By |Categorie: Investimento|Pubblicato il: 4 Agosto, 2025|

L’avversione alle perdite è uno dei bias comportamentali più studiati da psicologi ed esperti di finanza comportamentale in genere.

Ma sono le esperienze personali che, se solo avessimo più tempo per fermarci a riflettere con attenzione, ci dicono quanto soffriamo di questi bias comportamentali nella vita quotidiana.

E di recente ne ho avuto la conferma.

Un pò di tempo fa sono stato coinvolto in uno spiacevole incidente con la mia automobile. Fortunatamente nulla di grave, ma una di quelle situazioni che ti fanno capire i limiti della nostra mente nel mantenersi sempre razionale. Ma veniamo ai fatti.

Stavo viaggiando di sera in compagnia di mia figlia lungo una strada pedemontana, un discreto freddo, visibilità non delle migliori, ma soprattutto stavo attraversando una zona dove la strada è affiancata da campi coltivati e boscaglia. Velocità regolare tra i 70 e i 90 chilometri orari. Una tipica situazione nella quale l’attenzione c’è, ma non è sicuramente a livelli di vialone trafficato da centro città con rischi di tamponamenti, collisioni con motorini e monopattini vari, pedoni che all’improvviso si buttano sulla strada.

All’improvviso i miei fari illuminano una grossa massa marrone in movimento alla mia sinistra che balza in mezzo alla strada. Un secondo e arriva l’impatto,  inevitabile, quanto i danni al fianco anteriore dell’auto e ahimè anche all’animale, uno dei tanti caprioli sceso dalle montagne alla ricerca di cibo. Mi fermo poco dopo a bordo della strada, verifico i danni della mia auto, del povero animale non c’è traccia anche se scoprirò più tardi che non aveva percorso molta strada. Chiamo immediatamente le autorità di polizia per denunciare l’accaduto e se possibile soccorrere il capriolo.

Ma perché vi ho annoiato con questo racconto anche un pò macabro che di finanziario ha ben poco?

Perché il giorno successivo l’inevitabile visita alla carrozzeria di turno ha rappresenta per il sottoscritto un viaggio verso una perdita sicura.

Non disponendo infatti di una copertura assicurativa da danni provocati da animali, so già che non recupererò un euro della riparazione. Questo viaggio mesto con l’auto incerottata è un triste rito che trova la sua formalizzazione nel solito preventivo che solitamente si risolve in numeri a quattro cifre.

E qui scatta naturalmente l’avversione alla perdita, la delusione e la rabbia per vedersi sottratti sudati risparmi (ecco a cosa serve la scorta di emergenza). Ma in questo caso prevale anche l’irrazionalità.

Dopo l’incidente mia figlia mi ha detto una frase alla quale inizialmente ho dato poco peso, ma che poi mi fatto sorridere per la sua saggia ingenuità. “È andata bene, se aveva le corna potevamo farci molto male”.

In quei momenti concitati non ho pensato che se l’animale fosse finito non sul fianco come è accaduto, ma davanti all’auto, l’impatto sarebbe stato tremendo, i danni  sicuramente più ingenti e soprattutto il rischio di perdita del controllo e uscita di strada molto concreto considerando la velocità di marcia.

Quelle poche migliaia di euro di danni potevano diventare decine di migliaia, potevano significare rottamare l’auto o nello scenario peggiore danni fisici permanenti, senza arrivare alla casistica più estrema e dolorosa per il sottoscritto e per chi stava in auto con me.

Quella perdita in termini relativa era diventata dopo quella frase di mia figlia improvvisamente molto più modesta.

Ma non ero riuscito a percepire la cosa durante i momenti immediatamente successivi l’incidente. Per me era LA perdita, il massimo del dolore finanziariamente parlando non riuscendo a trasformare quelle informazioni in qualcosa di positivo rispetto ai tanti scenari che potevano verificarsi. La mia mente non riusciva a provare un sollievo per quello di ben peggiore che poteva accadere (e che invece è accaduto al capriolo).

Questo è quello che accade anche quando investiamo denaro e ogni tanto vediamo il nostro capitale perdere valore rispetto all’anno precedente.

Le perdite di aprile 2025 in piena guerra dei dazi sono state percepite da molti investitori come il danno che il povero animale ha arrecato alla mia macchina. In fondo si trattava solo del 20% di perdite (oltretutto non realizzate fino a vendita non completata e se il nostro orizzonte è lungo stiamo parlando di niente), ma quel “solo” non riuscivamo a farlo passare come tale nella nostra mente.

Eppure questo sentimento di essere stati privati di qualcosa di già nostro (il guadagno maturato fino a quel momento) comincia a dialogare con la mente, un sentimento che non viene attenuato da un pensiero di ribassi ben peggiori che avrebbero potuto verificarsi (e che la storia ha dimostrato non essere impossibili).

Il dolore per le perdite, la rabbia, il dispiacere per investimenti che non ci hanno fatto progredire ma regredire, non trova grande sollievo nel pensare che poteva andare peggio. O se lo trova è un sollievo molto marginale.

Faccio un altro esempio.

Un ETF che investe sull’azionario globale ha perso nel 2022, altra annata di ribassi in borsa, circa il 10%. Molti ETF tematici hanno perso in quel periodo oltre il 30%, in alcuni casi anche il 50%.

Eppure sono convinto che la percezione del dolore per la perdita è stata identica in entrambe i casi con una aggravante. Che se l’ETF tematico, che ha perso di più, è stato personalmente scelto da noi (oppure abbiamo creduto alla favoletta delle nuove tendenze secolari raccontata dal consulente guru di turno), la percezione della perdita sull’ETF che investiva in azioni globali è stata più alta perché l’abbiamo sentita quasi come una imposizione di questi soloni che vogliono insegnarci ad investire bene e che invece potevamo evitare seguendo il nostro istinto.

Tutto l’opposto rispetto al lato più gradevole della pratica dell’investimento: quello del guadagno.

Quando investiamo denaro in un titolo, un fondo o un ETF, oltre ad attribuire a noi stessi il merito della scelta (il fattore fortuna nei rialzi non esiste, nei ribassi è sempre colpa di altri), proviamo naturalmente piacere nel vedere un guadagno che cresce. Quando il profitto è paragonato alla perdita causata dall’incidente di cui sopra (pensiamo alla stessa situazione ma con un finale in cui auto e animale rimangono intatti) il piacere è non solo decisamente più basso, ma anche di breve durata. Ma non finisce qui.

Se stiamo guadagnando ad esempio il 10% sui nostri investimenti nel solito ETF azionario globale e qualche nostro amico ci fa vedere che ha guadagnato il 30% sulla tal azione, il 50% sul tal fondo, il 100% su Bitcoin, il piacere del profitto evapora ancora più velocemente trasformandosi di nuovo in un sentimento negativo di percezione di mancato guadagno per una nostra scelta di investire, finanziariamente corretta, ma che non ci ha messo nelle condizioni di partecipare alla festa da protagonisti. Tutti bevono Negroni e Caipiroska mentre a noi tocca il Montenegro.

L’esempio in questo caso potrebbe essere quello del classico gratta e vinci dei supermercati con premi che vanno dalla bottiglia di olio di oliva, alla cesta fino al tablet o all’automobile. Se vinco qualcosa che sta nella parte “media” del montepremi e ho un plus nel mio bilancio familiare, sono moderatamente felice… almeno fino a quando non vedo cosa avrei potuto ottenere se avessi acquistato il biglietto immediatamente successivo come sequenza numerica poi risultato vincitore del premio più alto economicamente parlando.

Personalmente le lezioni “finanziarie” che ho potuto trarre da tutta questa spiacevole vicenda sono state tante:

  • le perdite, di qualunque entità dalla più piccola alla più grande, fatichiamo a metabolizzarle rapidamente e lasciano per tanto tempo strascichi dolorosi
  • c’è sempre una perdita peggiore di quella che possiamo raccontare; riflettere su cosa avrebbe significato per il nostro portafoglio e stile di vita è utile per attenuare una delusione che poteva essere ben peggiore di quella provata effettivamente
  • quando la perdita non è causata da nostre scelte o negligenza è percepita come peggiore e dolorosa
  • c’è sempre un guadagno più alto che potremmo realizzare e questo offusca rapidamente il piacere del profitto
  • il piacere del guadagno è veramente meno intenso e duraturo del dispiacere di una perdita

Buon investimento.

2 commenti

  1. GIorgio 5 Agosto 2025 at 19:32 - Reply

    Thinking, Fast and Slow :-)

  2. Gioele 4 Agosto 2025 at 19:09 - Reply

    Buonasera ottima considerazione. È un po’ la stessa sensazione che si avverte quando si risparmia evitando di comprare cose non strettamente necessarie e poi, magari, quella stessa somma risparmiata la si vede dilapidare da una multa arrivata per divieto di sosta. In questo caso c’è un doppio effetto: il primo per non aver speso quei soldi per qualcosa che ci avrebbe fatto piacere, il secondo il comfort derivante dal fatto che proprio grazie a quel risparmio siamo stati in grado di pagare quella ammenda.

Lascia un Commento