Un Portafoglio Anti Inflazione

In una recente analisi di ResearchAffiliates.com, gli analisti americani hanno cercato di capire qual’è  stato lo strumento di investimento (o il portafoglio composto da strumenti) capace di avere il maggior grado di correlazione con l’inflazione nel periodo 1993-2016.

La tabella riportata sotto porta una risposta.

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Considerando il valore che diamo spesso su questo blog alla diversificazione sarebbe impensabile cercare di ottenere una copertura dall’inflazione giocandosi  un solo prodotto.

Allora ecco che Research Affiliates ha simulato la correlazione di un classico portagoglio 60% azioni / 40 % bond (tutto USA) e la correlazione di un portafoglio suddiviso in parti uguali tra 5 asset. Commodities, prestiti bancari, high yield bond, REIT ed azioni dei mercati emergenti.

Il risultato del test è positivo con una correlazione positiva di quasi 0.5 in grado di collocarsi sul terzo gradino del podio.

Ovviamente l’inserimento di inflation linked avrebbe il potere di aumentare ulteriormente l’aderenza al movimento del tasso di inflazione, ma per chi vuole anestetizzare o quanto meno rendere profittevole una potenziale fase di inflazione nei prossimi anni, può avere senso cercare di creare un mini portafoglio satellite ben diversificato e composto dalle asset elencate sopra.

E’ evidente che in termini prospettici, ad oggi con il free risk (ovvero i titoli di stato) a rendimento negativo o prossimo allo zero e una deflazione che in modo subdolo serpeggia in Europa, queste asset class risultano ancora convenienti in termini di prezzo proprio perché scontano una bassissima quota di inflazione per il futuro. Quindi chi teme le fiammate di un futuro prossimo o remoto adesso sa come deve comportartsi.

Leggi anche: Gli asset di investimento reali per battere l’inflazione

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2 thoughts on “Un Portafoglio Anti Inflazione

  1. Gab 30 ottobre 2016 / 9:45

    Sempre molto interessanti gli articoli proposti nel vostro blog. Una domanda che mi pongo sempre quando leggo queste ricerche dove si analizza lo storico del mercato Americano. Per un investitore Europeo le indicazioni che escono fuori da questa come da altre ricerche sarebbero uguali in termini di risultati ? Immagino che il cambio €/$ , i tassi di interesse e la forza delle economie potrebbero cambiare prospettiva per realizzare un portafoglio che generi risultati positivi nel tempo?

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    • archeowealth 30 ottobre 2016 / 19:11

      La maggior parte delle analisi sono tarate su dati americani semplicemente perchè sono quelli con maggiore storia. Troviamo informazioni di quasi un secolo di storia finanziaria con una capillarità che in Europa non abbiamo. Sui mercati domestici possiamo cominciare a trovare info dalla fine degli anni ’80. Siccome la statistica è affidabile quanto maggiori sono i dati amalizzati capisci bene che preferiamo analizzare il mercato americano.
      Poi ovviamente il cambio, la curva dei tassi, i multipli di borsa, sono diversi. Ma siccome la metà della capitalizzazione mondiale di borsa è fatta da America, credo comunque che un adeguata diversificazione è necessaria nonchè obbligatoria in ogni asset allocation. Giusto quindi puntare sull’Europa ma senza eccedere troppo nell’home bias…

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