By |Categorie: Pensione|Pubblicato il: 3 Febbraio, 2025|

Meglio avere tanto o poco azionario nel fondo pensione?

Visto che l’obiettivo finale di questa tipologia di investimento sarà quello di colmare il più possibile il gap tra il primo assegno pensionistico e l’ultimo stipendio, ecco che disporre di un fondo pensione particolarmente redditizio aiuterà a rendere il tenore di vita del pensionato non troppo differente da quello esistente durante l’ultimo giorno di lavoro. Un privilegio che solo i fortunelli che hanno potuto accedere fino a poco tempo fa alla pensione con un generoso metodo contributivo hanno potuto sfruttare senza doversi preoccupare di creare un secondo pilastro previdenziale ad integrazione.

Se le pensioni pubbliche nei prossimi anni forniranno ai neo pensionati del sistema contributivo (quindi tutti coloro che hanno cominciato a lavorare dal 1996 in avanti)  tassi di sostituzione con percentuali che in alcuni casi potrebbero scendere sotto al 50%, la pensione integrativa deve necessariamente essere come la ruota di scorta in una automobile. Ovvero, sempre presente a meno che non si decida di pagare qualcuno (rendita assicurativa) per garantirci un flusso costante di reddito per il resto dei nostri giorni.

Non spiegherò in questo articolo perché la maggior parte dei tassi di sostituzione che si leggono sui giornali o si ascoltano sul web sono non realistici  (c’è differenza tra tasso lordo e tasso netto, con quest’ultimo quasi sempre più elevato perché solitamente un pensionato paga meno tasse di un lavoratore e non versa contributi), ma una ricerca dell’Ocse “OECD Pensions Outlook 2024 – IMPROVING ASSET-BACKED PENSIONS FOR­BETTER RETIREMENT OUTCOMES AND­MORE RESILIENT PENSION SYSTEMS”, ha chiarito alcuni dubbi che pure io avevo e che seppur sempre a suon di statistiche (quindi nessuna certezza e garanzia) danno una prima risposta alla domanda iniziale.

Fondi pensione, luci ed ombre del secondo pilastro previdenziale italiano

Quante azioni dovrei avere nel fondo pensione? La ricerca dell’Ocse

Meglio avere tanto azionario nel fondo pensione, ma attenzione agli ultimi anni di partecipazione al fondo stesso quando qualche strategia di derisk potrebbe essere opportuna.

Questa la sintesi a cui sono arrivato dopo aver letto questo corposo studio dell’Ocse sui sistemi pensionistici alternativi a quelli pubblici.

Senza entrare nel dettaglio di 200 pagine di rapporto (ovviamente ho letto solo le parti di mio interesse) ecco quali sono state per me  le informazioni più interessanti di questo studio.

Solo una doverosa premessa sintetica per spiegare la metodologia della ricerca.

Sono stati utilizzati i dati storici di mercati tra il 1900 e il 2021 di 19 paesi Ocse e, sulla base di questi numeri, sono state effettuate 10 mila simulazioni Montecarlo su diverse asset allocation diversificate per geografia (100% bond, 100% azioni, 60/40, life cycle ultimi 10 anni e ultimi 20 anni, con l’azionario che passa da 80% iniziale a 20% finale). Periodo di investimento ad accumulazione tra i 25 e i 65 anni con versamento nel fondo pensione (che costa l’1% all’anno) del 5% del proprio stipendio.

  • C’è una probabilità dell’87% che investire in azioni durante il ciclo di vita del fondo produca un tasso di sostituzione più alto rispetto all’investire in sole obbligazioni
  • In circa l’80% dei casi l’investimento in azionario è stato la scelta migliore tra le varie alternative proposte per ottenere un più elevato tasso di sostituzione ad integrazione dell’ultimo stipendio.

Fonte: OECD Pensions Outlook 2024

  • Se l’orizzonte temporale di investimento si riduce da 40 a 20 anni il vantaggio di investire tutto in azionario rimane, ma si riduce al 69% dei casi.
  • Per chi è investito in azionario il tasso mediano di sostituzione diminuisce dal 39% al 31% nel caso i mercati azionari subiscano una correzione di almeno il 10% nell’anno precedente la pensione e nell’ipotesi che in quella data si acquisti una rendita con il montante finale. Non cambia granché se il rendimento dell’azionario è negativo di almeno il 10% a 5 anni dalla pensione.
  • Il portafoglio che usa le strategie life cycle, ovvero che riduce l’esposizione azionario all’avvicinarsi della pensione, è praticamente impermeabile alla perdita sull’azionario nell’ultimo anno.

Fonte: OECD Pensions Outlook 2024

  • Il portafoglio azionario supera le strategie life cycle in termini di tasso di sostituzione in oltre il 75% dei casi, ma quando il calo dei mercati azionari si registra un anno prima della pensione le strategie life cycle hanno una probabilità tra il 41% e il 48% di produrre un tasso di sostituzione più elevato rispetto all’azionario. Se la correzione arriva 5 anni prima della pensione la percentuale che vede il life cycle più redditizio in termini di tasso di sostituzione scende tra il 42% e il 39%.
  • La strategia 60/40 in meno del 20% delle simulazioni ottiene un risultato migliore dell’azionario con un tasso di sostituzione mediano del 30%, quasi 10 punti in meno rispetto all’azionario. Ovviamente in fase di correzione dei mercati azionari il gap si riduce e la probabilità di fare meglio dell’azionario supera il 30%.

Questi secondo me i punti essenziali che confermano alcune idee che magari erano note ma che vengono quantificate in termini probabilistici.

Uno studio che ovviamente non è legge scolpita nelle pietra, regola di buonsenso che vale per tutti i paper che tentano di regalarci delle certezze sulla corretta asset allocation di investimento prima e dopo la pensione.

La ricerca dell’Ocse conferma che la sequenza dei rendimenti azionari non è un problema solo immediatamente dopo l’avvio del decumulo, ma anche qualche anno prima.

Una strategia quindi di accumulazione su linee del fondo pensione totalmente o prevalentemente azionarie per almeno i tre quarti del tempo statisticamente è finora stata la scelta migliore.

Ad un certo punto però è opportuno valutare se cominciare a scalare la marcia, non eliminando completamente l’azionario come invece fanno alcune strategie preconfezionate di alcuni fondi pensione italiani basati sul ciclo di vita, ma sicuramente riducendone il peso visto che quasi una volta su due questa si rivela una scelta vincente nel risultato finale.

La strategia della tenda, come investire prima e dopo la pensione

Naturalmente tutto questo ha una sua logica se lo scopo del fondo pensione è quello di integrare la rendita pensionistica pubblica per mantenere il tenore di vita.

Se l’obiettivo è quello di massimizzare il rendimento dell’investimento per avere un capitale da lasciare agli eredi probabilmente più elevato, l’orizzonte temporale successivo (si spera di diversi decenni ancora) non rende necessaria e stringente questa dose di prudenza per salvaguardare la futura fonte di reddito di un pensionato.

Buon investimento.

Lascia un Commento