Perchà l’alfa su una gestione attiva è una perla rara

Play, Poker, Cube, Gambling, Casino

Abbiamo scritto diverse volte su queste pagine che investire è un gioco a somma zero, anzi meno di zero per effetto dei costi, in cui c’è una controparte che vince una scommessa ed un’altra parte che la perde.

Questo fattore ha rappresentato una costante del passato e lo sarà anche in futuro, ma il problema è che numerosi studi stanno dimostrando come la capacità di essere dalla parte vincente per meriti propri (il cosiddetto alfa che dovrebbe essere in grado di generare un gestore) è un fenomeno ormai estinto.

Una sorta di lento e inesorabile scioglimento dei ghiacciai per stare in tema di surriscaldamento globale.

Una delle ragioni che si è dato per questo fenomeno il professor Robert Stambaugh è la sempre minore partecipazione dei cittadini privati all’attività di possesso individuale di azioni. Si fanno meno scommesse  e si preferisce replicare un indice. Continua a leggere

Annunci

Il gioco delle illusioni

finanza e illusione

Prendete un mondo di tassi negativi con tanto, ma tanto risparmio desideroso di investire ed accrescere il proprio valore. Prendete un mercato di ETF in crescita esponenziale che offre di tutto e di più. Infine prendete una cultura finanziaria non elevatissima che si combina a tutto quello che vi ho detto prima.

Il risultato sarà un cocktail di denaro che finirà su strumenti di investimento che promettono tanto, ma dopo i classici conti della serva, manterranno veramente poco.

Naturalmente la lista di questi prodotti dall’alto rendimento è lunga e nonostante il mercato ci sta dicendo che per essere sicuri di non perdere capitale… bisogna perderlo (scusate il gioco di parole), i risparmiatori non accettano questa realtà ed invece di abbassare le attese di rendimento del portafoglio investito preferiscono cercare le scorciatoie. Continua a leggere

Strategie Low Volatility, Pro e Contro

Chi di noi non sogna di poter investire il proprio denaro ottenendo rendimenti superiori alla media con rischi inferiore alla media.

Un pò quello che promettono (senza mantenere) i cosiddetti fondi unconstrained come il tanto celebrato H2O Allegro, coinvolto la settimana scorsa nella sospensione del rating da parte di Morningstar e che ha sollevato più di un dubbio circa la qualità e soprattutto la liquidità di parte degli attivi contenuti nel fondo stesso. I dubbi erano fondati visto che la vendita forzata di certi asset ha portato ad un calo consistente nel NAV del fondo.

Del resto ognuno di noi vorrebbe prestare i propri soldi ad un personaggio ambiguo (per essere buoni) come Lars Windhorst ; ognuno di noi vorrebbe investire i propri risparmi in obbligazioni assolutamente illiquide  dai nomi accattivanti come La Perla Fashion o Trent Petroleum o Voltaire piuttosto che Everest MedTech. Obbligazioni possedute praticamente solo dal fondo a cui abbiamo dato tanta fiducia.

Ma del resto ci piace crogiolarci nell’idea che se questi super gestori hanno sembre battuto il mercato (in che modo è tutto da verificare) potranno farlo in futuro anche coi nostri soldi, vero?

Vabbè per ora accantoniamo il tema e lasciamo perdere i sogni, ma sul finale vi regalerò una chicca. Continua a leggere

Obbligazioni High Yield, il peggio dell’azionario sommato al peggio dell’obbligazionario

high yield peggior investimento

Bloomberg ha pubblicato alcune settimane fa un articolo che ancora una volta mostra la sostanziale inutilità per un investitore nel detenere obbligazioni o fondi con sottostanti bond high yield.

Queste obbligazioni sono diffuse in modo trasversale nei portafogli di investimento della maggior parte degli italiani tramite fondi obbligazionari. Il motivo è legato alla inevitabile ricerca di opportunità alternative di rendimento necessarie per ripagare quelle commissioni di gestione (più oneri vari) che la matematica rende sostanzialmente irraggiungibili visti i tassi zero del mondo governativo free risk.

Le obbligazioni high yield (ed anche le obbligazioni emergenti) rappresentano, come ben sintetizzato dall’articolo di Bloomberg, la peggior scelta che un investitore possa fare per il benessere dei propri soldi.

Leggi anche: Bond Emergenti, obbligazioni con rendimento (e rischio) azionario Continua a leggere

Come capire quanto costa un ETF

Quando un investitore decide di investire in ETF molto spesso basa i suoi criteri di selezione tra strumenti che replicano il medesimo indice scegliendo quello con le spese correnti più basse.

Ne abbiamo parlato pochi giorni fa nel post “Perchè scegliamo un ETF”.

Le spese correnti indicate in qualsiasi KIID non sono però il metro di misura migliore per capire i reali costi che sopportiamo come investitori quando vogliamo acquistare un ETF.

Il TER (o Total Expense Ratio) non è infatti l’unico costo che grava su un ETF e non rappresenta assolutamente l’unico indicatore utile a capire qual è lo strumento più conveniente.

Ai costi interni dello strumento si sommano infatti costi esterni non contollabili dal gestore ma che gravano naturalmente sull’investitore nel momento dell’acquisto e del possesso.

Ma vediamo innanzitutto cosa è compreso nel TER. Continua a leggere

Perche’ scegliamo un ETF

 

i rendimenti del passato non sono indicativi di quelli futuri

I rendimenti passati non sono indicativi di quelli futuri.

Quante volte avete letto questa frase a piè di pagina di una sbrodolata di numeri che mirano a convincervi che quel prodotto finanziario su cui avete posato gli occhi è esattamente ciò che fa per voi.

Purtroppo dopo anni e anni di avvertenze a non farsi incantare dai risultati passati, questo rimane uno dei difetti principali più diffuso tra investitori e consulenti finanziari.

Questa modalità di valutazione di un prodotto finanziario vale anche per gli ETF, strano ma vero.
Ma quali sono i fattori che ci influenzano nella scelta di un ETF per investire i nostri soldi?

Continua a leggere

Come costruire un portafoglio di ETF spendendo meno di 20 centesimi

20 cent etf investimento

E’ inutile negare che la sigla ETF è associata, dalla maggior parte degli investitori, all’idea di prodotto finanziario low costComprare ETF significa investire soldi spendendo poco, ma come ben abbiamo visto in altri articoli, non sempre è così.

L’aspetto singolare è però quello che l’intenzione di spendere il meno possibile subisce una trasformazione man mano che costruiamo il portafoglio di investimento. Improvvisamente si decide di investire non solo in strumenti che replicano gli indici più generalisti, bensì anche in ETF più specifici su aree geografiche, tratti di curve obbligazionarie, stili di investimento e quant’altro.

Il senso della scommessa non abbandona facilmente nemmeno l’investitore in ETF. E questo aumenta i costi, nonostante l’utilizzo di strumenti a replica passiva.

Leggi anche: Come farsi regalare un’auto dal vostro piano di investimento

Continua a leggere