Quando il Sangue Corre nelle Strade Finanziarie

Recentemente Meb Faber sul suo blog ha ripreso un vecchio studio del 2008 denominato “Blood in the Streets”, ovvero sangue nelle strade.
Erano i tempi della crisi legata ai mutui subprime e Faber in quel modo voleva sostenere la validità nel lungo periodo del principio della cosiddetta “mean reversion”, il ritorno verso la media. Aveva ragione vedendo i risultati a posteriori di quello che è successo.
Lo studio evidenziava cosa era successo dal 1903 al 2007 per i singoli paesi ( ma anche dal 1975 al 2007 per le singole asset class) quando un asset perdeva valore per due o più anni consecutivi. La tabella seguente mostra chiaramente non solo la rarità del fenomeno (un calo consecutivo di 3 anni è praticamene un evento quasi irripetibile), ma anche i ritorni molto elevati conseguiti nell’anno successivo alle perdite pluriannuali.

meb
Quando il sangue corre nelle strade è il momento giusto per ribilanciare il portafoglio sfruttando il vantaggio del ritorno verso la media negli anni successivi, questo era il consiglio di allora dell’analista americano e che ci sentiamo di condividere in pieno.

Lo stesso Faber si mostra incerto nell’utilizzare questa analisi a singoli settori magari poco diversificati e questo per effetto di una maggiore volatilità; al limite è consigliabile considerare movimenti estremi in questo caso di tre o quattro anni consecutivi di calo prima di cominciare a trarre delle conclusioni.

Questo ci permette di andare subito a bomba su uno dei temi caldi di questa estate, ovvero l’oro ma soprattutto l’azionario aurifero. Qui il tema della concentrazione c’è tutto visto che le società che compongono l’indice HUI sono tutto sommato poche con alcune grandi società che vantano il peso relativo maggiore del listino. Ad oggi l’indice dell’azionario aurifero risulta arrivato al quarto anno consecutivo di calo (2011, 2012, 2013, 2014) con il 2015 che diventerebbe addirittura il quinto, più sangue di così! Il calo dai massimi di fine 2010 è attualmente del 81%.

hui
Non so se siamo di fronte ad un’occasione di acquisto oppure no, ma quando si parla di fuga degli investitori da un settore, questo è un esempio. Il paragone è irriguardoso, ma anche lo S&P500 nel 1929 durante la Grande Depressione perse in 3 anni consecutivi oltre l’80% e nei successivi 5 anni il ritorno fu di quasi il 350%.

Staremo a vedere cosa succederà alle aurifere da qui ai prossimi 5 anni ma di certo l’ennesima lezione derivata da questo comportamento del settore azionario legato all’oro è quello dell’importanza della diversificazione e dell’evitare di esporre una eccessiva parte del proprio capitale a settori o paesi percentualmente poco pesanti a livello di capitalizzazione mondiale. Avere una quota di partecipazione in quel sangue che corre per le strade non è piacevole.

Anticipo già una domanda. Quali sono le aree geografiche o le asset class che stanno collezionando oggi due o più anni consecutivi di calo?
Vi posso dire che l’indice Msci Emerging Market, se chiudesse ora l’anno, sarebbe alla serie negativa annua numero 3 come nello specifico due indici geografici pesanti come quello di Brasile e Russia. Tra l’asset class che sta vivendo un vero e proprio calvario c’è quello delle materie prime. Utilizzando l’indice generico Bloomberg Commodity Index questo 2015 rappresenterebbe il quinto anno consecutivo di calo a testimonianza di come tutti gli investitori stanno girando le spalle alle materie prime.

Leggi anche: Il senso della diversificazione

2 risposte a "Quando il Sangue Corre nelle Strade Finanziarie"

  1. roby 30 luglio 2015 / 20:38

    Non c’e’ niente da aggiungere alla tua analisi che condivido in pieno.
    Solo una considerazione di ordine psicologico. Per applicare il metodo contrarian la cosa piu’ semplice e’ di estraniarsi dal proprio denaro e agire come un professore di matematica al liceo.
    Non e’ per niente facile. Per me gioca il fatto che operò come controller da oltre 30 anni e di numeri e grafici ne ho le ” pupille” piene. Ma mi e’ servito molto il fatto di veder numeri molto grossi per tanti anni e di “sentire” in maniera distaccata le montagne russe della finanza. Anzi sono arrivato alla strana sensazione di ” orgasmo” da volatilita’……………che prepara al momento topico dello scoppio finale che inesorabilmente arrivera’ come ogni ciclo che si rispetti. In fin dei conti la natura e’ la madre di tutte le bolle e……………..prepararsi e’ doveroso per le persone intelligenti. Tutto il resto e’ nulla. Anche il passaggio di un duomo su questa terra. Quanti lo capiscono?

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    • archeowealth 30 luglio 2015 / 22:29

      Roby hai ragione proprio sul fatto che il contrarian lo può fare chi “non lavora” nel settore finanziario e parlo anche per esperienza personale. Troppo spesso ci si sente “esperti”, si pensa di poter prevedere il comportamento dei prezzi e così si cerca a tutti i costi il trade di breve periodo. Ma quella è roba da stare incollati al monitor per ore ( e non sempre con successo) mentre per investire nel lungo periodo bisogna considerare l’investimento come una polizza assicurativa. Si compra e lo si lascia lì a maturare con tranquillità e senza stress, tanto il mercato ritornerà ciò che ci si merita. Poi è chiaro che se uno se la va a cercare ipotecando la casa o acquistando di tutto e di più anche quando le azioni sono storicamente care…beh qui certo non c’è il buon senso ed il disastro prima o poi…

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