By |Categorie: Investimento|Pubblicato il: 28 Ottobre, 2024|

L’onda degli ETF a gestione attiva continua a crescere. Personalmente avevo pochi dubbi e ora stiamo vedendo i primi concreti passi verso una direzione che inevitabilmente annacquerà la “purezza” della sigla ETF per come l’abbiamo conosciuta fino ad ora.

Il fondo del barile degli ETF passivi tradizionali (inteso come redditività) è sempre più sottile a causa di una accanita competizione tra provider.

Ormai su indici celebri (come ad esempio lo S&P500) i costi annui per gli investitori sono scesi abbondantemente sotto quota 0,1%. In alcuni casi (vedi il recente aggiornamento di SPDR al suo ETF su S&P500) le spese correnti sono scese addirittura a 0,03%. Queste “vetrine” offrono margini di guadagno sempre più risicati a chi le allestisce, condannando i gestori a far crescere le masse amministrate per compensare i costi fissi di gestione.

Quando un ETF mantiene le promesse

Non è quindi una sorpresa se un big del settore decide di lanciare sul mercato di fine estate una serie di ETF a gestione attiva a copertura delle principali geografie globali.

BlackRock ha infatti quotato diversi ETF della serie Enhanced Active a copertura di azionario americano, europeo, emergente, asiatico e globale. Mandando un segnale a tutti come è stato qualche anno fa per il mondo ESG con tanto di lettera di Larry Fink, il capo supremo di BlackRock, a supportare al tempo quella scelta di business.

La nota casa americana ci offre la possibilità di compiere quindi un esercizio che i bravi investitori dovrebbero svolgere con maggiore regolarità.

Leggere il KID dello strumento e capire cosa significa ETF attivo (ovviamente ogni prospetto e relativa politica di gestione fanno storia a sé).

A mero scopo esemplificativo abbiamo quindi spulciato per i lettori di ICBS tra KID e prospetto dell’ETF iShares US Equity Enhanced Active.

Come leggere il KID di un ETF

Comunque sia la parola ETF verrà da adesso in avanti associata (anche nelle statistiche) pure a strumenti che di replica passiva di un indice hanno ben poco.

Fonte: KID BlackRock iShares US Equity Enhanced Active

Vediamo insieme qualche esempio di cosa significa investire in un ETF a gestione attiva attingendo a piene mani da quello che ci spiega lo stesso gestore:

  • Gli indici vengono citati come parametro di riferimento ma il gestore non è tenuto a seguire quanto a numerosità, peso %, ma anche compagini societarie (vedi alla riga “può selezionare a propria discrezione titoli non inclusi nell’indice). Primo livello di Gestione Attiva.
  • Il peso percentuale della stessa classe azionaria non sarà più 100% o giù di lì per i noti effetti del cash drag (liquidità generata da compravendite, operazioni straordinarie, dividendi non reinvestiti immediatamente, ecc…), ma potrebbe essere più basso arricchito di bond e cash che come un camaleonte trasformano ogni tanto un investimento azionario in bilanciato azionario. Secondo livello di GA.
  • L’utilizzo dei derivati a scopo di investimento è consentito per “generare reddito aggiuntivo” e non più per soli scopi di copertura dei rischi, così come la leva di mercato (nel prospetto si comprende fino a dove) diventa uno strumento di bordo nelle mani del gestore. Terzo livello di GA.
  • I criteri di selezione ESG aggiungono ulteriore discrezionalità nella scelta dei titoli. Se la versione ETF Msci USA tradizionale contiene quasi 600 titoli, quella ESG screened dello stesso emittente sta poco sopra i 500, quella attiva si ferma attorno ai 200. Quarto livello di GA.

Sorvolo ovviamente sulla qualità dei modelli quantitativi (ovviamente non divulgati ma questo fa a pugni con la nota trasparenza degli ETF) e sui costi (comunque circa tre volte gli ETF non attivi della stessa categoria) sui quali ogni casa di gestione fa scelte autonome. Rimangono comunque parecchi aloni di opacità.

Il marketing finanziario, non ho dubbi, spingerà su questi strumenti. Nelle fasi di incertezza, ma anche di ripetuti massimi storici del mercato, per avere pronte exit strategy da altri prodotti low cost.

Qualche investitore abbandonerà il rigorismo passivo per abbracciare il sogno attivo.

E la demonizzata gestione attiva uscendo dalla finestra sta rientrando dalla porta con tante belle discussioni che ci accompagneranno negli anni a venire sul meglio una oppure l’altra. E chissà, forse un giorno ci riconvertiremo tutti quanti (non credo) al messaggio che in fondo in fondo da dove venivamo (la carissima gestione attiva) non era poi un mondo così cattivo ed approfittatore dell’ingenuità delle masse.

Comunque vada, abbiamo adesso una certezza. Gli ETF non saranno la causa delle presunte e ingovernabili inefficienze dei mercati, smontando le tante tesi di venditori di fumo che accusavano di poteri demoniaci questi strumenti.

Gli ETF non distruggeranno i mercati finanziari

Buon investimento.

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