
Sentiamo spesso parlare di obiettivi di investimento e di come dovremmo investire avendo, prima di tutto, ben presente per quale motivo stiamo decidendo di portare i nostri risparmi sui mercati finanziari in cambio di una remunerazione (si spera) positiva.
Gli americani chiamano questo metodo di investimento Goal Based Investing.
Ma come spesso accade quando si parla di investimenti, in realtà non è stato inventato nulla, men che meno negli Stati Uniti.
Ma cos’è veramente il Goal Based Investing?
Qualche settimana fa ho avuto il piacere di partecipare al Salotto Finanziario di Mr. Rip.
Un evento interessante con personaggi competenti dove però, per ovvi motivi di tempo essendo tante le voci in campo, non sono riuscito ad esprimere in maniera ancora più dettagliata la mia visione sul tema. Approfitto dello spazio di oggi qui su ICBS per completare l’opera.
Quando nasce il Goal Based Investing
Il Goal Based Investing (o GBI come lo chiamerò da adesso in avanti) altro non è che un metodo già utilizzato dai nostri nonni.
I vasetti con le etichette che contenevano banconote o monete risparmiate con fatica e poi destinate al deposito postale o bancario, altro non sono che il preistorico e un pò grezzo preambolo all’odierno investire per obiettivi.
Oggi per fortuna abbiamo a disposizione strumenti più raffinati, sicuri e remunerativi.
Anche se in maniera spesso inconsapevole, alcune attività di risparmio della nostra vita personale già utilizzano il metodo GBI. Pensiamo ad esempio al versamento periodico di una certa somma di denaro su un fondo pensione con lo scopo più o meno convinto di migliorare il futuro reddito previdenziale.
Il problema non è se abbiamo o meno obiettivi. Tutti li abbiamo.
Il problema sta nella capacità di farli emergere con sincerità e nell’abilità di affrontare ogni fase di mercato senza farci distrarre dall’emozione.
Un obiettivo deve essere sostenibile e compreso per essere raggiunto. Ma questo richieda onestà ed apertura con noi stessi e/o con il consulente finanziario che abbiamo di fronte.
Purtroppo siamo pigri e non sempre i primi obiettivi che ci vengono in mente sono quelli reali.
Tra obiettivi dichiarati e obiettivi reali c’è differenza
In uno studio del 2019 condotto da Morningstar è stato verificato che non bisognerebbe mai fermarsi alle prime dichiarazioni.
Sono state prese 318 persone chiedendo loro di fare una lista in ordine di priorità di quelli che erano considerati i 3 obiettivi principali.
Poi è stata creata una lista più completa di obiettivi compresi i 3 scelti dagli intervistati.
Infine, è stato chiesto di riclassificare.
Il 26% dei partecipanti (1 su 4), dopo aver visto la lista, ha cambiato completamente gli obiettivi prioritari.
Il 73% (1 su 4) ne ha cambiato almeno 1 su 3.
Il 26% (1 su 4) non li ha cambiati.
Perché? La spinta gentile porta a riconoscere obiettivi più dettagliati, personalizzati ed emozionali.
Per chi volesse trovare ispirazione nella ricerca dei veri obiettivi riporto qui di seguito la lista dei 17 obiettivi del sondaggio:
1) Protezione imprevisti
2) Stare meglio dei coetanei
3) Istruzione figli
4) Istruzione propria
5) Investire in alti rendimenti emozione
6) Casa
7) Nuova attività professionale
8) Vacanze
9) Aiutare figli e famiglia
10) Salute e benessere
11) Pensione prima
12) Integrazione pensione
13) Cura dei genitori
14) Eredità
15) Vivere in un nuovo luogo
16) Non essere un peso da vecchi
17) Beneficenza
Cosa pensano gli italiani dell’investire per obiettivi
Vero che in Italia, a differenza dell’America, non ci sono strumenti istituzionali dedicati (fondo pensione a parte) che permettono di praticare il GBI in maniera, oltre che operativamente, anche fiscalmente più efficiente.
Altrettanto vero che gli stessi consulenti faticano a dialogare di obiettivi con i propri clienti. Molto più semplice (e per certi consulenti obbligato) un passaggio diretto sul prodotto finanziario.
Ma se gli italiani hanno come obiettivo di un investimento prima di tutto la conservazione del capitale (vedi rapporto Consob sulle scelte di investimento delle famiglie italiane 2024), indicando orizzonte temporale e rendimento atteso come i fattori determinanti nella scelta dell’investimento stesso (e solo dopo viene l’obiettivo), forse il GBI può avere un senso anche educativo per migliorare l’efficacia complessiva dell’investire denaro.

Fonte: Consob
Attenzione ho detto efficacia, dando per scontata quell’efficienza che fino ad oggi è stata quasi sempre al centro delle attenzioni primarie dei due attori in gioco, consulenti e clienti.
Scoprire che quello che ci serve veramente è un portafoglio efficace
E non è un caso che il GBI torni sotto i riflettori dopo la crisi del 2008 quando la parola rischio lascia spazio alla parola incertezza.
Quando la parola efficienza comincia a essere sostituita con la parola efficacia appunto.
In quel momento storico, quando la sfiducia dilagava sui mercati, la frontiera efficiente indicata dalla Modern Portfolio Theory di Markowitz venne messa in seria discussione.
Una teoria che ha tanti pro, ma disegnata dal suo scopritore prevalentemente per soddisfare bisogni e obiettivi di investitori istituzionali come fondi pensione e assicurazioni, notoriamente differenti (e spesso divergenti) da quelli dell’individuo investitore.
I mercati finanziari e i loro tempi non necessariamente coincidono con quelli dell’investitore il quale, a differenza di un fondo, si potrebbe trovare davanti mille deviazioni da un percorso “efficiente”.

Fonte: Goal Based Wealth Management – J.Brunel
E indubbiamente tra i motivi che hanno reso finora il processo di investimento per obiettivi poco diffuso e soprattutto poco “spinto” nel mondo della consulenza tradizionale, c’è l’annosa e spinosa questione del conflitto di interessi e di prodotti finanziari che per un cliente orientato verso obiettivi di vita sarebbero nella maggior parte dei casi inutili oltre che costosi e complessi.
In questo articolo ho perciò tentato di mettere in fila quelli che secondo me sono i pro e contro del metodo Goal Based Investing, consapevole che non è per tutti e che potrei non essere stato esaustivo.
Come sempre sarà un piacere aggiornare la lista con i vostri suggerimenti.
I pro e i contro del Goal Based Investing
PRO
- Pianificato e disciplinato. Senza disegnare su carta una mappa di navigazione per raggiungere l’obiettivo e senza la necessaria disciplina per mantenere la barra dritta, il metodo non sarà efficace.
- Motivante e coinvolgente. Vedere il “contatore” del progresso che converge verso il traguardo è qualcosa che ci fa rimanere sul pezzo e, soprattutto, continuamente protesi verso il rispetto del piano finanziario con il desiderio di vedere cosa succederà al prossimo check.
- Controllo delle emozioni mantenendo equilibrio durante le varie fasi di mercato. Le fasi negative vengono smussate dalla positività dell’obiettivo e del bene che porterà ai beneficiari.
- Prevalenza dell’interesse personale e non dell’interesse (divergente) di gestori o altri soggetti istituzionali. Se devo spendere soldi e utilizzare prodotti voglio che questi abbiamo come unico fine il raggiungimento dei miei obiettivi personali. Ovviamente la gestione attiva e in generale la consulenza in conflitto di interesse (e il suo prezzo) è in contrasto totale con questo punto.
- Distacco dalla logica portafoglio efficiente per preferire la logica portafoglio efficace. Naturalmente ogni portafoglio deve essere costruito seguendo una costruzione adeguata non randomica, ma difficilmente esisterà un unico portafoglio per tutti gli obiettivi.
- Il progresso verso l’obiettivo è misurabile come un normale confronto con un benchmark. Non sarà più il confronto con il “mercato” la nostra ossessione, ma il confronto con il valore finale che dovremo raggiungere alla fine del viaggio.
- La volatilità diventa rumore e non rischio. Il rischio non sono più gli indicatori tradizionali come Var o volatilità, comunque importanti per la costruzione del portafoglio, ma il vero rischio sarà quello di non raggiungere l’obiettivo.
- Il rimpianto di scelte sbagliate o fatte troppo in ritardo viene eliminato.
- Si diventa più responsabili delle scelte fatte. Tutto dipenderà dalle nostre decisioni di pianificazione con i mercati e i loro rendimenti sullo sfondo ma non come attori protagonisti.
- Il metodo GBI induce a riflettere sulla gestione delle finanze personali ma anche sull’esistenza di alcuni gap finanziari importanti (previdenziali, assicurativi…) e su come colmarli.
- Secondo alcuni studi il GBI produce alfa, quindi una quota di rendimento aggiuntivo, quantificabile in 1.6% per anno.

CONTRO
- Troppi obiettivi rischiano di creare eccessiva complicazione operativa. Mantenere sotto controllo diversi portafogli in autonomia rischia di essere dispersivo.
- In assenza di contenitori dedicati e vincolanti (come in US o UK) si tende a perdere sensibilità (e la motivazione) e progresso verso l’obiettivo. In alcuni casi anche l’assenza di un vincolo fiscale e/o temporale alimenta la tentazione di uscire e rientrare dal contenitore creato ad hoc in forma privata.
- È richiesto uno sforzo mentale oggettivo per definire bene gli obiettivi e dare priorità rinunciando ad alcuni di essi almeno temporaneamente. Il dispiacere di non poter fare tutto con le risorse disponibili potrebbe portare a scelte arbitrarie o demotivazione.
- Il GBI potrebbe contenere alcuni elementi di rigidità verso i cambiamenti della vita. Risparmiare a lungo per un obiettivo che poi cambia o addirittura scompare potrebbe rivelarsi, con il senno di poi, inefficiente.
- Non standardizzabile e quindi serve competenza personale (un buon livello di educazione finanziaria) oppure è necessario affidarsi a esperti.
- Apertura più intima in fase di intervista verso il consulente di riferimento, soprattutto per alcuni fattori cruciali nel disegno di un piano corretto come l’interezza del patrimonio oppure le condizioni familiari.
- La lunghezza temporale. Obiettivi troppo lontani rischiano di essere oggetto di continui “aggiustamenti” per convenienza o per necessità in assenza di adeguata disciplina. Il reintegro successivo è difficile e non sempre in linea con la filosofia iniziale.
Ma operativamente cosa dovrei fare per cominciare a ragionare secondo il metodo GBI?
Anche in questo caso quelli che elenco di seguito sono dei suggerimenti che naturalmente vanno calibrati sulla base delle singole condizioni personali
- Individuare obiettivi di vita futuri più importanti
- Mappare le risorse a disposizione (capitale iniziale, risparmio futuro, capitale obiettivo e tempo)
- Quantificare il gap di risorse
- Dare priorità a obiettivi
- Definire il rendimento atteso necessario per raggiungere quegli obiettivi
- Per chi vuole rendere più raffinato il processo di pianificazione utilizzare metodologie in grado di quantificare le probabilità di realizzazione di un certo obiettivo simulando varie “ricette” di investimento (ad esempio simulazioni Montecarlo)
- Scegliere gli strumenti finanziari
- Monitorare e adeguare solo se necessario
Conclusione
Investire per obiettivi non è per tutti e non è così semplice come si possa immaginare pur basandosi su concetti di base già adottati dalle vecchie generazioni.
Un esempio di obiettivo che ho l’impressione non essere compreso a fondo da molti italiani è quello che coinvolge il fondo pensione.
L’obiettivo primario dovrebbe essere naturalmente quello di integrare un giorno la pensione pubblica. I vincoli e le parziali rigidità dello strumento sono necessari anche per questo.
Ma purtroppo la media dei versamenti nel fondo pensione in Italia è inferiore a 3 mila euro per anno. La posizione procapite media è inferiore ai 25 mila euro.
E qual è la domanda più gettonata quando di parla di fondo pensione? Quando e in quali condizioni è possibile ritirare i miei soldi in anticipo sui tempi previsti dalla normativa?
In conclusione posso dire che il Goal Based Investing è un po’ come partecipare a una manifestazione sportiva assieme a professionisti e dilettanti. Difficilmente vinceremo quella gara, ma se saremo consapevoli che quello che conta sarà arrivare al traguardo nei tempi e modi previsti, allora potremo dire di aver sfruttato in pieno i benefici del GBI.
Non tutto andrà liscio, ovviamente. Di mezzo ci sono mercati ed eventi della vita.
Anche il sottoscritto quando sale su una bici e si pone l’obiettivo di andare da A a B è consapevole che servirà un certo numero di calorie e di tempo.
E se tutto va come deve andare quella stima non andrà lontano dalla realtà e l’obiettivo verrà raggiunto. Purtroppo però nel mezzo possono accadere eventi favorevoli e sfavorevoli che cambiano le carte in tavola.
Vento a favore oppure un bel gruppetto di ciclisti veloce al quale accodarsi per fare meno fatica. Vento contrario, caduta, rottura meccanica o foratura, crisi di fame, strada interrotta, improvvisa emergenza domestica che costringe a ritornare a casa, tutti fattori che invece potrebbero rendere meno agevole il percorso verso l’obiettivo.
Per non rinunciare ad andare da A a B servono flessibilità, disciplina, costanza e, ovviamente, gli strumenti giusti. Non possiamo conoscere il futuro, ma solo immaginarlo. Disegnarlo sulla carta è importante, aggiornarlo pure. E fare il possibile per non rinunciare ad andare da A a B è il minimo che possiamo fare per essere orgogliosi del poco o tanto percorso che alla fine saremo riusciti a coprire.
Buon investimento.
Per approfondire il tema del Goal Based Investing consiglio l’ottimo libro di Luciano Scirè: Il denaro è un affare di famiglia. Viaggio verso la sicurezza finanziaria con il Goal Based Investing
