By |Categorie: Investimento, Pensione|Pubblicato il: 22 Aprile, 2024|

La sequenza dei rendimenti è quel fenomeno che per la maggior parte degli asset finanziari si rivela imprevedibile oltre che incredibilmente determinante nel successo finale di un piano finanziario.

Soprattutto nella fase del decumulo , ovvero quel periodo nel quale viene gestito e consumato il capitale accumulato con pazienza e sacrificio durante la vita lavorativa, una sequenza di rendimenti non favorevole incide sull’esito finale.

Un rischio (ma che potrebbe anche rivelarsi un grande colpo di fortuna) che non ha grande importanza durante la fase di investimento una tantum del capitale per questioni meramente matematiche.

Ma se, come nella maggior parte dei casi, il risparmio viene accumulato e investito nel corso di diversi anni con un piano di accumulo progressivo con i sudati risparmi che entrano progressivamente nell’arena dei mercati, allora la sequenza dei rendimenti si riprende il palcoscenico.

Trascuro oggi la spiega matematica che la storia dei gradini medievali mi ha già permesso di esplicitare in modo dettagliato e mi concentro su alcuni esempi pratici e soprattutto vissuti, quindi reali.

Cominciamo dal mondo obbligazionario, non esente da questo fattore fuori dal nostro controllo durante la vita di un investimento.

La tabella rappresentata qui sotto esprime i rendimenti total return (comprensivi delle cedole incassate) e annui composti delle obbligazioni statali e corporate americane suddivise per rating.

Rielaborazione dell’autore dati al 29.2.24 su dati dqydj.com

I periodi che ho scelto per fare questo esempio sono il 1999-2024 (25 anni, ovvero un tipico orizzonte temporale nella fase di decumulo di capitale) e 1999-2009 (10 anni).

Le esperienze del passato influenzano le scelte future di investimento

Periodi significativi anche per chi vi scrive visto che formalmente in quegli anni è entrato a far parte del club di chi in finanza ci ha lavorato e, che per fortuna, mi hanno insegnato che nulla è scontato. Ma soprattutto mi hanno reso consapevole che il recente passato che la nostra mente tende a ricordare è un pessimo consigliere per le scelte future di investimento.

La tabella di sinistra sembrerebbe invitare senza dubbio a prendersi dei rischi anche sulle obbligazioni, rischi che saranno ripagati profumatamente in futuro consolidando le proprie certezze sui dati storici in nostro possesso.

Quindi sì a investimenti high yield (quelli spazzatura con le letterine che identificano il rating che vanno dalla BB alla CCC).

Peccato che i primi 10 anni, quelli in cui solitamente si tende a essere più spendaccioni durante il pensionamento siccome (almeno si spera) la salute e la voglia di godersi la vita è ancora elevata, la sequenza dei rendimenti incide in modo decisivo sul potere di spesa disponibile.

Quel decennio avrebbe cambiato completamente volto al piano di prelievo del capitale costringendo il neopensionato a ridurre decisamente il tenore di vita (o a fare scelte diverse alla ricerca di nuove fonti di reddito) a fronte di rendimenti potenzialmente molto redditizi, ma all’atto pratico avari di grandi soddisfazioni.

Le stesse considerazioni potrebbero naturalmente valere per gli investimenti azionari come vedremo tra poco.

Gli ingredienti sono molto appetitosi quando li vediamo esposti sullo scaffale, ma in certi momenti storici potrebbero produrre effetti collaterali indesiderati.

E come scrivo sempre, la diversificazione è il giusto antidoto seppur a fronte di una potenziale rinuncia di benessere (ma anche malessere) futuro.

La diversificazione cambia la prospettiva

Ripeto quindi l’esercizio.

Periodo 2010-2024 e 1999-2009, ma questa volta i protagonisti sono i comparti azionari a cui ho aggiunto l’oro che, assieme ai Reits (grossolanamente da considerare come azionario immobiliare), possiamo tranquillamente catalogare nella sezione degli investimenti alternativi. A seguire il periodo completo 1999-2024.

Fonte: Portfoliovisualizer – rielaborazione dell’autore dati al 29.2.24

Spezzando i due periodo, le due tabelle hanno facce decisamente differenti.

La depressione di chi aveva messo tutti i propri risparmi nelle azioni a grande capitalizzazione americana che durante il decennio perduto guadagnò praticamente zero, si affianca all’euforia di chi invece stava cominciando a credere che l’Eldorado del mercato azionario emergente, magari placcato di oro, potesse garantire performance in doppia cifra per il resto della vita.

Ma come sempre accade da decenni, il principio del ritorno verso una media comunque in movimento, ha fatto il suo dovere.

Riaccendendo l’entusiasmo di chi si era depresso e riportando alla realtà chi si era illuso.

Purtroppo per chi in quegli anni decise di vivere con i propri capitali privati, le spese che vennero finanziate durante il “retirement” furono inesorabilmente influenzate da quella sequenza dei rendimenti.

Imprevedibile oggi come allora e non eliminabile da nessun piano finanziario.

Certamente smussabile nei suoi effetti, ma a costo di alcune rinunce che la diversificazione si porta dietro come effetto collaterale.

Fonte: Portfoliovisualizer. Rielaborazione dell’autore. Dati al 29.2.2024

Cosa impariamo dagli ultimi 25 anni di storia

Il bilancio finale di questi 25 anni racchiude dentro di sé forse la morale finale.

Impossibile prevedere chi avrebbe fatto meglio in questo periodo.

Scegliere solo una fiche per puntare alla doppia cifra percentuale di rendimento avrebbe significato correre un grosso rischio.

Rischio che, una presenza su più tavoli, avrebbe decisamente ridotto garantendo comunque rendimenti  interessanti e soprattutto non così lontani tra loro da giustificare un “all in” su X rispetto a Y oppure a Z.

Oggi sappiamo che quell’America che pascolava nell’irrilevanza alla fine del primo decennio del ventunesimo secolo, sarebbe stata capace di colmare tutto il ritardo verso paesi emergenti che sembravano irresistibili.

Il processo di ritorno verso la media prende corpo all’interno di un processo di progresso costante grazie a utili aziendali per loro natura in crescita, con qualche occasionale incidente di percorso necessario per ripulire le inefficienze.

Questo processo è un motore diesel che richiede tempo per carburare. ma che alla fine esprime tutto il suo potenziale.

Proprio questa lentezza è però un fattore poco positivo quando l’allontanarsi dalla media significa rendimenti decisamente più bassi delle aspettative, come accadde per le azioni Usa tra il 1999 e il 2009. D’altro canto, è un fattore esaltante quando accade il contrario, come nel caso dei paesi emergenti o dello stesso oro.

Nel momento in cui cominciamo a utilizzare i pochi o tanti risparmi messi da parte, non sappiamo chi sarà il prossimo attore vincente.

A questo serve la diversificazione. Ad accettare che nessuno di noi può essere oggi in grado di conoscere il futuro. Può però immaginarlo, molto meglio di qualsiasi intelligenza artificiale.

E quando l’umiltà, un pizzico di buon senso, una semplice (e si spera saggia) gestione del patrimonio prevale combinata ad una realistica pianificazione, difficilmente le carte che andremo a vedere saranno fonte di clamorose rinunce e amare delusioni.

Buon investimento.

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