Cosa chiedersi quando si Compra un Fondo a Gestione Attiva

Mornginstar ha recentemente pubblicato sul suo sito internet americano 5 consigli, o meglio 5 domande che ogni investitore in fondi a cosiddetta gestione attiva dovrebbero porsi prima di acquistare, consigli condivisibili da parte nostra e di buon senso. Vediamoli nel dettaglio.

1) Quanto mi costa avere a disposizione un prodotto a gestione attiva? Guardate sempre la voce di Spesa Totale del fondo (TER) sul KIID ed avrete la risposta. Prendendo il parametro medio americano (meno oneroso di quello italiano) i fondi azionari costano mediamente l’1.32% e quelli obbligazionari lo 0,99%. Fatta questa comparazione fra simili, procedete alla comparazione con i prodotti a replica passiva. Prendete un qualsiasi ETF generico, confrontante il tutto e otterrete il “costo” della gestione attiva.

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2) Quanto è veramente attivo il gestore? Una regola piuttosto semplice è quella di andare a spulciare il factsheet e verificare quanto il fondo si distanzia dal benchmark in termini di sovra e sotto pesi. Se è allineate può essere un caso o molto più probabilmente avete di fronte un fondo poco attivo. Verificate a distanza di 2-3 mesi le variazioni intervenute nel facsheet del fondo; se le percentuali rimangono invariate il vostro fondo tanto attivo non è.

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3) Avete capito la strategia del fondo? Ormai fondi azionari ed obbligazionari adottano strategie non banali. Stili di investimento, possibilità di utilizzare strumenti derivati per scommettere sui ribassi, CDS, strategie a spread, opzioni e altro. Sono veramente tante le armi a disposizione di un gestore e proprio queste armi gli permettono una gestione a tutto campo ed attiva e per ogni investitore è comunque fondamentale capire cosa fa e cosa può fare il gestore. Un conto è investire in un fondo contenente obbligazioni governative, un altro è investire in un prodotto che può comprare corporate, high yield, emergenti, convertibili, o addirittura andare corto di duration. Leggete il KIID o il prospetto prima di dedicare risorse economiche importanti al prodotto.

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4) Quale ruolo giocherà il fondo all’interno del vostro portafoglio? Molto spesso si comprano fondi convinti che questi vadano a coprire una certa asset class oppure che possano portare diversificazione al portafoglio stesso solo per averne comprati un numero considerevole. Ogni fondo ha le sue caratteristiche e non conoscendole si corre il rischio di duplicare asset class già presenti viziando il rischio potenziale dello stesso investimento. Se ad esempio abbiamo un portafoglio molto pesato sui corporate e poi compriamo un fondo global total return bond, molto probabilmente andremo ad aumentare il rischio di credito del nostro portafoglio (l’esatto contrario della diversificazione) visto il largo uso di prodotti a spread che fanno questi gestori. Oltre alla solita lettura della documentazione ufficiale, osservate con attenzione volatilità e massima perdita di periodo del fondo, in questo modo potrete capire quale rischio vi portate in casa.

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5) Il gestore del fondo ha un adeguato track record in quel prodotto? Spesso ci si trova di fronte a prodotti reduci da performances spettacolari che però hanno cambiato gestore di recente (quello precedente è diventato una star e cerca gloria e denaro da altre parti) oppure fondi molto recenti come storia e la cui presentazione commerciale è basata su back test. Verificate quindi data di partenza del fondo (deve avere almeno 3 anni di storia a mio parere) e coincidenza della storia del fondo con quel gestore. In caso contrario state lontani fino a quando il percorso non si sarà fatto meno pioneristico.

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6) Questo sesto punto lo aggiungiamo noi. La documentazione del fondo è chiara e dettagliata? La chiarezza nel materiale pubblicato (come i factsheets) e nella navigazione all’interno del sito internet della casa di gestione. Fornire la documentazione in lingua italiana e completa di ogni dettaglio di asset allocation è un buon punto di partenza per stringere un rapporto di fiducia con il gestore. Spesso si vedono factsheest osceni che trascurano fattori importanti come la duration, il rendimento a scadenza, il rischio valutario, ecc…. La presenza di documenti in lingua italiana ritengo essere poi un fattore di rispetto ed attenzione verso chi porta denaro al gestore. L’assenza di questa attenzione va ripagata con la giusta moneta, ovvero dirottando l’investimento altrove.

All’interno del blog abbiamo già discusso varie volte di pregi e difetti dei fondi a gestione attiva, ma anche di quelli a gestione passiva (ETF), l’elemento che accomuna ogni investimento deve essere però l’informazione, la conoscenza di cosa si compra. E’ vero che un fondo diversifica il rischio, ma sapere dove, come e con quali strumenti verranno investiti i vostri soldi è una necessaria e faticosa opera di buon senso.

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