sfumato, seppur ai minimi termini, il fattore di sicurezza del capitale.

Per tutti i fondi monetari l’indicatore di rischio che viene segnalato nel KID è pari a 1 in una scala da 1 a 7. Questo numero conferma che abbiamo di fronte gli strumenti con il rischio più basso attualmente presenti sul mercato. Non a caso ho inserito nel mio ultimo libro i fondi monetari nella lista degli strumenti “usabili” per investire e insegnare ai nostri figli come risparmiare e far fruttare il denaro, almeno nella fase iniziale del percorso.

Perché acquistare fondi monetari

Acquistare un fondo monetario può avere diversi obiettivi.

Dal parcheggio “pagato” con interessi attivi fino a prossimo impiego, a vera e propria voce dell’asset allocation, fino allo strumento tattico usato per ridurre la duration del portafoglio obbligazionario (uno degli indicatori di rischio più importanti per chi investe in obbligazioni).

I lavoratori a partita IVA possono utilizzare il fondo monetario come strumento ideale sul quale versare periodicamente il 25/30% dei propri ricavi per sviluppare quel saggio piano di accumulo che serve per accantonare (ma con un piccolo interesse a nostro favore) contributi e tasse da versare nei consueti appuntamenti annuali con il fisco.

Assolutamente consigliato anche nella gestione di quella fetta di capitale che non rientra nel patrimonio investito, ma che invece ha finalità di protezione. La classica scorta di sicurezza alternativa ad un secondo conto corrente è utile per fronteggiare eventuali emergenze con il vantaggio di veder compensata questa prudenza.

Per chi ha pochi spiccioli di risparmio ogni mese, il fondo monetario permette di possedere titoli quotati sul mercato, che individualmente sarebbero acquistabili solo in tagli minimi da 1000 euro. Il classico BOT o BTP per esempio.

Storicamente si potrebbe anche citare la conservazione del potere d’acquisto tra gli obiettivi di chi possiede un fondo monetario.

La storia degli ultimi 120 anni del mercato americano, ad esempio, indica in circa mezzo punto percentuale annuo il rendimento reale di un BOT a stelle e strisce. Purtroppo gli ultimi 20 anni raccontano una storia ben diversa a causa della “repressione” finanziaria decisa dalle banche centrali per impedire la caduta in deflazione e uscire dalla Grande Crisi Finanziaria. Il rendimento reale annuo composto di un T-Bill americano dal 2002 al 2022 è stato del -1,4%.

Quali sono i pro e i contro di quello che sembra uno strumento apparentemente privo di rischi?

Pro di un fondo monetario

  • Assenza di volatilità (quindi stabilità) nel valore dell’investimento
  • Modesto rischio di credito e quindi di eventi estremi come default e ristrutturazione dei debiti degli emittenti le cui obbligazioni sono contenute nel fondo
  • Pronta liquidabilità sul mercato
  • Assenza di rischi di fallimento del fondo (ma non degli emittenti le obbligazioni sottostanti) grazie alla separatezza del patrimonio da quello dell’emittente
  • Regime fiscale agevolato al 12,5% per tutti quei fondi e ETF che investono in titoli di stato o enti sovranazionali
  • Rendimento allineato alle decisioni di politica monetaria della BCE
  • Correlazione positiva con l’inflazione
  • Bassi costi di gestione (soprattutto gli ETF)
  • Diversificazione di emittenti e rischio paese
  • Gestione ottimale della capitalizzazione composta degli interessi grazie al reinvestimento continuo di cedole e scadenze titoli
  • Ideale per chi deve gestire con una quota parte del patrimonio la volatilità dei mercati durante la fase del decumulo (post lavorativa)

Contro di un fondo monetario

  • Difficoltà nel proteggere il capitale dalla perdita di potere d’acquisto
  • Incertezza di rendimento essendo un tasso variabile
  • Si paga l’imposta di bollo annuale dello 0,2% sul valore del fondo
  • Modesto rischio di fallimento di qualche obbligazione sottostante (ad esempio Grecia)
  • A differenza di conti correnti e conti deposito, i fondi e gli ETF non rientrano nella protezione del Fondo interbancario di tutela dei depositi fino a 100 mila euro per depositante e banca in caso di liquidazione coatta amministrativa della stessa (il patrimonio del fondo è comunque separato e segregato offrendo una sostanziale assenza di rischio per il possessore delle quote)
  • Per gli ETF rischio liquidità (bid ask spread) in momenti di particolare tensione sui mercati finanziari (esempio 2008)
  • Per i fondi di investimento costi di gestione elevati
  • Eventuali minusvalenze non recuperabili
  • Minore remunerazione in caso di taglio dei tassi di interesse da parte della BCE
  • Remoto (ma non si può escludere a priori) rischio di sospensione della liquidazione del fondo agli investitori. Nel 2008 il fondo americano Reserve Primary Fund fu costretto a chiudere i rubinetti dopo il fallimento di Lehman Brothers le cui carte commerciali erano, seppur in minima parte, una parte degli attivi del fondo che venne travolto dai riscatti. L’illiquidità del mercato costrinse il fondo a richiedere la protezione del Tesoro americano ma per diversi clienti fu necessario oltre un anno prima di rientrare in possesso del capitale

I concorrenti diretti di un fondo monetario

Il rendimento di un fondo monetario trova i suoi più diretti concorrenti nella remunerazione offerta dal conto corrente e dal conto deposito.

Ad oggi il conto corrente non rappresenta un concorrente competitivo mentre il conto deposito, almeno a parole e solo per certe banche potrebbe anche esserlo.

Al netto delle considerazioni sulle varie forme di tutela e garanzia dei vari prodotti già riportate sopra, le differenze forse più rilevanti rispetto al conto deposito sono diverse:

L’assenza di diversificazione emittente nel caso del conto deposito.

Lo svantaggio fiscale dei conti deposito dove gli interessi scontano un’aliquota del 26% contro il 12,5% della maggioranza dei fondi monetari

La minore liquidabilità di alcuni conti deposito che richiedono un vincolo di permanenza del capitale per un certo numero di mesi.

La presenza di certi requisiti di accesso da parte dell’investitore ai conti deposito.

La presenza di un tasso “civetta” presentato come annuale ma per un deposito della durata di un numero di mesi inferiore all’anno.

Ad esempio il 4% sbandierato da una nota banca rete italiana è un tasso annuo, ma per una durata del prestito di 6 mesi vincolata. Questo significa che la remunerazione è pari alla metà di quello che pensa il cliente alla ricerca di porti sicuri per i propri soldi, ma con un’aggravante. Il tasso di interesse è lordo. I conti deposito non hanno una tassazione agevolata come i titoli di stato e sono costretti a lasciare sul terreno il 26% al posto del 12,5%. Quindi il nostro ipotetico 4% (che poi è il 2% per sei mesi) perde un altro pezzo importante di remunerazione per strada riducendosi a meno del 1,5% netto. E infatti…

La remunerazione di un conto deposito non è molto più competitiva rispetto a quella di un titolo di stato italiano equivalente. Alla data del 1 marzo prendendo un Bot scadenza metà agosto avremo un rendimento netto annuo del 2,8%, competitivo con il conto deposito soprattutto per quello che riguarda il requisito della maggiore solidità dell’emittente (lo Stato italiano) e della pronta liquidabilità dello strumento.

I fondi comuni di investimento e gli ETF monetari rappresentano oggi, con tassi di interesse tornati a salire ai livelli di 15 anni fa, una interessante alternativa di investimento per gestire una serie di attività di finanza personale che fino a pochi mesi fa non offrivano nulla in cambio.

Gli afflussi verso questo tipo di prodotti sono stati particolarmente intensi nelle ultime settimane caratterizzate dalle crisi bancarie e questo potrebbe essere un segnale di minore attrattività. Ma pur in un contesto di ancora elevata inflazione una quota parte del patrimonio familiare, con certi obiettivi ben definiti, può sfruttare l’occasione che i mercati stanno offrendo ai risparmiatori più prudenti alla ricerca di sicurezza.

La scelta del piccolo investitore dovrebbe ricadere su strumenti con costi molto bassi, storia e capitalizzazione consistenti, sottostanti con scadenze compatibili con gli obiettivi, elevato livello di liquidità (per gli ETF).

Oggi che a soffrire sono i debitori e non più i creditori, chi ha quote in eccesso di risparmio può prendere in considerazione fondi ed ETF monetari scambiando la semplicità del saldo di conto corrente con una modesta complessità oggi ben ripagata sotto forma di interessi attivi che andranno a ridurre, ma non ad annullare, in modo significativo l’erosione del potere d’acquisto provocato dall’inflazione.

Buon investimento.

5 Commenti

  1. Marco 23 Marzo 2023 at 14:28 - Reply

    Che rischi ci possono essere su un ETF monetario come il Lyor visto che parliamo di prestiti tra banche? (controparte sottostante,..) .
    Grazie

    • Lorenzo Biagi 23 Marzo 2023 at 16:12

      Ovviamente non posso in questa sede esprimere un giudizio sui pro e contro di uno specifico prodotto, svolgiamo un servizio di consulenza indipendente sul patrimonio anche per affrontare queste problematiche.
      Relativamente all’ETF in oggetto posso però dire che è a replica sintetica indiretta (quindi in realtà il rischio esce da quello del prestito tra banche ed entra nel mondo derivato) e che salvo errori della casa la tassazione agevolata da documentazione ufficiale risulta coprire meno del 30% del portafoglio. Da preferire strumenti sempre breve scadenza dove la tassazione è integralmente al 12,5%.

  2. Nico 21 Marzo 2023 at 12:08 - Reply

    Direi proprio di si e ti ringrazio molto. Passo all’incasso, senza ripensamenti

  3. Nico 20 Marzo 2023 at 18:44 - Reply

    Complimenti per l’ottimo lavoro che proponete, in un paese come l’italia vale almeno il doppio..vorrei chiedervi se riteneste “opportuno” dal vostro punto di vista il mantenimento di una gestione separta con famoso gruppo triestino e altra con altrettanto famoso gruppo bolognese, per non fare nomi, quindi immagino piuttosto solidi ee affidabili, anche come solbency, ma portafoglio pieno di titoli di stato, immagino soprattutto con titoli al momento in seria sofferenza come quotazioni e possibile corsa ai riscatti, specie se eurovita non si sblocca a fine mese, quando i bund o un aggregate rendono sicuramete meglio e con meno rischi…consiglio da “amici”, non da consulenti o blogger, per cui non sarebbe possibile. Grazie

    • Lorenzo Biagi 21 Marzo 2023 at 07:47

      Da “amico” la risposta alla tua domanda sulle due GS di G e U (così parliamo abbastanza in codice -) l’avrai già trovata in un pario di articoli di qualche anno fa pubblicati su questo blog.
      Il primo Perchè con le polizze assicurative di ramo I guadagnare è quasi sempre un’illusione e il secondo Polizze assicurative finanziarie, quando gli obiettivi di un investimento non sono chiari.
      Non conoscendo le finalità per le quali hai sottoscritto queste polizze (potrebbero esserci motivazioni legate a successioni, eredità, timori di pignoramenti, ecc…) i numeri parlano chiaro.
      Salvo ritorno del tasso zero in Europa e considerando che queste GS hanno un buon 40-50% di titoli italiani in pancia, due semplicissimi titoli obbligazionari (ad es. BEI e BTP zero coupon o con cedola vicino a zero da portare a scadenza così non hai problemi di reinvestimento cedole) potrebbero benissimo replicare la GS con rendimenti superiori.
      Il costo medio di una GS è 1%, i rendimenti medi ormai oscillano attorno al 2,5%/2,7%, premi di illiquidità non ti vengono riconosciuti. I rendimenti della GS ci metteranno anni per risalire sopra al 3% vista la sostanziale assenza di flussi in ingresso quindi diciamo che 1,5%/2% per i prossimi 5 anni è il massimo che ti puoi attendere (lordo tasse). Oggi acquistando due titoli di emittenti di cui sopra diciamo che al 2,5%/3% netto tasse è alla portata.
      Non considero polizze con rendimento minimo garantito sulle quali bisognerebbe indagare e valutare.
      Parlando solo in termini finanziari e di rischio, mantenere una GS oggi non ha senso. Se le motivazioni sono altre vanno valutato pro e contro. Spero di aver risposto alla tua domanda.

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