Semplicità o Complessità?

Ho trovato molto interessante questo post  nel quale vengono messe a confronto le performances 2014 di un portafoglio molto semplice costituito al 60% da S&P500 e al 40% dal Barclays Us Aggregate Bond con un portafoglio più complesso arricchito da elementi di diversificazione. Il portafoglio semplice di fatto nel 2014 ha vinto sempre anche perché aggiungendo commodities avremmo abbassato il rendimento, aggiungendo azioni internazionali avremmo abbassato il rendimento, aggiungendo emergenti avremmo abbassato il rendimento, aggiungendo high yield avremmo abbassato il rendimento.
Quindi Archeowealth la diversificazione è una bufala? No, non lo è e vediamo di capire quale messaggio nascosto nasconde il 2014.
Prendendo i numeri storici dal 1970 al 2014 delle principali asset class sono stati dedotti i rendimenti annui di un portafoglio semplice costruito così

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e uno complesso costruito così

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Il portafoglio complesso ha ritornato dal 1970 l’11,48% annuo mentre quello semplice il 10,96%. In termini di deviazione standard (volatilità) quello complesso ha mostrato un valore del 9,35%, quello semplice del 10,13%. Differenze veramente modeste come vedete che però sembrerebbero dare la vittoria al portafoglio complesso.

Se però scomponiamo i risultati in tanti trimestri dal 1970 al 2014 avremo un esito a sorpresa, ovvero che il portafoglio complesso batte quello semplice nel 56% del tempo, praticamente solo una volta su due. Questo ci dice molto su come viene ottenuto il numero finale, ovvero un continuo alternarsi di fasi di overperformance alternato a fasi di under performance. Come si vede dal grafico spesso e volentieri questa distanza tra i due è stata notevole nel corso del tempo.

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Se poi lo stesso grafico lo mostriamo sotto forma di distribuzione crescente appare ancora più evidente come nella maggior parte del tempo tra semplice e complesso c’è veramente tanta differenza di performances annua.

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Siamo quindi partiti con il semplice che nel 2014 ha fatto meglio del complesso, poi il complesso ha fatto meglio del semplice dal 1970 al 2014, ma però il complesso ha battuto il semplice solo una volta su due nel corso della storia. Mal di testa vero?

Quello che possiamo astrarre da questa analisi è che non esiste il portafoglio perfetto, chi ve lo dice sta mentendo spudoratamente oppure è una persona finanziariamente non preparata. Ognuno ha le sue idee di portafoglio (io ad esempio preferisco un po’ di complessità perché credo che ci siano momenti storici in cui certe asset class offrono potenziali di rendimento superiori rispetto ad altre), ma non pensate che esista una scelta di asset allocation che vi farà rimanere per sempre nel gruppo di testa, sareste degli illusi. Le regole del buon investitore ve le ho già illustrate, applicatele il più possibile e non date troppa importanza alla complessità dell’asset allocation quanto piuttosto alla continuità, alla diversificazione, al controllo del rischio, all’automazione del vostro investimento.

Fonte: Bason Asset Management

Leggi anche: Come scegliere la giusta asset allocation

                       Perchè perdiamo il buon senso quando investiamo

                       Perchè gli investitori non battono mai i mercati?

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3 thoughts on “Semplicità o Complessità?

  1. erreffe 21 maggio 2015 / 16:49

    Molto interessante come sempre…in virtù di quest’ultimo articolo,che limiti e criticità vedi in un portafoglio pac fatto da 40&40 swda/xbae(world e global aggregate hedged)oltre a 10 xesc(€stoxx50)e 10 aeem(emergente sintetico di amundi,che però scambia tantissimo)?
    Ho voluto/dovuto tagliare gli altri comparti che avevi suggerito nel tuo portafoglio ideale,per ‘esigenze’ commissionali..spero di non aver fatto una cavolata.Avevo fatto anche una simulazione sulle spese e sull’incidenza della famigerata imposta di bollo..una bella botta..la chiamerei l’ottava disgrazia del mondo…giusto il contrario dell’interesse composto..Grazie e saluti!

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    • archeowealth 21 maggio 2015 / 21:52

      Ciao Erreffe. Parlando di semplicità il tuo portafoglio non mi sembra male e considerando che un global aggregate bond comprende circa un 15% di emergenti mi sembra una buona soluzione di investimento. Lo so, con piccoli importi diventa difficile diversificare in modo estremo e quindi quello che hai deciso non è una cavolata. Personalmente preferisco fondi a replica fisica e quindi nello specifico l’Emerging Market di iShares, ma se preferisci Amundi non è un problema.
      Per le tasse…ahimè quando capiranno che ricchezza crea altra ricchezza intesa come consumi ed investimenti spero non sia troppo tardi. Come sempre bisogna adattarsi al mondo in cui si vive per sopravvivere…

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  2. erreffe 21 maggio 2015 / 22:06

    Grazie, sempre gentilissimo!

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