By |Categorie: Investimento|Pubblicato il: 27 Giugno, 2022|

Il 2022 rischia seriamente di diventare l’anno dei tre orsi. Ribassi sul mercato azionario, ribassi sul mercato obbligazionario e ribassi anche sul mercato monetario. La storia, come sappiamo molto bene, non offre certezze nel formulare previsioni per il futuro. La storia però è in grado di raccontarci eventi simili che hanno già preso possesso della mente degli investitori nel passato e pianificare di conseguenza il nostro percorso finanziario per gli anni a venire.

Chi vi scrive oggi in quel momento aveva un’età dove l’unica finanza per lui comprensibile era quella di Zio Paperone e del suo deposito di monetine (per certi versi molto più istruttiva e divertente di certi tomi universitari), ma gli anni ’70 hanno visto non solo una, ma ben quattro annate dove gli ursidi hanno mostrato le unghie.

Prima di raccontare questo pezzo di storia finanziaria, vorrei portarvi in Danimarca e più precisamente nella città più antica del paese, la medievale Ribe.

Il nostro destino nelle mani delle tre Norne

Durante uno dei miei viaggi itineranti nel continente più bello del mondo, ai margini di Ribe incontrai un villaggio vichingo ricostruito con tanto di figuranti che praticavano i mestieri del tempo.  All’ingresso del Ribe Viking Center c’è però un passaggio obbligato che ogni visitatore deve compiere. Non si può infatti evitare una camminata in mezzo alle tre Norne, le padroni del destino secondo la mitologia norrena.

Le Norne sono tanto belle quanto potenti e passa tra le loro mani la tela del destino di ogni uomo e donna che vive su questo pianeta, dal più umile al più potente.

Le Norne sono tre. La Norna del passato che avvolge la lana attorno al fuso. La Norna del presente che gira la lana. La Norna più giovane che decide di recidere la tela ponendo fine alla nostra esistenza.

Vi starete chiedendo a questo punto cosa c’entra questa divagazione mitologica con i nostri investimenti.

Qualche punto di contatto c’è e ci aiuterà a contestualizzare anche il triplice mercato negativo che stiamo vedendo.

La mitologia ci aiuta ad investire

Sicuramente non siamo padroni del nostro destino di investitore.

Sono i mercati finanziari che decidono i tempi di una fase rialzista. E sono sempre loro che decidono quando è arrivato il momento di tagliare la tela cominciando una fase negativa.

Dopo aver visto il valore del nostro portafoglio investito volare a +20% oppure a +40%, con quei numerini verdi che testimoniano un jackpot che aumenta giorno dopo giorno, non accettiamo che il destino abbia deciso di riprendersi senza preavviso e con un brutale ribasso ciò che temporaneamente ci aveva donato.

Potevamo evitare questa delusione? Certo vendendo in anticipo tutto il capitale e fregando la Norna che recide la tela. Che però, il mito insegna, non è ingannabile.

E se anche ci fossimo liberati da questo vincolo in anticipo e le altre due Norne avessero continuato ad avvolgere e girare la lana elargendo guadagni a destra e a manca quale sarebbe stata la nostra sensazione?

Ve lo dico io, di profondo rammarico, frustrazione e senso di ingiustizia.

Non possiamo prevedere quando la tela dei mercati verrà tagliata

Dobbiamo accettare un fatto inequivocabile. I cicli di mercato di qualsiasi asset finanziario che si rispetti sono rappresentati da periodi di lenta crescita nel loro valore interrotti da una serie di fattori, alcuni conosciuti, altri un po’ meno. Comunque vada non siamo capaci di prevedere quando la tela verrà tagliata. Ma abbiamo una grande fortuna.

A differenza della mitologia norrena, i mercati che interrompono temporaneamente la loro corsa ricominciano poi a crescere in un processo più o meno rapido che nel corso di tanti anni sposta il valore del nostro capitale sempre un po’ più in alto. Vale per le azioni e vale per le obbligazioni.

L’anno in cui tutto perde è il titolo di un articolo che in tempi non sospetti abbiamo pubblicato su questo blog.

In quell’articolo c’era una tabella con le performance reali al netto dell’inflazione dei principali asset di investimento (azioni, obbligazioni, liquidità e immobiliare).

Fonte: https://pages.stern.nyu.edu/~adamodar/ e rielaborazioni autore

Ribassi contemporanei sul mercato obbligazionario e azionario si sono palesati 13 volte (e guarda un po’ con inflazione media dell’8%). In nove casi anche la liquidità ha chiuso con il segno meno sempre in termini reali. In quattro casi anche l’investimento in immobili ha partecipato alla festa del tutto giù.

Azioni, obbligazioni e liquidità, cosa succede quando l’orso occupa tutti i posti

Rimossi i quattro casi formalizzati durante la Seconda Guerra Mondiale, gli unici altri casi di performance negative su tutti i mercati finanziari sono arrivate negli anni ’70. Nel 1973, 1974, 1977 e 1978 i tre asset finanziari hanno perso valore reale in contemporanea.

Uno scenario che il 2022 rischia a questo punto seriamente di eguagliare.

Se sarà un anno isolato o una serie a grappolo dove l’inflazione terrà banco non lo sappiamo.

Quello che però sappiamo è come si sono mossi i mercati in quegli anni (per essere informati) e quanto utile sia stata quella decade per preparare il terreno a performance eccellenti nella decade successiva (per pianificare).

Ma andiamo con ordine.

L’iperinflazione degli anni ’70 e gli effetti sui mercati

Nel periodo 1972-1981 l’inflazione americana cominciò la sua ascesa in maniera piuttosto brusca e rimase protagonista per tutto il decennio.

Prezzi al consumo al 3,4% nel 1972, poi l’impennata nel 1973 a 8,7%. Poi ancora più su al 12,4% nel 1974 in un saliscendi che nel 1979 e 1980 portò l’inflazione sopra il 13%.

Anni difficili, con guerre regionali e embargo petroliferi a tenere banco, temi che anche oggi purtroppo stiamo amaramente riassaporando.

Con un’inflazione media che in quei 10 anni sfiorò il 9%, gli Stati Uniti e i loro mercati finanziari sperimentarono una vera e propria decade persa.

Nonostante rendimenti nominali ampiamente positivi il risultato finale per gli investimenti fu negativo.

Dalla liquidità che perse valore sistematicamente ogni anno, fino all’obbligazionario che collezionò una decade da quasi -5% ogni anno.

Un portafoglio equamente bilanciato tra azionario, liquidità e obbligazionario, pur mostrando un bel sorriso al pubblico con un ritorno di oltre il 6% all’anno, in realtà scavò un solco tremendo nei portafogli degli investitori con una perdita complessiva di quasi il 20% di valore al netto dell’inflazione.

Fonte: Portfoliovisualizer – 34% S&P500, 33% TNote 10 anni Usa, 33% TBill 3 mesi Usa

 

Fonte: Portfoliovisualizer

Quando l’illusione monetaria diventa protagonista

Tanto per inquadrare bene cosa successe in quegli anni al potere d’acquisto dei popoli occidentali basta ricordare un dato.

Ciò che costava 100$ nel 1972, 10 anni dopo arrivò a costare 217$.

In Gran Bretagna quello che si comprava a 100£ nel 1972, a fine 1981 aveva un costo di oltre 300 sterline.

I prezzi più che raddoppiarono in America, ma le borse no.

Lo S&P500 acquistato con 100mila dollari nel 1972 a fine 1981 ne avrebbe restituiti 178mila. Per tenere il passo dell’inflazione avrebbe dovuto restituire 217mila dollari.

Le borse in quella decade tentarono di arginare l’inflazione, fecero meglio delle obbligazioni, ma persero comunque un pò del loro valore reale.

Il povero investitore poco poteva fare in quei momenti visto che la correlazione tra azioni e obbligazioni era positiva. Tradotto se andava giù uno andava giù anche l’altro.

Non c’era in quel momento una soluzione migliore. Qualsiasi mercato fosse stato scelto non avrebbe generato valore, liquidità compresa.

Ma la pazienza è vincente nel mondo degli investimenti e 10 anni non è il canonico lungo periodo nel quale ci si può attendere di ottenere risultati in grado di farci “svoltare”.

Nonostante una delle decadi più terribili della storia degli investimenti, la stessa storia ci insegna come possono cambiare le cose 10 anni dopo e quale incredibile opportunità si presentò davanti a chi rimase sul mercato senza farsi prendere dallo sconforto magari alzando la posta del capitale investito.

I tenaci vengono sempre premiati nel lungo periodo

Stesso grafico del nostro portafoglio bilanciato con (pensate un po’) solo il 33% di azioni e il resto diviso tra obbligazioni e liquidità.

L’orribile calma piatta diventò un’onda rialzista capace di far decollare rendimento annuo composto nominale in 20 anni al 10%. In termini reali la performance depurata dall’inflazione avrebbe fatto segnare un eccellente +3,5% annuo.

Fonte: Portfoliovisualizer – 34% S&P500, 33% TNote 10 anni Usa, 33% TBill 3 mesi Usa

E la stessa tabella che prima di riempiva di segni rossi come d’incanto torna a risplendere.

Grazie anche ad un combinato di inflazione media sotto al 4% nella decade 1982-1991 e soprattutto valutazioni attraenti raggiunte da tutti gli asset di investimento, chi ebbe il coraggio e il buon senso di tenere duro in quel nel decennio terribile passò alla cassa qualche anno dopo portando a casa grandi soddisfazioni.

Fonte: Portfoliovisualizer

Essere pronti ad ogni scenario

Non ho assolutamente idea di quando la Norna più anziana deciderà di riprendere tra le sue mani la lana per avvolgerla nel fuso, ma so che accadrà.

Ero consapevole che la Norna più giovane avrebbe deciso prima o poi di tagliare il filo e anche questo fa parte delle regole del gioco.

Quello che conta quando investiamo denaro non è conoscere ciò che per natura non è prevedibile (la fine e l’inizio di una rialzo), ma piuttosto stare nel gioco per essere il vincitore finale della nostra corsa personale. Ripeto la parola chiave, nostra e non quella di presunti maghi della finanza o giornali specializzati interessati solo a venderci copie o click.

I magazine economici più importanti al mondo cavalcano l’onda del panico e della disperazione tentando di comunicarci con il solito timing “esemplare” che  il percorso nel quale ci stiamo addentrando sarà probabilmente identico a quello degli anni ’70.

Un primo indizio che NON sarà così quindi per fortuna ce l’abbiamo. O vogliamo continuare a credere a chi pronosticava il roboante ritorno dell’inflazione poco meno di venti anni fa? Oppure a chi tre anni fa ne celebrava l’estinzione?

MoneyWeek – 17 giugno 2022

The Economist – 19 giugno 2004

Bloomberg Businessweek – 22 aprile 2019

Poco male, l’importante è essere informati e pronti.

Le conseguenze di quegli anni le abbiamo già conosciute e possiamo prepararci pianificando per tempo una asset allocation adeguata ai tempi e agli obiettivi.

Se poi avremo la fortuna di essere protagonisti di un periodo fatto di sorprese positive è solo rimanendo investiti che potremmo raccoglierle a piene mani.

Buon investimento.

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