By |Categorie: Investimento|Pubblicato il: 19 Dicembre, 2022|

Dove investirò i miei soldi il prossimo anno? Questa è una delle domande più ricorrenti che a dicembre viene rivolta a chi gestisce patrimoni.

Un quesito lecito, se proveniente da chi ha risparmi in eccesso e vuole fare nuovi investimenti. Meno giustificabile se arriva da chi è già investito e sta ricercando semplicemente la migliore (e ovviamente più redditizia) idea per l’anno nuovo.

Il classico tranello di voler fare qualcosa a tutti i costi

Se i compiti a casa sono stati fatti la domanda è inutile. Richiede però il classico conforto morale circa la bontà delle scelte del passato, spesso portate avanti in autonomia o con la complicità del guru della finanza di turno. La risposta che ho dato in passato a quesiti simili, è un pò noiosa lo so, cercava sempre di far comprendere che non era la sostituzione dell’ultimo numero dell’anno che poteva giustificare un cambiamento del piano di investimento. E non erano nemmeno gli outlook delle grandi case di investimento a rendere necessario l’attivismo.

Ma siccome ogni volta come investitori siamo alla ricerca di una qualche forma di azione sui mercati, di nuove idee, di ricette magiche per emergere sopra la media, ciclicamente cadiamo nel tranello di voler fare qualcosa a tutti i costi. Arrivando anche a credere alle presunte capacità divinatorie di certi prodotti finanziari che non esistevano cinque anni fa e che probabilmente non esisteranno fra altri cinque anni.

Se i compiti a casa non sono stati fatti, difficilmente il  consiglio di allinearsi a un modello di riferimento va a segno.

Probabilmente ero poco convincente io quando davo certe risposte, ma una filosofia di investimento o la conosci, la capisci e quindi la segui, oppure sei destinato a deviare continuamente dalla rotta tracciata pensando di avere in tasca le migliori idee. Peccato che quelle idee si confrontano con un mercato affollato di centinaia di migliaia di professionisti decisamente più istruiti e che passano le loro giornate a cercare le soluzioni più proficue. Ne va della loro sopravvivenza professionale.

Quello che personalmente faccio ormai da tempo, non è tanto andare alla scoperta della migliore idea di investimento per l’anno nuovo, ma ricercare la conferma che le mie scelte precedenti sono state corrette. Mettendole in discussione, calibrando i nuovi investimenti e ribilanciando il portafoglio esistente se serve.

Sono queste le stesse considerazioni che cerco di trasmettere non solo ai lettori di questo blog, ma anche a chi chiede di poter accedere al nostro servizio di consulenza indipendente. E lo faccio perché credo che consapevolezza ed educazione rimangono due mattoni fondamentali nella costruzione di un piano di successo.

Ma veniamo al titolo dell’articolo.

Le 5 cose che salverò di questo 2022 negativo dei mercati finanziari

Il 2022 è stato un anno dove azioni e obbligazioni hanno perso mediamente il 12%. Il responso è chiaro. Le aziende vedono gli utili crescere meno delle previsioni. I tassi di interesse salgono perché il denaro costa di più a causa dell’inflazione.

Cosa possiamo distillare da queste notizie non certo allegre per i nostri investimenti?

Io ho individuato almeno cinque interessanti elementi di mercato che assocerò e ricorderò di questo 2022.

  • I rendimenti reali sono tornati positivi, ben ritrovato investimento obbligazionario

Il tam tam mediatico si concentra sull’alto tasso di inflazione di oggi e i modesti rendimenti obbligazionari che si trovano sul mercato. Se guardiamo il tutto dal lato del compro oggi un BTP italiano a 10 anni che rende il 4%, oppure un Bund tedesco sempre decennale che rende il 2%, e sottraggo a questo rendimento l’inflazione corrente, allora sì i rendimenti reali sono pesantemente negativi. Mediamente nell’area Euro di circa il 7%.

Fonte: BCE – rendimenti reali puntuali a 10 anni area Euro

Ma questo ragionamento è completamente sbagliato. Chi dice che investire in obbligazioni è oggi una perdita sicura al netto dell’inflazione sta raccontando una storiella non vera. Almeno secondo quelle che sono le aspettative di migliaia di operatori di mercato.

Nel libroCome investire il mio primo euro” appena pubblicato, al capitolo dedicato a come calcolare in autonomia le aspettative di rendimento di un investimento obbligazionario ho spiegato esattamente come ottenere il risultato più corretto. Riporto qui un estratto:

“Alla fine dell’estate del 2022 il rialzo dei tassi di interesse ha portato il rendimento medio a scadenza delle obbligazioni europee a 2,7%. Attenzione, questa percentuale esprime un rendimento nominale. Per trasformarlo in rendimento reale dobbiamo fare un piccolo esercizio. Sottrarre al rendimento nominale il tasso di inflazione. Prendendo come riferimento il 2,7% visto poco fa e sottraendo il 9% di inflazione italiana di settembre 2022, otteniamo un rendimento reale del -6,3% per un investimento obbligazionario in titoli di Stato europei. Apparentemente un pessimo investimento. In realtà il mercato incorpora negli attuali rendimenti nominali delle aspettative di inflazione più basse. Questo significa che negli anni prossimi, secondo gli investitori, l’inflazione tornerà a scendere. A settembre 2022 il dato di inflazione medio atteso della zona euro per i 10 anni successivi era di poco superiore al 2%. Manca un ultimo passaggio, sottrarre l’inflazione attesa dal mercato (il 2%), al rendimento nominale (il 2,7%). Il calcolo dovrebbe tenere conto di altri marginali fattori, ma per i nostri scopi può andare bene così. Abbiamo ottenuto la stima di rendimento reale di un investimento obbligazionario”.

Considerando che l’inflazione attesa negli Stati Uniti oggi è del 2,2% e che in Europa lo stesso numero naviga attorno al 2%, ecco che i rendimenti obbligazionari reali, su un orizzonte temporale di 10 anni, sono oggi positivi per chi investe in obbligazioni.

Chi vuole vivere di rendita, o subire meno oscillazioni nel valore del proprio capitale in fase di accumulo, ottiene oggi dalle obbligazioni una remunerazione in grado di mantenere con elevata probabilità il potere d’acquisto nei prossimi 10 anni. Per chi vuole eliminare anche l’incertezza di previsioni di inflazione non corrette da parte dei mercati, le obbligazioni indicizzate all’inflazione offrono adesso rendimenti reali positivi, garantendo la protezione certa dalla perdita di potere d’acquisto con un piccolo premio aggiuntivo.

Fonte FRED: Aspettative di inflazione Stati Uniti

  • La regola del 4% ideata da William Bengen nel 1996 torna ad essere uno strumento utile e praticabile per chi vuole vivere di rendita

William Bengen pubblicò nel 1996 uno studio nel quale dimostrava che un portafoglio di investimento 50% azioni e 50% obbligazioni poteva ragionevolmente garantire un tasso di prelievo del capitale per i successivi 30 anni di almeno il 4% (aggiustato per l’inflazione ogni anno), senza correre il rischio di rimanere a secco prima del tempo.

Abbiamo dedicato tanti articoli ai pregi e difetti di questa tecnica, ma quello che conta è che oggi quel 4% è un po’ più vicino da raggiungere rispetto a un paio di anni fa. Anche per un investitore italiano. La correzione dei mercati azionari e obbligazionari ha curato una parte del problema.

Mi sono andato a rivedere i numeri che si trovò davanti Bengen nel momento della pubblicazione dello studio. I rendimenti a 10 anni americani erano al 7%, l’inflazione media della decade precedente sfiorava il 4%, quella successiva fu mediamente del 2,5%, il Cape di Shiller (ovvero la metrica utilizzata per valutare quanto i mercati azionari sono cari) era di 20.

I numeri di oggi esprimono rendimenti decennali americani vicini al 3,5%, l’inflazione media degli ultimi 10 anni al 2,7%, quella attesa per la prossima decade al 2,2%, il Cape di Shiller sulla borsa americana a quota 28.

Basando il ragionamento anche sulle aspettative di rendimento pubblicate recentemente da Vanguard e BlackRock (tra il 5-7% il rendimento atteso sull’azionario americano e tra il 3,5-5% quello sul mercato obbligazionario) e allargando il campo a investimenti più globali, un portafoglio bilanciato può ragionevolmente ambire oggi a un rendimento annuo del 3% reale, quindi già al netto dell’inflazione attesa. Ulteriori e non improbabili correzioni di mercato potrebbero riportarci indietro con le lancette al 1996, quando il 4% di prelievo del capitale venne presentato al mondo come il numero magico da spendere con serenità durante la pensione.

  • Gli investitori stanno completando un bel training di allenamento accelerato sui rischi dei mercati finanziari

Due sono state le correzioni etichettate come “bear market” (quindi maggiori del 20%) in meno di tre anni. E per non risparmiarsi nulla gli investitori hanno affiancato al miglior corso gratuito di educazione all’investimento che si potesse fare, anche uno stage di specializzazione dedicato al  mercato obbligazionario, scoprendo la faccia cattiva del rialzo dei tassi di interesse. Jason Zweig ha etichettato quello recente, come il peggior mercato obbligazionario dal 1842.

Chi ha partecipato all’iniziativa di beneficienza della palestra “Finanza & Mercati”, ha così potuto comprendere la personale (e soprattutto reale) propensione al rischio verso gli investimenti. Quanto siamo tolleranti alle oscillazioni dei prezzi delle diverse classi di investimento lo abbiamo appena scoperto. L’esperienza viva, come sempre, ha un valore molto più concreto di qualche quesito preconfezionato, al quale abbiamo risposto seduti comodamente in un ufficio riscaldato, dai suoni ovattati, ascoltando i toni rassicuranti di chi ci ha venduto un prodotto finanziario.

  • Il Piano di Accumulo degli Investimenti si è preso la sua rivincita

Sbeffeggiato negli ultimi anni di crescita tumultuosa dei mercati, il PAC (Piano di Accumulo del Capitale) rimane accettato dalla maggior parte degli investitori come uno dei metodi migliori per investire denaro progressivamente.

Sono sempre stato convinto che questo messaggio è compreso bene da chi ha veramente pochi soldi da investire, ma perché non può fare diversamente.

Stare seduti su un sacco di banconote e investirne poche per volte crea invece irrequietezza in chi vuole far fruttare quei soldi.

Il desiderio è quello di entrare il prima possibile con una buona parte di capitale per prendersi subito una ricca fetta dei rendimenti offerti dai mercati.

Tutto bello quando i prezzi di azioni e obbligazioni guardano il cielo (e il PAC è notoriamente perdente), meno bello quando il muso dell’aereo comincia a puntare verso il basso (e il PAC diventa un gran sollievo).

Il PAC si è ripreso la sua rivincita offrendo a tutti gli investitori la possibilità di entrare senza fretta, in un momento difficile di mercato che non sappiamo quanto durerà. E magari siamo stati abili nell’aumentare la rata mensile visto lo sconto di prezzo offerto dai mercati stessi, e perché no adeguandola al tasso di inflazione corrente così da avere sempre un capitale allineato al reale potere d’acquisto del denaro. Un ottimo modo per rimanere sempre coerenti con la regola base del “paga prima te stesso“.

  • La bolla di Meme stocks condita in salsa di criptovalute è scoppiata

Cambiano i temi, ma tutte le volte mi stupisco di quanto gli investitori ripetono sempre ciclicamente gli stessi errori comportamentali credendo alla storiella del questa volta è diverso. Ecco perché sono convinto che l’educazione finanziaria rappresenta uno dei primi investimenti da fare quando si possiedono capitali grandi o piccoli.

Le Meme stocks, ovvero quelle azioni quotate in Borsa che sarebbero da acquistare solo perché diventate virali su social network come Reddit, Twitter e Facebook grazie a community più o meno organizzate di trader indipendenti, sono state indubbiamente un fenomeno del 2021. Addirittura sull’onda dell’entusiasmo è nato anche un ETF (il Buzz di VanEck) che tenta di replicare questo presunto tema di investimento.

La parola “meme” nell’antica Grecia era utilizzata per indicare qualcosa di imitato, che si propaga velocemente.

Facendo soprattutto leva sul posizionamento ribassista estremo degli hedge fund sul mercato dei derivati, e condendo l’azione con messaggi di retorica da quattro soldi contro il solito sistema, gruppi di piccoli investitori si accordavano su forum online per procedere contemporaneamente all’acquisto dello stesso titolo. Questo faceva salire rapidamente il prezzo e costringeva gli hedge fund a chiudere le posizioni. Amplificando ancora di più il rialzo.

Il caso di GameStop è forse stato il più raccontato, con il titolo passato da valere pochi dollari per azione fino a quota 80 in pochi giorni.

Il tono irriverente e complottista si è però spento in fretta. Gli ultimi arrivati (come sempre) sono rimasti impigliati nella rete dopo che i moderni Robin Hood si erano belli che dileguati con le tasche piene. I primi clamorosi successi hanno lasciato spazio a flop ben sintetizzati oggi dal confronto grafico tra l’ETF Buzz (linea blu) e l’ETF su S&P500 (linea rossa).

Fonte: Yahoo Finance – ETF VanEck Social Sentiment (linea blu) vs SPDR S&P500 (linea rossa)

Lo stesso discorso potrei farlo per le criptovalute. Con una “potata” di oltre il 70% nel prezzo di Bitcoin, arrivata ben prima del fallimento-truffa di FTX che ha minato ancora una volta la fiducia nel mondo degli exchange, sembrerebbe essere stata messa la parola fine a tutta quell’ipocrisia che dipinge questo mondo come quello giusto da frequentare per fare soldi facili e proteggersi dalle intemperie.

Bitcoin non ha protetto da inflazione, guerra, recessione e mercato orso di azioni e obbligazioni. Tutto senza offrire uno straccio di cedola e dividendo.

Bitcoin, rappresenta uno dei tanti strumenti speculativi presenti sul mercato e il suo peso dello zero virgola nella capitalizzazione globale delle principali asset class di investimento è la giusta proporzione che, se proprio ci tenete, un investitore dovrebbe dare a Bitcoin e soci all’interno del proprio portafoglio.

Tutti i consulenti o presunti tali che vi dicono che state perdendo chissà quale opportunità, stanno semplicemente “minando” i vostri risparmi con bombe che potrebbero prima o poi esplodere. Vi farebbe piacere camminare in un giardino dove c’è il 50% di probabilità di saltare in aria da un momento all’altro ?

Come tutti gli strumenti speculativi vedremo presto rialzi spettacolari. In quel momento, ne sono sicuro, di nuovo tutti a fare a gara per dare motivazioni utili solo a chi vuole credere, e soprattutto dare un senso, a quello che è stato uno dei flop più clamorosi del 2022.

Cinque cose che ricorderò e salverò di un 2022 certamente non benigno e fortunato per i mercati.

Indipendentemente da quello che si pensa del futuro le aspettative di rendimento sono migliorate rispetto a dodici mesi fa. E questa è una gran bella notizia per chi investe. Non tutti saranno d’accordo (e mi farà piacere rispondere ai commenti), ma il mercato è bello proprio perché si incontrano continuamente idee diverse ogni giorno. Sta a noi portare avanti solo ed esclusivamente quelle più utili  ai nostri obiettivi di lungo termine.

Buon investimento.

5 Commenti

  1. Misterk 24 Dicembre 2022 at 16:12 - Reply

    Tutto vero.
    I bond occidentali hanno fatto -12%.
    Ma la prima potenza economica mondiale non ha fatto stampaggio di carta colorata, non é stata costretta ad alzare i tassi per attrarre capitali, ha una inflazione sotto controllo e gli Etf obbligazionari cinesi sono positivi (AYER ETF + 0,5%).
    Tutto vero.
    Ma se non investiamo in Ponzi-stock ( Tesla, Meta etc) e scegliamo solo solide azioni che pagano dividendi il rendimento nel 2022 é positivo (FTSE all world high dividend acc = + 2%).
    Ognuno può scegliere.
    I fatti sono davanti a noi, basta leggerli.

    Buon investimento.

  2. Giovanni 20 Dicembre 2022 at 14:00 - Reply

    Indipendententemente dal fallimento delle piattaforme di Exchange le Cripto non hanno mostrato per nulla una decorrelazione dal mercato. Non sono state per niente una protezione. Anzi il mio ETF Cripto (di poca entità per fortuna) nel mio diversificato portafoglio è quello che ha preso una batosta incredibile. Per il resto rimango fermo…non faccio scelte azzardate. Purtroppo non posso nemmeno fare qualche acquisto perchè in questa situazione di incertezza perchè non ho nemmeno spiccioli. L’aumento dei tassi dell’obbligazionario ha di fatto deprezzato i titoli che negli anni passati erano stati acquistati……..in più si è aggiunta la scelta degli investitori di non puntare tutto sull’azionario come molti hanno fatto nei mesi passati. La perdita globale per me è stata del 9% netto. Ma ci sta a considerare che il rischio negli investimenti è sempre presente ricordando che all’inizio degli anni 2000 è successa la stessa cosa……Quindi concordo con l’articolo esposto e Auguri e Buone feste in anticipo

    • Lorenzo Biagi 20 Dicembre 2022 at 14:52

      Grazie delle considerazioni Giovanni. Anno difficile che ha messo la prova i nervi degli investitori. La volatilità sarà sempre tra noi, ma se cerchiamo di gestire il rischio allora credo che terminata questa “traversata nel deserto” l’oasi che ci aspetta ripagherà tutti gli sforzi mentali e monetari fatti finora.
      Auguri e Buone feste anche a te!

  3. Lorenzo 20 Dicembre 2022 at 09:29 - Reply

    Come sempre un ottimo spunto su cui riflettere. Anche nei mercati negativi, c’è sempre un’ opportunità. Una domanda in riferimento al calcolo inflazione e rendimenti obbligazionari. In un vostro post più vecchio si parlava come si può ipotizzare l’inflazione futura confrontando rend. inflation linked a 10 yr e un btp nominale stessa scadenza (rend nominale – rend reale). Facendo i calcoli in autonomia, mi esce fuori un rendimento negativo (oltre il -6%)
    Come si può interpretare?? In futuro si avrà un calo dell’inflazione portando alla deflazione?

    • Lorenzo Biagi 20 Dicembre 2022 at 11:42

      Attenzione al calcolo. Il rendimento di un BTP inflation linked è dato dalla componente fissa + quella variabile indicizzata all’inflazione. Se calcoliamo solo il rendimento della componente fissa otteniamo il rendimento da confrontare con il rendimento di un normale BTP a 10 anni. Faccio un esempio. Il BTP inflation 2033 utilizzato come benchmark oggi rende circa il 2,3% (differenza prezzo 100-79 attuale + componente cedola 0,1% per anno). Il BTP a 10 anni a cedola nominale (ad esempio il 2033 2,45% prezzo 83) rende il 4,5%. La differenza tra il rendimento del BTP nominale e il rendimento del BTP inflation (4,5% – 2,3%) determina il cosiddetto tasso di break even, ovvero l’inflazione attesa dal mercato (2,2%). Tutto quello che succederà a questo dato di inflazione attesa da qui in avanti non lo sappiamo ma questo è quello che pensa il mercato oggi. Deflazione? Come tutti gli shock anche quello legato all’inflazione potrebbe convergere verso uno scenario temporaneo di questo tipo chi può dirlo. Per questo meglio attrezzarsi con strumenti sia inflation che a tasso fisso. Spero di aver chiarito meglio il concetto.

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