By |Categorie: Pensione|Pubblicato il: 6 Giugno, 2022|

I rischi che si incontrano nella gestione di un capitale finanziario nel periodo della pensione o dell’indipendenza finanziaria, non sono gli stessi che ritroviamo durante la fase di accumulazione della ricchezza.

Non comprendere questa importante differenza aggiunge rischio a rischio in una fase estremamente delicata della vita.

Per ovvi motivi anagrafici un nuovo reddito da lavoro non potrà essere una sorgente affidabile in grado di incrementare il nostro patrimonio. Quindi pensione pubblica e capitale privato accumulato nel tempo saranno la materia prima sulla quale potremo veramente contare.

Il differente significato del rischio in fase di accumulo e decumulo

La parola rischio nel mondo degli investimenti viene quasi sempre associata alla probabilità di perdere soldi sul capitale investito.

Non recuperare il denaro nel momento in cui decidiamo di procedere al suo riscatto in realtà è solo uno dei rischi.

Non centrare l’obiettivo che avevamo fissato in fase di pianificazione (pur non perdendo soldi) può essere infatti un altro importante rischio. Se dalla realizzazione di questo obiettivo dipende il nostro tenore di vita futuro è facile immaginare perché.

Nella fase di accumulazione del capitale il rischio può essere gestito con un’adeguata asset allocation di portafoglio e diversificazione a cui aggiungere, con inevitabili costi che andranno però a diminuire il rendimento finale dell’investimento, attività di copertura dei rischi (hedging) e assicurazioni.

Durante la fase dell’accumulazione il tempo diminuisce in maniera naturale il rischio. E’ nostro amico.

Durante la fase di vita che coincide con la pensione, o meglio con il ritiro dal mondo del lavoro inteso nel senso più tradizionale del termine, la gestione del rischio è forse ancora più importante.

Nel momento definito di decumulo, il tempo potrebbe non arrivare in soccorso a possibili condizioni avverse e non essere più quell’amico sul quale abbiamo potuto contare in gioventù.

Poco male, ce ne faremo una ragione, ma dovremo prendere consapevolezza che il campo di gioco è cambiato.

Come vedremo tra poco i fattori di rischio che andremo ad incontrare durante la fase del ritiro anticipato e della pensione solo in parte sono gli stessi che troviamo nella fase di accumulazione. E spesso neanche così importanti.

Obiettivo minimo mantenere un adeguato tenore di vita

Non è la perdita di valore del portafoglio investito quello che conta durante la fase della pensione, quanto la perdita della capacità di generare il reddito sufficiente per mantenere il tenore di vita.

Se il controvalore del nostro deposito titoli sale o scende quando abbiamo 40 o 50 anni esaltazione e depressione ci tengono compagnia, ma non riescono a cambiare le nostre abitudini. Se stiamo perdendo il sonno abbiamo un problema che dobbiamo risolvere, ma questo non farà deragliare un treno destinato a correre ancora a lungo.

Se a 65 o 70 anni, il reddito che riusciamo periodicamente a estrarre dal mix di capitale risparmiato con previdenza complementare e investimenti propri, sommato alla pensione pubblica, è insufficiente a garantire il soddisfacimento dei bisogni della nostra vita quotidiana allora abbiamo un grosso problema.

Andare incontro ad un progressivo esaurimento della risorse con il tempo che rema contro non sarebbe una bella sensazione.

Il rischio di finire o comunque di non aver sufficiente capitale durante la pensione è determinato da diversi fattori, direi almeno nove.

I 9 fattori di rischio che contano veramente durante il decumulo

Alcuni di questi fattori sono conosciuti, altri hanno origine speculativa e che sostanzialmente non possiamo né prevedere né controllare.

I nostri sforzi di pianificazione si devono quindi concentrare sulla gestione dei rischi conosciuti.

Per i fattori speculativi possiamo solo ipotizzare quali conseguenze potrebbe avere qualcosa di imprevedibile sulla nostra vita. Che però essendo imprevedibile è difficilmente misurabile.

Michael McClung, autore del libro “Living off your money”, ha identificato 6 fattori diretti di rischio e 3 indiretti.

Alcuni di questi possono essere solo osservati e monitorati. Altri possono essere gestiti a nostro vantaggio. L’importante è metterli tutti sul tavolo e comprendere come approcciarli nel modo corretto.

Il libro, oltre ad essere in inglese è molto tecnico, quindi non ne consiglio la lettura ai profani della materia.

Non posso però nascondere che nel mio personale percorso di “formazione” è stato uno dei più interessanti e completi che ho letto. Per questo voglio condividere con voi alcune parti di sicuro valore aggiunto e che riprenderemo in prossimi articoli dedicati al tema.

I 6 fattori di rischio diretti nella gestione del capitale durante la pensione:

  • Tasso di prelievo. La percentuale del capitale investito che andremo a utilizzare periodicamente per integrare la pensione oppure per vivere di rendita in assenza di questa. Questo fattore è completamente sotto il nostro controllo, ma una gestione sbagliata può portarci a esaurire il capitale troppo in fretta
  • Lunghezza del periodo di ritiro dal mondo del lavoro. Quanti anni vivremo durante questa fase della vita non è sotto il nostro controllo ma è pianificabile. Le tavole di mortalità ci aiuteranno a comprendere in termini probabilistici quanto realistica è la nostra previsione. Attenzione, se abbiamo anche una dolce metà o comunque qualcuno che dipende dal capitale che abbiamo messo assieme negli anni, il rischio di sopravvivenza deve tenere conto anche di chi sta condividendo questo viaggio con noi
  • Rendimento di portafoglio. Dobbiamo rimanere investiti in questa fase per rendere sostenibile il tasso di prelievo annuo. Fattore direttamente non sotto il nostro controllo ma influenzato da tre fattori indiretti che possiamo gestire. Se il rendimento degli investimenti sarà basso il rischio di sopravvivere oltre il capitale sarà alto. Se il rendimento degli investimenti sarà alto il rischio di sopravvivere oltre il capitale sarà basso
  • Volatilità dei rendimenti. Non è uno dei fattori più importanti ma un’elevata volatilità aumenta certamente i rischi durante la fase del ritiro. Anche in questo caso fattore non sotto il nostro controllo ma che può essere gestito con i tre fattori indiretti che vedremo tra poco
  • Sequenza dei rendimenti. L’ordine con il quale si presentano le performance del portafoglio investito è importante. Rendimenti peggiori nella parte iniziale del viaggio aumentano il rischio e viceversa. A parità di rendimento e volatilità la sequenza dei rendimenti può fare una notevole differenza. L’asset allocation può solo temporaneamente rimediare ad un fattore fuori dal nostro controllo
  • Inflazione. Se aumenta riduce il potere d’acquisto del nostro capitale e quindi dovremo prelevare di più per mantenere invariato il tenore di vita. Non prevedibile ma gestibile con tassi di prelievo variabili e asset allocation

I 3 fattori di rischio indiretti che influenzano rendimenti, sequenza delle performance e volatilità:

  • Asset allocation. Completamente sotto il nostro controllo influenza in modo determinante i rendimenti dell’investimento durante la fase del ritiro
  • Diversificazione. Parzialmente sotto il nostro controllo vista la variabilità nel tempo delle correlazioni tra le varie asset class, è un fattore che ben calibrato diminuisce l’entità di molti rischi diretti
  • Valutazione dei mercati. Fattore non sotto il nostro controllo ma in alcuni casi misurabile e gestibile per ridurre i rischi diretti. Non tenere conto durante la definizione di un tasso di prelievo futuro del fatto che il mercato azionario e/o obbligazionario ha valutazioni molto alte o molto basse può essere estremamente pericoloso

Nelle prossime settimane affronteremo insieme ognuno di questi rischi nel tentativo di comprendere quali sono gli strumenti e i comportamenti più efficaci che dovremmo mantenere durante una fase della vita nella quale i sacrifici del passato si traducono in benefici per il presente e il futuro.

Buon investimento.

 

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2 Commenti

  1. Carlo Marinelli 6 Giugno 2022 at 08:07 - Reply

    Ciao Lorenzo concordo con l’analisi.
    Per la mia esperienza quello che i Clienti tendono a sottovalutare maggiormente è il rischio di longevità.
    Già relativamente pochi si assicurano dalla premorienza, ancora meno pensano al longevity risk
    A presto
    Complimenti

    • Lorenzo Biagi 6 Giugno 2022 at 08:29 - Reply

      Esatto Carlo per questo dedicheremo presto un articolo proprio a questo rischio che non percepiamo come tale. Ci districheremo tra tavole di mortalità, tassi di prelievo del capitale ottimali e probabilità di azzerare il rischio di veder azzerato il capitale durante la pensione. Sembra complicato ma cercheremo di rendere comprensibile un fattore di rischio importantissimo, molto più dei rendimenti dell’investimento.
      Nel corso dell’ultimo secolo l’età media fortunatamente si è alzata e questa è una buona notizia. La cattiva notizia è che questa grande conquista va finanziata preventivamente mixando probabilità e corretti investimenti finanziari. Anche qui pianificare è fondamentale.

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