Molto spesso mi sento chiedere per quale motivo è necessario diversificare l’investimento azionario a livello di macro aree geografiche visto che tanto quando va giù l’America scende anche tutto il resto. La domanda non è così banale e per giustificare la diversificazione è necessaria una risposta articolata tramite l’utilizzo di numeri reali.
Ogni mercato azionario è soggetto a cicli di rialzo e di ribasso. In termini di forza relativa però possiamo vedere i mercati americani andare meglio rispetto a quelli internazionali e viceversa. Non c’è dubbio che quando lo S&P500 scende, il resto del mondo azionario non guadagna e questo crea il primo punto fermo. Diversificare geograficamente non evita le perdite sull’asset allocation azionaria (a questo pensano i bond) e la tabella successiva dimostra chiaramente questo fenomeno.
Il problema è che non sappiamo a priori quale sarà l’area economica maggiormente penalizzata da una fase di rallentamento economico a livello mondiale ed ecco che questa perdita (o il guadagno nel caso di rialzo) può essere attenuata solo tramite la diversificazione.
Come si vede dalla tabella successiva i ritorni annui nel lungo periodo non sono poi così dissimili, ma quello che cambio sono le dispersioni delle performances.
Attingendo dall’ottimo sito Novelinvestors.com possiamo focalizzarci sull’intensità della sovra/sotto performance delle due aree di investimento dai primi anni 70 ad oggi.

Quindi attingete a piene mani dell’unico pasto gratis in finanza e non vergognatevi di non poter raccontare ai vostri amici le scommesse sul Brasile o sul Giappone perché VOI sarete già sulla strada migliore per vincere alla distanza.
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