By |Categorie: Pensione|Pubblicato il: 2 Gennaio, 2024|

Esiste un fattore, oscuro, sottovalutato e spesso neanche tanto considerato, che aleggia costantemente sopra ogni pianificazione finanziaria.

Sto parlando della rendita vitalizia per eccellenza. La pensione pubblica.

Che sia anticipata, di vecchiaia, indiretta, reversibile o di altra natura questa rendita sicuramente ci garantirà fino alla fine dei nostri giorni un costante flusso di reddito alleggerendoci da preoccupazioni come la scelta del giusto mix di classi di investimento, quanto prelevare ogni mese per non sopravvivere al capitale (il cosiddetto tasso di prelievo di sicurezza), che margine di sicurezza avere disponibile e tanto altro.

La pensione pubblica è un tassello fondamentale che va capito e sfruttato a proprio vantaggio.

Perché è importante conoscere come viene calcolato l’assegno pensionistico

Comprendere come verrà calcolato l’assegno mensile che, a partire da una certa età in avanti, verrà accreditato sul nostro conto corrente è importante per non arrivare impreparati (quindi con una rendita modesta) all’appuntamento. Ma non solo. Se delle azioni correttive possono essere messe a terra durante la carriera lavorativa, conoscere l’importo della pensione è utile per capire quanto e come investire risparmi privati per guadagnare la porta di uscita del mondo del lavoro in anticipo.

Un classico esempio è il calcolo del tasso di prelievo.

Il famoso 4% viene spesso determinato prendendo come riferimento le spese mensili familiari spalmandole poi su 30 anni di tempo ipotizzando di investire il capitale in un mix di azioni e obbligazioni.

Questo potrebbe andare bene per il mercato americano (ma attenzione perché in futuro le pensioni italiche saranno quantitativamente molto simili alle Social Security USA), un pò meno per il mercato italiano.

Una quota parte di quel 4% è già coperto dalla pensione pubblica italiana, rendita passiva che possiamo equiparare a un investimento monetario/obbligazionario. Questo agevola il calcolo del capitale necessario per ritirarsi in anticipo dal mondo del lavoro, ma offre la sponda anche a chi vorrà investire con un grado di rischio un pochino più elevato.

Il pessimismo, per non dire scetticismo, che avvolge l’importo e l’età della pensione per milioni di italiani che hanno cominciato a lavorare soprattutto negli ultimi 25-30 anni, è notevole. Alla sfiducia circa la possibilità che la pensione arrivi in futuro effettivamente nelle nostre tasche, si somma una certa superbia nel pensare che possiamo (o potremmo) fare da soli.

Nel primo caso abbiamo però un capitale sostanzialmente garantito da un soggetto terzo che è lo Stato italiano.

Può sempre fallire è vero, ma come si dice spesso quando si pensa al default di un emittente statale, a quel punto i problemi rischierebbero di essere ben più grossi per altri aspetti della vita. Inoltre nel 2023 non vedo tanti stati del mondo sviluppato che hanno smesso di pagare le pensioni. E questo dovrebbero ricordarselo anche tanti finfluencers che non disdegnano di diffondere il solito terrorismo mediatico al posto di una ben più complicata (ma edificante) educazione sui giusti comportamenti da tenere nella pianificazione previdenziale personale.

Nel secondo caso, quello del “faccio tutto da solo”, siamo in balia delle nostre capacità, del metodo scelto, della personalità, ma anche della nostra pigrizia. E quando la libertà prende il sopravvento, almeno in campo previdenziale, non sempre i risultati si rivelano eccelsi soprattutto perché il futuro molto remoto crea scarsa motivazione e disciplina.

L’insuccesso nella diffusione dei fondi pensione in Italia, solo un lavoratore su tre aderisce a forme di previdenza complementare, sono la sintesi perfetta di una carenza di educazione/informazione che avrà come conseguenze future la “povertà” pensionistica per le prossime generazioni di pensionati. Una povertà alla quale è impensabile che le attuali casse dell’Inps e dello stato italiano che copre i buchi (ma anche le casse dei principali istituti di previdenza europei alle prese con cali demografici impressionanti) possano porre rimedio.

Ma nonostante tutto siamo ancora dei privilegiati perché i miei trisnonni non sapevano neanche cosa fosse la pensione. Ricordiamocelo sempre.

La pensione è un beneficio sociale relativamente recente

La storia della previdenza pubblica italiana affonda le sue radici nel 1898 quando, per i soli dipendenti privati, venne istituita la Cassa nazionale di previdenza  per l’invalidità e la vecchiaia degli operai. Il primo istituto di previdenza al quale volontariamente potevano aderire gli operai versando un contributo annuo libero, seppur con un tetto massimo.

Una volta raggiunti i 65 anni la cassa riconosceva alla persona una rendita vitalizia in base ai contributi versati e capitalizzati durante l’età lavorativa. E con quale lungimiranza visto che venne utilizzato il metodo di calcolo contributivo.

Nel 1919 il versamento alla Cassa divenne obbligatorio per tutti i lavoratori dipendenti con lo scopo di assicurare i lavoratori contro infortuni, disoccupazione e vecchiaia.

Nel 1933 il regime fascista rinominò la cassa in INPS (Istituto Nazionale per la Previdenza Sociale).

Nel 1939 vennero abbassati i limiti di età per la pensione a 60 anni per gli uomini, 55 per le donne introducendo la pensione di reversibilità.

Nel 1965 nasce la pensione di anzianità calcolata in base al periodo contributivo e non all’età (pensione di vecchiaia).

Nel 1968 cambia il metodo di calcolo che da contributivo diventa, ahinoi, retributivo, ovvero misurato sullo stipendio dell’ultimo triennio. Il disastro annunciato dei 30 anni successivi era servito.

Nei decenni seguenti si succedettero numerose riforme che cercarono di contenere la spesa e le distorsioni.

Amato e Dini negli anni ’90 implementarono delle riforme che alzarono l’età pensionabile e soprattutto fissarono nel 31 dicembre 1995 la linea di demarcazione che fece ritornare il sistema contributivo nel sistema previdenziale italiano, almeno per chi cominciava a lavorare da quella data. Chi si trovava nella terra di mezzo ancora oggi usufruisce del cosiddetto sistema misto, retributivo ante 1996 e contributivo post 1996.

Questo breve, per modo di dire visto il secolo abbondante di storia, racconto del sistema pensionistico italiano contiene dentro di sé due notizie, una positiva e una negativa.

Una buona e una cattiva notizia

La notizia positiva è che alla fine del diciannovesimo secolo si lavorava fin quando se ne avevano le forze e non esisteva nessuna tutela pensionistica. Tutto era nelle mani e nella capacità dei singoli di risparmiare in un paese prevalentemente rurale.

Oggi, per fortuna, abbiamo a nostra disposizione un diritto criticabile quanto vogliamo nella sua entità effettiva, ma eccezionale per durata (tutta la vita da quando riscuotiamo il primo cedolino), per beneficiari (esiste la reversibilità oppure la pensione indiretta) e tutto sommato, seppur con inevitabili eccezioni, anche meritocratico visto che con l’attuale sistema l’assegno finale sarà funzione della somma dei contributi che saremo in grado di accantonare nel corso della vita lavorativa. E i contributi dipendono dalla ricchezza generata lavorando.

Purtroppo, c’è anche una notizia negativa. L’aumento dell’età media della popolazione ha spostato la data di accesso alla pensione molto più avanti rispetto a quella degli attuali pensionati. Conti pubblici decisamente problematici impongono, per rendere sostenibile il sistema pensionistico, di allungare i tempi di accesso alla pensione stessa, oppure offrire vie di uscita anticipate ma con assegni che rischiano di sfiorare il livello di povertà.

Questo almeno per tutti coloro che hanno cominciato a lavorare dopo il 1996 e che rientrano nel cosiddetto sistema contributivo. I 45/50enni di oggi per intenderci.

Il brancolare nel buio dei futuri pensionati

Appartengo a questa categoria e la mia professione mi ha consentito, per fortuna, di prendere coscienza del fenomeno in anticipo.

Ma obiettivamente, a parte i giustamente curiosi, ho la sensazione che questa e le prossime generazioni brancolino nel buio con una conoscenza di base sufficiente per avere consapevolezza sull’età della pensione (che nella giungla del sistema pensionistico italiano è comunque mobile e con diverse eccezioni) ma completamente deficitaria per ciò che riguarda l‘importo della pensione. Che alla fine è il numero più importante.

Comprendere fin da giovani come funziona il calcolo della pensione futura è fondamentale per tanti motivi.

  • È una fonte di riflessioni importanti durante la vita lavorativa circa il significato dei versamenti previdenziali (il lavoro nero paga bene forse nel breve, non nel lungo).
  • È molto convincente circa l’opportunità di integrare i contributi pensionistici classici con sistemi previdenziali privati (fondi pensione o semplici investimenti in proprio), soprattutto dopo aver compreso il “deserto” che si rischia di dover attraversare da soli alla fine del percorso.
  • È motivante per attivarsi fin da giovani con delle iniziative di valorizzazione del capitale umano, per guadagnare in anticipo la porta di uscita dal mondo del lavoro. Anche con l’aiuto di qualche regola base di finanza personale che rende decisamente più agevole il percorso.

Quando progetto assieme ad un cliente un investimento finanziario cerco sempre di quantificare il margine di sicurezza di quell’iniziativa. Non può esistere solo rischio in un investimento, qualunque esso sia, una specie di paracadute dovremmo sempre averlo sulle spalle.

Ad esempio, i titoli di Stato in euro rientrano in questa categoria (diversificando ovviamente dal classico BTP). Gli investimenti azionari no.

Attenzione però. Sicurezza non significa garanzia di benessere, ma invece copertura basica di uno stato comunque non ottimale di ciò che desideravamo in partenza. Ma come si dice in questi casi, piuttosto che niente è meglio piuttosto.

Fattori come l’inflazione potrebbero ad esempio ridurre i margini di sicurezza anche in modo consistente comprimendo il potere d’acquisto inizialmente progettato come di base.

Per la pensione pubblica il ragionamento è lo stesso. Quando pianifichiamo il nostro futuro da “FIRE” o semplici pensionati, dobbiamo capire quanto margine di sicurezza avremo disponibile nel preciso momento in cui la scelta verrà formalizzata.

La stessa asset allocation degli investimenti potrebbe essere influenzata nella sua formazione dalla rendita vitalizia che incasseremo da una certa data in avanti. Facendo luce anche su quale livello di rischio sarà sostenibile durante l’intero ciclo di vita, pensione compresa.

Calcolare la futura pensione è semplice, bastano tre dati

Per chi rientra nel cosiddetto sistema contributivo di calcolo della pensione (diciamo praticamente tutti i nati da inizio anni 70 in poi) calcolare la pensione non è complicato. Tre informazioni sono sufficienti per creare in autonomia una specie di cruscotto dove monitorare con precisione l’importo mensile che percepiremo al momento della pensione.

Le tre informazioni essenziali che ci servono:

  • Il montante contributivo, ovvero la sommatoria di tutti i contributi versati durante la vita lavorativa da datore di lavoro e lavoratore se dipendente, dal lavoratore se autonomo.
  • Il tasso medio annuo composto di variazione del prodotto interno lordo nominale italiano, nei cinque anni precedenti. Il montante si rivaluterà ogni anno sulla base di questo valore sfruttando il principio della capitalizzazione composta degli interessi.
  • Il coefficiente di conversione in rendita o coefficiente attuariale di trasformazione. Una specie di cuginetto del famoso 4% della regola inventata da William Bengen. Questo numerino non è fisso ma dipende dall’età della pensione e, moltiplicato per il montante rivalutato, determinerà la nostra pensione annua.

Assemblando le tre informazioni potremo calcolare la pensione contributiva futura a partire da una certa età in avanti.

La prima data pensionabile per quelle che sono le nostre caratteristiche (il dato è variabile sulla base di storia e condizioni di ogni persona) sarà il punto di partenza. Da lì in avanti la simulazione tutto sommato sarà molto più semplice di quello che si pensa.

Dei tre fattori visti poco fa, uno è in buona parte sotto il nostro controllo (montante contributivo). Un altro è in minima parte sotto il controllo personale, in buona parte sotto quello della collettività (il Prodotto Interno Lordo). Infine un terzo fattore dipende da un decisore terzo (la politica), dalla collettività (aspettativa media di vita), ma in parte è anche sotto il nostro controllo nel senso che l’età in cui decideremo di andare in pensione determinerà quale numero verrà utilizzato per la conversione del montante contributivo in rendita.

Montante contributivo rivalutato annualmente sulla base del tasso di crescita del Pil nominale* coefficiente di trasformazione = Pensione annua

Ecco la formula che influenza una buona parte del nostro futuro da pensionati.

Con un foglio di excel potremo sempre monitorare in tempo reale di quanto sta crescendo la nostra rendita vitalizia futura.

Alcuni risultati saranno sorprendenti. Primo fra tutti la consapevolezza dei capitali che nel corso della nostra attività lavorativa abbiamo o stiamo mettendo in gioco.

Numeri spesso decisamente superiori a quei risparmi privati ai quali dedichiamo un’attenzione eccessiva. Eppure  verso quei denari entrati nel girone della previdenza pubblica nutriamo un senso di impotenza e perdita di controllo.

In un prossimo articolo vi spiegherò dove reperire le informazioni essenziali per calcolare la futura pensione pubblica e come utilizzare questi numeri per intraprendere, se necessario, azioni correttive per aumentare e migliorare un risultato finale dal quale dipenderà una buona parte della nostra futura libertà finanziaria.

Buona pensione.

4 Commenti

  1. Ale 3 Gennaio 2024 at 11:00 - Reply

    Il sito inps fornisce un simulatore, pensi sia attendibile ?
    Grazie

    • Lorenzo Biagi 3 Gennaio 2024 at 15:25 - Reply

      Come si dice in questi casi sempre meglio di niente. Il simulatore pur basandosi su delle ipotesi di base fotografa quello che sarà per pensione e gap contributivo. Non sarà preciso ovviamente, ma è sempre meglio che brancolare nel buio. Nel prossimo articolo spiegherò cmq un pò meglio come fare da sè nella simulazione utilizzando il montante contributivo e un paio di altre informazioni molto semplici per stimare la pensione.

      • Ale 4 Gennaio 2024 at 09:06

        Ok grazie mille

  2. andrea 2 Gennaio 2024 at 13:50 - Reply

    complimenti per l’articolo .è possibile avere il foglio di excel di cui parlate finalizzato a monitorare in tempo reale di quanto sta crescendo la nostra rendita vitalizia futura. Grazie
    Andrea

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