By |Categorie: Pensione|Pubblicato il: 6 Gennaio, 2025|

Sono tre i numeri, o sarebbe meglio dire le percentuali, che alla fine di ogni anno il pensionato presente o futuro dovrebbe assolutamente conoscere.

Il motivo si chiama guadagnare in consapevolezza circa le sorti finanziarie di quella che rappresenterà l’unica vera rendita vitalizia priva di rischio che accompagnerà la fase del ritiro dal mondo del lavoro.

Alla consapevolezza si aggiunge poi l’innegabile vantaggio di migliorare tutto il processo di pianificazione finanziaria che accompagnerà questo particolare momento della vita.

I tre numeri chiave

Le tre percentuali che dovremmo conoscere bene per essere pensionati consapevoli sono:

  • Il tasso annuo di capitalizzazione per la rivalutazione del montante contributivo
  • Il coefficiente attuariale di trasformazione del montante contributivo
  • Il tasso annuo di rivalutazione della pensione

Non preoccupatevi per i paroloni. Come vedremo tra poco dietro si nascondono percentuali che in un modo o nell’altro tutti quanti abbiamo già conosciuto investendo denaro sui mercati finanziari.

Fatta eccezione per il terzo punto, il tasso annuo di rivalutazione della pensione, per gli altri due la necessità di conoscere si rivolge prevalentemente a coloro che andranno in pensione fra qualche anno con il metodo contributivo.

Una premessa è doverosa però.

Ogni anno questi numeri cambiano e quindi dovremo anche sapere dove e quando trovare gli aggiornamenti che avranno una frequenza annuale, tranne che per il coefficiente attuariale di trasformazione del montante rivisto ogni due anni.

Ecco quindi in rigoroso ordine cronologico quali sono i numeri più importanti da conoscere per questo 2025 appena cominciato.

Il tasso annuo di capitalizzazione per la rivalutazione del montante contributivo

Per chi sta costruendo il proprio zainetto previdenziale pubblico versando periodicamente i contributi obbligatori all’Inps, la prima percentuale da studiare con attenzione è un vero e proprio rendimento. Il tasso annuo di capitalizzazione per la rivalutazione del montante contributivo.

Per cercare di tradurre il tutto in parole semplici, questa percentuale è il rendimento vero e proprio che farà crescere di anno in anno il cosiddetto montante contributivo.

Il montante contributivo è la somma di tutti i contributi versati nella nostra vita lavorativa e che rappresenta a tutti gli effetti il capitale sul quale verrà poi calcolato il primo assegno pensionistico quando smetteremo di lavorare.

Nell’articolo qui sotto troverete una spiegazione di come calcolare in modo semplice questo assegno.

Come calcolare facilmente la propria pensione futura

Ogni anno il montante contributivo viene rivalutato in base ad un tasso annuo stabilito dall’ISTAT. Questo numero in formato percentuale è il tasso medio annuo composto di variazione del PIL nominale italiano nei cinque anni precedenti l’anno in corso. Quindi il dato uscito a fine 2024 rivalutava il montante a fine 2023 determinando la media dei cinque anni di Pil precedenti il 2024 stesso.

Il “rendimento” del montante contributivo è stato fissato nel 2024 (per il 2023) in 3,66%. Si sale quindi rispetto al 2,30% dell’anno precedente portando il dato medio di rivalutazione degli ultimi 20 anni a 1,9%.

Se a fine 2023 avevamo un montante di 500k, automaticamente il suo valore a partire dal giorno successivo aumenta a 518.300€. A tal proposito ricordo che il montante relativo all’anno in cui percepiremo la pensione (ad esempio il 2025) e quello dell’anno precedente (il 2024) non subiscono nessuna rivalutazione.

Giusto però contestualizzare la cosa per chi dice in questi casi, ah se avessi potuto fare da solo.

Con la solita premessa che naturalmente ogni azione individuale di “timing” sulla scelta dell’investimento avrebbe avuto conseguenze (e capacità di sostenibilità nel tempo) qui non rendicontabili, così come il solito disclaimer che il futuro non necessariamente replicherà il passato e che l’ansia non è quantificabile quando la volatilità dell’investimento è elevata, ecco cosa sarebbe successo con una sorta di fai da te.

Ipotizzando ad esempio di aver versato per 20 anni sempre lo stesso importo sul nostro zainetto Inps (ipotesi non del tutto reale visto che lo stipendio dovrebbe aumentare negli anni), questo speciale PAC a fine 2023 avrebbe prodotto una crescita del capitale di 1,2 volte. Esattamente lo stesso moltiplicatore che avrebbe ottenuto chi avesse scelto di investire in un ETF obbligazionario europeo. La preferenza per un classico 60/40 globale con ETF avrebbe invece moltiplicato per 2 il capitale versato all’Inps. Un integrale investimento azionario avrebbe moltiplicato per 2,8 i contributi previdenziali versati ogni anno. Ovviamente sto parlando di importi tutti lordo tasse e non considero l’imposta di bollo sugli investimenti.

Se vi state chiedendo se questo “investimento” del montante contributivo ha battuto l’inflazione nel corso degli anni, il grafico dinamico qui sotto sempre disponibile nella nostra sezione “Risorse Utili per il Tuo Benessere Finanziario”  offre una risposta chiara.

Teniamo sempre in considerazione che il coefficiente di rivalutazione è una media dei 5 anni precedenti di crescita del Pil nominale (che incorpora quindi l’inflazione) e questo determina uno sfasamento rispetto al dato dell’inflazione annua puntuale.

Fatta questa premessa la risposta è sì, la rivalutazione del montante contributivo dal 1996 a oggi ha battuto l’inflazione, complessivamente per circa il 16%.

La notizia meno buona è che se lo stesso confronto lo facciamo dal 2009, le perdita di potere d’acquisto nel montante è stata del 9%  a causa di un prolungato periodo di stagnazione dell’economia italiana.

Dove troviamo agevolmente il tasso annuo di capitalizzazione del montante?

Una ricerca su internet utilizzando le parole chiave “Tasso annuo di capitalizzazione per la rivalutazione dei montanti contributivi” ci rimanderà alla pagina ufficiale del Ministero del Lavoro oppure alla nota Istat in cui viene ufficializzato il “rendimento” del montante contributivo. Queste saranno le fonti ufficiali a cui attingere ogni anno.

Il coefficiente attuariale di trasformazione del montante contributivo

Quando maturiamo tutti i requisiti per andare in pensione, il secondo numero che dobbiamo assolutamente conoscere è il coefficiente di trasformazione in rendita pensionistica del montante contributivo.

Anche qui paroloni complicati che cercherò di semplificare.

Il coefficiente di trasformazione altro non è che un numero molto simile al celebre 4% ideato da W.Bengen.

In quel caso si prende il capitale (per noi il montante contributivo) e moltiplicandolo per 4% si conosce il tasso di prelievo annuo (40k) che, rivalutato per l’inflazione, potremo prelevare ogni anno per 30 anni con una elevata probabilità di non esaurire prima del tempo questo denaro. Siamo nell’alveo della cosiddetta strategia “probability based”.

Nel caso della pensione il coefficiente di trasformazione in rendita fa le stesse veci del 4%.

Si moltiplica il montante contributivo per il coefficiente e si ottiene il capitale annuo che riscuoteremo come pensione per il resto dei nostri giorni rivalutato per l’inflazione. La particolarità è che questo capitale annuo sarà per tutta la vita suddiviso in 13 mensilità e potrebbe essere oggetto di esaurimento solo con la fine della vita terrena del beneficiario (ma non sempre è così).

In questo caso siamo nel campo della strategia “safety first”, ovvero una strategia dove non ci sono rischi di mercato e di sequenza dei rendimenti negativi, rischi di inflazione e rischi di sopravvivere al capitale trattandosi tecnicamente di una rendita vitalizia garantita dallo Stato italiano.

Il lato negativo della medaglia è che “comprando” questa rendita i soldi accumulati cesseranno di esistere quando lasceremo la vita terrena, con l’eccezione non irrilevante che potranno continuare a fornire reddito al nostro coniuge sotto forma di assegno di reversibilità. Ma questo è un altro argomento che affronteremo a tempo debito.

Torniamo al nostro coefficiente che viene rivisto ogni due anni per tenere conto della variazione dell’aspettativa di vita, di altre variabili demografiche (come la probabilità statistica di morte del coniuge) e dell’andamento effettivo del PIL nel lungo periodo (che determina il tasso di sconto applicato nella formula di determinazione del coefficiente, al momento 1,5%).

Più anni di vita avremo teoricamente a disposizione e di conseguenza più bassi saranno i coefficienti di trasformazione applicati al montante contributivo.

I coefficienti sono calcolati per legge a decorrere dal 57° anno sino al 71° anno. Chi va in pensione prima del 57° anno di età vedrà applicato il coefficiente valido per un individuo di 57 anni. Questa è la percentuale che viene riconosciuta ai famigliari ad esempio in caso di morte precoce di un lavoratore qualora siano rispettati alcuni requisiti.

Gli adeguamenti del passato, eccetto quello nel periodo della pandemia, sono stati negativi per i neo pensionati e il motivo è da ricercare nel progressivo aumento dell’aspettativa di vita. Questo significa che i coefficienti di trasformazione tenderanno ancora a ridursi nei prossimi anni creando una riduzione nel valore dell’assegno pensionistico visto che vivremo (si spera) di più, quindi la stessa cifra verrà statisticamente spalmata su periodi più lunghi.

L’aggiornamento 2024 non si è smentito con un peggioramento (nel senso di riduzione dei coefficienti) tra l’1,55% in corrispondenza del 57° anno, e il 2,18% in corrispondenza del 71° anno di età rispetto ai valori precedenti.

Tradotti in pratica questi numeri ci dicono che a parità di montante e di età l’assegno pensionistico sarà più magro solo perché è aumentata l’aspettativa di vita.

Per chi, ad esempio, a fine 2024 disponeva di un montante contributivo di 500k e 67 anni di età, con i precedenti coefficienti di trasformazione avrebbe ottenuto una pensione lorda annua di 28.615€, mentre con l’aggiornamento si troverà l’assegno decurtato di 575€ l’anno (44€ in meno su 13 mensilità). Il taglio alle pensioni è stato silenziosamente servito.

Fonte: Pensionioggi.it

Dove troviamo questo numero?

Ricordando che la revisione è biennale, i coefficienti di trasformazione del montante vengono comunicati solitamente uno-due mesi prima del termine dell’anno di riferimento sul sito del Ministero del Lavoro.

Il tasso annuo di rivalutazione della pensione

Eccoci all’ultimo numero che ogni pensionato dovrebbe conoscere, visto che da questo dipende l’adeguamento annuale dell’assegno pensionistico che già stiamo incassando per mantenerlo allineato al maggior costo della vita (l’inflazione) dell’anno precedente.

Il numero viene fissato dal Ministero dell’Economia nel mese di novembre e aggiustato dopo l’acquisizione del dato definitivo di inflazione dell’anno in chiusura sulla base delle rilevazioni ISTAT.

L’aumento per il 2025 è stato definito in +0,8% per chi avrà un assegno mensile non superiore alle 4 volte l’assegno minimo (quindi 2.394€); superare questa soglia significa veder rivalutato l’assegno di una percentuale minore (0,72% e 0,60% per assegni oltre i 2.933€ mensili). Quindi più alta è la pensione e minore è la copertura integrale della pensione dalla perdita di potere d’acquisto. La rivalutazione dei trattamenti pensionistici non sarà riconosciuta ai pensionati residenti all’estero se i loro assegni superano il trattamento minimo Inps. Se volete vederla come una tassa sulle pensioni più ricche è esattamente così.

Il dato appena visto riflette il tasso medio di inflazione italiano del 2024 e segue il +5,4% del 2023.

Per scoprire il dato provvisorio dell’inflazione media italiana 2024 una ricerca su Google compiuta nel mese di dicembre di ogni anno sarà sufficiente. Per conoscere il dato medio di inflazione italiana consiglio il sito Rivaluta.it.

Questi i numeri chiave che ci porta in dote il 2025 e che dovremmo conoscere per integrare in modo efficace ogni forma di pianificazione finanziaria finalizzata a vivere bene il periodo del ritiro dal mondo del lavoro.

L’assegno pensionistico, poco o tanto che sia, è la rendita vitalizia tecnicamente migliore che esiste in questo momento. Riveste un ruolo cruciale nel definire i contorni del vivere bene durante il periodo della libertà finanziaria, rappresentando quel tassello di sicurezza che potrà coprire almeno una parte di tutte le spese essenziali della nostra vita da pensionati. Al resto dovranno necessariamente pensarci altre fonti di reddito.

Buona pensione!

 

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