Il Selfie “finanziario” degli italiani

selfie

Interessante articolo apparso su Citywire qui  nel quale viene citato un sondaggio condotto da GFK per conto di M&G Investments.

Di seguito alcuni estratti degli aspetti a nostro modo di vedere interessanti e specchio di una realtà non propriamente incoraggiante.

Il 48% degli italiani pensa di aver cominciato a risparmiare troppo tardi, e il 57% è preoccupato di non aver risparmiato abbastanza per far fronte alle proprie necessità quando sarà in pensione.

Nel durante si vive con l’angoscia, quando serviranno i soldi con i rimpianti. Non è meglio cambiare lo stile di consumo e risparmio nel momento in cui si prende consapevolezza del fenomeno?

Molti italiani iniziano a risparmiare troppo tardi e, quando lo fanno, raramente mettono a frutto i loro guadagni. In particolare, il 65% degli intervistati ammette di tenere i propri risparmi principalmente sul conto in banca, e solo il 9% dichiara di pianificare i propri obiettivi finanziari avvalendosi di un consulente.

Il tempo è la risorsa gratis che tutti noi abbiamo a disposizione. Oltretutto è anche quella più profittevole visto che smussa la volatilità nel lungo periodo.

Tenere i risparmi fermi in banca per tanto tempo produce una perdita di potere d’acquisto che alla lunga rende più poveri. La pianificazione di un viaggio è gradevole e necessaria per non avere imprevisti nel momento in cui soddisferemo il nostro bisogno di svago. Qualcuno dovrebbe spiegarmi per quale motivo questo non deve valere anche per gli investimenti.

Più frequentemente (37%) ci si appoggia ad amici e conoscenti non professionisti, e il 7% pensa che investire in fondi comuni sia troppo dispendioso.

Il problema non sono i fondi comuni, ma lo sono quelli troppo dispendiosi e se solo il 7% ne è consapevole c’è ancora da lavorarci su.  Vi fareste prescrivere una medicina o una consulenza legale da  parenti ed amici? Se sì allora auguri…

Per gli italiani cosa significa accantonare denaro già oggi in ottica futura?

per il 39% pensare al futuro quando si sarà andati in pensione è la molla principale che spinge al risparmio e investimenti; segue l’esigenza di accantonare per spese quotidiane (23%), acquisto della casa o immobile (19%), scuola o tasse universitarie dei figli (19%), o per una vacanza importante (6%).

Quando si chiede quale sia la principale preoccupazione finanziaria per il proprio futuro, il 72% degli intervistati indica il costo delle spese per le cure sanitarie presenti e future; segue il timore di perdere il lavoro (39%), il costo per l’educazione dei figli (33%), non avere sufficienti soldi per mantenere uno standard di vita adeguato in pensione (26%), e dover affrontare spese inattese (23%).

Sarebbe curioso sapere se alla consapevolezza segue l’azione.

l’83% degli investitori  afferma di avere come obiettivo d’investimento il capitale garantito e rischi pari a zero anche a costo di ritorni bassi o bassissimi.

Inoltre, la mancanza di diversificazione è un rischio che spesso viene sottostimato, come dimostrerebbe il fatto che il 58% degli intervistati investono in gran parte in singole azioni ed emissioni, e che quando viene chiesta quale sia la ripartizione geografica degli investimenti, il 69% conferma che il proprio portafoglio è esclusivamente esposto ad asset italiani.

Troppo home bias, troppa concentrazione prodotti, troppo rischio, scarso rendimento prospettico e cocenti delusioni. Ricordatevi che se c’è una cosa che non potete controllare è l’evoluzione futura dei mercati.

Ben vengano queste misurazioni della “febbre” culturale degli italiani. Ora dalle parole bisogna passare ai fatti e questi fatti si chiamano educazione finanziaria. Non servono prospetti informavi chilometrici o piano di investimento basati su fumose proiezioni del futuro. Serve concretezza, poche ma intelligenti mosse, pochi ma giusti prodotti, pochi ma corretti concetti. E la salute finanziaria degli italiani, almeno lato gestione dei risparmi (quando ci sono), migliorerà.

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