By |Categorie: Pensione|Pubblicato il: 10 Marzo, 2025|

La celebre regola del 4% è universalmente riconosciuta come il metodo più semplice e immediato per cominciare a impostare una strategia di spesa sostenibile attraverso l’utilizzo del proprio capitale privato durante il periodo del “retirement”, inteso come ritiro dal mondo del lavoro che non necessariamente coincide con l’incasso del primo assegno pensionistico.

Una regola, quella del 4%, nata con le prime ricerche di William Bengen negli anni 90 del secolo scorso e che secondo i dettami della storia dei mercati (americani) rende insignificanti i rischi di esaurire il capitale privato prima di 30 anni investendo su un portafoglio di azioni e obbligazioni seguendo una regola molto semplice.

Comincio il primo anno con il prelevare il 4% del capitale e ripeto lo stesso gesto negli anni successivi semplicemente aggiustando questo valore per l’inflazione.

Questo è infatti il significato del 4% inteso come tasso di prelievo sicuro (safe withdrawal rate), un numero che si basa sull’ipotesi peggiore della storia e che dovrebbe escludere già in partenza rischi come la sequenza dei rendimenti non favorevole nei primi anni della pensione.

Il rischio della sequenza dei rendimenti

Una regola semplice però con diversi difetti. Ad esempio l’essere sostanzialmente fissa e non adattabile all’andamento dei mercati con la conseguenza di imporci una minore spesa anche quando potremmo allargare le maglie del nostro portafoglio.

Le zavorre della regola del 4%

Quindi il 4% risulterebbe secondo le statistiche storiche incorporerebbe già lo scenario peggiore.

Giocando un po’ con le probabilità si potrebbe azzardare un tasso di prelievo (quindi di spesa) più alto.

Consci prima di tutto che nessun pasto è gratis e quindi che andremo incontro ad un gioco delle probabilità a nostro sfavore man mano che il tasso di prelievo salirà. Ma anche accettando che sarà necessaria una buona dose di flessibilità nella spesa qualora le cose non dovessero andare come previsto.

La rigidità nel prelievo da alcuni è vista come uno dei principali pregi (una specie di rendita simil pensione molto apprezzata soprattutto in vecchiaia) di questa regola, da altri come uno dei principali difetti perché mal si adatta all’evoluzione dei mercati e quindi del patrimonio stesso. Punti di vista.

La spesa viene aggiustata per l’inflazione ogni anno ma è sempre la stessa. Non si tiene conto dei cicli di mercato, non si tiene conto delle dinamiche di spesa durante la vecchiaia, non si tiene conto delle valutazioni dei mercati stessi in fase di fixing iniziale del 4%. A dire il vero nella versione originale non si tiene nemmeno conto delle tasse e per gli investitori europei dell’effetto cambio e dell’esposizione internazionale ai mercati. E non a caso ricerche successive (vedi W.Pfau) hanno dimostrato che la regola del 4% ha funzionato solo per gli investitori nord americani (Canada e USA). Per il resto del mondo il tasso di prelievo sicuro (che ricordo essere il caso peggiore) storicamente è risultato inferiore.

Gli effetti di questa rigidità sono comunque diversi. Dalle ricerche condotte negli anni successivi è emerso che investendo con un portafoglio ben diversificato e una robusta presenza di azioni (tra il 50% e il 75%), la regola del 4% è una sorta di gabbia che impedisce di godere della benevolenza dei mercati nelle fasi positive per spendere di più, favorendo al contempo una più robusta quota di eredità finale agli eredi. Che diventa effetto collaterale non esattamente positivo se indesiderato.

Proprio il numerino iniziale determinato dal 4% del capitale in nostro possesso, ci fa capire quanto possa essere rischioso puntare tutto sul risparmio privato come fonte esclusiva di reddito permanente soprattutto con una strategia unica.

Al di là delle capacità personali di saper investire nel modo giusto nel periodo di tempo che precede la pensione, capacità che ci auto attribuiamo ma che solo a posteriori verificheremo se efficaci o meno, puntare tutto su una strategia di generazione di reddito a tasso di prelievo costante aumenta la volatilità del risultato finale.

Con risultati molto diversi tra loro e dove, ancora una volta, la fortuna ci mette lo zampino. Fortuna che, ahimè, non è pianificabile.

Naturalmente molto dipende dall’era che stiamo vivendo per quello che riguarda direttamente i mercati finanziari.

Fonte: The Performance of the 60/40 Portfolio: A Historical Perspective – CFA Institute

Ci sono generazioni più fortunate e altre meno e ovviamente questo fattore influenzerà il risultato finale.

Nella tabella seguente ho riportato un caso di investitore che per 20 anni ha risparmiato 1000€ al mese investendo su un portafoglio 50% azionario e 50% obbligazionario globale.

Alla fine del periodo di accumulazione, decidendo di ritirarsi o di andare in pensione, il nostro investitore decide di applicare la regola del 4% che prevederebbe di fissare un importo di prelievo annuo che, adeguato successivamente ogni 12 mesi per l’inflazione, rappresenterà la spesa annuale dei prossimi 30 anni.

Ci sono dei fortunelli che nel 2022 hanno staccato un assegno per la vita (in realtà per 30 anni e dando per scontato che la regola funzioni anche in futuro) da oltre 20.000€; altri hanno fatto fatica ad arrivare a 14.700€.

La differenza tra l’uno e l’altro è importante ricordando sempre che la regola prevede comunque l’aggiustamento del valore di prelievo per l’inflazione negli anni successivi. Quindi il 14.704€ del primo prelievo del 1989 l’anno seguente sarebbe diventato 14.925€ in seguito all’adeguamento per effetto di un’inflazione annua del 1,5%.

Interessante poi notare che anche a distanza di pochissimi anni si registrano differenze importanti nel primo prelievo.

Proviamo a pensare ad esempio a chi è uscito nel 2008 con un prelievo annuo di capitale da 14.704€ e a chi, solo 3 anni prima, si è potuto permettere seguendo fedelmente la regola una spesa annua per 30 anni da oltre 20k.

La semplicità della regole del 4% può però essere anche utile in una prima fase di pianificazione per aiutarci a immaginare, a seconda del reddito da lavoro che annualmente portiamo a casa ogni anno, quanto gap contributivo avrebbe potuto coprire una strategia di risparmio e investimento come questa nell’ultimo ventennio.

Pur non avendo la certezza soprattutto per gli anni più recenti che la regola assolverà ancora alla sua funzione di prelievo sicuro per 30 anni naturalmente con un maggiore peso di azionario in portafoglio avremmo ottenuto differenze ancora più marcate a causa della volatilità dei mercati nell’anno di uscita.

Ecco perché per certi investitori (ma non per tutti) è importante valutare con un certo anticipo una qualche forma di adeguamento della strategia di allocazione portafoglio prima di godere dei frutti del capitale accumulato.

Ed ecco perché è limitante impostare una strategia di prelievo fisso come quella prevista dalla regola del 4%.

E infine ecco perché non curarsi di altre fonti di rendita pubbliche e private ad integrazione della strategia aumenta, e non diminuisce, la dipendenza dal fattore fortuna/andamento dei mercati finanziari nel tracciare la parabola di quello che sarà il risultato finale.

Buon investimento.

 

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