Ottimisti o Pessimisti

Qualche grafico interessante presentato sul blog di Meb Faber  e riferito allo stato attuale del sentiment degli investitori americani. Tutto parte dal fatto che gli investitori sono parecchio pessimisti al momento, come si capisce bene dal triangolino verde sulla barra verticale che contraddistingue i bullish  (o rialzisti).

Questo numero storicamente (o meglio da quando sono cominciate le rilevazioni di sentiment) porta ritorni medi del 15% annuo per il prossimo lustro.  Il problema è che in realtà coloro che sono ribassisti (bearish) sono ampiamente meno del 50%. Quello che fa la differenza rispetto al periodo storico analizzato, 1987-2016, è la platea dei neutrali.

meb

Gli incerti hanno avuto ragione nell’ultimo anno, ma gli investitori sembrano paralizzati dalla paura di sbagliare. La borsa americana è vicina ai massimi storici, i bond sono vicini ai massimi storici. Incertezza assoluta che prevale per timore di false partenze.

Ancora una volta vale la pena di diversificare ed evitare di spaccarsi la testa nel pensare chi ha ragione. Intrigante il grafico di Ned Davis Research presentato nello stesso articolo di Faber.

Si tratta del confronto tra percentuale di azioni detenute dai cittadini americani ed il rendimento annuo della borsa americana su intervallo temporale decennale (in pratica quanto rendimento annuo avreste accumulato comprando azioni americane 10 anni fa).

La percentuale di azioni possedute anticipa piuttosto bene la direzione del futuro rendimento del mercato azionario con una correlazione positiva molto alta pari a 0.94. Il rendimento annuo degli ultimi 10 anni per la borsa americana è statro del 7,9%. Il deciso incremento che ebbe la componente azionaria tra il 2003 e il 2007 nel portafoglio degli americani dopo lo scoppio della bolla internet, a questo punto segnalerebbe una contrazione piuttosto marcata dei ritorni annui sull’investimento equity americano.

Più o meno in linea con quelle che sono le indicazioni che arrivano dal rapporto prezzo/utili di Shiller sempre molto elevato e di cui abbiamo parlato qui.

In contraddizione però con il sentiment di cui sopra che teoricamente inviterebbe all’acquisto di azioni.

Grande incertezza quindi, ma ribadiamo il concetto. I modelli funzionano fino ad un certo punto e poi deviano dalla traiettoria media. Certamente ci troviamo di fronte a due fenomeni contrapposti. Sfiducia nell’azionario ma percentuali di azioni in portafoglio alte.

Merito del QE e dei tassi negativi? Forse, oppure semplicemente l’ennesima fase di crescita di lungo periodo dei mercati azionari che ora potrebbe (e diciamo potrebbe senza certezze) subire una qualche forma di ridimensionamento.

Siamo anche nell’era di internet e dell’informazione globalizzata. Questo potrebbe alterare il sentiment degli investitori più informati rispetto alle decadi passate. Nello stesso tempo ogni investitori ha accesso in maniera più semplificato e veloce al mondo azionario tramite trading online, Etf, fondi comuni spiegando in parte la maggior presenza di azioni in portafoglio.

Comunque vada, correzione o rialzo, l’importante è esserci ed avere a disposizione capitale se e quando la discesa dei prezzi arriverà, che sia sui bond o sull’azionario. Diversificare significa proprio questo.

Consapevoli che si può perdere o guadagnare meno, ma avendo a disposizione cartucce da sparare quando le valutazioni saranno più convenienti e quindi in prospettiva più redditizie.

Leggi anche: Il senso della diversificazione

                       Diversificare significa

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