By |Categorie: Educazione finanziaria|Pubblicato il: 8 Settembre, 2023|

Nella prima parte dell’articolo dedicato agli iBonds abbiamo visto le caratteristiche principali di questo ETF innovativo che potrebbe essere motivo di aggiornamento per tanti portafogli di investimento nei prossimi anni, grazie a qualità assimilabili quasi in toto a quelle di un’obbligazione, ma con i benefici dell’ETF. Trasparenza, diversificazione, semplicità, quotazione e pronta liquidabilità in primis.

Vi avevo però promesso un’analisi di cosa è successo agli iBonds americani già estinti negli anni passati. Eccola.

La storia degli iBonds

Grazie al sito statunitense di iShares possiamo viaggiare indietro nel tempo e comprendere cosa è successo a questi ETF nel corso degli anni.

Dal loro primo lancio nel 2010, iShares dichiara che 30 ETF sono giunti a scadenza e tra questi non ci sono solo ETF che investono in obbligazioni societarie, ma anche in obbligazioni high yield e titoli di Stato.

Questo fa ben sperare nello sbarco sul mercato europeo di iBonds composti solo da titoli di Stato con tassazione (12,5%) agevolata rispetto a quella applicata sui bond corporate (26%). Una mancanza da colmare al più presto per rendere veramente attraente lo strumento.

Viaggiando indietro nel passato possiamo anche toglierci la curiosità circa le “perdite” di rendimento che durante il percorso l’ETF ha subito a scadenza per la somma di varie inefficienze o inevitabili costi.

Nello specifico degli ETF corporate investment grade emessi dal 2013 negli Stati Uniti, si nota una perdita media di rendimento promesso al lancio, al netto delle spese correnti, di 0,13%. Il range massimo è stato di 0,39% e minimo di 0,04% (quindi un guadagno).

Fonte: iShares

Costruire strategia a scala con gli iBonds

Sempre sul sito americano di iShares è presente un utile calcolatore che permette di costruire quelle strategie che rappresentano per il sottoscritto probabilmente l’aspetto più interessante di questo prodotto, ovvero la possibilità di creare strategie di laddering o più comunemente conosciute come “della scala”.

Già commentate in diversi articoli su questo blog qui e qui, queste strategie sono utili soprattutto per chi sta attuando una fase di decumulo del capitale; oppure servono a chi ha obiettivi ben precisi di breve periodo con relativo obbligo di dover riscattare un capitale certo a scadenza certa con un rendimento altrettanto certo (al netto di quei marginali effetti di variabilità commentati sopra).

Fonte: iShares

Ho effettuato un test sul simulatore online equipesando al 5% ETF corporate investment grade e governativi americani su varie scadenze.

Il risultato della simulazione offre all’investitore una panoramica dei rendimenti a scadenza di questo pacchetto di investimento a scala.

Come per il laddering tradizionale con obbligazioni, il risultato degli anni futuri per i titoli in scadenza sarà naturalmente influenzato dai rendimenti dei reinvestimenti al momento non conosciuti.

Se dovesse esserci una diffusione capillare di questi strumenti anche sul mercato europeo non ci sarebbero dubbi che, per le caratteristiche di diversificazione, trasparenza e comodità d’uso, il tradizionale laddering con obbligazioni singole non avrebbe più molta ragione di esistere, salvo che per l’aspetto della compensazione fiscale delle minusvalenze non possibile con ETF.

Ma vi avevo promesso anche un’analisi di maggiore dettaglio degli strumenti quotati a Milano.

Utilizzerò IB28 (il ticker della scadenza 2028) come esempio di scuola.

In cosa investono gli iBonds quotati in Italia

Questi ETF sono sì strumenti passivi che replicano un indice, ma hanno comunque degli elementi di “attivismo” determinati proprio dal modo in cui l’indice è stato costruito. Esistono ad esempio limiti di partecipazione per ciascun emittente al 3%, come commentato nella prima parte di questa recensione, regole di ribilanciamento, criteri di esclusione in caso di cambio rating, ma soprattutto c’è l’attivismo di scelta dei titoli da inserire in portafoglio sulla base di filtri ESG. Questa è forse la parte più virtuosa, ma al tempo stesso debole. dello strumento. I rating ESG rappresentano ancora oggi un qualcosa di estremamente soggettivo. Se ne poteva fare a meno, almeno a mio modo di vedere.

Detto questo alcuni numeri interessanti di iBonds 2028.

Primo punto la diversificazione. Alla data del 31 agosto 2023 sono 275 i bond presenti in portafoglio. Gli emittenti sono numerosi con il limite del 3% come cap. In testa troviamo BANQUE FEDERATIVE DU CREDIT MUTUEL con il 2,7%, seguita da BPCE con l’1,9% e poi tutte le altre società con un peso dei bancari importante, ma non dominante e pari a un terzo del portafoglio. La frammentazione è notevole e questo è certamente un aspetto positivo del prodotto.

Diversificazione totale anche sulla geografia con la Francia a capeggiare con il 25% del totale e l’Italia presente solo con poco più del 3% dei titoli (prevalentemente energetici con ENI protagonista). Strumento adatto anche per fuggire il tipico home bias dell’investitore italiano solitamente affezionato ai bond di casa.

Interessante anche l’analisi della qualità del credito che si divide praticamente in due tra rating A e BBB.

Entrando nel dettaglio dei titoli, sempre liberamente scaricabile sul sito dell’emittente, e verificata effettivamente la presenza di obbligazioni tutte con scadenza compresa tra gennaio e dicembre 2028, il primo elemento di sorpresa è quello della cedola media ponderata pari a 1,77%.

Considerata la duration di 4,5 ci si aspetterebbe qualcosa di più, ma cedola non è uguale a rendimento a scadenza e il dettaglio titoli spiega il perché di questo dato.

Il gestore ha in pancia attualmente una parte molto consistente di obbligazioni con prezzi di mercato ampiamente sotto la pari, anche inferiori a 75 (le obbligazioni, salvo default, rimborsano a 100).

Questa scelta renderà più magre le cedole incassate dagli investitori nei prossimi anni, a favore di un più corposo plusvalore rispetto al prezzo di acquisto al momento del rimborso. Rendendo quindi più vincolante per l’investitore il possesso dell’ETF fino alla scadenza.

Ovviamente questo fattore evidenzia un punto di possibile criticità per chi cerca strumenti dalle alte cedole per finanziare la vita quotidiana. Chi invece cerca strumenti finalizzati al centrare un certo obiettivo ad una certa data, troverà indifferente la questione.

Curiosamente, anche se in parte spiegato da dinamiche dei tassi diverse, questo fenomeno della bassa cedola non lo ritroviamo negli iBonds che investono in obbligazioni denominate in dollari americane con la cedola media annua ponderata che al 31 agosto risulta del 4,2%.

Altrettanto curiosamente non si capisce (almeno io non ho trovato l’ETF corrispondente) perché lo strumento in dollari quotato in Germania ha la classe ad accumulazione e quella in euro no. Probabilmente è solo questione di tempo, ma l’aggiornamento  della gamma che sarebbe alquanto opportuno.

Update al 7 settembre 2023: iShares ha provveduto a quotare anche le classi ad accumulazione degli iBonds in €.

Update del 14 settembre 2023: iShares ha collocato altre due scadenze 2025 e 2027 sul mercato italiano.

Pro e contro degli iBonds

In sintesi riporto di seguito quali sono i pro e i contro degli iBonds di iShares.

Pro:

  • Diversificazione
  • Pronta liquidabilità
  • Accesso a obbligazioni istituzionali più redditizie
  • Gestione efficiente di cedole e reinvestimenti
  • Trasparenza
  • Riduzione progressiva del rischio tasso eliminando le criticità degli ETF a duration costante che non permettono la riduzione del rischio
  • Possibilità di sviluppare strategie “a scala” o laddering con ETF al posto di obbligazioni
  • Certezza della data di scadenza e quasi certezza di capitale rimborsato e rendimento finale permettono il matching con obiettivi finanziari definiti
  • Sviluppo di strategie di rendita con incasso periodico cedole
  • Per gli amanti del tema, criteri di filtro ESG
  • Possibilità di sfruttare in modo opportunistico movimenti di mercato temporanei e importanti su tassi e rischio credito con uno strumento sempre quotato e liquido

Contro:

  • Incapacità di compensare fiscalmente le minusvalenze pregresse
  • Per il momento esclusivo investimento in titoli corporate e non in titoli di Stato più convenienti fiscalmente
  • Manca la classe ad accumulazione (quotata la classe ad accumulazione sul mercato tedesco)
  • Per gli amanti della diversificazione la presenza di filtri ESG non è un pregio
  • Per gli amanti della gestione passiva la presenza di filtri ESG non è un pregio
  • Costi di ribilanciamento legati alle regole del prodotto drenano rendimento
  • L’utilizzo di titoli a bassa cedola non rende lo strumento ideale per chi cerca flussi di cassa costanti e allineati ai tassi di mercato attuali
  • Rischio di gestione finanziaria non ottimale nell’ultimo anno di vita dell’ETF quando i titoli arriveranno a scadenza finendo in liquidità o titoli di Stato a rendimento incerto
  • Possibile uso di derivati da parte del gestore
  • Prestito titoli, attività con benefici molto marginali e con qualche remoto rischio

Conclusione

La conclusione di questa serie dedicata agli ETF iBonds è positiva quanto a innovazione e funzionalità del prodotto, seppur con qualche difetto che nei prossimi mesi mi auguro venga corretto dall’emittente.

Naturalmente questa non è una raccomandazione ad acquistare un prodotto che è appena stato lanciato, ma che soprattutto deve essere compatibile con quelle che sono le caratteristiche e gli obiettivi di ciascun investitore.

Gli iBonds non sono necessariamente adatti a tutti e in alcuni casi possono essere anche deleteri. Il classico caso è quello di scegliere questo prodotto come fondo di emergenza oppure come destinatario di risorse monetario per arrivare a obiettivi dai tempi incerti.

Come sempre il consiglio è quello di valutare assieme al consulente finanziario di fiducia l’opportunità di inserire nei propri portafogli di investimento uno strumento che comunque, di questo ne sono sicuro, ha aperto una nuova e interessante frontiera nel mondo degli ETF obbligazionari e che farà parlare ancora parecchio di sè.

Buon investimento.

iBonds, Pro e contro dei nuovi ETF a scadenza (parte I)

5 Commenti

  1. stefano barbaglia 14 Settembre 2023 at 14:20 - Reply

    ciao Lorenzo, il fatto che le classi ad acc. per il momento siano quotate solo su mercati esteri ( es. germania o francia) cosa comporta per l’investitore italiano che li volesse comprare comunque su questi mercati ? cioè quali svantaggi ci sono al lato pratico per noi ? Grazie per per la vostra attività di sviluppo dell’educazione finanziaria

    • Lorenzo Biagi 14 Settembre 2023 at 14:42

      Ciao Stefano e grazie per i complimenti. iShares ha provveduto a rimediare immediatamente quotando anche a Milano le classi ad accumulazione https://www.borsaitaliana.it/borsa/avvisi-negoziazione/etfplus/etf/2023/34264.html?lang=it e aggiungendo altre due scadenze al 2026 e 2028 originari. Tornando alla tua domanda sulla differenza che c’è tra un ETF quotato su un altra piazza europea come quella tedesca la risposta è che non ci sono differenze (il prodotto è lo stesso) nemmeno in termini di fiscalità. Quello che potrebbe cambiare sono le commissioni di negoziazione del tuo intermediario bancario. Alcuni per le piazze estere applicano commissioni più alte. Per il resto puoi comprare indifferentemente, ormai tutti i trading online hanno disponibile l’opzione della piazza di quotazione da scegliere. Anzi, a volte per alcuni strumenti sono più interessanti altri mercati per la maggiore liquidità e volumi degli ETF.

    • stefano barbaglia 15 Settembre 2023 at 09:23

      perfetto grazie. sorry se ho fatto due volta la stessa domanda ma ieri ho avuto un problema con il pc e non sapevo se aveva funzionato o no

  2. Maurizio 8 Settembre 2023 at 18:38 - Reply

    Tra domande:
    1) La cedola media ponderata dell1,77% è calcolata sulla quotazione attuale dei titoli o sul nominale (100), perchè, in questo secondo caso il suo ammontare effettivo dovrebbe essere superiore in percentuale.
    2) Nell,ETF a distribuzione, (IB28), qual,è la frequenza della cedola?
    3) Un ribilanciamento così frequente (mensile) non potrebbe portare ad un aumento discreto/notevole dei costi, magari non necessario visto l’alto rating madio dei titoli in portafoglio?
    Grazie.

    • Lorenzo Biagi 8 Settembre 2023 at 18:44

      1) Rendimento e cedola sono due cose diverse Quello che scrive iShares è questo : La cedola è il tasso d’interesse annuale corrisposto dall’emittente di un’obbligazione sul valore nominale dell’obbligazione. La cedola media ponderata (WAC) dell’ETF viene calcolata come la media dei tassi di cedola delle obbligazioni sottostanti ponderati sulla base della ponderazione delle obbligazioni all’interno del fondo.
      2) Trimestrale
      3) sì ma la storia degli ibonds americani direi che è abbastanza tranquillizzante circa questo punto

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