By |Categorie: Investimento|Pubblicato il: 17 Novembre, 2025|

Forse l’avete capito, ma mi sto quasi divertendo a sconfessare i “guru”, gli “analisti”, gli “strategist” che prevedono andamenti di mercato nel prossimo mese, nel prossimo trimestre, nel prossimo anno.

Per chi si fosse perso il mio “fact-checking” degli anni passati, qui di seguito un paio di miei articoli che sconfessano le previsioni degli analisti di mercato in anni recenti: poi mi sono stufato di sconfessarli, perché suonerei come un disco rotto.

Il circo delle previsioni per il 2024 riparte

La lettera di fine 2024 ai nostri clienti e lettori

Dicevo che quasi mi diverto, se non fosse per il fatto che questi continuano imperterriti a fare previsioni fosche su economia, mercati finanziari, mercati azionari e, indirettamente, mandano messaggi neanche troppo subliminali ai nostri poveri clienti.

I quali, ovviamente, leggendo questi articoli sparati a caratteri cubitali nei loro feed di Apple news o Google news (gli algoritmi mica sono scemi, sanno che i nostri clienti hanno cercato informazioni al riguardo), iniziano a essere inquieti, segretamente se la fanno sotto, sanno che se mi mandano l’articolo del tal o tal altro “strategist” sarò io a mandarli a quel paese ma….non ce la fanno e mandano lo stesso l’articolo e mi chiedono cosa ne “penso”.

Al netto del fatto che ho già scritto in passato al riguardo e ho riassunto tutto quello che penso delle previsioni e delle apocalissi nell’articolo “madre” di questo, con lo stesso titolo ma scritto a giugno di quest’anno:

Fritigerno e la fine del dollaro

Mi corre comunque l’obbligo di reiterare certi concetti a voi lettori, ai nostri clienti e ai tanti consulenti abilitati all’offerta fuori sede (ma che razza di titolo è?) che leggono i nostri articoli.

L’apocalisse del 2014 – Reload

E riprendo, paro paro, un articolo che scrissi ai miei clienti quando ancora ero a Fineco, dove non c’era un e-magazine come Investire con Buonsenso, erano semplici newsletter dove cercavo di mettere ordine nel mio modo di interpretare il mio ruolo di pianificatore finanziario.

Ebbene, questo articolo è del 2014 (un anno dopo il mio ingresso in Fineco, dove ovviamente i capi mi guardavano storto perché scrivevo direttamente ai clienti le mie “idee”: ma sto divagando).

E già nel 2014 si parlava dell’apocalisse del giorno: ovvero il “debasement” del dollaro (ancora!) e della fine del mondo per come lo conosciamo.

Non sto ad entrare nelle tecnicalità del debasement del dollaro: basti sapere che tale teoria apocalittica propugna che il “debasement” del dollaro sia la perdita strutturale di valore reale della valuta statunitense, causata principalmente da eccesso di liquidità immessa dalla banca centrale nell’economia, politiche fiscali espansive, debito pubblico crescente o perdita di fiducia nella capacità degli Stati Uniti di preservare la stabilità del potere d’acquisto del dollaro. Quindi, dovremmo tutti vendere azioni americane e, appunto, il dollaro visto che noi investitori in EURO perderemmo valore nei nostri investimenti a causa della svalutazione del dollaro nei confronti dell’euro – e noi ne sappiamo qualcosa proprio in questo 2025.

E fiumi e fiumi di inchiostro su Linkedin, Substack, blog ed e-magazine vari, report di ricerca da un mese a questa parte, con una chicca di un mese fa che vi riporto qui sotto – e questo è pure il “country head italy” di una nota casa di fondi di investimento: ora, io mi domando e chiedo, ma a cosa serve questo post da analista de ‘noantri? soprattutto per i sottoscrittori dei suoi fondi e per i poveri sales manager che devono andare a vendere i suoi fondi ai promotori in giro per l’Italia? (ma sto divagando)

 

Il debasement…what?

A parte l’aver capito il 50% di quello che c’è scritto qui (il nowcasting???? cosa sarà mai?), ma…cosa ha fatto il dollaro (che avrebbe dovuto indebolirsi ulteriormente rispetto alle altre valute) per confermare la teoria del “debasement”?

Il dollaro rispetto ad un basket di valute estere (euro, sterlina, yen giapponese, franco svizzero ecc) si è addirittura apprezzato dell’1.5% nell’ultimo mese (o per lo meno è rimasto stabile).

Nei confronti del nostro EURO:

Abbiamo guadagnato, noi investitori in euro, un +1.3% solo per l’effetto dell’apprezzamento del dollaro (oltre alla crescita delle azioni ovviamente).

Nulla vieta che la teoria del debasement abbia davvero effetto nei prossimi mesi, anni, lustri: ma anche se fosse (e per quanto mi riguarda mi sembra un’altra di quelle teorie inutili, riprese di volta in volta per giustificare ex post movimenti del dollaro) che cosa ci dovremmo fare con questa teoria e questo outlook?

Non sto purtroppo divagando con questa storia del debasement, perché l’ultima teoria apocalittica che uno di voi lettori mi ha mandato (è un consulente abilitato all’offerta fuori sede: ma non avete voi i vostri “uffici studi” per rispondere alle domande dei clienti??) è proprio sulla svalutazione continua e costante del dollaro – un suo cliente gli ha mandato un articolo farneticante, di uno stratega di una banca qualsiasi che gli è arrivato nel feed di Apple news.

Ovviamente il cliente ha capito che bisogna vendere tutti gli investimenti denominati in dollari e il “consulente” è andato in panico e ha chiesto a me…vabbè….

E allora sono andato a spulciare, appunto, un articolo scritto nel 2014 e ve lo ripropongo paro-paro, perché apparentemente sono già 11 anni che si parla di questo debasement (me ne ero completamente dimenticato) e, come sempre, QUESTA VOLTA NON E’ DIVERSO.

Buona lettura.

L’ARTICOLO DEL 2014 SUL DEBASEMENT

Nella newsletter del mese scorso, avevo dedicato a voi clienti non poca fatica nel chiarire la mia regola d’oro: mai rispondere direttamente quando un cliente ti sottopone l’apocalisse economica del momento. E, soprattutto, mai leggere né confutare gli articoli o i commenti di mercato che ti inoltrano chiedendoti: “Cosa ne pensi?”.

Pensavo di essere stato chiaro una volta per tutte.

Immaginate quindi la mia sorpresa quando, questo mese, mi arriva di nuovo la stessa domanda. Il lettore scriveva nell’articolo inviato: “Non mi aspetto che legga tutto questo”, ma ovviamente aveva allegato l’intero sproloquio. (E come avrei mai potuto consigliarlo senza leggerlo? Ma sto divagando)

Per chiudere la questione una volta per tutte, voglio spiegare ancora una volta perché rifiuto di leggere o replicare a questo tipo di materiale. Non potrò impedire che la domanda torni sotto nuove forme — ieri era Dubai, oggi la Grecia, domani chissà — ma almeno potrò rimandare chi chiede a questo testo

(notate che siamo nel 2014 e si parlava della crisi immobiliare a Dubai – chi se la ricorda più, prima ancora ovviamente con il default della Grecia)

  1. Cosa fa (e non fa) un consulente finanziario

Un consulente finanziario non è un economista, un gestore di portafoglio né un analista di mercato.

Il suo compito è costruire portafogli legando i rendimenti storici delle diverse classi di attivi ai bisogni di lungo termine del cliente — accumulo di capitale, reddito futuro, pensione.

Lavora su orizzonti che coprono un’intera vita, spesso più di una generazione.

Non crede e non ci prova neppure a prevedere l’andamento dei mercati o dell’economia nel breve o medio periodo.

Non cerca di “fare timing”, entrando e uscendo dal mercato.

Quando i mercati salgono, non si domanda fin dove; quando scendono, non si chiede fin dove arriveranno.

Pensa che si DEBBA investire quando si ha il denaro, e si DEBBA vendere solo quando serve il cash per delle spese personali improrogabili.

  1. Le uniche variabili che contano

Un consulente sa che i rendimenti nella vita di un portafoglio di investimenti dipendono soprattutto da due cose: il comportamento dell’investitore e come viene suddiviso l’investimento tra azioni e obbligazioni (e alle volte il cash/liquidità).

In altre parole, ciò che conta non è la performance del mercato, ma il comportamento del cliente.

E, all’interno del portafoglio, la combinazione azioni/obbligazioni (la famosa Asset Allocation) ha un peso infinitamente più grande di qualsiasi scelta di singoli titoli o del “momento giusto”.

(non lo dico io, ma tutta la letteratura finanziaria che il 95% dei rendimenti di un portafoglio sono legati alla scelta dell’AA, il 4% alla scelta degli strumenti, l’1% al market timing – se volete leggere qualcosa al riguardo, leggete questa ricerca di alcuni consulenti professori di Harvard, “Determinants of portfolio performance” del 1986, non la banchetta sotto casa, ormai punto di riferimenti di tutta l’industria).

Di conseguenza, un consulente non ha una visione di mercato e non risponde a chi gli chiede di commentarne una.

  1. Gli esperti di turno

Quando il Dow Jones passò da 14.000 a 7.000 punti tra il 2007 e il 2009 – ovvero l’epoca del fallimento di Lehman Brothers, ndr -, William Gross (conosciuto come Bill Gross, uno dei fondatori di PIMCO, era per noi tutti un mezzo guru, sulla parte obbligazionaria però) predisse che sarebbe sceso fino a 5.000 (ma faceva il gestore obbligazionario, cosa si metteva a fare lo strategist sulle azioni dico io? Questo l’ho aggiunto io oggi). Nouriel Roubini fece più o meno lo stesso.

Per chi non conoscesse Roubini, è uno di quegli economisti che “predisse” lo scoppio della bolla immobiliare del 2008 e autore di una serie di libri molto interessanti, nonché il creatore del concetto di “cigno nero”: ma è un “perma-bear”, cioè sempre a prevedere catastrofi…francamente ha “rotto”.

Consulenti di tutto il mondo ricevettero quegli articoli dai clienti con la richiesta implicita: “Dimmi che non hanno ragione”.

Avevano torto, ma questo è irrilevante. Il punto non è se avessero ragione: il punto è che non importa.

Un consulente serio avrebbe considerato la questione totalmente irrilevante per il successo a lungo termine dei clienti e dei loro eredi — e non avrebbe né letto né replicato.

Le “crisi” sono oscillazioni negative TEMPORANEE del valore dei propri investimenti. I vari Roubini, Gross, Jamie Dimon (altro che ha “rotto”) non sanno perché state investendo, con che obiettivi, con che orizzonte temporale, come è fatto il vostro portafoglio, che piani avete.

Eppure, tutti che stanno ad ascoltarli come se fossero degli oracoli.

  1. Il catastrofismo è sempre “uguale”

Lo stesso vale per chi sostiene che le politiche fiscali USA porteranno al collasso del dollaro o all’iperinflazione (notare che ho scritto questa frase oltre 11 anni fa: si parlava già allora del collasso del dollaro e delle politiche iper inflattive fiscali del governo USA di allora e il presidente era Barack Obama. Non sembrano le stesse cose che si dicono oggi con Trump?)

Questa idea di collasso del dollaro circola da anni — durante un rialzo dei mercati dai minimi del 2009 del +70%, tra l’altro — eppure continua a tornare di moda.

Il catastrofismo è sempre sbagliato: può sembrare “intelligente” nel breve, ma nel lungo termine è SEMPRE sbagliato. “Questa volta è diverso” è una frase che non si dovrebbe mai pronunciare.

E il consulente non ha alcun dovere di combattere e ribattere ogni versione di questa paura.

La sua forza sta nel non entrare nemmeno nella eventuale “confutazione” dell’apocalisse prevista da questo o quel “guru”.

Men che meno da quello che “pensa” il cliente (che non pensa, in realtà: ha letto da qualche parte qualcosa, la fa sua, decide che deve fare qualcosa, mette le mani nella struttura del portafoglio e fa solo “casini” inutili – mia aggiunta dopo oltre 13 anni di professione.)

  1. Cosa “ci sta dicendo” davvero il cliente

Chi ti inoltra il “report apocalittico” del momento non ti sta chiedendo un’analisi.

Ti sta dicendo: “Se non puoi provare che si sbagliano, dobbiamo uscire dal mercato”.

E tu, se sei un vero consulente, non devi permettere questo crimine contro la meraviglia del tasso di interesse composto.

I portafogli che costruisci non sono basati su opinioni di breve periodo, ma progettati per rendimenti storici di lungo termine.

Non devi avere “ragione” sull’andamento a breve termine del mercato — nessuno ne è capace, magari qualcuno ci azzecca in maniera casuale, ma è impossibile prevedere cosa faccia il mercato nel breve termine (chi si sarebbe mai aspettato i mercati azionari USA ai massimi a Novembre di quest’anno, dopo i disastri di Aprile??? Nessuno, appunto)

  1. Uscire dal mercato: due errori in uno

Chi vuole vendere deve avere ragione due volte:

  • prima nell’indovinare il momento del crollo,
  • poi quando rientrare.

E nessuno, se ha una coscienza professionale ed etica, può consigliare a un cliente di tentare una simile impresa.

  1. Come rispondere (senza discutere)

Un consulente saggio non legge, non replica, non discute.

Risponde così:

“Caro Pasquale/Gennaro/Fritigerno,

Sai come la penso. Credo che il tuo portafoglio sia adatto per i tuoi obiettivi di lungo periodo. I tuoi obiettivi.

Non credo nel market timing. Non discuto di economia o politica.

E credo che il catastrofismo sia sempre sbagliato: questa volta non è diverso.

Capisco la tua preoccupazione — la condivido. Vorrei poterti dire quando finirà tutto questo, ma non so quando finirà… ma so solo che finirà.

Sono convinto che vendere ora sarebbe il peggior errore finanziario della tua vita.

Ma è il tuo denaro. Se decidi di vendere, non ti manderò io gli ordini di vendita: lo devi fare tu in autonomia e decidere tu cosa e quando vendere.

E interromperò la mia consulenza e le relative parcelle, perché non sono più in controllo di quello che so fare per te.

Se poi il disastro non arriverà, o quando il mercato si riprenderà (come sempre fa), non chiedermi quando rientrare: ti dirò solo di ricomprare lo stesso portafoglio il giorno stesso. È tutto ciò che posso dire.

Una buona giornata”

(nella realtà, il cliente che ha deciso di uscire dai mercati vendendo il “bellissimo” – per usare un termine amato da Trump, “beautiful” –  portafoglio di investimenti creato per lui/lei e che si è reso conto di aver sbagliato, pagato il 26% di tasse di capital gain e perso il rimbalzo, non torna indietro per un senso di orgoglio primordiale: “non posso tornare dal mio consulente e dire che ho sbagliato…mi sentirei uno stupido, preferisco rimanere fuori dal mercato – perché il mercato sta sbagliando – e prima o poi tornerà indietro”).

La verità è che, sì, il mercato tornerà anche indietro, ma correggerà sempre temporaneamente da livelli molto più alti di quando il cliente è uscito e costui mancherà il successivo rimbalzo oppure, peggio, rientrerà a livelli più alti di quando è uscito – mia aggiunta all’articolo del 2014 con 13 anni di esperienza sulle spalle)

Chiudiamola qui.

In questo testo c’è tutto ciò che ho da dire sull’argomento dell’apocalisse del giorno e di non confutare tesi catastrofiste altrui.

Le prossime domande di questo tipo riceveranno semplicemente il link a questo articolo.

Come di dice in gergo: “parlo a genero perché suocera intenda” – spero sia utile non solo agli ex-promotori, ma anche ai lettori-investitori di questo nostro e-magazine.

Perché anche questa volta NON è diverso.

Buon investimento!

6 commenti

  1. Alberto 30 Novembre 2025 at 13:29 - Reply

    Ciao Valerio, riprendo il tuo commento (“Oddio…Roubini bullish?? Aiuto!😅 Speriamo veramente che abbia ragione questa volta…. “) per segnalarti un articolo che ha pubblicato qualche giorno fa su Project Syndicate e di cui ti riporto la conclusione:

    “If the US economy stages a recovery in 2026, and if the Chinese economy remains resilient and maintains growth close to 5%, the global outlook will improve. Advanced economies and emerging markets alike would be on track for stronger growth compared to what we saw in 2025. Even if important downside risks remain, one can be cautiously optimistic heading into the new year.”

    Le previsioni, come sappiamo, lasciano il tempo che trovano… e tuttavia questo “cambio di direzione” non può non suscitare qualche riflessione.

    Buona settimana.

    • Valerio de Stasio 30 Novembre 2025 at 13:34

      Avevo letto di questo articolo di Roubini che ha fatto scalpore nell’industria…forse ha capito che fare il perma -bear fa solo perdere soldi alla gente? Perché potrà pure arrivare la recessione e la correzione dei mercati (le due cose sono completamente asincrone, prima corregge il mercato e poi si cerrifica la recessione), ma comunque è una correzione temporanea in un trend in salita (se si ha il giusto orizzonte temporale). Comunque sto facendo gli scongiuri😂

  2. Alberto 23 Novembre 2025 at 18:46 - Reply

    Caro Valerio, non posso che condividere quanto scrivi, dopo le “cure” a cui mi ha sottoposto Riccardo in questi anni penso ormai di essere vaccinato contro quei virus che periodicamente si ripresentano con nuove varianti.

    Ti segnalo però che Roubini (con cui ho condiviso gli anni di liceo e che seguo sporadicamente) ultimamente ha sostenuto una tesi “contrarian” a quella che ci si potrebbe aspettare dalla sua fama di “gufo”

    In un recente convegno, come ha riportato il Sole 24 Ore qualche giorno fa, “Roubini ora vede rosa: l’Intelligenza artificiale (IA), se ben utilizzata, ha potenzialità enormi e può condurre l’umanità verso un’esplosione di crescita e il passaggio dalla stagnazione secolare al boom secolare”.

    Chissà, forse con il passare degli anni avrà capito che al di là degli scossoni a cui siamo sottoposti il mondo gira sempre nello stesso senso.

    Un saluto.

    • Valerio de Stasio 23 Novembre 2025 at 19:42

      Oddio…Roubini bullish?? Aiuto!😅 Speriamo veramente che abbia ragione questa volta e , come disse qualcuno, “never bet against America”. Grazie per il tuo commento Alberto!

  3. Stefano 17 Novembre 2025 at 16:44 - Reply

    Grazie Valerio,
    “Un consulente finanziario non è un economista, un gestore di portafoglio né un analista di mercato, il suo compito è costruire portafogli legando i rendimenti storici delle diverse classi di attivi agli obiettivi di lungo termine del cliente — accumulo di capitale, reddito futuro, pensione”.
    Perle di saggezza: se tutti i consulenti fossero così la ricchezza e il benessere sarebbero decisamente più diffusi.
    Grazie, Stefano

    • Valerio de Stasio 17 Novembre 2025 at 16:46

      e invece la nostra professione si snatura, cercando di scimmiottare quegli stessi analisti e banche di investimento che non ci beccano mai…perchè lo facciamo e lo facciano ancora mi sfugge…il nostro proprio è un altro tipo di lavoro, eppure ….

Lascia un Commento