
Nel mondo della finanza personale spesso si celebra la figura dell’investitore fai da te come colui che, con studio, disciplina ed esperienza, può affrontare i mercati in autonomia ottenendo risultati eccellenti. Ma una domanda resta sempre in una specie di limbo senza una risposta: cosa succede quando quel tipo di investitore invecchia?
In un articolo che ho pubblicato nel 2022 mi sono chiesto chi investirà al mio posto quando gli anni si faranno sentire su corpo e soprattutto mente.
Una riflessione che mette al centro una verità spesso trascurata: l’invecchiamento non è solo un fatto anagrafico, ma un processo che coinvolge anche le capacità cognitive, e quindi decisionali, di ognuno di noi.
Nelle scorse settimane mi sono imbattuto in un paper accademico del 2006 di Korniotis e Kumar dal titolo “Do Older Investors Make Better Investment Decisions?”
L’importanza della conoscenza (e dell’esperienza) per l’investitore fai da te
L’investitore individuale per operare in modo efficace ha bisogno di due risorse fondamentali: conoscenza e lucidità.
La prima si costruisce nel tempo, leggendo, studiando, testando strategie, imparando dagli errori.
La seconda, invece, è legata alle funzioni cognitive: attenzione, memoria, velocità di elaborazione, capacità di discernere informazioni rilevanti da quelle fuorvianti.
Quando si è giovani, si ha poca esperienza ma molta energia mentale.
Con il tempo, si accumula esperienza, si cambiano le strategie, a volte si diventa più prudenti, altre volte si apprende che non necessariamente il rischio è un nemico.
Ma l’età, se da un lato porta saggezza, dall’altro logora inevitabilmente alcune capacità fisiche e mentali.
Cosa dice la ricerca
Analizzando i dati di decine di migliaia di investitori americani, gli autori hanno studiato il rapporto tra età, esperienza e abilità negli investimenti. I risultati sono affascinanti e, in parte, controintuitivi.
Lo studio ha analizzato il comportamento di oltre 60.000 investitori americani, incrociando dati su età, reddito, istruzione, e strategia di portafoglio, arrivando a una conclusione solo all’apparenza paradossale: gli investitori più anziani sono più esperti, ma molti di loro ottengono risultati peggiori.
Gli over 65 tendono a seguire regole di buon senso e quindi fanno meno trading, diversificano maggiormente, credono poco alle mode, si espongono raramente a titoli speculativi. Insomma, agiscono da bravi investitori consapevoli.
Ma c’è un rovescio della medaglia.
Le abilità cognitive che servono per applicare efficacemente questi principi come attenzione, velocità di elaborazione, capacità di analisi, peggiorano con l’età, soprattutto dopo i 70 anni.
Il risultato è un declino nella capacità di selezionare titoli e costruire portafogli efficienti.
Secondo gli autori il costo di questo declino è quantificabile.
In media viene perso tra il 3% e il 5% all’anno di performance aggiustata per il rischio da parte degli investitori più colpiti dal declino cognitivo rispetto non ad un benchmark di mercato, ma agli investitori più giovani con buone competenze oppure quelli più anziani con maggiore lucidità.
Il declino è più marcato per chi ha livelli di istruzione e reddito bassi, suggerendo che il capitale umano e sociale costruito nel tempo aiuta a “tamponare” l’effetto età, pur con l’ovvia considerazione che purtroppo non riusciremo mai a prevedere tempi e intensità del declino cognitivo che ci colpirà.
La ricerca ha dimostrato che il divario tende ad amplificarsi (oltre il 5% annuo) quando si considerano portafogli sopra i $50.000. Una evidente indicazione che la complessità e la responsabilità nella gestione aumentano l’effetto negativo dell’invecchiamento cognitivo.
L’esperienza e la conoscenza sono essenziali ma non bastano. Consapevolezza dei propri limiti e umiltà sono altri due ingredienti essenziali.
Il caso dell’investitore italiano over 65
Cosa significa tutto questo per il risparmiatore italiano che ha superato i 65 anni e quindi entra nell’era della pensione o sta per fare il suo ingresso?
Secondo i dati Consob, gli over 65 detengono una quota rilevante del risparmio finanziario nazionale, spesso con portafogli più ricchi ma anche meno seguiti da professionisti del settore. Molti di loro sono investitori “autonomi”, che per anni hanno gestito da soli le proprie decisioni, magari anche con grande successo.
Tuttavia, come suggerisce la ricerca, questa autonomia può diventare fragile con il tempo. Non perché viene a mancare la conoscenza, ma perché si riduce l’efficacia con cui quella conoscenza viene trasformata in azioni corrette.
Un po’ come un pilota di aereo esperto che, con il tempo, fatica a reagire con prontezza agli imprevisti, pur conoscendo perfettamente ogni strumento di un mezzo di trasporto complesso che ha pilotato per decine di anni.
Inoltre, l’investitore italiano senior è spesso restio a delegare. C’è diffidenza verso i consulenti, timore di truffe, e un orgoglio radicato nell’essere “arrivati fin qui da soli”. Ma la realtà è che prima o poi ci sarà un momento della vita in cui servirà passare il testimone. A familiari oppure a professionisti del settore seri, indipendenti e competenti se possibile.
Dalla consapevolezza alla pianificazione: cosa fare?
Sapere che l’invecchiamento cognitivo può minare l’efficacia dell’investimento non deve spaventare, ma spingere a prepararsi per tempo. Ecco alcune idee di buonsenso che credo possano essere utili spunti di riflessione:
-
Costruire un piano di delega progressiva
Così come si pianifica la successione patrimoniale, si dovrebbe pianificare anche la “successione decisionale”. Individuare una persona di fiducia, formarla gradualmente, o affidarsi ad un consulente prima che il bisogno diventi urgenza è una scelta che volenti o nolenti andrebbe fatta. -
Semplificare il portafoglio
Se è vero che l’intento di diversificare un investimento è un’ottima scelta, la capacità di gestire le complessità diminuisce con l’età. Meno strumenti, più trasparenza, più automatismi. Gli ETF a gestione passiva (pochi), magari a distribuzione di dividendi ma solo se si decide di ristrutturare il portafoglio in quel periodo di vita magari dismettendo costosi fondi oppure polizze assicurative. Laddering di obbligazioni, oppure rendite assicurative (a certe condizioni), possono essere strumenti utili in una fase nella quale bisogna semplificare al massimo senza perdere di efficacia nella pratica dell’investire denaro consumando il reddito prodotto soprattutto in vista di pensioni relativamente povere in futuro. -
Creare un piano operativo scritto
Una “bussola” personale con le proprie regole: asset allocation, limiti di rischio, frequenza di revisione, azioni da intraprendere in caso di scossoni di mercato, metodi di prelievo del capitale finanziario sistematici. Questo aiuta a non dipendere dalla lucidità del momento, ma anche ad aiutare chi vivrà al nostro fianco oppure il professionista al quale abbiamo dato fiducia.
Conclusione: il sapere non basta, serve anche lucidità
Per l’investitore fai da te pianificare per tempo come delegare (a chi è un altro tema grande come una casa) o semplificare la gestione del patrimonio è un atto di lucidità, non di debolezza.
Ahimè l’ETF o il lazy portfolio per tutta la vita difficilmente saranno sufficienti a garantirci le migliori scelte per realizzare i nostri obiettivi come racconta allegramente una rete piena di contenuti distaccati dalla realtà e di marketing ignorante rubando la definizione ad un eccellente libro di Paolo Guenzi.
Lo studio di Korniotis e Kumar ci dice chiaramente che l’età può arricchire la nostra conoscenza ma, inevitabilmente, anche indebolire la nostra abilità operativa.
E un vero investitore consapevole di questo dovrebbe tenerne conto.
Buon investimento.


Ottimo articolo, trovo molto saggi i consigli che hai esposto e li implementerò nel piano di gestione del patrimonio familiare. Grazie!
Molto bene, grazie a te Alberto per essere un lettore di ICBS.
Articolo bellissimo e ricco di saggezza. Rispecchia esattamente quello che ho iniziato a fare. Preciso, ho un portafoglio composto da ETF azionari, obbligazionari, singole obbligazioni e Certificates. Già da qualche mese pensando che, dopo aver già avuto un ictus, arriverà senza alcun preavviso la fase di rincitrullimento, ho iniziato a smobilitare i certificates approfittando delle naturali scadenze o vendendo quelli che avevano raggiunto valutazioni interessanti. E’ chiaro che è uno strumento che comporta un minimo di analisi e di studio motivo per cui ho iniziato a trasferire i proventi su ETF che una volta stabilitone il peso nel portafoglio si autoalimentano e nel contempo ho fatto vedere a mia figlia come mi sono organizzato con dei files excel per la gestione del tutto. Grazie e complimenti portale che seguo da anni e sempre istruttivo.
Grazie Angelo quasi sempre sono età ed esperienza a portare a queste decisioni e quindi è normale dare poco peso alla cosa durante la fase dell’accumulazione. Aggiungo (ma credo sarà un tema di un prossimo articolo) che proprio riprendendo la tua ultima osservazione è fondamentale, direi quasi essenziale, creare una specie di testamento finanziario vivo e costantemente aggiornato che possa permetterci di trasferire in ogni momento, filosofia e strategia di quello che si sta facendo (con relativi piani B) a chi ci sta vicino.
Ovviamente semplificando al massimo si ha la ragionevole certezza di ottenere i risultati migliori. Grazie e continua a seguirci!