
Negli ultimi anni il FIRE è diventato anche in Italia un argomento di tendenza. Dopo i fasti (a dire il vero negli ultimi tempi abbastanza sbiaditi) dipinti a tinte molto colorate da una corposa rete di blogger e creatori di contenuti americani dedicati al tema, il sogno di guadagnare rapidamente l’indipendenza finanziaria si è fatto largo anche nel Belpaese.
Il FIRE (Financial Independence, Retire Early) è un movimento che ha attecchito rapidamente in Italia non appena l’investitore-risparmiatore ha avuto la “lieta” sorpresa di quantificare tempi e importi della propria pensione pubblica Inps.
Un affidabile termometro del fenomeno è il numero delle persone che hanno richiesto una nostra consulenza sul tema pianificazione finanziaria per FIRE/Pensione, cresciuto in modo importante negli ultimi mesi.
Non è stato determinante, ma questo significa che l’opera di consapevolezza/educazione che stiamo portando avanti da tempo con questo blog ha sensibilizzato nel modo giusto le persone spingendole ad agire. Soprattutto senza creare false illusioni.
Ma questi contenuti che l’intelligenza artificiale si mangia gratis senza offrire nulla in cambio a chi li crea (consiglio vivamente la lettura di questo articolo per comprendere meglio il fenomeno), sono finalizzati anche a riportare alla realtà chi si culla in dorati sogni senza fare i conti con una serie di limiti e sacrifici che rendono il FIRE meno “glamour” rispetto a quanto dipingono fantasiosi cantastorie di casa nostra.
La postazione privilegiata di pianificatore finanziario e blogger mi ha però anche offerto l’occasione per comprendere alcuni tipici errori commessi da chi sta ricercando la strada per la famosa libertà finanziaria.
Questi i primi 10 che mi vengono subito in mente (ma la lista verrà presto aggiornata):
- La spesa futura (numericamente parlando) sarà la spesa attuale. Non è così. I 3000 euro di oggi NON saranno gli stessi fra 30 anni. Se oggi abbiamo in testa una spesa mensile familiare di 3000 euro, ipotizzando un ritiro piuttosto in là negli anni o anche quando semplicemente cominciamo il FIRE in età giovanile avendo davanti una lunga aspettativa di vita, dobbiamo essere consapevoli che quei 3000 euro fra 30 anni, con un tasso di inflazione medio del 2% avranno un valore equivalente di 1656 euro di oggi. Oppure se osserviamo la cosa da un altro punto di vista serviranno non 3000 ma 5434 euro per avere lo stesso potere d’acquisto.

- La spesa futura sarà statica. Falso. I 40k, pur rivalutati per l’inflazione, non saranno fissi per il resto della vecchiaia. Se è difficile per tante persone stimare una spesa media dell’anno che verrà, figuriamoci quanto è complicato stimare un volume di spesa di una famiglia con variazioni nel numero di componenti, ma anche di stile di vita. Se la tecnica tanto sbandierata di calcolare il tasso di sostituzione del primo assegno pensionistico rispetto all’ultimo stipendio è abbastanza inutile dal punto di vista pratico, perché cambiano tanti fattori in gioco nel dopo rispetto al prima (oltre che tecnicamente sbagliata visto che il tasso di sostituzione deve essere calcolato al netto delle tasse e non al lordo), diversi studi hanno dimostrato che la spesa non è costante come un assegno pensionistico. Si muove, c’è chi dice con una forma a sorriso (alta all’inizio, poi in calo e di nuovo alta alla fine della vita), chi con una forma di retta discendente. Quello che di certo non accadrà è spendere per 30 anni sempre la stessa cifra preventivata parecchi anni prima quando ancora eravamo giovani e in piena salute.
- Il capitale futuro avrà lo stesso valore di quello attuale. Ovviamente no. I 500k che si desidera lasciare in eredità fra 30 anni non saranno equivalenti a oggi. Stesso discorso fatto prima. Lasciare 500 mila euro di oggi agli eredi fra 30 anni con un’inflazione al 2% significherà lasciarne in realtà 276 mila rendendo meno ghiotto il piatto destinato a chi verrà dopo di noi.

- Ciò che si vende è ciò che entra direttamente nelle tasche. Sarebbe bello, ma non è così. Quando si vendono titoli per finanziare la spesa quotidiana la quota di utile in essi incorporata viene tassata. Quindi si deve vendere di più rispetto ai pianificati 3000 euro al mese. Quanto di più dipende da alcuni fattori e vi rimando a questo articolo dedicato a questo poco considerato dagli adepti del FIRE.
- Esistono risposte certe. Nulla in finanza è certo. Escludendo le rendite assicurative che in cambio di capitale ceduto per sempre dalle nostre mani a quello dell’intermediario offrono la garanzia di avere somme sicure per tutta la vita, ogni ipotesi di pianificazione per il FIRE e la pensione ha un grado più o meno elevato di probabilità di centrare un obiettivo, quindi anche un margine di errore. Ogni pianificatore ha la sua tecnica, ma non ci sono dubbi che per avvicinarsi al 100% di successo in un piano di questo tipo servono basse pretese e/o alti capitali di partenza. All’opposto, più si diventa ambiziosi o poco capitalizzati e maggiori sono le probabilità di fallimento che in questo campo significano esaurire i soldi prima di passare a miglior vita (noi e chi ci accompagna naturalmente). Consiglio la lettura di questo articolo: Piani di decumulo, scenari realistici per non giocare a dadi con il destino.
- La volatilità è il rischio principale. Nel decumulo cambia tutto. I rischi sono in buona parte molto diversi da quelli conosciuti nella fase di accumulo. In questo articolo ho citato almeno nove fattori di rischio con cui ci confrontiamo durante la fase di decumulo. Quasi tutti hanno impatti nuovi o diversi rispetto alla precedente fase in cui risparmiamo denaro per il futuro.
- Meglio i prodotti ad accumulazione. Non è detto. Quando si consuma capitale i benefici effetti della capitalizzazione composta tendono a diminuire come il tempo, i costi no, rendendo spesso irrilevante la scelta.. Ma se i “calcoli” che spesso ci accompagnano come freddi indicatori di convenienza comunque vada non faranno propendere la bilancia verso una certa neutralità della distribuzione, sono gli elementi immateriali e psicologici ad esercitare un potere convincente. Perché, inutile nasconderlo, vendere risparmi per spendere è un gesto che ci crea un immenso fastidio. E non a caso anche nella tanto celebrata America i tassi di prelievo medi di chi sta in pensione o FIRE sono ben al di sotto del 4%. Diverso invece l’impatto psicologico quando quello stesso prelievo assume le forme di dividendo accreditato sul conto corrente. Privandoci della forzatura di vendere asset abbiamo una prospettiva di spesa meno dolorosa. Il denaro è lo stesso, la provenienza pure, ma il nostro comportamento è differente a conferma che il denaro, in questo caso, solo in apparenza è fungibile.
- Tutti gli anni sono uguali. Sbagliato. Il rischio della sequenza negativa dei rendimenti, ma anche la qualità della vita e il volume delle spese, rendono i primi anni del “retirement” decisamente i più importanti quanto a peso relativo. Difficile riuscire a “pianificare” in anticipo questi fattori, soprattutto nella loro componente immateriale che rimane di esclusiva competenza della sfera familiare, con valori che si modificano anche nel percorso che conduce alla pensione. Importante però prendere consapevolezza che quelle spese tutte uguali inserite in un piano per renderlo più semplice e pratico, avranno pesi relativi differenti in un futuro più o meno lontano. Elemento che inevitabilmente rende anche meno preciso l’output dello stesso piano su orizzonti molto lunghi. Non un errore, ma un fattore di cui tenere conto.
- Il fai da te è per sempre. Raramente. Il declino cognitivo è inesorabile, per alcuni purtroppo anche più veloce rispetto alla media. Se poi colpisce il decisore finanziario rischiano di essere guai. Anche qui ho dedicato articoli all’argomento, ma attenzione ad essere così superbi dal pensare che capacità ed esperienze personali potranno garantire in eterno una ottimale gestione della fase di decumulo. Anche e soprattutto con il pensiero rivolto responsabilmente ai familiari che rimarranno.

- Vade retro Inps. Tanti piani ricchi di sogni si riavvicinano alla realtà proprio grazie all’inserimento della rendita vitalizia pubblica per eccellenza nel piano. Comunque la si veda un salvagente erroneamente sottovalutato e che dovremmo imparare ad apprezzare per quello che rappresenta. Uno dei più efficienti (quanto a contenimento dei rischi nel decumulo) mezzi per dare sostegno e solidità ad una decisione di abbracciare la filosofia FIRE.
Questi sono 10 errori che credo in buona parte ognuno di noi ha commesso o sta per commettere durante la pianificazione del proprio percorso di ritiro dal mondo del lavoro. Tutto normale, esperienza e consulenti finanziari servono proprio per limitare ed eliminare la maggior parte di questi errori.
Nel frattempo, a chi ha avuto la pazienza di arrivare in fondo a questo articolo, lo spazio dei commenti è aperto per contribuire ad allungare la lista con nuove idee.
Buon investimento.

un bellissimo articolo con i piedi per terra, chi parla di FIRE mette sempre in primo piano l’evoluzione del capitale nel tempo dedicando molto spazio ai periodi con rendimenti negativi, l’andamento del costo della vita e la figura dell’investitore che potrebbe perdere la lucidità e anche l’evoluzione a volte inspiegabile dei fondi comuni e etf da parte dei gestori viene poco considerato.
grazie
Grazie a te per il commento. Hai compreso in pieno il senso dell’articolo, soprattutto l’importanza di essere umili in una fase della vita in cui i rischi sono molto differenti rispetto a quelli conosciuti fino a quel momento.
Caro amici
Questi 10 punti sono ( almeno 8 su 10) delle assolute OVVIETÀ. Il valore aggiunto di questa vostra comunicazione è pertanto nullo.
Cordialità
Pml
Mi dispiace, avendo un pubblico di lettori molto vasto non sempre riusciamo ad accontentare tutti e spero che i passati e futuri articoli riscuotano un suo maggiore interesse. A giudicare dal livello medio di educazione finanziaria dei pensionati italiani presenti e futuri credo però sia utile condividere quelli che sono errori molto comuni per guadagnare tutti quanti in consapevolezza. Questo è lo scopo dell’articolo.
A presto.
purtroppo temo che anche il pilastro INPS stia vacillando, non perchè fallirà, farebbe cadere qualsiasi governo e le forze politiche lo consentissero sparirebbero, ma perchè questo governo di incapaci ma furbi sta svuotando l’INPS e e le sue certezze riducendo fortemente gli aggangi all’inflazione quindi di fatto depauperando le pensione e riducendone il valore reale. oltre che, contro il suo stesso programma, aumentando l’età di fatto dell’accesso alla pensione per tutti (tranne per militari e forze dell’ordine che non si toccano, alcuni vanno ancora 52/53 anni con vari escamotage). inoltre le scelte dissennate di assecondare il capellone di Washington sul 5 del PIL investito in armi hanno posto un vincolo di bilancio fortissimo che necessariamante impatterà sulla spesa sociale. In sintesi ce lo stanno mettendo in saccoccia. Quindi dobbiamo ancor di più lavorare per il nostro FIRE.