By |Categorie: Investimento|Pubblicato il: 15 Gennaio, 2024|

Bitcoin è finalmente acquistabile tramite ETF. Uno degli asset (a questo punto finanziario) più incompreso dalla maggioranza dei risparmiatori mondiali, oscuro nelle sue origini, è diventato investibile attraverso uno dei veicoli più sicuri presenti sul mercato, l’ETF appunto.

La notizia era attesa da mesi, ma finalmente è arrivata. Dopo una girandola di fake news, documenti pubblicati, ritirati e di nuovo pubblicati che certamente non hanno fatto brillare le autorità di controllo americane quanto a efficienza e sicurezza, la solita fanfara mediatica che accompagna quelli che dovrebbero essere gli eventi finanziari in grado di cambiare la vita di un investitore, non ha mancato di far sentire la sua voce.

Ma in effetti sì, la data del 10 gennaio 2024 è comunque storica ed è giusto dedicare un approfondimento alla notizia.

Prima di tutto i fatti

Il 10 gennaio 2024 la SEC (l’equivalente della Consob italiana tanto per intenderci) ha autorizzato il via libera alle undici richieste di ammissione alla quotazione di ETF garantiti da un collaterale fisico e basati sul prezzo spot di bitcoin.

Un’approvazione che arriva più di dieci anni dopo la prima richiesta presentata dai gemelli Cameron e Tyler Winklevoss (quelli che si sono fatti soffiare Facebook da Mark Zuckerberg) la cui idea era quella di lanciare il Winklevoss Bitcoin Trust nel 2013.

La SEC aveva sempre negato tutte le richieste di quotazione di ETF Bitcoin spot, citando le preoccupazioni per la potenziale manipolazione del mercato e le frodi come uno dei fattori principali a supporto della tesi del no. Preoccupazioni che evidentemente oggi sono svanite, anche a causa delle “interessate” pressioni delle grandi lobbies finanziarie americane.

Alcune brevi considerazioni sono necessarie prima di procedere oltre:

  • Gli ETF garantiscono all’investitore maggiore sicurezza del veicolo utilizzato per investire denaro. Rispetto agli strumenti finanziari finora utilizzati (gli ETN, ETP) con l’ETF decade di fatto il rischio di fallimento dell’emittente il veicolo stesso (anche se in realtà esistono esistono forme di separatezza del patrimonio del cliente rispetto a quello dell’emittente stabilite contrattualmente); l’investitore dovrà tenere conto solo del rischio generato dalle oscillazioni di prezzo del sottostante Bitcoin (oltre ad altri rischi indiretti di cui parlerò dopo).
  • Gli ETF con sottostante bitcoin esistevano già negli Stati Uniti, ma il sottostante non era fisico e replicante di un prezzo spot (ovvero il prezzo del giorno) bensì un contratto future. Costi e difficoltà di gestione vengono ridimensionati con il passaggio all’investimento diretto sul bitcoin fisico spot, la cui sicurezza di conservazione ricadrà adesso sulle spalle dell’emittente l’ETF il quale potrà garantire un prezzo sempre allineato a quello di giornata senza doversi prodigare in complicate spiegazioni su rolling dei contratti e inefficienze varie.
  • Gli ETF con sottostante Bitcoin fisico erano già quotati su alcune piazze (ad esempio in Canada), ma con l’arrivo di nomi pesanti come BlackRock, Invesco, Fidelity, VanEck, WisdomTree e altri la musica (e la liquidità di mercato disponibile sulla borsa americana) cambia decisamente. Con maggiori garanzie sul veicolo e la possibilità di investire anche piccole porzioni di capitale sull’ETF le attese per consistenti flussi di denaro in ingresso sono alte. Dal pubblico istituzionale e da quello al dettaglio.

Il documento con cui la SEC ha autorizzato la quotazione degli ETF spot Bitcoin

Bitcoin era già acquistabile con strumenti gestiti

Come detto, bitcoin era già “investibile” da tempo attraverso l’acquisto di veicoli finanziari noti come ETN.

Gli ETN/ETP, al pari degli ETC, non sono OICR (quindi fondi con più di un sottostante), ma titoli senza scadenza emessi da una società veicolo a fronte dell’investimento diretto nel sottostante o dell’investimento in contratti sul sottostante medesimo stipulati dall’emittente con operatori internazionali. In pratica gli ETN/ETP potrebbero essere assimilati (con qualche ovvia differenza) alle care vecchie obbligazioni strutturate con rischio emittente incorporato (ma come detto sopra esistono forme di attenuazione di questo rischio) e, almeno per l’investitore italiano, anche la possibilità di abbattere le minusvalenze pregresse al pari degli ETC naturalmente in caso di guadagno.

Gli ETN che replicano l’andamento fisico di bitcoin esistono da anni anche sulle piazze europee. Se gli ETF americani verranno autorizzati anche nel Vecchio Continente (ma c’è una normativa Ucits di mezzo e i tempi saranno comunque lunghi) si assisterà alla migrazione verso i nuovi prodotti che non faranno nulla di clamorosamente diverso quanto a performance e volatilità rispetto agli ETN visti finora.

Da quando gli ETN su bitcoin sono sbarcati anche in Europa (tra fine 2019 e fine 2020 le prime quotazioni di un certo spessore) questi strumenti hanno di fatto smontato la tesi che vorrebbe l’afflusso di capitali privati su un asset “raro” come uno dei fattori che alimenteranno i futuri rialzi di prezzo. Quelle che vediamo di seguito sono le performance degli ultimi 3 anni di uno tra gli ETN più capitalizzati che replica l’andamento del bitcoin contro alcuni indici di mercato.

Performance ETN Bitcoin ultimi 3 anni

La borsa italiana, ma anche quella greca, turca e messicana hanno fatto meglio, ma la lista di chi hanno realizzato performance superiori è anche più ampia. Vero. Come qualche crypto amante mi farà notare, se avessi spostato l’asticella delle performance a fine 2019 la musica sarebbe stata diversa. Ma qui non voglio dire che bitcoin salirà o scenderà di prezzo. Voglio solo dimostrare che la nascita di strumenti replicanti la criptovaluta non è stata determinante nella crescita del prezzo. Almeno finora.

Modi alternativi (e rischiosi) di acquistare bitcoin

Certo si poteva investire direttamente negli exchange, ovvero quelle borse prive di regolamentazione nelle quali vengono scambiate le criptovalute.

Dal 2019 al 2022 però sono saltati in aria oltre 300 exchange in giro per il mondo e anche qualche investitore italiano ha dovuto fare i conti con i fallimenti di FTX oppure in TheRockTrading (realtà italiana utilizzata anche dal sottoscritto per acquistare e poi rivendere il mio primo e unico bitcoin) vedendo volatilizzarsi parte o tutti i capitali investiti.

Rimane sempre la preziosa chiave di accesso da tenere segretamente salvata su qualche wallet o scritta su un semplice foglio di carta. Ma siamo realisti, l’investitore medio può gestire i propri risparmi in questo modo?

Probabilmente no e invece di fermarsi solo alla parte luminosa della quotazione dei nuovi ETF, sarebbe opportuno leggere alcuni dei fattori di rischio dell’investimento in ETF Bitcoin che, ad esempio BlackRock, con carattere mignon indica nel suo prospetto informativo.

Quali sono i rischi di acquistare ETF su bitcoin

È vero, ogni prodotto finanziario si porta dietro una lista di sfighe universali che permettono all’emittente di mettere le mani avanti su qualsiasi evento dovesse manifestarsi in futuro, ovviamente a danno dell’investitore, ma qui è tutto nuovo, dal linguaggio agli scenari che potrebbero “disturbare” il capitale nei prossimi anni (la traduzione è automatica e quindi eventuali errori sono da imputare a quello).

Investire in asset digitali, come bitcoin, comporta rischi significativi a causa dell’estrema volatilità dei prezzi e del rischio di perdita, furto o compromissione delle chiavi private. Il valore delle azioni è strettamente legato all’accettazione, agli sviluppi del settore e ai cambiamenti di governance, rendendole sensibili al sentiment del mercato. Gli asset digitali rappresentano un settore nuovo e in rapida evoluzione e il valore delle azioni dipende dall’accettazione del bitcoin. I cambiamenti nella governance di una rete di risorse digitali potrebbero non ricevere un sostegno sufficiente da parte di utenti e minatori, il che potrebbe influire negativamente sulla capacità della rete di risorse digitali di crescere e rispondere alle sfide. Investire nel Trust comporta rischi che potrebbero incidere sul valore delle azioni del Trust, tra cui vendite su larga scala da parte dei principali investitori, minacce alla sicurezza come violazioni e hacking, sentiment negativo tra gli speculatori e concorrenza da parte delle valute digitali delle banche centrali e delle iniziative finanziarie che utilizzano la tecnologia blockchain. Un’interruzione di Internet o di una rete di asset digitali, come la rete Bitcoin, influenzerebbe la capacità di trasferire asset digitali, incluso bitcoin, e, di conseguenza, avrebbe un impatto sul loro valore. Non può esserci alcuna garanzia che le procedure di sicurezza progettate per proteggere i beni del Trust funzionino effettivamente come previsto o si dimostrino efficaci nel salvaguardare i beni del Trust contro tutte le possibili fonti di furto, perdita o danno.

Alte aspettative non significa alti guadagni (per l’investitore)

Ovviamente le aspettative di chi questi prodotti li collocherà sul mercato sono alte.

BlackRock prevede di raggiungere 5 miliardi di dollari di asset in gestione nei prossimi 12 mesi e la commissione di gestione dell’ETF Bitcoin Trust (0,2% annua) certifica la semplicità dell’attività, ma anche la volontà di essere competitivi nell’universo degli ETF tematici.

In questi casi corsi e ricorsi si sprecano. L’abbinamento di bitcoin all’oro fisico come riserva di valore è ormai una costante. Anche e soprattutto negli effetti che la quotazione dell’ETF su bitcoin dovrebbe produrre nei prezzi del sottostante.

Il grafico seguente sovrappone l’andamento del metallo giallo materia prima a quello dell’ETF lanciato nel novembre 2004 da SPDR e sembrerebbe confermare la tesi che più l’asset è accessibile (finanziariamente parlando) più denaro entra e più il prezzo sale. Come ho dimostrato poco fa non è stato così per bitcoin e comunque è difficile attribuire una causa alla crescita di valore dell’oro che potrebbe avere anche altre origini. La compressione dei tassi di interesse nominali e reali, naturali competitor del metallo giallo, potrebbe essere una di queste.

Tassi USA 10 anni e Oro (2005-2012)

Una prima domanda che dovrebbe farsi chi vede il grafico successivo è però quanto avrei guadagnato investendo su un asset finanziario simile a volatilità come l’azionario?

Oro (linea blu) e SPDR Gold ETF (linea bianca)

Ecco la risposta. Il confronto con l’andamento della borsa americana nello stesso periodo ci dice che, per ogni 100 mila dollari investiti, si sarebbero persi per strada quasi 170 mila dollari di guadagno rispetto a un rendimento comunque importante del metallo giallo.

Fonte: Portfoliovisualizer

Oro che non demonizzo assolutamente, visto che “condire” l’asset allocation con il 25% di metallo giallo avrebbe prodotto un risultato molto simile a quello dell’azionario con oscillazioni (quindi emozioni positive e negative) decisamente minori.

Fonte: Portfoliovisualizer

Ma rischiamo di entrare nel mondo del beneficio di diversificazione e allungheremmo troppo l’articolo di oggi. Andiamo oltre.

I camaleonti di Wall Street

Da bravi camaleonti interessati a fare soldi, a Wall Street hanno cambiato pelle in fretta.

Larry Fink definiva bitcoin qualche anno fa una moneta utile per riciclare denaro, mentre oggi, da buon mercante qual è, lo definisce oro digitale.

Il CEO di JPMorgan Chase, Jamie Dimon, ha dichiarato di essere sempre stato profondamente contrario alle criptovalute, associando gli asset digitali a criminali e trafficanti di droga, oltre che all’evasione fiscale. “Se fossi il governo, le bloccherei”, ha dichiarato Dimon a dicembre 2023.

Poi però, nelle pieghe del prospetto informativo, scopri che JpMorgan Securities è tra i partecipanti autorizzati del nuovo ETF iShares Bitcoin Trust emesso da BlackRock. Il partecipante autorizzato è un’organizzazione che ha il diritto di creare e riscattare azioni di un fondo negoziato in borsa (ETF).

Dottor Jekyll e Mister Hyde erano dei dilettanti in confronto.

Fonte: Prospetto iShares ETF Bitcoin Trust

Bitcoin è un investimento?

Ma quello che interessa probabilmente ai nostri lettori è sapere cosa ne pensiamo noi di ICBS di bitcoin come investimento.

Diverse cose sono cambiate dall’articolo che venne pubblicato su queste pagine digitali a novembre 2020 . Soprattutto finanziariamente parlando, oggi bitcoin è offerto con veicoli che lo rendono investibile a tutti gli effetti, esattamente come l’oro oppure le azioni di società che vendono biscotti per cani. E non è poco. Da qui però a dire che sarà l’investimento del futuro di acqua sotto i ponti ne passa parecchia. Sicurezza del veicolo non significa sicuri guadagni.

Non consideravo all’epoca dell’articolo bitcoin un investimento adatto alle mie caratteristiche di investitore e non lo considero nemmeno oggi tale. Lo consideravo una scommessa allora e lo considero una scommessa oggi, scommessa che oggi guadagna in accessibilità e facilità di scambio. In bocca al lupo, ma io non parteciperò alla corsa.

Anticipando subito chi mi dirà che ho perso un’occasione, è vero, ho perso un’occasione importante di guadagno.

Dalla data dell’articolo a oggi, facendo un parallelo tra l’andamento di un ETN che investe in bitcoin e un ETF che investe sulla borsa americana il divario è evidente. Il +150% di bitcoin fa impallidire il già importante +50% raccolto dalla borsa americana che vista così pare quasi un tranquillo prodotto obbligazionario rispetto al vivace bitcoin.

Fonte: JustETF

Ma qui forse sta il punto più sottovalutato.

Riflettere prima di comprare

Ora che bitcoin è un sottostante acquistabile e soprattutto riconosciuto da autorità come la SEC americana, ogni investitore potenziale o effettivo dovrà farsi una bella analisi di coscienza (e di obiettivi) e pensare se è disposto ad accettare oscillazioni anche in tripla cifra percentuale, al rialzo come al ribasso.

Questo è compatibile con i nostri obiettivi di investimento? Pensione, viaggi, casa nuova, figli, altro? Siamo disposti a giocare la fiche sul tavolo verde del casinò finanziario scambiando il sicuramente attraente giro del mondo per un anno con una meno accattivante settimana a Lido di Savio? (chiedo scusa agli amici del Lido di Savio ma è solo per rendere l’idea).

Se possiamo tollerare un ribasso nell’ordine di quasi il 90% del valore del capitale investito (ammesso e non concesso che bitcoin sarà ancora qui fra 20 anni), allora c’è chi al posto nostro ha già simulato il senso di bitcoin in una asset allocation e lo vedremo tra poco.

Ma se non è così, allora stato facendo funny portfolio allo stato puro, azzardo, scommessa, divertimento, chiamatelo come volete. Purché abbiate la giusta consapevolezza che potete perdere tutto fin dal giorno successivo all’acquisto come ha scritto BlackRock nero su bianco nel suo prospetto.

Le massime perdite di Bitcoin

Ma siccome volete sicuramente sapere che senso può dare un pizzico di bitcoin (e che vuoi che sia un 5% suvvia) in portafoglio ecco qualche considerazione rilevata da una interessante ricerca di Morningstar.

Tenendo sempre presente che il passato di bitcoin è stato particolarmente radioso e che il futuro non necessariamente ricalcherà le pieghe del passato, inserendo un po’ di bitcoin all’interno del portafoglio di un investimento bilanciato sarebbe successo questo.

La prima tabella riporta un’analisi dell’estate scorsa. Inserendo bitcoin con un peso che va dallo 0,5% al 3% all’interno di un portafoglio 60% azionario e 40% obbligazionario il risultato è ovviamente un aumento del rendimento, ma anche della volatilità.

Fonte: Morningstar

Ma siccome personalmente preferisco sempre preoccuparmi di ciò che potrebbe andare storto, illuminante è il secondo grafico.

Ovvero quanto l’investimento diventa dipendente dalle oscillazioni di bitcoin messo in percentuali progressivamente crescenti dentro il portafoglio.

Un 5% di bitcoin sottratto al 60% di azionario contribuirebbe per quasi la metà del rischio di portafoglio; con il 10% siamo quasi a tre quarti del rischio generato dalla criptovaluta. Che pesa poco, ma rende molto più rischioso tutto il portafoglio. Vero, come dice qualche difensione di Bitcoin che il massimo rischio è quello di perdere il 5%, ma le oscillazioni quotidiane del portafoglio per quasi due terzi saranno da imputare a bitcoin. Non è roba per deboli di cuore, ma nemmeno per persone con una media tolleranza per il rischio.

Fonte: Morningstar

Se domani avrete voglia di inserire anche solo una quantità modesta di bitcoin nel vostro portafoglio, tanto per fare la classica scommessina (diciamo appunto il 5%) siate consapevoli che questi numeri apparentemente modesti potrebbero essere fonte di lacrime. Se di gioia o di dolore nessuno lo sa.

Fonte: BlackRock

Conclusione

In conclusione, non ho la minima idea se bitcoin diventerà un asset alternativo all’oro fisico, se supererà il prezzo di 100 mila dollari, se rappresenterà l’occasione di investimento del ventunesimo secolo come commentato da Cathie Wood di ARK Invest dopo la decisione di Vanguard di non offrire ETF con sottostante bitcoin.

Non so nemmeno se il parallelo della quotazione in borsa di bitcoin ripeterà il precedente storico del trading di bulbi di tulipano alla borsa Amsterdam nel diciassettesimo secolo come “suggerito” da Richard Bernstein di RBA Advisors.

Quello che so o, meglio, quello che desidero come investitore, è raggiungere con una ragionevole certezza certi obiettivi. Vicini o lontani nel tempo non importa.

Alcuni strumenti finanziari offrono certezze (le obbligazioni), altri maggiori incertezze che tendono però a diminuire nel tempo ricompensate di maggiore redditività (le azioni).

Altri strumenti cosiddetti alternativi, come l’oro o l’immobiliare, per esempio, offrono grandi vantaggi di diversificazione riducendo le oscillazioni dei rendimenti complessivi di un investimento o comunque di un patrimonio finanziario, rendendolo più impermeabile ai momenti inevitabili di crisi che ciclicamente si presentano.

Altri strumenti ancora non offrono certezze, maggiori ricompense e, almeno per ora, quella sufficiente profondità storica di dati che possono diversificare le fonti di rendimento e abbattere il rischio. Come bitcoin appunto.

Il tempo ci dirà se la prima criptovaluta del mondo saprà guadagnarsi sul campo la giusta attenzione nella costruzione di un solido portafoglio di investimento.

Nel frattempo consiglio a tutti coloro che hanno l’intenzione di acquistare l’ETF su bitcoin (quando e se sbarcherà in Europa visto i limiti stringenti della normativa Ucits) di prendersi un pò di tempo fare un sano esame di coscienza riflettendo bene se considerate più rischioso non veder realizzati certi obiettivi che un buon piano di investimento vi ha prospettato come realizzabili, oppure soffocare la tentazione di investire in bitcoin con annessi rimpianti che vi seguiranno per chissà tanto tempo. La scelta non sarà facile e vi comprendo.

Buon investimento.

4 Commenti

  1. Luca F. 15 Gennaio 2024 at 13:23 - Reply

    Da quello che so, non possono essere approvati ETF UCITS che non seguano un indice diversificato, per cui questo non verrà mai emesso in Europa. Stesso motivo per cui non c’è un ETF sull’oro.

    • Lorenzo Biagi 15 Gennaio 2024 at 14:51 - Reply

      Ottima osservazione Luca anche se mi verrebbe da dire mai dire mai. Cmq colgo il suggerimento per precisare meglio la cosa nell’articolo rimanendo comunque vero che sono acquistabili da un europeo sulla piazza americana (quando i broker decideranno di aprire le porte ovviamente e la disponibilità del KID è un primo fattore da considerare prima di pensare all’azione) ovviamente con le difficoltà di prodotti a quel punto non armonizzati fiscalmente.

  2. Raffaele 15 Gennaio 2024 at 08:21 - Reply

    Ottimo articolo

    • Lorenzo Biagi 15 Gennaio 2024 at 08:22 - Reply

      Grazie!

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