By |Categorie: Pensione|Pubblicato il: 1 Dicembre, 2025|

Per un adulto di mezza età la pensione è lontana e il FIRE un sogno da cullare gelosamente, ma non di immediata realizzazione.

E così da bravi investitori costruiamo un progetto che ci possa permettere di raggiungere quegli obiettivi con i contenuti giusti.

Spesso però commettiamo un errore che gelerà la nostre aspettative con il passare degli anni: pianificare le spese di domani con i numeri di oggi.

Quanti soldi mi serviranno per vivere bene durante la pensione?

Questa la classica domanda che si pone chi ambisce alla libertà finanziaria.

Il primo passo per cercare una risposta al quesito è disporre di un bilancio familiare che possa fotografare con precisione quanto reddito generiamo con il lavoro e quanto di questo reddito spendiamo ogni anno. Esercizio banale che però le statistiche ci dicono condotto da pochi italiani.

Ovviamente non è detto che le spese che sosteniamo oggi saranno esattamente le stesse che sosterremo domani. Anzi non sarà di certo così e questo è un fattore di incertezza che non possiamo eliminare. Solo stimare.

C’è chi sogna una pensione “minimalista” fatta di orto, camminate e tempo libero, e chi invece punta a continuare a viaggiare, cenare spesso fuori casa  e mantenere un elevato standard di vita.

In ogni caso, serve partire da un punto fermo: un bilancio familiare realistico, che indichi quante risorse servono oggi per vivere bene. A quel punto potremo anche fare una stima relativamente attendibile del domani con sullo sfondo la volatilità della vita.

Se oggi  in famiglia spendiamo 50 mila euro l’anno potrebbe essere ragionevole pensare che, dopo aver smesso di lavorare spenderemo il 20% in meno, quindi 40 mila euro.

Questo è uno dei più clamorosi equivoci che noto spesso quando esperti o presunti tali raccontano che il tasso di sostituzione in pensione (assegno dell’Inps in rapporto all’ultimo stipendio) deve convergere verso il 100%. Ma di questo e altre amenità sul tasso di sostituzione parlerò un’altra volta. Chiusa la parentesi.

Probabile che fra un pò di tempo risparmio, rate del mutuo, spese per figli e altro ancora non popoleranno più la colonna delle uscite. Altre voci di spesa potrebbero entrare o aumentare (viaggi, hobby, spese mediche), ma a noi interessa mantenere un certo standard di vita, non la composizione e soprattutto non andare sotto una certa soglia che consideriamo accettabile.

E questo possiamo già misurarlo oggi sulla base della spesa corrente.

Supponiamo di spendere ogni anno 50 mila euro e stimiamo che in pensione con un 20% in meno di costi vivremo abbastanza bene; il primo dato utile (40 mila euro) ce l’abbiamo.

Se andiamo in FIRE o in pensione domani ha senso ragionare su questa cifra e costruire un percorso di integrazione tra le varie fonti di reddito (pensione, affitti, rendite private, investimenti) tale da generare entrate annue complessive in linea con l’obiettivo.

Se ad esempio il nostro fabbisogno è di 40 mila ma sappiamo che tra affitti e pensione Inps incasseremo 30 mila euro l’anno, il nostro reale fabbisogno di reddito sarà solamente di 10 mila euro, riducendo ovviamente la quantità di capitale necessaria per raggiungere l’obiettivo.

Nell’articolo di oggi ragioniamo esclusivamente sull’obiettivo pieno al netto delle tasse e ipotizzando che nessuna integrazione di reddito arriverà ad alleggerire il peso.

Se però di anni alla pensione (o all’ideale FIRE) ne mancano ad esempio 20, creare un piano che si basa su 40 mila euro di spesa vita natural durante racchiude un grossolano errore. Dare per scontato che i 40 mila di oggi avranno lo stesso valore anche domani.

Perché le spese di oggi non saranno quelle di domani

L’inflazione lavora in silenzio. Se la mangiatrice di soldi nei prossimi 20 anni mediamente eroderà il potere d’acquisto dei nostri risparmi al ritmo del 3% medio annuo, fra 20 anni per spendere l’equivalente di 40 mila euro di oggi serviranno 72 mila euro.

Ma questa è solo la prima metà dell’equazione.

La seconda metà deve risolvere il problema di capire quanto denaro mi servirà per poter prelevare ogni anno 72 mila euro all’anno fra 20 anni in modo sostenibile (ovvero tradotto in termini praticoni, non finire i soldi troppo in fretta).

Immaginiamo ad esempio di aver bisogno per 30 anni (e fra 20 anni) di questa rendita annuale per finanziare la spesa.

Se ragioniamo sui 40 mila euro all’anno da spendere fra 20 anni e per un tempo complessivo di 30 anni, il calcolo non è tanto complicato.

Si prende 40 mila euro e lo si moltiplica per 30. Con 1,2 milioni sotto al materasso fra due decenni siamo sicuri di prelevare 40 mila euro l’anno per 30 anni.

Facendo così avremo però due problemi.

Il primo. I 40 mila di oggi non acquisteranno gli stessi prodotti domani, anzi ne compreranno poco più della metà.

Il secondo problema è che i 40 mila fra 50 anni (l’ultimo anno di prelievo della rendita trentennale) acquisteranno appena un quinto di ciò che potremmo acquistare oggi (sempre ipotizzando un’inflazione media del 3%).

Solo se saremo disposti a ridurre il nostro tenore di vita nei prossimi 50 anni tra l’80% e il 50% potremo dormire sonni tranquilli. Non mi pare una gran prospettiva.

Se invece abbiamo compreso che per tenere il passo del costo della vita spenderemo 72 mila euro nominali fra 20 anni (e non 40 mila) è ovvio che sarà necessario anche un capitale nominale più ampio per sostenere quella spesa. Ipotizzando di lasciare il gruzzoletto al sicuro in cassaforte senza investirlo servirebbero 2,16 milioni di euro per ottenere in cambio 72 mila euro per i 30 anni successivi.

Ma di nuovo mi tocca ricordare che nel corso del tempo la spesa crescerà nominalmente a causa dell’inflazione. E di nuovo questo esercizio si rivelerà sbagliato.

Nell’anno numero 20 del “retirement” l’equivalente di spesa dei 72 mila euro in termini nominali sarà infatti di 118 mila euro, nell’anno numero 30 di 150 mila euro. Senza fare nulla quei 2 milioni e rotti sarebbero perciò sufficienti per finanziare le spese di 22 anni.

Ma alla fine quanti soldi mi servono oggi per stare bene domani?

Da bravi investitori di buonsenso avremo per tempo dirottato sui mercati finanziari i risparmi, diciamo con un rendimento medio uguale al tasso di inflazione del 3%. Così facendo i 2,16 milioni saranno sufficienti per finanziare in termini reali i 72 mila euro di domani (o i 40 mila euro di oggi).

Certo che 2 e passa milioni non sono pochi. Non si riesce ad avere uno sconto?

La risposta è sì se riusciremo ad ottenere un rendimento reale dai nostri investimenti superiore a zero. Ad esempio con un rendimento reale medio annuo del 3% (quindi 3 punti sopra l’inflazione), con poco più di 1,4 milioni fra 20 anni saremo in grado di prelevare annualmente l’equivalente di 40 mila euro di oggi per un bel trentennio. Quanto rappresentano oggi 1,4 milioni di euro fra 20 anni a parità di potere d’acquisto? Poco meno di 800 mila euro.

Siamo arrivati in fondo all’equazione mettendo nei posti giusti delle caselle tutti i numeri.

Naturalmente una parte del reddito futuro potrebbe arrivare dalla pensione pubblica (INPS) o da un fondo pensione integrativo, riducendo ulteriormente il fabbisogno di capitale privato da accantonare.
Ma fare questi calcoli serve anche per comprendere meglio verso quale obiettivo dobbiamo puntare senza abbandonarci a sogni che potrebbero rivelarsi completamente irrealizzabili se non calati nella realtà.

Il processo è sicuramente un po’ più complesso di quello disegnato oggi. Ci sono variabili che influenzeranno (con la loro imprevedibilità) l’avvicinamento all’obiettivo. I rendimenti di mercato, l’inflazione personale, gli imprevisti, il nostro comportamento, l’asset allocation degli investimenti, gli eventi della vita in generale e tanto altro.

Se però conosciamo con una buona approssimazione verso quale obiettivo convergere, possiamo provare a capire cosa dobbiamo fare per rispondere alla seconda domanda che solitamente mi viene posta a questo punto del ragionamento.

Ok mi serviranno tot euro fra 20 anni, ma adesso cosa dovrei fare se non ho tutti quei soldi?

Tempo, rendimento e capitale sono grandi alleati. Ma potrebbero anche diventare nemici se non sfruttati nel modo giusto. La miscela dei tre (con l’immancabile fortuna sullo sfondo) aiuterà a ottenere  risposte più precise. Credo che la maggior parte delle risposte le troverete nei miei libri e all’interno di questo blog con oltre 10 anni di articoli sulle spalle.

Se anche questi contenuti non basteranno e servirà salire di livello, i nostri servizi di consulenza finanziaria indipendente sono stati creati proprio per sbrogliare una matassa che più passa il tempo e più diventa non solo complicata da sbrogliare, ma anche di difficile realizzazione.

Il mestiere di chi fa pianificazione è mettere tutto sul tavolo e studiare assieme al cliente se e come è possibile raggiungere la meta. Escludendo per il bene di tutti fin da subito obiettivi (per ora) irraggiungibili che farebbero solo confusione. L’onestà in questa fase del percorso è fondamentale. Evitare di vendere sogni che potrebbero rischiare dolorosi risvegli è un dovere. Aiutare le persone a realizzarli nel tempo un piacere.

Buon investimento.

Lascia un Commento