By |Categorie: Pensione|Pubblicato il: 26 Maggio, 2025|

Ma che rendita sarà in grado di offrirmi il fondo pensione quando andrò…in pensione?

Questa domanda che ripete ossessivamente la parola “pensione”, è in realtà molto pertinente visto che tanti lavoratori versano ogni anno soldi nella cosiddetta previdenza complementare.

Una scelta a volte condita da consapevolezza ed informazione, altre volte dal perché tutti fanno così e allora pure io.

Non sempre però è chiaro nella mente del lavoratore come quei soldi trasformeranno un sacrificio in concreto beneficio.

Domanda iniziale alla quale se ne somma poi un’altra più pratica.

Ma come riscuoterò quella pensione privata visto che non ci sarà l’Inps a versare i soldi ogni mese sul mio conto?

Già, perché in tanti ci dicono metti da parte dei soldi per integrare la pensione pubblica con la previdenza complementare, ma quasi nessuno ci dice come poi quei soldi dovranno effettivamente essere trattati per diventare una vera e propria pensione privata.

Quante azioni dovrei avere nel fondo pensione?

Ipotizzando un lavoratore molto attento e consapevole che ogni anno versa sul fondo pensione il massimo della deducibilità fiscale (quindi 5.164€) e ripetendo questo esercizio per 35 anni, con un rendimento medio netto del 3,3% (ho preso il dato degli ultimi 20 anni del mio FP) alla fine del percorso il montante finale, ovvero quanti soldi avrò a disposizione, sarà di circa 350k. Tolte le imposte da restituire allo stato sui versamenti deducibili fiscalmente, 335k circa saranno in teoria a nostra disposizione.

Fondi pensione, luci ed ombre del secondo pilastro previdenziale italiano

A questo punto il tesoretto va però trasformato in assegno pensionistico o, detto in parole più semplici, in spesa quotidiana (ovviamente solo se necessario perché in caso contrario ogni discorso seguente decade).

Sempre ipotizzando la massima libertà di prelievo integrale del FP al riscatto (ma anche lasciando una parte dello stesso in rendita il fine verrebbe assolto), il nostro amico neo pensionato ha due strade davanti.

La prima strada.

Fai da te. Quindi si applica una regola di decumulo (per semplificare e pur non essendo quasi mai la scelta ideale, il classico 4%) condita da rischi di mercato (non si potrà prescindere da un portafoglio bilanciato), di longevità, di inflazione, di declino cognitivo, ma con il grande pregio di avere il controllo dall’inizio alla fine del capitale (leggi alla voce emergenza o eredità) e soprattutto di poter contare sulla probabilità (non certezza) di una sua crescita reale nel corso del periodo.

Ogni anno la regola autorizzerà un prelievo di circa 13,5k (1.100€ al mese) adeguati per l’inflazione. La durata temporale dipenderà ovviamente dalla strategia di prelievo, dalla scelta di portafoglio e dall’andamento dei mercati finanziari e dell’inflazione.

Di certo mantenere i soldi sul conto a rendimento zero ipotizzando un’inflazione annua del 2%, dopo 21 anni ci porterà al prosciugamento di questa risorsa finanziaria. Se saremo ancora in vita non rimarrà che la tanto bistrattata pensione pubblica.

La seconda strada.

Mettere in sicurezza. La seconda alternativa possibile è prendere tutto il tesoretto e consegnarlo ad una compagnia di assicurazione in cambio di una rendita vitalizia non reversibile. La reversibilità non è impossibile ma ha un costo, come lo hanno tutte le altre opzioni che in un modo o nell’altro cercano di offrirci opzioni più confortevoli.

Indicativamente il neo pensionato o adepto del FIRE rinunciando a ogni diritto su un certo capitale otterrà in cambio con regolarità il versamento sul conto corrente della stessa cifra anno/mese per sempre. Eliminando il rischio mercato, longevità, declino cognitivo,…

Ma non quello inflazione (benefit che ha solo la pensione Inps) e soprattutto rinunciando per sempre a ogni diritto di riscatto e di crescita di quel capitale per noi e i nostri eredi.

Fonte: Assofondi, ipotesi di rendita vitalizia non reversibile per 65enne con capitale di 335k senza riscatto

Probabilmente esiste anche una terza strada, ovvero non fare nulla di tutto ciò prelevando quando serve.

Ma vista la sempre più magra pensione Inps che attende al varco i contributivi (lavoratori post 1996),  la scelta di quale strada percorrere diventerà cruciale per cercare di mantenere il più stabile possibile il flusso di denaro in ingresso per finanziare le spese future. Non fare nulla in attesa di non si capisce bene che cosa è probabilmente una scelta già perdente in partenza.

Per i pensionati del passato foraggiati dal generoso metodo di calcolo della pensione retributivo, questo non è quasi mai stato finora un grosso problema.

Con il  metodo retributivo il tenore di vita prima della pensione offerto dallo stipendio era garantito da un assegno pensionistico non tanto differente quanto ad importo.

E infatti alcuni studi hanno dimostrato che fino ad oggi i pensionati in Italia hanno mostrato una certa tendenza a decumulare la loro ricchezza più lentamente di quanto previsto dai modelli teorici standard del ciclo di vita; oppure continuano addirittura ad accumulare ricchezza anche dopo il pensionamento. Oltre il 40% dei pensionati accumula ricchezza e più dell’80% mostra ancora tassi di risparmio positivi, anche dopo l’ingresso nell’era della pensione.

Ma per i futuri pensionati che non potranno godere di questo privilegio quale sarà la strada più giusta da prendere?

Ovviamente non c’è una risposta valida per tutti a questa domanda.

Soprattutto la maggior parte delle persone non è pronta a dare una risposta. Di certo rinviare almeno una riflessione su come rispondere al quesito non è una soluzione.

Condizioni di vita, patrimoniali e familiari sono e saranno determinanti per tracciare una rotta completamente inedita per le future generazioni alle quali, almeno questa volta, le vecchie di generazioni non potranno contribuire con saggi consigli.

E come spesso accade nel mondo della finanza personale, consapevolezza e informazioni (quelle giuste) ci metteranno nelle condizioni di indirizzare il benessere futuro della nostra famiglia verso una rotta gradita o quanto meno prevedibile.

Non facendo nulla sarà il caso a decidere al nostro posto e non sempre il luogo di destinazione sarà il migliore del mondo.

Buon investimento.

7 commenti

  1. Misterk 28 Maggio 2025 at 13:44 - Reply

    Ci sono altre opzioni. Si può riscattare con tassazione agevolata il 50% del fondo dopo licenziamento con conciliazione e in ogni caso dopo 12 mesi di inoccupazione. E il resto dopo 48, o con Rita ( da 62 a 67 anni, diciamo).

    In ogni caso, dopo aver visto le rendite previste dal mio fondo ( no cola e costi elevati ) ritirare tutto e buttare su un lifestrategy di mezzo con una vendita quote pari a un 2%-3% annuo (ogni 3 o 6 mesi ) mi pare molto sensato.

  2. Ale 28 Maggio 2025 at 07:43 - Reply

    Io vorrei fare così, dimmi se ( più probabilmente cosa) sbaglio
    A 64 anni posso andare in pensione di anzianità
    Se ho ben capito posso tra i 62 e i 64 fare RITA e prendermi il tutto
    Metto quota su fondo emergenza e quota su portafoglio etf 60% azioni 40% obbligazioni o anche 70- 30 ma a distribuzione( lo so, è fiscalmente inefficiente )
    Il portafoglio deve essere pensato per darmi rendita che integri pensione ( 800/ 1000 netti mese bastano )ma anche per crescere per passare I miei figli quando andrò nella praterie di Manitu’.

    • Lorenzo Biagi 28 Maggio 2025 at 08:28

      Ovviamente non posso darti una risposta esaustiva senza avere altre informazioni in mano. Posso solo dirti che no la RITA non ti permette di prenderti tutto subito tra i 62 e i 64 anni ma l’erogazione della RITA viene effettuata dividendo il capitale per il tempo che intercorre dalla richiesta al proprio fondo pensione fino al conseguimento dell’età anagrafica prevista per il pensionamento di vecchiaia nel proprio ordinamento di appartenenza (diciamo 67 anni). Se serve per finanziare le spese quotidiane allora ha senso ritirare il capitale con vantaggio fiscale incorporato. Ma se l’intenzione è fare null’altro che faceva già il fondo pensione (ipotizzo bilanciato) non capisco il senso dell’operazione se non una mera operazione psicologica di controllo diretto su quei soldi con pregi e difetti della cosa (e tra i difetti c’è anche il mettersi a fare i piccoli chimici con asset allocation e pianificazioni varie).

    • Ale 28 Maggio 2025 at 09:23

      Ciao, grazie
      mi avevano detto che la RITA venisse data frazionata si , ma sino alla pensione di vecchiaia oppure sino a quella di anzianità ( appunto i 64 anni)
      Poi il perchè ritirare io il capitale se mi serve rendita: perchè se prendo rendita da fondo pensione poi il capitale non passerà ai mie figli ma resta a loro

    • Lorenzo Biagi 28 Maggio 2025 at 14:01

      https://www.covip.it/per-il-cittadino/educazione-previdenziale/glossario/rita-rendita-integrativa-temporanea-anticipata
      sul secondo punto come sempre è sempre una questione di finanza personale e obiettivi. Naturalmente se c’è il desiderio dell’eredità la tua considerazione è giusta, il punto è naturalmente riuscire a costruire un piano di decumulo che non si esaurisca prima del tempo e quindi rendendo ambo gli obiettivi (spesa mensile e eredità) non raggiungibili.

  3. Simone 26 Maggio 2025 at 21:14 - Reply

    Se non erro ci sarebbe da ricordare che in Italia (non è così all’estero) arrivati all’età pensionabile si può prelevare solo il 50% del capitale accumulato nel fondo pensione mentre il restante ti verrà versato come rendita quindi in ultima analisi se si vuole rimanere proprietari al 100% dei propri denari forse altri strumenti sono preferibili (al netto delle agevolazioni fiscali dei fondi pensione).
    Sbaglio ?
    Grazie

    • Lorenzo Biagi 26 Maggio 2025 at 21:30

      La regola è quella ma con tante eccezioni. Ne cito solo alcune. Ad esempio se il 70% del montante finale presente nel fondo pensione, convertito in rendita, non supera il 50% dell’assegno sociale si può chiedere integralmente il capitale. Basta avere diversi fondi pensione con importi sotto questa soglia e la rigidità è superata.
      Poi c’è la RITA che permette di ottenere integralmente il capitale 5 anni (ma a certe condizioni anche 10) prima dell’età pensionabile purché per anche solo 1 giorno si risulti inoccupati.
      Se si vuole rinunciare al vantaggio fiscale (15%-9%) sui versamenti si può comunque prelevare integralmente il fondo pensione con una tassazione del 23% se cambino i requisiti iniziali all’adesione (basta cambiare settore lavorativo oppure restare disoccupati anche solo temporaneamente). Diciamo comunque che alle regole attuali il modo di uscire con tutto il capitale si trova anche se per i motivi indicati nell’articoli non scarterei la rendita a priori.

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